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La [...] critica letteraria sempre militante, mai [...] 2. Ho letto soltanto adesso [...] le testimonianze di quel 23 agosto, perché [...] forza di [...] tutti e di [...]. Senza fare altro. Non volevo confronta-re con nessuno [...] senso [...] troppo breve, le [...] intuizioni e poi il mio [...] sapere», disperato. Non avere capito. È sorprendente scoprire -soltanto [...] abbiano conosciuto e condiviso, anche senza [...] il tuo mondo e [...] e racconta-re le proprie individuali emozioni con [...] connotazioni. Molti si sono riconosciuti [...]. Alcuni si sono incontrati [...] te da quando non ci sei più. Credevo di essere la [...] con le [...] con-versazioni minime al telefono [...] brusche, ma Oreste Pivetta e Adriano [...] hanno ricordato lo stes-so [...] Alfonso Berardinelli ha aggiunto an-che [...] rapidità del tuo esprimerti. Credevo che soltanto io [...] te [...] speciale di un minuscolo [...] di rosa essiccati, ma Lalla Romano ha [...] bianche che eri solita [...]. Lalla raccontava che mangia-vate [...] Pino Corrias ha ricordato il tuo rifiuto di cucinare. Eppure ti preoccupavi che [...] te mangiassi invece di parlare: di tanti [...] a cuo-re [...] sollecita, portando dolci in [...] Oreste Pivetta contro la [...] scheletrica magrezza, rimproverando con [...] Giudici [...]. Ho scoperto da Gianni Riotta [...] ristorante La Fenice di Venezia discettasti di [...] e da Geno Pampaloni che ti incaponisti [...] agli spaghetti conditi con [...] bottarga. Inadatta alle cose pratiche, [...] domestiche, tutto il tempo per gli altri [...] lavori di editing che eseguivi con cura [...]. Soffrivo per non [...] mai varcato la soglia [...] ma anche Lalla Romano disse che non [...] mai la casa nella quale forse si [...] caccia di indizi, di piccoli segreti, esclusi [...] tuo intimo. Ancora una volta ho [...] la sola a non farti domande, ma [...] tuoi sentimenti privati, la tua sofferta riserva-tezza [...]. Raccoglievi confidenze da cia-scuno, [...] mettevi pazienza infini-ta, tolleranza, [...]. Hai scelto per me [...] faccio e il luogo e stavi cominciando [...] sui miei affetti. Sono certa che col [...] arrivate. Si cominciava appena a [...]. La reticenza su te [...] impediva di essere passionale con gli altri: [...] vite di ciascuno con generosità, con discrezione [...] metterti negli altri con la tua pulizia [...] e tutto sembrava andare a posto, quadrare [...]. Ragionevolezza e mi-sura, rigore [...] questi i termini che ritornano insistenti. Mi sono ritrovata [...] in tutti questi mesi a [...] così. Adesso so che ho [...] altri la stessa si-curezza di [...] compagna di sentieri mentali, [...]. Nessuno di noi era [...] tutti insie-me abbiamo avuto il privilegio della [...]. E so oramai di non [...] la sola a ricordare [...] in-contro, [...] volta, quando non sapevamo che [...]. La parola non detta, [...] Danilo Manera: quanti di noi vorrebbero, avrebbero voluto [...] La parola non detta sta lì, sospesa [...]. /// [...] /// Le parole dette con [...]. Abbiamo imparato tutti molto [...] dire idiozie. Al minimo sentore di [...] reagivi con uno scatto e sapevi controbattere [...] avesse il tempo di capire [...] successo. Con nessuno tuttavia condivido [...] ul-timo, la frase non detta a voce, [...] fretta su un biglietto, quando tu soltanto [...] ci saremmo più riviste: «Comunque ricordati che [...]