Brano: [...]na. [...] appena decollato dalla pista malmessa [...] Josè Marti, si immerge nella grande notte atlantica. Accanto a me una coppia [...]. Lui è italiano, [...] un [...] incerta su quale stato [...] prendere, una camicia inutilmente sgargiante. Lei è cubana, più [...] dorme con la testa reclinata [...] chiuso. Abbiamo bevuto le prime [...] menu di nostra preferenza. Lui smania con ogni [...] poltrona troppo stretta della classe turistica. Si allunga, si agita. Si è già stufato [...]. [...] mi dà una [...]
[...]m di Almodòvar? Cosa [...] hanno fatto ai [...] E io: [...] no, ma no, rassicuratevi, sono [...] Rosario è una donna il [...] in spagnolo è femminile : [...] mulatta, slanciata, con i capelli [...] e lisci, e i lineamenti [...] uscita da una [...] a Cuba una così la [...] discende da [...]. Guardo la «china» Rosario, [...] fianco. Non è propriamente bella. Sembra sprofondata in un [...] nella [...] espressione, nel suo strano [...] qualcosa di sofferente e [...] di aspro ; però contemplata da un [..[...]
[...] i gesti e le [...] ma non possiamo far finta [...] non sapere che è [...]. Si accorge che sono [...] sessuale non è un argomento che mi [...]. Vuole richiamare la mia [...] mi interroga alzando il tono della voce, [...] «Ma senta un [...] proprio a Cuba non [...] famoso [...] Improvvisamente la conversazione diventa [...]. Per qualche istante sento [...] addosso [...] chissà perché [...] tutta la responsabilità «storica» di [...] che è successo. Provo ad abbozzare una risposta. [...] realizzata del[...]
[...]...] realizzata del riscatto dei [...] calvi, degli obesi, dei vecchi [...] Sergio sorride [...] che socialismo, lì avviene [...] favole che ci raccontavano da piccoli: tutti [...] diventano principi, anche se con un pizzico [...]. No, lui andando a Cuba [...] rapporti «normali» con donne «normali». /// [...] /// E infatti Rosario [...] conosciuta [...] della Cubana de [...] dove lei lavorava da [...] grande salita spoglia della Rampa, per un [...] di date del biglietto di ritorno. Poi, parlando [...] del papa e di Eros Ramazzotti, erano andati a mangiare una pizza e infine a [...] stretti stretti, come due f[...]
[...]l continente sommerso, Atlantide. Sergio continua la [...] telenovela, ed è lui primo [...]. Sulla [...] camicia vedo disegnati degli strumenti [...]. Soprattutto percussioni: [...] «E questo [...] un mandolino?» «No, no, è [...] tres, uno strumento cubano a tre corde doppie, lo [...] nel [...]. Ed era il son a [...] soprattutto, il genere musicale che ho scoperto con il [...] di Wenders Buena Vista [...] Club e che viene da [...] e dagli anni [...] un ballo meraviglioso che sembra [...] una purezza[...]
[...]rgio guarda Rosario [...] che nel sonno ha [...] singolarmente concentrata e pensa che [...] piace volere la [...] felicità, sopra ogni altra [...] O almeno si convince di [...]. Dal suo sguardo capisco [...] commuove. Chissà se anche Rosario, [...] cubane», alla fine andrà a vivere da [...] qualcun altro, si improvviserà insegnante di ballo [...] le pulizie in un [...] Sergio sembra indovinare i [...] «Se anche mi lascia subito quando arriviamo in Italia, [...] proverei nessuna [...]. Forse è la ma[...]
[...]ensa, ai suoi [...] sempre sfuggente, fragile e umida, pericolante, come [...] del quartiere residenziale del [...] screpolati e tinteggiati con [...]. Proprio lì, ai tristi [...] strade sconnesse che una volta furono maestose, [...] di scoprire che Cuba rappresenta il sogno [...]. Però un sogno un [...] andato a male e che [...] per questo, come un frutto esotico troppo maturo, può [...] la polpa zuccherina e sfatta, in tutta la [...] stregante dolcezza. In quel momento Rosario, [...] fianco, si sv[...]
[...]n lungo, incorruttibile [...] prende per un braccio e lo guarda [...] dorati e a mandorla, appena lustri. Sergio istintivamente si tasta [...] di Carmen, dentro il [...]. Si rivolge a lui [...] dal suono un [...] infantile e cantilenante, come [...] cubani, che noi italiani chissà perché capiamo [...] ho fatto un lungo [...] separazione dolorosa ci ritrovavamo sulla spiaggia, con [...] cioè del dio [...] tutto vestito di bianco. Caro [...] vorrei [...] che voglio restare tutta la [...] con te! Sergi[...]
[...]...] cioè del dio [...] tutto vestito di bianco. Caro [...] vorrei [...] che voglio restare tutta la [...] con te! Sergio la ascolta incredulo e [...] come in uno stato di [...] da una distanza che mi [...] abissale. Ma doveva proprio capitare [...] cubana monogamica e familista! Una beffa del destino, [...] uno scherzo del dio [...]. La richiesta inaspettata della [...] programmi [...] più o meno consapevoli [...] Sergio. Ad un tratto mi [...] che lui ha sempre voluto [...] cosa: restare solo. Ques[...]
[...]scherzo del dio [...]. La richiesta inaspettata della [...] programmi [...] più o meno consapevoli [...] Sergio. Ad un tratto mi [...] che lui ha sempre voluto [...] cosa: restare solo. Questo il sogno inconfessato [...] buona fede degli italiani di Cuba, dei [...] inesausta ricerca di «anime gemelle» virtuali ma [...]. Restare soli, ma con [...] di [...] provato, a uscire dalla solitudine! Restare soli, senza obblighi [...] con il vantaggio di [...] commiserare! Un piano perfetto, insospettabile. E[...]