Brano: Francesco Màndica «Volto [...] cuor di demonio! A Chet Baker (19291988) [...] fatica letteraria, saggistica documentaria di James Gavin (Chet Baker, La lunga notte di un mito, Baldini [...] Castoldi), un libro che [...] andare alla solita, monotona sindrome del mito, [...] rincara la dose, riempie i contorni sfumati [...] fu il mito degli anni sessanta, il [...] che ammiccava grata agli S[...]
[...]unga notte di un mito, Baldini [...] Castoldi), un libro che [...] andare alla solita, monotona sindrome del mito, [...] rincara la dose, riempie i contorni sfumati [...] fu il mito degli anni sessanta, il [...] che ammiccava grata agli Stati Uniti. Chet Baker di questi anni [...] stata icona blasè, romantica e sensuale, la [...] tromba è stata in quegli [...] la panacea degli universitari innamorati, il grido composto di [...] generazione in bilico fra Kerouac e Sordi, fra [...] e [...]. Voce [...][...]
[...]ni [...] stata icona blasè, romantica e sensuale, la [...] tromba è stata in quegli [...] la panacea degli universitari innamorati, il grido composto di [...] generazione in bilico fra Kerouac e Sordi, fra [...] e [...]. Voce [...] eroina Ma chi era Chet Baker? Il sonnolento belloccio che sbirciava dalla campana della suo [...] incendiando [...] sigaretta ad occhi bassi, cantando [...] voce [...] ed intonazione verginale o [...] cattivo e violento, il [...] e [...] il bugiardo patentato o la [...] d[...]
[...]mi anni della [...] vita non [...] che un palinsesto, una matrice [...] di quei lineamenti gentili e raffinati: mai la droga [...] effetti così corrosivi, come per riprendersi [...] che si era concessa al [...] per un [...] di metadone. La droga per Chet Baker [...] stata la solita macchietta jazzistica, il tormentone [...] biografie di mille musicisti per cui prima [...] si sono fatti. È stato di più: un [...] funebre, una scommessa continua, una [...] coazione a ripetere, che non lasciava spazio a[...]
[...]empre stata [...] cosa che Baker abbia saputo [...] bene, con grazia elementare, una superbia che solo [...] il dotato, poteva avere. Molti fra coloro che [...] non riuscivano a spiegarsi questo talento assolutamente [...] qualsiasi forma di metodo. Chet suonava e basta, [...] risuonare la [...] voce esattamente con lo [...] tromba, quasi che fosse [...] una dote che poteva [...] trasmettere a tutti gli [...] Dottor [...] o San Francesco, Chet Baker [...] tanto con gli animali (spacciatori a parte) [...] note e con quelle comunicava, in uno [...] che non era frutto di mistiche vette [...] di [...] mescalina e benzedrina: insomma [...] ci si potesse iniettare in una vena. Ed è questo il [.[...]
[...]ata una [...] senso stretto del termine, ma [...] sospesa ed esausta semplicemente [...] avvizzire come uno stoccafisso al sole. Le mogli, i figli, [...] amici più stretti, i sentimenti più prossimi [...] ciascun essere umano semplicemente non [...] Chet, non lo interessavano, [...] quanto le belle macchine e i piaceri [...] jazz naturalmente, quello che portò a vette [...] suo timbro di cotone fresco, con le [...] (quella con il [...] Gerry Mulligan e del [...] fece la rivoluzione [...] jazz che ch[...]
[...]ro di cotone fresco, con le [...] (quella con il [...] Gerry Mulligan e del [...] fece la rivoluzione [...] jazz che chiamarono da [...] sostegno del pianoforte) ma anche una musica [...] artistiche, wagneriane, musica invece trattata da mercenario. Chet era il lanzichenecco [...] jazz lo usava negli ultimi anni per [...] più, per colmare immensi debiti e per [...] dalla mala [...] debito promesso e mai [...] i dischi italiani degli anni ottanta che [...] come ospite speciale, e a lui andava [...] p[...]
[...]per [...] più, per colmare immensi debiti e per [...] dalla mala [...] debito promesso e mai [...] i dischi italiani degli anni ottanta che [...] come ospite speciale, e a lui andava [...] paio di soffi e poi via in [...]. E la presenza dei [...] di Chet Baker rappresenta la sintesi junghiana [...] di tutto ciò che ci insegue [...] e viene espettorato nella [...] i giorni. A Chet costò caro non [...] rispettato gli impegni con i propri creditori, costò una [...] nella [...] carriera, costò una dentiera a [...] perché i denti erano rimasti sul pavimento di un [...] albergo diurno. Il suo suono non fu [...] lo stesso: ed uno d[...]
[...]o con Paul [...] una delle sue ultime [...] diavolo incarnato», una figura mefistofelica che lasciava [...] e disperazione, chi gli stava intorno prima [...] incappato in un guaio: ed è questa [...] toccante del libro, quella delle mille anime [...] Chet [...] è lasciato lungo la strada, dei mille [...] con cui si è pian piano strozzato. E la fine è [...] assolutamente conforme a quello che sembra essere [...] una rincorsa e poi il volo dalla [...] albergo vicino alla stazione di Amsterdam. La foto [...]
[...]izione fetale, scarpe fradicie in [...] un lenzuolo steso sopra: una sindone blasfema, [...] appena socchiusi, ruffiano fino alla fine sembra [...]. Anche [...] viaggio nel libro è [...] documentata, con un vero e proprio scoop, [...] teatro finale: Chet quella sera di eroina [...] un solo grammo in corpo, pulito come [...] la ringhiera era davvero troppo alta perché [...] un incidente. Ed allora cosa successe [...] 13 maggio 1988? Successe semplicemente quello che [...] qualcuno ha voluto [...] pas[...]
[...], un [...] in ritardo (anche allora). Poi, credo fosse il [...] Lucio Salvini, il suo discografico. Parla di Moro, ma [...] ai quali ci si è abituati dopo [...]. Insomma, la casa discografica «ufficiale» [...] ne vuol sapere di [...] con la [...] etichetta: [...] per sempre i suoi rapporti [...] la Rai (oh, come sono cambiati i tempi! Perché non lo facciamo noi [...] cooperativa [...] che siamo [...] indipendente? Se ne discute. /// [...] /// Non tutti sono [...] sulla canzone, ma [...] di offrire i[...]