Brano: In quéi giorni eravamo [...] in una cantina di via Marco Aurelio, vicino al Colosseo. Il portiere, Duilio Grigioni, [...] e ci proteggeva. ROSARIO BENTIVEGNA Mi pare che [...] anche dormito. Eravamo sempre morti di [...] clandestina si faceva a piedi perchè i [...] delle biciclette, spesso i [...] e ancora più spesso non avevamo i [...] biglietto. Così camminavamo, per decine [...] giorno. E non è che [.[...]
[...]i e due non avevamo ancora compiuto ventidue [...]. [...] E a ventidue anni [...] per tutto quello che poteva lasciare, perdere? Che [...] lei prima di entrare nelle formazioni [...] CAPPONI Io [...] al laboratorio chimico del Corpo [...] miniere, e Bentivegna era studente in medicina: [...] brillante, con una media molto alta. /// [...] /// ROSARIO BENTIVEGNA Sa, a [...] impossibile, eppure in quel periodo non eravamo [...]. Anzi, in una strana [...] molto sereni, molto liberi, molto ricchi, molto [...]. Le poche cose piacevoli, [...] bella giornata, un momento di allegria lo [...] tutte [...] fino in fo[...]
[...]i scuola che ti salutava per strada. Oppure ero ossessionata [...] del compito che mi [...] continuavo a ripetermi « devo ammazzare un [...] un tedesco, devo ammazzare un tedesco»; e [...] molto tempo prima [...] perchè la violenza la [...]. ROSARIO BENTIVEGNA Anch'io avevo [...] ma più dopo che prima di [...]. E non era neppure [...]. Forse si potrebbe dire [...]. La prima volta che [...] a faccia con uomini che dovevo colpire, [...] ebbi colpiti, ne fu sconvolto. E anche dopo, ogni [...] sparare per me [...]
[...]llare la mia paura. [...] E a via Rasella [...] CAPPONI No. Quel giorno i tedeschi [...] ritardarono [...] e tre quarti. Io dovevo aspettare davanti [...] Messaggero un avvertimento di Pasquale Balsamo. [...] dovevo avviarmi verso via Rasella, [...] Bentivegna per [...] con [...] fuggire con lui. [...] arrivo davanti al Messaggero. Aspetto venti, venticinque minuti. Non succede niente. Sulla porta del giornale [...] poliziotti in borghese, la guardia del corpo [...] Spampanato. Cominciano a guardarmi con [...]
[...] altri, [...] mettono sul chi vive, [...] sia il momento: e io [...] sapevo come [...] che [...] sbagliata, come [...] capire. Quando arrivo al mio [...] mi accorgo che uno dei poliziotti mi [...] ventina di metri. Allora vado [...]. Passo accanto a Bentivegna [...] sfioro il carrettino con [...] fermo al cancello di Palazzo [...]. Il poliziotto, che nel [...] raggiunto dal suo collega, mi segue. Ricomincia il dialogo angoscioso: «Signorina, [...] mai portate sul braccio [...] da uomo? ». In quel momento [...]
[...]ntivo neanche [...] parola di quello che diceva ma dovevo rispondere, far [...] di niente. Non so come riesco [...]. Il poliziotto non mi [...] tiene d'occhio. Intanto arriva la colonna [...] quel passo cadenzato mi sento scoppiare il [...]. ROSARIO BENTIVEGNA Io ero [...] cantina con il carretto del tritolo verso [...]. Portavo la divisa da [...] gli occhiali, mi ero messo ai piedi [...] di scarpe di coppale legate con dello [...] far vedere che ero povero e malridotto. Appena uscito incontro una mia [..[...]