Brano: [...] ne racconto una. [...] appena decollato dalla pista malmessa [...] Josè Marti, si immerge nella grande notte atlantica. Accanto a me una coppia [...]. Lui è italiano, [...] un [...] incerta su quale stato [...] prendere, una camicia inutilmente sgargiante. Lei è cubana, più [...] dorme con la testa reclinata [...] chiuso. Abbiamo bevuto le prime [...] menu di nostra preferenza. Lui smania con ogni [...] poltrona troppo stretta della classe turistica. Si allunga, si agita. Si è già stufato [...]. [...] mi dà una botta col [...]. Attacca a parlare: «Scusi sa, [...] il viaggio è [...] Io mi chiamo Sergio e [...] Senta, le posso fare una domanda? Ma si può [...] Rosario una donna? Pensi agli equivoci quando arrivo in [...] Sapete[...]
[...]fferente e [...] di aspro ; però contemplata da un [...] una scintillante statuina esotica, ad una divinità [...] e selvatica, scolpita nella pietra preziosa e [...] nero del Mare dei [...] Sergio continua a confessarmi, [...] le sue preoccupazioni. Già prevede la curiosità pruriginosa [...] amici: [...] va bene, il matrimonio, ma [...] te ne sei fatte prima e [...] Già, lo so [...] che [...] straripa di italiani [...] a caccia di sesso a [...]. Non so lei, che è [...] più grande di me, ma [...] mia generazione [...] quasi riuscita, a non andare [...] con le prostitute, e invece [...] gli italiani [...] di ogni età[...]
[...]...] /// E infatti Rosario [...] conosciuta [...] della Cubana de [...] dove lei lavorava da [...] grande salita spoglia della Rampa, per un [...] di date del biglietto di ritorno. Poi, parlando [...] del papa e di Eros Ramazzotti, erano andati a mangiare una pizza e infine a [...] stretti stretti, come due fidanzatini, in una balera davanti [...] mare. E là, ballando [...] guardati con benevolenza dal [...] (che ai tropici sembra sorridere, poiché è [...] orizzontalmente) avevano deciso subito di [...]
[...], [...] assordante, è come se cogliessi al suo [...]. Sergio indulge ora a [...] compiaciuto, mi fa venire [...] ironico. Dispettosamente vorrei [...] uscire da quella recita effusiva [...] sé. E poi a diecimila [...] può capitare di sentirsi incoraggiati [...] con uno sconosciuto. Vuol dire che se amo [...] non farò mai nulla che possa lontanamente [...]. Ma è disumano? Ma allora significa che non [...] si ama! Oppure quella frase potrebbe [...] dire che se anche commetto [...] che può dispiacerti[...]
[...]cca: «Ha visto, [...] il tipico italiano incorreggibile, superficiale, sempre pronto [...] parla di amore eterno. Ecco, ora dovrei svegliare Rosario [...] poi [...] La prova che non la [...]. [...] ha un improvviso sussulto. Ora, non vorrei filosofeggiare [...] però certamente amare qualcuno dovrebbe [...] volere la [...] felicità, [...] da [...]. Ecco, Sergio guarda Rosario [...] che nel sonno ha [...] singolarmente concentrata e pensa che [...] piace volere la [...] felicità, sopra ogni altra [..[...]
[...] si diverte ora a scherzare, a fantasticare [...] assurde. Ridiamo insieme, ma Sergio ha [...] malinconica. Forse pensa, ai suoi [...] sempre sfuggente, fragile e umida, pericolante, come [...] del quartiere residenziale del [...] screpolati e tinteggiati con [...]. Proprio lì, ai tristi [...] strade sconnesse che una volta furono maestose, [...] di scoprire che Cuba rappresenta il sogno [...]. Però un sogno un [...] andato a male e che [...] per questo, come un frutto esotico troppo maturo, può [.[...]
[...]nte si tasta [...] di Carmen, dentro il [...]. Si rivolge a lui [...] dal suono un [...] infantile e cantilenante, come [...] cubani, che noi italiani chissà perché capiamo [...] ho fatto un lungo [...] separazione dolorosa ci ritrovavamo sulla spiaggia, con [...] cioè del dio [...] tutto vestito di bianco. Caro [...] vorrei [...] che voglio restare tutta la [...] con te! Sergio la ascolta incredulo e [...] come in uno stato di [...] da una distanza che mi [...] abissale. Ma doveva proprio capitare[...]