Brano: [...]polavoro sempre [...]. E poi, [...] sì, non [...] il minimo dubbio che sia Alessandria, la città stessa, a essere il vero eroe. /// [...] /// Le quasi [...] pagine che scatenano [...] di Henry Miller sono [...] «Quartetto di Alessandria» di Lawrence Durrell, e tornano [...] lettore italiano (Justine, traduzione di Silvano [...]. Bruno Tasso, [...]. Fausta Cialente, [...]. Ma di cosa tratta [...] quartetto [...] e jazz per grande [...] inglese? Il vero tema del Quartetto di Alessandria [...] come mezzo [...]
[...]uartetto di Alessandria [...] come mezzo per la conoscenza di sé [...] non un solo genere di amore quanto [...] possibile di tutti gli [...] che devastano e illuminano [...] che con [...] sono la forma privilegiata [...] realtà. È così che nei [...] Durrell sul palcoscenico di [...] e poi dentro la [...] salgono [...] del losco e [...] per il sesso puttanesco, [...] di [...] per [...] Clea, quello che fa [...] e studioso della Gnosi Balthazar che si [...] pubblico da un prostituto, quello autunnale e [[...]
[...]ammenti [...] potenza nera e illuminante, raggiante e servile, [...] capace di resistere a qualsiasi sonda e [...] sotto i doppifondi, presente e intoccabile come [...] che solo i suoi dèi possono forse [...]. Ma questo tema quasi [...] a cuocere da Durrell in una Commedia Sociale [...] unico precursore è il Proust dei [...] e dei [...] un teatro dove i [...] a gomito nella pentola ribollente di Alessandria [...] i personaggi nei cicli di Balzac, costretti [...] loro da uno stesso spazio e tempo [...] [...]
[...]o spazio e tempo [...] di viola violini e violoncello in un [...] Beethoven e Bartok. Così attacca la [...] musica Justine, e dopo [...] la stessa [...] che mentre si guarda [...] uno specchio multiplo suggerisce quella che sarà [...] attraverso cui Durrell ricostruirà la [...] folla di personaggi: «Guarda! Se mai dovessi scrivere, cercherei [...] raggiungere un effetto multidimensionale del personaggio, una specie di [...] prismatica. Perché non si dovrebbe [...] di un profilo per volta?». Dieci anni [...]
[...]ersonaggi: «Guarda! Se mai dovessi scrivere, cercherei [...] raggiungere un effetto multidimensionale del personaggio, una specie di [...] prismatica. Perché non si dovrebbe [...] di un profilo per volta?». Dieci anni dopo la tetralogia, [...] 1971, Durrell aggiungerà in una lettera a Miller: «Nelle [...] intenzioni la prosa del Quartetto doveva presentare [...] dei moti quantistici, doveva cioè [...] e non, invece, associativa [...] che costituisce un vicolo cieco. Si potrebbe fare una rozza [...] con[...]
[...]tetto doveva presentare [...] dei moti quantistici, doveva cioè [...] e non, invece, associativa [...] che costituisce un vicolo cieco. Si potrebbe fare una rozza [...] con quanto nel cinema viene chiamato montaggio a [...]. Ma in qualche modo [...] Durrell non rendeva giustizia al vero miracolo [...] Quartetto: [...] suo essere [...] spalancata sul futuro ma [...] di romanzi che si divorano con la [...]. Perché nel «Quartetto» [...] spazio per tutto: il [...] al montaggio cinematografico, il [...] en [...]
[...]che si divorano con la [...]. Perché nel «Quartetto» [...] spazio per tutto: il [...] al montaggio cinematografico, il [...] en prose al naturalismo [...] epico alla crudezza psicologica, il [...] al «giallo» e Charlie Parker [...] Wagner. È come se Durrell [...] quattro scrittori diversi la stessa materia, facendo [...] fondamentale attraverso la moltiplicazione di infiniti [...] e [...] in una impossibile oggettività [...] tra autobiografia romantica e immaginazione romanzesca si [...]. In Justine [.[...]
[...]tesi di [...]. [...] somiglia non poco a [...] fece al suo albero, [...] successive sempre più vicino alla verità: o [...] spogliamento con il quale la Scuola di Vienna [...] wagneriana fino a [...] le cellule primitive nei [...] Webern. Ma [...] di Durrell consiste nel [...] le sottigliezze tecniche si sposano al gusto [...] e che la realtà concreta di minimi [...] e tic e voci è registrata nel «Quartetto» [...] festosa e fastosa polifonia. Come tutti i grandi [...] Durrell [...] domanda: quanta realtà è in grado di [...] annullarsi? Sì, la materialità ossessiva del reale [...] la realtà priva [...] mitico che le dà [...] e falsa. [...] e la bellezza sono [...] Durrell [...] che tagliano nel vivo, ma è solo [...] ferite che cresce la conoscenza, e con [...] quantità di verità che si è capaci [...]. E [...] il romanzo diventa una [...] allargamento dello sguardo etico, un aprirsi a [...] rovescio e al contrario di [...]
[...]a ristretto punto [...]. [...] continua a cui [...] sottopone il suo palinsesto, [...] affiorano e si deformano sotto la pressione [...] eros aprono su un [...] morale è sospesa, dove i contrari del [...] si accendono a vicenda, e il proverbio [...] Durrell pose in esergo a The Black Book [...] vero: Quando [...] venerazione manda luce anche [...] cane. Perché è così, [...] di Durrell è scesa [...] scrittore che ama senza parzialità tutto il [...] i colpi che esso gli ha inferto [...] brucianti che lo hanno nauseato: allora il [...] pezzi vivo per le strade e cotto [...] massacrano, la passione incestuosa di [...] per la sorella,[...]
[...]..] consigliare di procurarsi I fuorilegge della parola, [...] pubblicato da [...] il travolgente fiume di [...] The Black Book; e Monsieur e Livia, pannelli [...] «Quintetto [...] Avignone» (19721985) a cui Il Saggiatore darà [...]. Del «Quartetto» Durrell scrisse [...] il tipo di romanzo a cui si [...] poi: «Vorrei dare al mio libro la [...]. Di questa libertà Durrell [...] di un sismografo poetico, ma non è [...] oggi e [...] per quella cosa metà [...] che è la letteratura, [...] che pretende di far [...] stessa e il suo contrario: di quella [...] bisogno come del pane. Scritti per La Stampa, [...] è critico tea[...]
[...]QUANTE [...] ritratti ex libris La [...] la morte: alto e basso [...] sullo stesso piano, come [...] cercare di capire la realtà e la [...] Quattro [...] e quattro punti di vista in una [...] umana che ha il ritmo del montaggio [...] Lawrence George Durrell nasce nel 1912 a [...] settentrionale, da padre inglese [...] nati, però, e cresciuti in India. Nel 1923 viene spedito [...] studiare: «La vita inglese è triste come [...]. Frequenta diverse scuole senza successo [...] senza laurearsi. Fa il pianist[...]