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Ma loro sparano di [...]. Adesso hanno anche mortai [...]. Gli obici scoppiano sopra [...]. Fumo ed odore di [...]. Polvere e detriti di [...]. Sentiamo dietro di noi, [...] che la nostra mitragliatrice si comporta bene. [...] mitragliatore invece ora non va [...]. Tac, Spara un colpo [...]. /// [...] /// Spara un colpo e [...]. [...] sempre così, con quella maledetta [...]. /// [...] /// Sopra di noi è [...]. Come [...] come loro [...] grido [...] Và [...] Un balzo e siamo dietro [...] un masso, più in alto. Ma il ragazzo deve [...] è ingombrante oltre modo, anché se non [...]. Uno, due, tre dieci [...] sullo spiazzo dove ha preso posizione il [...]. Con loro, vedo Gaspare. Carletti lo sento dietro [...] che comunica ad alta voce cosa vede [...]. Il fatto è che [...] Breda [...] ha dovuto lasciare appena dieci metri più [...] il tiro nemico. Ma non dice niente. Sento che si muove. Poi un lamento soffocato. Dì quel ragazzo che [...] me a Megolo ora proprio non riesco [...] viso. Bicordo che avvicinandomi carponi, [...] una decina di metri sotto di noi [...] riverso a pochi passi da un fucile [...]. PRESI ALLE [...] damo piazzati laddove sbuca il [...] ed attendiamo i primi gruppi nemici che arriveranno su. La nostra [...] spara regolarmente e anche dalle [...] la sparatoria dei nostri. Alla mia destra sentivo Carletti, [...] da un avvallamento, non si vedeva. Egli comunicava regolarmente ciò [...] suo versante e parlava anche [...]. Con tono scherzoso, noi [...]. Attendevamo [...] delle prime pattuglie nemiche [...] ma forse non ce [...] fatta a giungere sino [...]. Comunque ci sentivamo ancora [...]. Erano le dieci circa. /// [...] /// Un silenzio e poi: [...]. Carletti (ma allora lo [...] altro nome che non rammento più), il [...] Carletti, il nostro compagno morì così. Siamo in cinque li. Filippo Beltrami, Antonio Dì Dio, Gianni Citterio, Gaspare Paletta ed io. Non parliamo [...]. Attendiamo il nemico, che [...] addosso, dunque non deve essere lontano ,ma [...]. Quanti minuti siamo rimasti [...] Non [...] so. [...] :\ tenente Fausto, un tenente [...] bersaglieri, di Crema, credo, che è [...] comandante di distaccamento e difende [...] dello schieramento. Se mi sparano, [...] sparare, pensai, [...] sopporta ben altro. Comunque girai lo sguardo [...]. Sopra la mia testa, quasi [...] lo spessore. Maledizione, quella pianta [...] decine, . Mi butto completamente a terra [...] capitano, ci sparano da la, [...] sono quasi dietro di noi. Guardate questa pianta! Mi getto in una [...] e striscio verso il tenente Fausto, a [...] di noi. Dò [...] occhiata alla vecchia pianta, [...] che vedo il Capitano Filippo Beltrami, che [...] vicino a quel castano, cadere riverso con [...] gli penzolava dalla bocca. [...] una visione che è durata [...] istante ma che si è impressa nella mia memoria [...] assoluta nitidezza. Quasi allo stesso istante, [...] volto appoggiato al terreno e sotto un [...] mi spostavo lungo il solco, sento un [...] una voce che [...]. /// [...] /// Per lungo tempo credetti [...] voce del Capitano Beltrami, ma poi ho [...]. Infatti Beltrami fu colpito [...] la spiegazione della [...] penzolante), ed un uomo [...] non può gridare in quel modo. [...] LA [...] sono col telante Fausto. Io sono armato di [...] di ricordare, ha [...] automatica corta. Sulla nostra destra la [...] ha trasformato la montagna in un formicaio. Approfittando di un avvallamento, [...] fuoco dello schieramento di destra ed in [...] alle spalle, oramai, tutti coloro che sono [...] battaglia. /// [...] /// Fausto, che era certamente [...] ordini si insinua in mezzo ai [...] il suo distaccamento, sulla destra. Mi invita a [...]. /// [...] /// Mi siedo dietro ad una [...] di muretto. Mi sento spossato. Uno strano tremore mi [...]. Adesso sento freddo e [...]. Le orecchie fischiano; forse [...]. La sparatoria si fa [...] rabbiosa, mi scuote dal torpore. Capisco subito che dalla [...] è passato Fausto, io non passerò più. Li i tedeschi dominano [...] Ormai. Mi avvio [...] parte. Conosco quella strada. So come arrivare al [...] Rumianca, lassù. Cammino [...] passo incerto. La in fondo, degli [...] sentiero [...] valle: mi scosto e [...] meglio. /// [...] /// Tutti lunghi mantelli. E in testa elmetti. Elmetti e lunghi mantelli. Sono loro, sono loro [...] in trappola. Guardo la montagna alla [...]. [...] è una roccia a picco, [...] è pura follia, se non altro perchè diventerei il [...] di un colossale tiro a segno. Ma ecco lì, una specie [...] canalone asciutto che solca la parete, [...] in due. Certo da lì salirò. Spossatezza, febbre, tremore, tutto [...]. Salgo quel rigagnolo pietroso. Presto si trasforma nel salto [...] una cascata asciutta. Devo liberarmi del moschetto [...] di tutti gli arti, [...]. Ma forse sono in [...]. Sì forse ci sono. Lassù non dovrebbero ancora [...]. Se arrivo lassù sono [...]. Forza, forza, forza. Mi fermo, guardo su, [...] mi riprende. Quel canalone stretto si [...]. Vedo i massi che [...]. Per passare bisognerebbe lavorare [...] più ore. Ed io ho solo le [...] mani. La speranza cade. Attorno ora quasi silenzio. La sparatoria sembra essersi [...]. /// [...] /// Ecco dunque un barlume [...]. Se nessuno mi ha visto [...] sin [...] forse passerò inosservato. Mi affranco alla parete, [...] tacchi in anfrattuosità della roccia, con la [...] sasso, guardo giù. /// [...] /// Appena davanti quello che [...] campo di battaglia. /// [...] /// Appena davanti quello che [...] campo di battaglia. (0) (0) ![]()
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