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Rifondazione: quanta è nostal-gia, [...]. /// [...] /// Se fosse stata una [...] non avremmo avuto il grado di consenso [...]. Sia quello che si [...] sia quello che si esprime nel rapporto [...] relazione, di intensità con i giovani, spesso [...]. Quindi più che chiamare [...] nostre idee, che parlano del futuro, chiamiamo [...] la te-stimonianza della presenza dei giovani. I giovani, ovviamente, sono [...] dalla no-stalgia. Del resto [...] una ragio-ne ulteriore. Ed è che si [...] nostalgia di tanti elementi di una grande [...] stata la lotta di clas-se in questo [...]. Ma poiché veniamo da [...] di quella storia, è del tutto evidente [...] po-trebbe vivere semplicemente con la nostalgia di [...]. Si può vivere pensando [...] pensata critica-mente, contenga i nuclei di una [...]. Perché [...] no? Perché Marcos è la [...]. /// [...] /// Come descriverebbe a un [...] venuto in Ita-lia, il partito della Rifondazione [...] Come [...] partito che vuole di-fendere, organizzare gli interes-si [...] e dei soggetti sociali. E della soggetti-vità più [...] le donne, verso i giovani, spoglia-ti di [...] proces-so di modernizzazione capitali-stica. Insomma un partito che cerca [...] risposta alternativa al gigantesco processo di globaliz-zazione [...] della politica liberista. E che lo fa [...] della tra-sformazione della società. Cioè della critica al [...]. /// [...] /// Il Pds? Il Pds [...] un partito liberale di massa. Cioè una cosa che non [...] mai esistita in Ita-lia. E il governo Prodi? Come [...] de-scriverebbe a qualcuno estraneo [...] Direi che è [...] an-cora irrisolta di una grande [...]. Quella che ha preso [...] sulla destra il 21 aprile. In contraddizione a questa attesa [...] una inadegua-tezza di ispirazione politica e programmatica. Ma lei, come governerebbe [...] se Rifondazione fosse il [...] La nostra vocazione è [...] con tutte le forze [...]. Cioè go-vernare in nome [...] un programma alternativo alla politica neo-liberista preva-lente [...] Europa. Diciamo così: è difficile [...] forze po-litiche, così come sono ora. Per-ché, per diventare il [...] dovrebbe essere una scomposizione generale degli attuali [...]. Si dice che lei [...] prezzo. Qual è la [...] con-dizione fondamentale per [...] Una. Diciamo che si può [...] e in positivo. In negativo, possiamo dire [...] al centro [...] del governo le conquiste [...] lavoro, di solidarietà, di giustizia sociale che [...] in questo dopoguer-ra. E vedo che esse [...] parte stravolte e a volte corrotte dagli [...] classi dirigenti. Quindi la no-stra grande [...] non si mettano in primo piano le [...] ci-viltà che per noi sono essenzia-li. In positivo vogliamo che [...] una poli-tica economica e sociale che abbia [...] diver-sità rispetto al passato. [...] La domanda ha due facce [...] fra di loro. La riposta alla prima [...]. È il frutto del [...] due fattori. Uno, questo proces-so di [...]. E, due, la maturazione [...] militaristica e neo-liberista praticata sostan-zialmente dai governi [...]. La combinazione di questi [...] la disoccu-pazione. Anzi, una disoccupa-zione di [...] di lunghi periodi che non viene neppure [...] congiuntura econo-mica si fa favorevole. E che ri-sulta aggravata [...] economica di fa più dura. Come si combatte questa [...] In primo luogo rompendo la camicia di [...] monetarista. E quindi sottraendosi al [...] politica economica che ha come unico paradigma [...] conti dello Sta-to. Bisogna fuoriuscire total-mente da [...] fare una operazione che per ampiezza e [...] sia, diciamo [...] di quello che si [...] New Deal americano, dopo il crollo degli [...] Venti. I lineamenti di queste [...] configurare in due direzio-ni. Uno: una riduzione genera-lizzata degli [...] del lavoro. Quindi un intervento di [...] lavoro ne-cessario. E [...] parte [...] per la po-litica economica [...] fattori che il mercato non è in [...] come le ri-sorse culturali. La cultura può diven-tare [...] che produce lavoro. Infatti [...] rior-ganizzazione capita-listica mette in di-scussione [...] le autonome, comprese [...] creativa. Bisogna sottrarsi a questo [...] di-ventando noi stessi i protagoni-sti e non [...] una politi-ca imposta da altri, che è [...] valuta e di capitali. [...] Il meglio [...] contribuito a sconfiggere la de-stra. Il peggio [...] non avere una capacità compiuta-mente [...] alla destra. [...] al mondo oggi un paese [...] una realtà di riferimento per lei, come [...] Sovietica è stata per alcuni [...] gli Stati Uniti per al-tri? No. /// [...] /// Non [...] in pri-mo luogo per [...] storia nei confronti di tutte le esperienze [...] configu-rate nei paesi che sono stati egemonici. Non [...] perché la visione del [...] sapere costruire è critica verso il processo [...] mondializzazione [...] un processo di op-pressione [...] for-ma di dominio militaristico sta esercitando sui [...] sulle persone, sulla plu-ralità delle esperienze. E non solo sulla [...] politiche, ma anche sulla pluralità delle culture [...]