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Anche il paesaggio può [...] quelli italiani, è la nostra idea, si [...] e le rendono evidenti. Su questo abbiamo chiamato [...] a misurarsi. La doppia vita delle [...] Comolli Giampiero Comolli è nato a Mi-lano nel [...]. Narratore e saggi-sta, ha [...] casa edi-trice Theoria: «Le sette storie dop-pie» [...] «Alle [...] del vuo-to» (uno splendido reportage [...] banchetto nel bosco» (1990), «Il [...] mondo» (1991), «Risonanze» (1993) e il [...] «Buddisti [...] (1995). Ha partecipato inoltre ai [...] «Il pensiero debole» (Feltrinelli 1993) e «Patria» (Theoria [...]. La [...] prosa ha un carat-tere filosofico [...] riflessivo ed è costruita su una lingua som-mamente letteraria [...] non punta mai [...] facile e immediato. Il «pellegrino» a volte [...] pochi segmenti corporei mentre altre giganteggia nel [...] spazio che lo ospita. A cadere, come nel [...] questa pagina, che la figura umana trovi [...] in armonia con le forme della natura, [...] rimane schiacciata [...] degli elementi che la [...]. La natura non appare [...] dalla pittura stessa. Il viandante allegorizza la [...] si mette in cammino, nonostante tutto. [...] An-cora studente? Ancora a [...] Non ne avevo più sentito [...] e [...] ora lì, sperduto in quella [...] lista di figure secondarie, mi ha provocato [...] di turba-mento. Eravamo a [...] alcuni anni addietro, e [...] pomeriggio ci aggiravamo fra i [...] della famosa Università di San-scrito. Pioveva, e la luce [...] spuntato al di sotto delle tem-poralesche nuvole [...] i colonnati gron-danti e le foglie smeraldine [...]. [...] gonfia di marce-scenti odori [...] e tiepida pioggia dei monsoni sem-brava [...] come molli e stremati [...] si studiavano gli antichi testi [...]. [...] giungeva un [...] maschile e grave, un [...] di sitar e [...] di tabla, confusi fra il [...]. Sa-limmo allora uno scalone, [...] accucciati in cerchio sul pavimen-to di una [...] dodici stu-denti, che avevano preferito disertare le [...] un cantore e i suoi due musici, [...] seduti in terra, ai piedi delle colonne [...]. Si esibiva-no dunque quei tre [...] un [...] in una melodia adatta a [...] pome-riggio di pioggia e di calura. E so-prattutto si distingueva lui, [...] cantante: «Ah, very [...] sin-ger! Ma non poteva essere [...]. Per quanto non fossi [...] accorgevo che [...] con la mano volteggian-te [...] raffinata commozio-ne, era solo un arti-sta di [...]. Doveva avere ormai una [...] vol-to scavato premeva-no gli spessi occhiali da [...] era quindi eviden-te che il suo studiato [...] il suo ispirato gorgheg-giare, protesi a mani-festare [...] strazio che solo vagamente riuscivano a trasmet-tere, [...] un apice, oltre il quale non sa-rebbe [...] spingersi. Pensai che non poteva [...] del suo limite. Doveva di certo rendersi [...] gli anni ragguardevoli, malgrado lo sforzo della [...] definitiva mediocrità del suo talento non gli [...] co-me ammiratori altro che una doz-zina di [...]. Eppure era felice, chiaramente estasiato [...] il fatto di [...] tro-vare lì, sulle umide mattonelle [...] una terrazza [...] di Sanscrito, così da elargire [...] un pubblico minuscolo il suo [...] dedicato alla pioggia e al [...] che finisce. In fondo, il capolavo-ro artistico [...] vita consiste-va proprio in questo: [...] riusci-to a [...] fedele [...] nono-stante i presumibili insuccessi e [...] palese inadeguatezza del suo genio. [...] superato il varco dei [...] senza lasciarsi travolgere dalla mor-tificazione, [...] da [...] riproporre al mondo [...] volta ancora il quadretto che [...] sotto gli occhi: il gruppo degli studenti di sanscrito, [...] pioggia sulla terraz-za, il [...] che si leva al di [...] delle pal-me luccicanti. Dopo poco dunque ci [...] passeggiavamo nella pioggerella lungo il viale al-berato, [...] tutte le [...] riserve su [...]. Ma ecco, uno sconosciuto, [...] chissà come aggregato al nostro gruppo, mi [...] veemenza. Era costui un tipetto sui [...] un europeo in pi-giama bianco, magro e secco, i [...] a spazzola neri neri, il po-mo [...] che spiccava sul collo scarnito. Poi, con notevo-le padronanza [...] diede inizio a una reprimenda, [...] me mai più dimenticata. Il mio clamoroso abbaglio [...] dal fatto che io, evidentemente, non capivo [...] del paesag-gio orientale. Qual è infatti la [...] tale paesaggio? E in che cosa esso [...] paesaggio [...] La risposta giaceva celata [...] modesta scena del cantore di [...]