Brano: La disomogeneità [...] non è solo imputabile [...] dei vari testi raccolti, ma [...] e [...] alla loro altalenante resa qualitativa. La sezione migliore è [...] reportage e delle inchieste, che fornisce un [...] ritratto del nostro paese e in particolare [...] Nord Est, il quale emerge da queste [...] laceranti contraddizioni: fra mito del lavoro e [...] culturali, fra smania di modernità e assenza [...] fra sviluppo forsennato e precarietà di riferimenti [...]. Anche stilisticamente, la [...] appare la più congeniale [...] triestino, considerando anche le sue [...] narrative. Quanto ai commenti, ospitati [...] da un quotidiano locale, essi sono spesso [...] e nel loro complesso paiono giustificare una [...] quella (volatile, provvisoria) del giornale. Qualche seria perplessi[...]
[...]ria perplessità suscita [...] «La [...] che dà il titolo [...] che mi sembra insidiato dagli stessi rischi [...] pur valida produzione narrativa di [...]. Come nei romanzi si [...] esibito, compiaciuto [...] applicato a realtà sociali [...] così il testo suddetto scritto per un [...] intento di definire una propria personale poetica [...] oltranzismo morale troppo «gridato» e troppo «programmatico». Nei reportage invece [...] riesce ad aggirare qualunque [...] saldamente ancorato alla oggettività d[...]
[...]vare una propria «forma letteraria» (una propria [...] più tale, diventa un cronista, uno «scrivente». E tuttavia, la pressione [...] diktat antiretorico può essere utile se si [...] come [...]. E infatti tanto più [...] è secca, essenziale ed egli resta incollato [...] ai personaggi che racconta, limitando al massimo [...] quanto più il racconto acquista concretezza ed [...]. Nei migliori di questi [...] piglio descrittivo che rimanda ai nostri migliori [...] (Piovene, Moravia, Parise etc. Una volta chiuso il [...] gli episodi e i personaggi che restano [...] i due anziani coniugi genovesi che si [...] da un ponte avendo la donna appreso [...] cancro al polmone; [...] di Catania che «si [...] neonato in macchina sotto il solleone di [...] estiva [...] alla morte; [...] assicuratore brindisino che uccide [...] intascare [...] mummificato in un condominio [...]. Però non ci sono [...] valenza simbolica, ma anche brani squisitamente descrittivi [...] ambienti di interesse sociale e cultural[...]
[...]e; [...] assicuratore brindisino che uccide [...] intascare [...] mummificato in un condominio [...]. Però non ci sono [...] valenza simbolica, ma anche brani squisitamente descrittivi [...] ambienti di interesse sociale e culturale (vedi [...] Nord Est). È pur vero che [...] e là qualche impudica disinvoltura espressiva: «La [...] Legge si è stretta di colpo e loro [...] incastrati. Legge batte desiderio uno [...]. Accademici superciliosi che lo [...] è il più venduto fra gli scrittori [...] dei p[...]
[...]A parte il conforto [...] dei fan, non ci sono solo gli Harold Bloom [...] lo guardano [...] in basso, ma anche [...] Joyce Carol Oates che lo stimano, e lo scrivono. Ma intanto, non è [...] Cuori in Atlantide manchi la [...] dose di orrore extraterrestre, [...] personaggio di Ted [...] che riassume questo elemento, [...] lega un [...] tra loro i destini [...] e assicura il commovente e un [...] zuccheroso finale. E poi, King non [...] agli sconfinamenti al di fuori [...] basti ricordare racconti come «La [...] pallottola flessibile» e più ancora «Stand by [...] Rob Reiner trasse un bel film. E i[...]
[...] [...] Rob Reiner trasse un bel film. E in fondo anche The Stand [...] dello scorpione) rappresentò già [...] della [...] carriera un tentativo di trattare [...] tema della lotta tra bene e male fuori dagli [...] più o meno rinnovati, [...]. Detto questo, negare che Cuori [...] Atlantide rappresenti per King una relativa novità, sarebbe [...]. Ma è un romanzo [...] e non ribalta, il quadro complessivo della [...]. Con Cuori in Atlantide King [...] fondo, i pregi e i difetti della [...]. I pregi, ch[...]
[...]e, e in [...] convincente capacità di evocare le atmosfere delle sue scene; [...] difetti, che sono [...] della [...] antropologia, e [...] di costruire una relazione sensata [...] i suoi personaggi, le vicende dei suoi romanzi, e [...] storia. In questo senso King [...] più conseguente di [...] (solo che scrive molto [...] sé): ma ha la stessa concezione di [...] che si realizza al di fuori delle [...] in una dimensione astratta, atemporale, magica e [...]. [...] una stagione [...] in cui la vita [...]
[...]ca e [...]. [...] una stagione [...] in cui la vita è [...] carica di promesse, e di magia: è [...]. Ma per diventare uomini [...]. Così riflette [...] uno dei personaggi del [...] passato attraverso [...] del Vietnam. Come in tutta la [...] King, questa struggente nostalgia [...] questa età in cui [...] ancora [...] di attuale e possibile, [...] fascino e il limite della [...] scrittura. Non è un caso [...] racconti concatenati in cui è strutturato il [...] metà sia occupato dal primo, «Uomini bassi [...] che narra [...] intorno a[...]
