Brano: [...][...] Prenestino. Fiamme assassine contro tre [...]. Via Guglielmo degli Ubertini, [...] di operai, artigiani e impiegati, sono da [...] undici [...] terzo [...] numero civico 56 uno [...]. /// [...] /// Poi le [...]. [...] invade la casa di Gustavo Benvenuti, un falegname sessantenne da qualche anno in pensione, [...] Cicchetti, e [...] madre di lei, Lelia [...]. Da qualche giorno anche Fabrizio, [...] due figli della coppia, che ha 35 [...] come ingegnere alla Sta, una società che [...] il comune di Ro[...]
[...]ente in casa, ad [...]. Rosanna Cicchetti e [...] madre muoiono subito, asfissiate [...] divorate dal fuoco. La povera signora Cicchetti [...] lei non [...] scampo in [...]. Si sdraia sul letto [...] fine stringendo forte il rosario in mano. Gustavo Benvenuti [...] figlio Fabrizio [...] finestra. [...] ora ha invaso tutte le [...] le fiamme rischiano di aggredire anche [...] lembo di casa. Urlano, chiedono aiuto ai [...]. Che hanno già chiamato [...] fuoco. Arrivano, i pompieri, hanno [...] non hanno mat[...]
[...]aso tutte le [...] le fiamme rischiano di aggredire anche [...] lembo di casa. Urlano, chiedono aiuto ai [...]. Che hanno già chiamato [...] fuoco. Arrivano, i pompieri, hanno [...] non hanno materassi gonfiabili, quelli che potrebbero [...] dei due Benvenuti. Si arrangiano i vicini, [...] materassi, quelli stretti dei lettini a posto [...]. Li sistemano sotto la [...] sventurati, ma sono troppo piccoli per attutire [...] corpo che si cade da venti metri [...]. Il signor Gustavo è [...] nel vuoto e il su[...]
[...]otuto aprire facilmente [...] infilando una mano. E così ha fatto [...] nella notte. È entrato nel palazzo, [...] una tanica, quella che la polizia non [...] ha cosparso [...] di liquido infiammabile, poi [...] e si è fermato solo davanti alla [...] Benvenuti. [...] ha scaricato quello che rimaneva [...] tanica, senza far rumore, con calma, preoccupandosi che il [...] infiammabile penetrasse [...]. Ha ridisceso le scale, è [...] ed ha innescato la micidiale [...] una garza imbevuta. È andato via, forse [[...]
[...]e, non [...] né le persone che ci [...] accanto riusciamo ad immaginare un motivo per cui questo [...] possa essere stato appiccato da qualcuno». Di un errore, [...] colpire qualcun altro». Vendetta degli usurai? «Gustavo [...] la figlia dei coniugi Benvenuti [...] tranquille, forse anche troppo normali. [...] e lei casalinga. Non stavano facendo investimenti [...] e quindi non avevano alcun problema economico». Ma [...] di un errore non [...] polizia: le case di quel palazzo hanno [...] porte, è diffici[...]
[...]9 gennaio scorso, [...] casa viene presa di mira. La zona è la [...] incendiata dista appena cinquanta metri dal palazzo [...] Ubertini. Le fiamme divorano [...] di un altro vigile urbano. Troppi», è il suo [...]. Poi il rogo di [...] della famiglia Benvenuti, il cui figlio, Fabrizio, [...] ingegnere e lavora con una società del [...]. Si occupa di mobilità, [...] per rendere meno caotico il traffico della Capitale. Non tratta appalti, non [...] distribuisce o nega commesse. Non fa un lavoro [...]. Ma la[...]
[...]vata e [...]. Troppe le coincidenze, e [...] analogie del «corso» di queste tre «cose». Ma il corso delle [...] si diceva. E allora? Allora le [...]. Usura? Vendetta dei [...] che nella Capitale sono famelici [...] violenti. No, la vita serena [...] Benvenuti, la loro normalità e le testimonianze dei [...] senza sbalzi. /// [...] /// E per il momento [...] il momento ci sono le poche parole [...] Fabrizio [...] pronunciato dal suo letto [...] «Forse hanno sbagliato persona. E si cerca di dare [...] senso[...]
[...]dal fare atti sconsiderati, il figlio era [...] finestra». Però, dice Paolo, [...] di due vigili del fuoco, [...] padre si è buttato [...] ai piedi dei soccorritori, mentre [...] ha atteso che gli altri inquilini lanciassero per terra [...]. Gustavo Benvenuti è stato [...]. Sono stati attimi terribili, [...] mente quella scena drammatica. /// [...] /// I pompieri sono stati velocissimi [...] entrare [...] in fiamme. Siamo [...] riuscivamo a dimenticare quella scena [...]. LA TESTIMONIANZA «Urlavano terro[...]