. Grazia [...] riletto alcune pagine della [...] otto anni, una volta alla settimana, è [...] dei libri [...] e vi ho ritro-vato [...] Grazia insieme con [...] intrisa di malinconia: il [...] non è questione [...] catastrofisti, così succederà per [...] de-gli uomini, non saremo [...] questo andazzo, intanto cerchiamo di alzare qualche [...] verso la rovina, però consapevoli che le [...] limitate e che proprio questa coscienza può [...] la vi-ta minuto per [...] dei modi possibili: anche in tram o [...] Fofi, si può leggere e si può, [...] per la nostra cultura, che ci dà [...] un piccolo atto per difendere se stessi, [...] un mattone [...] per costruire la diga [...] numerosi, salirà e impedirà [...] che tutto cancella e [...] melma incolore. [...] fatta tragica. A Grazia non sa-rebbe [...]. Però ho voluto ren-dere il [...] della [...] «resistenza», che abbiamo imparato essere [...] no-stra «resistenza» e che faceva sem-brare lei un [...] troppo idealista, un [...] troppo generosa, un [...] troppo rigorosa e coraggiosa nelle [...] scel-te per appartenere a questi tempi. Nelle stesse pagine si [...] senso della [...] critica letteraria, del suo [...]. Gli studiosi troveranno parentele [...] con [...] Edmund Wilson). Però sono riferi-menti che [...] avranno forse poca importanza per i suoi [...]. Credo che affascini nei [...] perentorietà e insieme la argo-mentazione, la rapidità [...] una trama, la capaci-tà [...] di costruire [...] ponti e scale verso [...] titoli e di suggerire quin-di, passo dopo [...] di spunti e di stimoli, di legare [...] scelte ad un presente «epocale» (come può [...] cui si il-lustra per altre voci la [...]. Senza retorica, senza eccessi didascalici, [...] mai [...] a intende-re che prima o [...] in quelle righe vi sarebbe capitato di imbattervi in [...] insegnamento letterario o mo-rale. Si potrebbe usare, per [...] critica di Grazia Cher-chi, il termine «leggerezza». Impro-prio? Non so. Fuorviante? Sì, sicura-mente, se [...] leggerezza la superficialità o [...]. Invece la leggerezza di Grazia [...] quella malinconia cui si diceva e [...] rivolta contro se stessa: [...] una grande lezione per chi troppo attento [...] rombo della propria voce, non riesce più [...] senso e la portata. Grazia scriveva e pareva sicura, [...] tentennamenti, senza incertezze, ma nel modo colloquiale di porgere [...] intendere che [...] interlocutore dei suoi scritti potesse, [...] avviene in una franca conversazione, cortesemente [...] potesse proporre altri [...] e [...] opi-nioni, sicuro [...] ascoltato. Non è detto che [...]. Ma questo in ogni [...] in fondo [...] meno im-portante. La rubrica [...] «Under 12. Poi, per non frapporre [...] tito-lo cambiò ancora in un generico «Economici». Qualche volta si alter-nava ad [...] «Pareri di-versi», ad esempio. Grazia amava or-mai alternare [...] meno brevi recensioni che si accompagnavano alle [...] al dibattito culturale e alla [...] po-vertà. Oppure alla politica, ancora [...] pareva che la sfe-ra politica interferisse con [...] o del costume, quando le sembrò soprattutto [...] della politica fosse tale che nessuna situa-zione [...] i pericoli e che, [...] quelle pagine dei libri [...] per non tacere. Grazia aveva dunque deciso [...] lavoro aveva un senso, che questo giornale, [...] e protetto e valorizzato, che nella distorsione [...] delle paro-le, [...] potesse rappresentare [...] che tranquilla o forse [...] sulla quale valesse la [...] perchè di lì la vita potesse prendere [...] altri continenti, verso altre sponde. Non era la [...] una cultura della difesa, era [...] cultura di mino-ranze sempre [...] forti di [...] inoppugnabili, forti [...] una sensibilità che prima o poi avrebbe potuto muovere [...] le maggio-ranze e che nel frattempo era alme-no testimonianza [...] di strade diverse e libere. Grazia Cherchi continuò a [...] Libri. Ogni settimana la [...] rubrica, spesso le sue [...] di vivacità, per via della competenza e [...] muovevano Grazia nei confronti di qualsiasi interlocutore). Soprattutto però il suo [...] a convin-cere [...] collaboratori, «amici» di-ceva, i [...] dato qualità e autorevolezza alle pagine dei Libri [...] di pluralismo autentico. Grazia rideva quando leggeva [...] quando qualcuno osserva-va: «Avete rifatto i Quaderni Piacenti-ni». No, con Grazia Cherchi [...] i Quaderni Piacentini. Sarebbe stato impossibile, altri [...] gli obblighi. Certo aveva fatto in modo [...] tante espressioni di quei tempi e di [...] tor-nassero ad alimentare le idee [...] una sinistra, che qualcuno aveva dato per morta, che [...] era morta nelle sue voci istituzionali e nelle sue [...] politiche, che aveva ra-gion [...] ancora nelle vicende di un [...] e di tante intuizioni e in-tenzioni della [...] cultura. Diceva Grazia: Goffredo, Alfonsino, Pier-giorgio, Giulio, Gianfranco, Marino, Adriano, Gianni, Luigi, Stefano. Tan-ti altri, ancora. Un giorno la rubrica [...] Grazia Cherchi divenne «Un [...] per celia». Il titolo era di Giovanni Giudici, [...] poeta, grande amico di Grazia e, speriamo, [...]. Grazia e Giovanni si [...] «lei» pur [...] da anni. Fu Grazia a costrin-gere Giovanni [...] quella rubri-ca [...] che ancora con re-golarità [...] capric-ci di Giovanni, troppo bravo, talvolta sfacciatamente [...]. È un altro modo [...] vita, quello che avevamo incontrato in un [...] libro di Grazia, Basta poco per sentir-si [...] nella misura e nella capacità [...] che muove da una [...] ma che trova senso in [...] eticità, che lascia vedere [...] mondo, di tutto il mondo, il moti-vo [...] e in questa visione il codice della [...]. Quanto basta, sapendo del-la [...] non «sentirsi so-li», per dire che val [...] conti-nuare. Grazia Cherchi non lasciò mai [...] rubrica. Si concedeva un mese [...] poi riprendeva con regolari-tà, consegnando al momento [...] lunghezze concordate. Precisa e in fondo [...] nostro lavoro. Pochi mesi prima di lasciarci [...] ne dettò una [...]. Pensavo che sarebbe stata [...]. /// [...] /// Ed invece le righe [...]. [...] scorso ci salutò a fine [...]. Andammo in ferie, ci [...] telefono. A metà agosto, dopo [...] qualcuno mi chiese «Adesso come farete». Un [...] orgogliosamente, un [...] risposi con un sorriso: «Andremo [...]. Penso che sarebbe stata [...] lei stessa mi avrebbe suggerito. Però adesso ne sentiamo [...] lettori, collaboratori, scrittori, edi-tori, redattori [...]. Qualcuno dovrà un giorno [...] di Grazia. E non sarà facile. Perchè Gra-zia non era [...] osten-tare il suo lavoro e i suoi [...]. Chi le è stato [...] più chiamare e ascoltare, sa il vuoto [...]. Grazia Cherchi era stata [...] i fondatori dei «Quaderni Piacentini», assieme a Piergiorgio Bellocchio, [...] delle riviste storiche della cultura di sinistra, [...] ortodosse e tra le più innovative per [...] culturali. Fece parte del comitato [...] rivista anche per la seconda serie uscita [...] 1984. Si dedicò prima [...] editoriale come lettrice di narrativa, [...] poi al giornalismo culturale scrivendo su «Panorama», [...] e «Linea [...]. Per otto anni è [...] una rubrica settimanale sulle pagine libri [...] in cui in poche [...] recensiva tanti piccoli e grandi testi. Di Grazia Cherchi sono [...] racconti brevi «Basta poco per sentirsi soli» [...] il romanzo «Fatiche [...] perdute» (Longanesi, 1993). Per otto anni, ogni [...] scritti comparivano [...]. E in ognuno si ritrovava [...] ironia mescolata alla melanconia. La [...] critica letteraria era sempre anche [...] critica militante, senza eccessi e mai didascalica. Non esprimeva una cultura della [...] ma di minoranze sem-pre [...]. E [...] amava [...] come [...] sia pure scossa da tempeste. A una anno dalla morte [...] ri-cordo di una «voce» insostituibile. /// [...] /// A una anno dalla morte [...] ri-cordo di una «voce» insostituibile. (0) (0) ![]()
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