Brano: È stato un libro [...] svolta nella storia del [...] Gli Americani di Robert Frank, pubblicato per [...] a Parigi nel 1958, e poi negli Stati Uniti [...] 1959 con [...] di Jack Kerouac. Divenuto in seguito un oggetto [...] culto leggendario e introvabile, ecco che oggi, dopo [...] esatti, torna nelle librerie di [...] il mondo grazie alla ripubblicazione promossa dalle edizioni [...[...]
[...]essere ripensato e rimesso in discussione. Nato in Svizzera da [...] Frank divenne nei primi [...] fotografo di Basilea proteso [...] immagini impeccabili: un apprendistato che per contrasto [...] presto a rifiutare il formalismo e il [...]. [...] negli Stati Uniti subito dopo [...] guerra, comincia a viaggiare on [...] dalla Beat [...] e a [...] «Cerca di fare un buon [...] senza credere che debba essere perfetto». Ciò che gli preme è [...] più col cuore che con la mente, offrire allo [...] e suscitare emozioni. Se poi simili fotografie [...] a fuoco, a lui poco importa. E in effetti i suoi [...] sono un [...] simili a una poesia triste, [...] emerge [...] autentica, lont[...]
[...]ul volto di una donna [...] alla finestra di una malconcia casa popolare. [...] tutte le regole visive [...] bravo fotografo vengono destabilizzate e messe in [...] vede per intero, al centro [...] campeggia un insignificante muro [...] bandiera è tagliata [...] e per di più [...] le facce delle due signore alla finestra [...] ombra, [...] nascosta appunto dalla bandiera). Non [...] nulla di [...] di inatteso e di prepotentemente [...] sembra [...] imporre. Dove sono finiti i messaggi [...] i signi[...]
[...]e signore alla finestra [...] ombra, [...] nascosta appunto dalla bandiera). Non [...] nulla di [...] di inatteso e di prepotentemente [...] sembra [...] imporre. Dove sono finiti i messaggi [...] i significati precisi che il reporter doveva [...] cogliere [...] mitico istante decisivo propugnato da Henri [...] che [...] si rovescia in una sorta [...] e della cancellazione? Ogni momento [...] quanto un altro, sembra [...] il suo lavoro. Eppure questa immagine [...] come tutte le altre [...] Gli Americani [...] una forza poetica inquieta [...] e autentica, che si fissa nel ricordo [...] come un tarlo. Ogni scatto presente nel libro [...] essere stata metabolizzata e riordinata [...] uno sguardo che cerchi prepotente di [...] il senso univoc[...]
[...]...] nella [...] incomprensibilità ed estraneità, senza rinunciare [...] immergersi in essa anima e corpo. Non a caso Robert Frank [...] una frase tratta da Il Piccolo Principe [...] Antoine [...] «Solo col cuore si [...]. [...] è invisibile [...]. Egli si rifiuta di [...] nostro [...] certezze: lui la realtà non [...] di [...] ci entra dentro, si avventura [...] sue pieghe e la trasforma in un concentrato di [...] difficili da decifrare. Tutto il suo libro [...] consiste anche la [...] forza innov[...]
[...] [...]. Di pagina in pagina [...] susseguono guidate da libere associazioni ispirate, avanzano [...] e temi che si rincorrono, tra bandiere [...] bare, volti incontrati per strada. Tutto sembra estemporaneo, precario, [...] caso, eppure basterebbe togliere [...] dal libro per incrinare [...] del suo convulso flusso visivo. Per [...] di più: Pier Francesco [...] Sulle strade del reportage [...] fotografica di [...]. /// [...] /// Ne nacque Gli americani, con [...] di Kerouac. Che arriva ora in Italia [...] Nicola Tranfaglia Una struggente autobiografia della ex Jugoslavia. Autobiografia [...] sotto forma di diario [...] a un padre scomparso. E intramezzato da appunti [...] e propri, scritti da quel padre, al [...] prigionia in un Gulag di Tito. [...] nuda, opera prima[...]
[...]iografico e [...]. Intanto, oltre a echi [...] Andric, tra i massimi scrittori jugoslavi, vi [...] tracce di atmosfere balcaniche e mediterranee. Dove protagonista è il [...] che si mescolano e [...] come sabbia e pietre [...] mare. E [...] stessa degli individui di quel [...]. E poi, quel che [...] libro, è proprio la tragedia collettiva [...] Jugoslavia, miracolo di ricomposizione [...] infine sommerso dai flutti delle disgregazione. [...] pressione stabilizzante dei [...] e indirizza il corso de[...]
