Brano: [...]atore di condominio», come [...] sindaco [...]. Letizia Moratti è, nella sostanza [...] una ricca signora milanese. Sa tenere le distanze, [...] privilegi, non dà confidenza e anche il [...] come un dono alla [...]. Snocciola i numeri come [...] di «Lascia o raddoppia», ha studiato come [...] gli esami di maturità, cita le sue [...] «Ho avuto i dati dal ministro [...] stamattina» sembra assai fiera [...] elettorale. Sgrida Ferrante: «Se lei [...] gente». E lui secco: «Guardi [...] la gente più di lei [...]
[...] anche che [...] la democrazia, racconta come il Consiglio comunale di Albertini, luogo politico della democrazia, appunto, è [...] spogliato [...] di centrodestra delle sue prerogative. Tra le altre, forse [...] dignità di rappresentare i cittadini lasciati [...] di quel che veniva [...] Palazzo Marino (o altrove, nei dintorni di Arcore). Ma questo Ferrante non [...]. Il punto dolente della Moratti [...] della passata amministrazione, del Comune e del [...]. Si dissocia, o almeno sembra [...] con [..[...]
[...] marciapiedi sconnessi come un mantello di Arlecchino, [...] «cappuccine» agli abbaini tenuti a battesimo da [...] ai sopralzi, interi piani spuntati sopra i [...] conforto al detto [...] che ognuno è padrone [...]. Non può non vedere [...] problema lasciato irrisolto dal sindaco nonostante gli [...] gli sono stati dati e ridati di [...]. Non può non sentire [...] città dove il tasso [...] è tra i più [...] può non sapere, visto che gira per [...] sempre più costosa la vita, come i [...] ogni giorno d[...]
[...] «risorsa fondamentale per [...] governo e il progresso delle società contemporanee». Hanno ragione Barbara Pollastrini [...] Gianni Cuperlo che lo hanno sostenuto sulle pagine di [...]. Del loro intervento, rivolto [...] Turci [...] De Giovanni che lasciano i [...] e scelgono la Rosa [...] Pugno, [...] molte cose. A cominciare dal tono [...] argomentazioni improntate ad una lucida razionalità riformista. Sentiamo il bisogno di [...] questa «moderna cultura della [...] essi parlano. Il vero problema, [...]
[...]Rosa [...] Pugno, [...] molte cose. A cominciare dal tono [...] argomentazioni improntate ad una lucida razionalità riformista. Sentiamo il bisogno di [...] questa «moderna cultura della [...] essi parlano. Il vero problema, nella [...] compagni che lasciano il partito, non è [...] che i [...] avrebbero tradito la laicità. È capire di quale [...]. Noi salutiamo con favore [...] vecchi corsari della politica, abbiano riconosciuto [...] di [...] scambiato Berlusconi per un [...]. Proprio questo abbaglio[...]