[...]condo episodio («Cuori [...] Atlantide») [...] gli inizi del coinvolgimento americano in Vietnam [...] pacifista visti da un college del Maine [...]. Il terzo («Willie il [...] nel 1983, gli ultimi due («Perché siamo [...] Vietnam» e «Scendono le celesti ombre della notte») [...] tutti e tre connettono i [...] personaggi [...] ai destini dei tre ragazzi del primo [...] Bobby, attraverso il cui sguardo il lettore [...] svolgimento di «Uomini bassi», non ricompare che [...] Carol è coprotagonista del secondo racconto, ma nei [...] solo evocato il suo destino di militante [...] e poi di terrorista; dei tre, solo John [...] Vietnam e, tornato negli USA, è ossessionato [...] una specie di My Lai in sedicesimo, [...] più surreale, fantasmagorica, simbolica e riuscita del [...] di oggetti che durante un i[...]
[...]duale, accade [...] come «Novecento passato remoto» appena edito da Rizzoli [...] cui Luigi Baldacci raccoglie una vasta scelta [...] e [...] apparsi per la maggior [...] e settimanali, sia salutato da qualcuno (e [...] di uno qualsiasi) come [...] destinata a diventare «uno [...] critica sul nostro Novecento letterario» [...]. E questo nei momenti [...] praticamente ignorato un libro di ben diverso [...] «Il dialogo e il conflitto» (edito da Laterza), [...] altro studioso di valore come Romano Luperini [...] saggi di grande respiro, di recuperare un [...] dia senso [...] critica [...]
[...]o stucchevole giochino del «chi [...] e chi non [...] anche se come vuole [...] prassi giornalistica già compaiono diagrammi [...] freccette per indicare, come il [...] valori in discesa e merci [...] in rivalutazione. Perché Baldacci sta [...] in questo, forse il [...] suo lavoro non è di quelli che [...] proprio giudizio ogni giudizio di attenuazioni e [...]. Se di un autore [...] dice, e anche con molta cattiveria: a Quasimodo, [...] «si concede al massimo di essere stato [...] Ortese, «quando s[...]
[...]lità [...] di sopra della pagina» e la [...] scrittura tanto celebrata «tende [...] ad [...] sotto la propria maceria». Non è una storia, dicevo, [...] «Novecento» di Baldacci. Ma gli scritti [...] raccolti tendono comunque, ci mancherebbe! E cioè questa idea [...] opere fondamentali del secolo, quelle destinate a [...] scritte, per la maggior parte, nei primi [...] anni. Da ciò deriva il proponimento [...] «rileggere e risistemare il Novecento secondo una prospettiva [...] anche se poi non è [...] tutto chiaro che cosa significhi dal momento che poi [[...]
[...]nde a [...] Cassola già dimenticato, Soldati, Piovene. E soprattutto Landolfi (Delfini [...] ignorato). E la prospettiva [...] viene del tutto trascurata, [...] ultimi [...] anni del secolo, quando [...] e consapevole. Il libro, in ogni [...] di suggestioni e di stimoli, e non [...] merito da poco, nei meriti oggettivi di [...] solo ed esclusivamente sul gusto e sulla [...] chi la pratica. Che è peraltro scrittore [...] quando riesce a condensare una formula critica [...] di aforisma non solo brill[...]
[...]ica [...] di aforisma non solo brillante. [...] di letteratura (e della vita?) [...] Baldacci fa riferimento, mi trovo a condividere almeno la [...] di una letteratura che possa «seminare sospetti, far dormire [...] meno tranquilli». E, ancor più, questa [...] sta [...] il meno possibile in [...] quale non ci riconosciamo, felici che esso [...] in noi». Novecento passato prossimo di Luigi Baldacci Rizzoli pagine 520 lire 36. Ma il territorio in [...] è un territorio estremo, dove labili e [...] messaggi che «la divinità ci offre della [...]. E, [...] parte, è davvero complicato [...] dire finalmente chi si è e cosa [...]. La domanda «Chi sei [...] S. Agostino, il primo autore [...] «Confessioni» [...] affrontare i [...]
[...]re [...] di indagare le «tensioni profonde e contraddittorie» [...] «piena di equivoci, laconica, caotica» e pur [...] una disperata ricerca di verità» che è [...] ora lo anima. Allora è il racconto [...] è già nel segno della morte. Il suo nome, Ernesto, [...] fratellino morto mentre egli era ancora nel [...]. Poi è il racconto dei [...] intricati con il padre; di [...] solitaria popolata dalle letture che [...] hanno esaltato e formato; poi, ancora, [...] politico, degli studi scientifici che [..[...]
[...]di una qualsiasi meta». La terza parte è dedicata [...] dolore delle persone scomparse, mentre [...] Sàbato, [...] propone ai giovani, a coloro [...] verranno, una sorta di dovere della speranza. Ma la verità e [...] libro non stanno in nessuna di queste [...] una domanda che lo percorre interamente anche [...] formulata. La domanda potrebbe suonare [...] «La [...] è un dovere o una colpa?». O forse il centro [...] nella domanda, ma [...] risposta possibile: «La scrittura [...] e una colpa». Sàbato[...]
[...]. Ma anche se nelle [...] ancora una certa angoscia, un universo tenebroso, [...] tenue luce», pur tuttavia la pittura è [...] della narrativa; perché permette di ribaltare in [...] nostre visioni spaventose senza la mediazione delle [...]. Perché questo timore di [...] È vero che la letteratura gli «ha [...] orribili e contraddittorie manifestazioni [...] che, in [...] territorio, ambiguo ma sempre [...] nemici mortali», ma questo non è forse [...] La nostra vera patria è [...]. È un territorio lacerato, [...] e soffriamo. Eppure Sàbato implicitamente, come [...] Kafka [...] percepisce nella scrittura una colpa. Probabilmente perché, come egli [...] nitore [...] «è in tensio[...]