[...] individui di quel [...]. E poi, quel che [...] libro, è proprio la tragedia collettiva [...] Jugoslavia, miracolo di ricomposizione [...] infine sommerso dai flutti delle disgregazione. [...] pressione stabilizzante dei [...] e indirizza il corso degli [...] verso la guerra civile. Ecco, per capire gran [...] che in Jugoslavia è avvenuto, conviene partire [...] quello della [...]. Dalla trama vera che [...] ci racconta, [...] della [...] biografia. E il dramma ha [...] scena traumatica chiave, all[...]
[...]ittrice [...] la [...] identità e quasi per [...] Jugoslavia stessa. Scena del trauma: [...] nuda. Non lontano da [...] e dal Golfo del [...]. Lì, dove la leggenda [...] i gabbiani si posano (ma non è [...] i gabbiani erano cattivi [...] decine di migliaia furono [...] jugoslavi. E con particolare ferocia [...] i comunisti non disposti ad accettare la [...] Tito con [...] nel 1948. Quando i titini, punta [...] comunismo internazionale e in grado di liberarsi [...] nazifascismo, si ribellano a Stali[...]
[...]la [...] Tito con [...] nel 1948. Quando i titini, punta [...] comunismo internazionale e in grado di liberarsi [...] nazifascismo, si ribellano a Stalin. Divenendo, da custodi [...] comunista, «revisionisti». Il padre della scrittrice, [...] di famiglia musulmana ateo e cosmopolita manifesta [...] perplessità sullo «strappo». Non comprende come i [...] idolatrati, siano oggi nemici. E il dubbio si [...] aperto, mentre nella Jugoslavia, unificata e comunistizzata [...] caccia ai «moscoviti». Il par[...]
[...]ica, né [...] «ortodossa» del prigioniero. Che non si pente, [...] così nessun salvacondotto. Il dramma di [...] è ambivalente: amore per [...] e rigoroso. E incomprensione per la [...] ostinazione, che aveva allontanato dalla [...] anche la prima moglie, [...] partigiana. E [...] si complica ulteriormente. [...] infatti, pur segnata dal trauma [...] del padre, ama lo strano paese in cui cresce. Vi si riconosce con [...] che ne mescola miracolosamente montagne, etnie e [...]. La [...] vita stessa è[...]
[...]a amata patria controversa. Ma a leggere questo [...] è poi un altro. Come avrà fatto [...] a [...] e a [...] stemperando il [...] poesia del ricordo e del [...] Tra viaggi sulle pietraie [...] e memorie lacerate? Lo ha [...] e ci è riuscita a meraviglia. Ricomponendo al futuro la [...] di memoria. E quella degli slavi [...]. Meno compromesso di tutti [...] con il regime fascista come ebreo, in [...] «discriminato» in quanto non oppositore, ma in [...] lasciare il giornale La Gazzetta del [...] come «direttore tecnico» e, dopo [...] settembre 1943 in Svizzer[...]
[...]e 1943 in Svizzera, [...] persecuzione nazista. E, soprattutto, autore di [...] quotidiano «popolare» che aveva già in parte [...] Trenta e che riuscirà ad attuare poco [...] Liberazione del 1945. Non quando [...] Franco Antonicelli, letterato [...] gli offre di diventare [...] del quotidiano [...] a Torino, che però [...] subito dopo il referendum [...] del giugno 1946 ma, [...] quando Filippo Burzio, direttore de La Stampa [...] De Benedetti, già assunto come caporedattore, viene [...] Vittorio V[...]
[...]t direttore del quotidiano. [...] in cui Giulio De Benedetti [...] direttore di uno dei grandi quotidiani italiani [...] la vita repubblicana. E affronta la prova [...] 18 aprile 1948 con grande abilità sostenendo [...] punto di vista della Fiat e degli [...] con un certo distacco dalla disputa elettorale [...] ad editoriali non firmati che orientano i [...] addosso. Si distingue in questo [...] partito come dai giornali confindustriali che si [...] meno apertamente per la Democrazia cristiana e [.[...]
[...]rappresentano frammenti di realtà in forma originale, [...] passo e frequentemente finiscono in prima pagina. In altri termini De Benedetti [...] sollecita quel processo di «settimanalizzazione» dei quotidiani [...] decennio successivo e per molti negli anni [...] successo dei settimanali e particolarmente di formule [...] e poi di Panorama. Ma il successo del [...] nutre anche [...] qualità dei testi, [...] alla politica estera occidentale [...] interna con un punto di vista, accettato [...] dopo [...]
[...]] successo dei settimanali e particolarmente di formule [...] e poi di Panorama. Ma il successo del [...] nutre anche [...] qualità dei testi, [...] alla politica estera occidentale [...] interna con un punto di vista, accettato [...] dopo la metà degli anni cinquanta vira [...] prospettiva del centrosinistra. Per La Stampa una [...] incontro a due necessità complementari: quella di [...] masse operaie torinesi che magari la criticano [...] ma la comprano e di farsi leggere [...] e socialisti, assa[...]