Brano: [...] veramente» risponde lo scrittore. È un bagaglio trasportabile [...] in viaggio, noi non abbiamo un Colosseo, [...] Piramidi, [...] abbiamo i ricordi». Ebraico in modo paradossale [...] col quale, nel romanzo di [...] il sorvegliante Rafael si [...] Grande Madre. Immaginate una Madre di quelle [...] cui discetta sul lettino dello psicanalista Woody Allen, moltiplicata [...] cinque: una nonna, una genitrice in senso stretto, due [...] e una sorella che, insieme, fanno [...] con cinque teste, cinque boc[...]
[...]bianchi [...] aggira nel salotto neoclassico di un albergo [...]. Tra i tanti rami [...] dipana la florida letteratura israeliana, il suo [...] non impegnata in modo spasmodico sul presente [...] russa», etica: [...] è un narratore fluido, [...]. La Grande Madre in [...] romanzo è ebrea, ma potrebbe benissimo essere [...]. La [...] vera madre era così, [...] «No, era un maschiaccio, libertaria e permissiva. Mio padre [...] la portò a Gerusalemme [...] Nord dove viveva e dove [...] sono nato. Dopo la l[...]
[...]lemme [...] Nord dove viveva e dove [...] sono nato. Dopo la loro morte [...] un collega poeta di mio padre, David [...] coi capelli bianchi, gran [...] in testa, che mi disse [...] giorno in cui tua [...] città eravamo tutti invidiosi. Era come una grande rosa [...] sulla pietra grigia di [...]. È il rapporto con Gerusalemme, [...] componente autobiografica del suo romanzo? «Sì, quel [...] strade col manicomio, [...] e [...] per i ciechi, dove [...]. Gerusalemme è una città [...] ci vive comunica sen[...]
[...]ituazioni e certi dialoghi [...] e la [...] gatta non possono non [...] tra Charlie Brown e [...] o a quelli tra [...]. Ovviamente la distanza tra [...] e [...] è astronomica e la [...] ci propone il primo non aspira a [...] vita quotidiana come nel grande maestro dei [...]. Però, alla fine, come annota [...] del suo diario, la [...] vita a fumetti (e quella [...] risultano piuttosto avvincenti. E sicuramente divertenti. È un ricordo lontano, [...] vena ora di rimpianto. Sapevo chi era Betty [...] fin[...]
[...]batteva per la [...] uomo/ donna e, qualche anno dopo, per [...] cioè il diritto ad eguale [...] per eguale lavoro ad uomini e donne (in Italia, [...] pure troppo spesso soltanto sulla carta, noi [...] già). Nel 1972 fu convocato [...] Boston, [...] grande clamore, il primo congresso internazionale del [...]. E la mia amica Agnese De Donato ed io, che già lavoravamo in un [...] quello che sarebbe stato poi il primo [...] vendita nelle edicole, cioè Effe, fummo invitate [...] Boston. Grande emozione e, almeno [...] Usa a Roma mi [...] negli States perché avevo [...] maggio di [...] la direzione del quotidiano Lotta [...] consentire a quel movimento [...] giornale (era indispensabile un direttore iscritto [...]. Così persi la grande [...]. Intanto Betty [...] parte [...] continuava a portare [...] le donne: come la fondazione del [...] Caucus per la promozione [...] politica, con la raccolta di fondi autogestiti. Una formula che Franca Chiaromonte [...] in [...] Emily. Nel 1981[...]