Brano: [...]Proprio come un tempo, [...] cadevano in delirio per i quattro baronetti, [...] rimasta ferita mentre la folla travolgeva i [...] nel tentativo di vedere da vicino il [...]. [...] io Avrebbe potuto (dovuto?) chiamarsi [...]. Si chiama, invece, [...] Conte», forse per non instradare [...] una volta il pubblico verso un uso riduttivo e [...] macchiettistico del cantautore astigiano. Eppure quel titolo immanente [...] soprattutto per chi come noi [...] le scimmie e ne Invidia la primitiva [...] ci sareb[...]
[...]immia; tre volte anche [...] volta ciascuna, savana, giungla, noccioline, piede prensile [...] banane, per non dire di una [...] da elefanti stesa sopra [...] che odora sempre di Africa [...] a indicare, più familiarmente, un tipo di [...]. Ha detto Conte, [...] il disco ai giornalisti, [...] basta che il pubblico colga, di ogni [...] o tre parole». Ma ha lasciato capire, [...] arrivare a [...] dal piccolo universo immaginario [...] da anni e anni, ha faticato da [...] patimenti in sala [...] e grand[...]
[...]assoluta [...] di [...] in [...] di asciuttezza, di povertà. Questa volta, coadiuvato da [...] Antonio [...] (sax), [...] Bandini (percussioni), [...] (contrabbasso e basso elettronico), Lucio Capobianco [...] Vittorio Luca (chitarre) e pochi altri, Conte [...] suo ambizioso bersaglio con ottima approssimazione. Il disco sembra arrivare [...] luoghi che non conoscono 11 frenetico accavallarsi [...]. È un disco quasi [...] riuscisse a ritrovare la nudità oscura della [...] tutti l [...] io» accumulati[...]
[...]ante (racconta le [...] da Cleopatra che vuole [...] e dirige la [...] musica. Quale musica? Si tratta di [...] partitura abilissima e ricca di suono, «curiosa» nel recuperare [...] «arcaiche» ed esperienze anche [...] in una complessiva situazione «contemporanea». Dà a Cleopatra morente [...] e luminoso. Sbozza il suono, a [...] rapido, sempre elegante, che sa mutarsi, alla [...] clima sonoro, intenso, sospeso. Recita Marisa Fabbri, che [...] di Carmelo Bene; canta il mezzosoprano Luciana D'Intino. [...]
[...]no in modo inedito cose già note), si sperimenta [...] massimo del [...]. Una sobrietà quasi dolorosa, [...] pittorica del segno giusto, della linea esatta [...] prospettiva: i cromatismi fortissimi che hanno attirato [...] pubblico sulle canzoni di Conte (le parole [...] i provincialismi) in questo disco si diradano [...]. Molti testi fanno addirittura [...] di sospensione per lasciare posto a refrain [...]. La stilizzazione è estrema, quasi [...] il lavoro [...] togliere lascia dei vuoti e [...] si[...]
[...]eglio di come comportarsi con [...]. Un amore (una vita) da [...] intensamente ma a piccole dosi, anche [...] «togliendo» tutto 11 superfluo, individuando [...] che conta, siano vortici [...] o microscopiche [...]. [...] come In tutti i dischi [...] Conte, fare una classifica, sia pure personale, dei brani [...] piacciono di più. Perché i successivi ascolti, [...] un artista così suggestivo e poco aggressivo, [...] sempre meglio tra le righe, di cogliere [...] appena accennati da una nota o da [...] [...]
[...]povolgendo [...] di gradimento. Riascoltato una decina di [...] votiamo [...] Partner», «Sotto le stelle del Jazz», «Come mi vuoi?» e soprattutto [...] fermo restando che il testo [...] e il ritmo irresponsabile di [...] sono tra le cose migliori di Conte. E poi niente, fare [...] molto più difficile che fare [...] perché raccontare emozioni così [...] al pianoforte che [...]. E certe cose proprio [...] a spiegare, neppure ad accennare: per esempio [...] hanno lasciato intravedere a [...] della solit[...]