. Questo è un elemento essen-ziale [...] potere costruire [...] alla mondializzazio-ne. Per sconfiggere la mondia-lizzazione [...] pensare a un conflitto militare. Ma nep-pure a una coalizione [...] Stati che guida un insieme di forze per combattere [...] la mondializzazione; la si deve combattere [...] da dentro il processo stesso [...] mondializzazione. Da [...] a Torino, da New York [...] Singa-pore. Quindi non ci possono [...] e esperienze guida. Che [...] lo Stato sociale? Si cambia, [...] si cam-bia. Ecome? Lo Stato sociale, [...] ele-mento e un movi-mento che configu-ra tanta [...] esistente in un paese, in [...] geografica. Si potrebbe dire an-che [...]. Dal livello di vita [...] il livello di civiltà in un paese, [...]. Io penso che il nostro [...] sociale è oggi [...] di una contesa politica, in [...] luogo in Eu-ropa, perché il modello di mondializzazione statunitense, [...] una resistenza nel mo-dello sociale europeo. In Euro-pa ci sono [...]. Basti pensare [...] alle grandi religioni, ai [...] orga-nizzazione di classe per ricono-scere un insieme [...] si oppongono alla demolizione dello Stato sociale. In Italia [...] un caso specifico. La società ita-liana è [...] una conqui-sta che arriva dopo. Basti pen-sare al sistema [...]. In Italia si fa [...] Settanta, [...] dopo gli al-tri paesi [...]. Questo siste-ma sociale viene [...]. Per [...] con un elemento simbolico, [...] conquista il servizio sanita-rio nazionale e la [...] mette a capo De Lorenzo. Questo produce un processo [...] Stato sociale. Lo Stato sociale rappresenta [...] dei lavo-ratori, ma contiene anche i pro-cessi [...] Stato [...]. Per questo è necessaria [...] Stato sociale in Italia. Ma questa idea della [...] si stabilisca una discri-minante chiara contro la [...] smobilitazione del-la destra neo-liberista. Quindi, diciamo in modo [...] nostro Stato sociale o si rifor-ma o [...]. Lei non ha paura [...] di-saccordo. Ma ha paura di andare [...] No, assolutamente. Anzi direi che tendenzialmente io [...] che bisogna andare [...] per [...] essere in disaccordo. Io penso che ci [...] disastrose della politica in Italia. Una visione è fatta [...] sé e tutti gli altri. Che poi uccide la [...]. E [...] idea che uccide la politi-ca [...] quella secondo cui si deve andare [...] tutti. Da que-sto punto di [...] che la politica ha sempre segnato il [...] luogo di classe. E quindi bisogna andare [...] che stan-no su questo versante di classe [...] guardia verso coloro che stanno dalla parte [...]. Chi è il suo [...] La Confindustria, il suo presi-dente Fossa, il Polo, [...] Per le ragioni che ho detto prima, [...] principale della trasformazione in Italia [...] Confindustria. Questa Confindustria che è or-ganizzata [...] base di una dife-sa intransigente delle ragioni [...] e della esaltazione della competitività. E che per-segue [...] con una radicalizzazione dello scontro [...] classe. Basta pensare alla vi-cenda [...] dei metalmeccanici. Per un lungo periodo [...] di cancellare il contratto nazionale. Obiettivo che tornerà. Per realizzare que-sta visione, [...] deve introdurre anche un ele-mento populistico senza [...] consenso non può realiz-zarsi in Italia. In Italia, infatti, la destra [...] può vincere su una ipotesi di [...] pu-ro. Serve ancora una miscela di [...] e populismo. Dal suo punto di [...] anche personale, che cosa ve-de di fronte [...] Cosa [...] Io penso che il [...] stiamo vivendo sia, diciamo, la combinazione di [...] storici. [...] è il crollo e la [...] dei regimi [...]. Due, fatto decisivo, un [...] di mondializzazione, che è [...] probabilmente non progettata alla crisi del ci-clo [...]. Il ciclo [...] taylorista, [...]. Cioè il ciclo che [...] fase espansiva che combinandosi con il con-flitto [...] dato luogo anche a grandi fasi di [...]. La crisi rovinosa di [...] visto nascere al suo in-terno un altro [...] è quello che chiamiamo globalizzazione. Questo proces-so si configura [...]. Infatti contiene for-tissimi elementi dinamici, [...] la capacità di investire [...] pianeta, la capacità di determinare [...] balzo [...] tecnologica, una ve-ra e propria [...] di nuo-va energia. Basta pensare [...] che organizza essen-zialmente il [...] il rapporto fra la produzione e il [...]. Questo processo, però, è [...] sul terreno [...] e regressivo sul terreno della [...]. Perché, per [...] realizzare, deve pun-tare tutto [...] merci prodotte. Infatti vi-ve su una contraddizione [...] fondo. Questo processo investe [...] pianeta. Ma non è in grado [...] produrre per [...] pianeta. Quindi produce soltanto per una [...] minore della popola-zione mondiale. Perché è ag-gressivo questo [...] modernizzazione? Per-ché trasforma classe, persona e ambiente [...] in ventri molli di questa contraddizione assoluta. Que-sto processo comincia in Euro-pa [...] allo Stato socia-le. Nel [...] di un [...] quello [...]. Perché in entrambi i [...] processo è un processo di [...]. Tutto ciò è ne-cessario per [...] valorizzare solo la produzione e i suoi be-nefici per [...] capitale. Quindi, da questo punto [...] siamo di fronte a una sfida, la [...] da un lato, il modello sociale euro-peo [...] mondiali [...]. /// [...] /// Quindi, da questo punto [...] siamo di fronte a una sfida, la [...] da un lato, il modello sociale euro-peo [...] mondiali [...]. (0) (0) ![]()
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