. Certo, prendendo in considerazione [...] della [...] vo-ce, del suo canto, [...] poteva essere altro che scon-solante. Ma per [...] emettere una simile sentenza negativa, [...] prima deli-neare un paesaggio implicito, costruire uno scenario [...] del quale sol-tanto tale verdetto [...] bocciatura aveva modo di sussistere. Era necessario, per essere [...] figura del cantante dalla scena naturale in [...] trovava: la pioggia tropicale, le foglie stillanti [...] che finisce; porre dunque in pri-mo piano [...] presta-zione canora da valutare in sé e [...] lasciare invece la natura sullo sfondo, quale [...] figurativa che impreziosiva il quadro, ma non [...] e la bellezza della canzone. Solo [...] di un simile paesaggio, [...] (il canto) e natura (la pioggia serale), [...] poteva essere stron-cato come una vecchia scarpa, [...] artista di mez-za tacca. Ma tale paesaggio oppo-sitivo [...] a natura) -se poteva essere usuale in Occi-dente, [...] nostro modo di percepire e concepire la [...] altro, separato -non aveva invece senso, non [...] a [...] do-ve infatti [...] di quel [...] evocava e disegnava [...] for-ma di paesaggio. Eccitato dal suo stesso [...] non si fermava più. I [...] -continuò, mentre noi rimanevamo [...] aperta sotto la pioggia -sono par-ticolari melodie [...] adatti ai diversi momenti del giorno e [...] quindi ese-guibili solo in certe ore e [...]. Il termine deriva dalla radice [...] che signi-fica «colorare, velare [...]. Ciò vuol dire che [...] di un sentimento -sia esso la paura [...] o la se-renità -può [...] asso-ciando, ma sarebbe meglio dire immer-gendo, la [...] cosmico, nel trascorrere del matti-no o del [...] il sentire e il canto [...] di [...] o di una notte. In questo modo però [...] differenza fra musica e cosmo, fra cultura [...] superata, trasformata in una sovrapposizio-ne e coincidenza [...] si crea così una particolare forma di [...] musi-ca diventa immediatamente voce del tempo naturale, [...] del giorno o della notte si mostrano [...] della melo-dia. È proprio grazie alla [...] simile paesaggio, do-ve natura e cultura si [...] che [...] sublime del sentimento può [...]. E [...] forse si rivela [...] del paesaggio orientale. Un paesag-gio la cui forma [...] proprio [...] che [...] umana -sia essa una creazione [...] o un banale manufatto -per arrivare alla perfezione, a [...] compiuta bellezza, deve presentarsi non in antitesi ma in [...] consonanza col mondo naturale, fi-no al punto di pre-sentarsi [...] di-retta e immediata manifestazione. Ecco dunque che, collocando [...] di un simile pae-saggio [...] arcigno verdetto su di lui ne usciva [...]. Bastava cam-biare visuale, osser-vare [...] più nella [...] solitudine, ma come una [...] nel paesaggio, per accorgersi che la [...] zoppicante performance si rivelava [...] com-mosso atto di devozione, proteso a celebrare [...] rispetto-so proprio quel luogo e quel mo-mento: [...] il piovoso pomeriggio. Conscio del-la modestia dei suoi [...] lungi dal [...] vantare, [...] cantante che gli anni co-minciavano [...] piegare, non si esi-biva, a ben vedere, con [...] di magnificare [...] unicità e bravura della propria [...]. Il suo proposito, tutto [...] di dissol-vere, entro la pervasività della na-tura, [...] e la li-mitatezza del suo essere. Soppri-mere la barriera che [...] mondo delle piante e [...] stillante, per far sì [...] si elevasse nel cielo pomeridia-no non più [...] ma come suono del cosmo, musica che [...] da se stes-sa e per se stessa. Eliminare la dif-ferenza fra [...] fra soggetto e mondo, fino al punto [...] che il canto diventa-va tremolio di un [...] di un ac-quoso crepuscolo, i quali a [...] trasformavano in imma-gine visibile di un morbido [...]. E così, dopo [...] delineato una siffatta scena, bisognava [...] fine concludere che [...] arti-sta di [...] malgrado la sup-posta pochezza del [...] genio, aveva dato vita ugualmente a un pezzo di [...] era riuscito in-fatti a [...] al di fuori di se [...] per entrare a far parte de-gli arbusti e dei [...] quasi fosse un uccello canterino che cinguetta la [...] modesta nenia sul [...] del giorno. Povero, rugo-so cantore dai [...] lungi [...] la mortificante schiera dei [...] realizzato uno sco-po per il quale si [...] vita: cantare come se fosse la natura [...] risuonare nel cosmo la propria voce. Lo studente [...] concluse così la [...] straordinaria perora-zione, e poiché [...] tacere sbalorditi, lui a [...] volta si confuse, balbettò [...] tutti la mano, poi fece dietrofront e [...]. Ma io nel frattempo [...] per lui un avvenire di succes-si clamorosi, [...] lumi-nare [...]. E [...] ora lì, dieci anni [...] ridotto a correggere le bozze per tirare [...] oggi in una strana confusione. Che significa tutto ciò? La [...] mi rivedo [...] in sogno: se ne [...] bordo del mio letto e dietro a [...] pure il cantore di [...]. Nessun progresso per nessuno, [...]. Il tempo è immoto, [...]. E per lo sforzo [...] bagnato di sudore, come in [...] soffocante notte indiana. Giampiero Comolli Il cantore [...] I volti e le ombre [...] paesaggi italiani DA [...] su queste pagine un racconto. [...] con la «novella per [...] tradizione delle terze pagine italiane. Si tratta di conci-liare [...] della lettura con quelli veloci della no-tizia. Negli [...] anni abbiamo più volte seguito [...] strada, ogni volta tematizzando il [...] di rac-conti da [...] alla lettura. I risultati (abbiamo messo [...] narratori su queste pagine, e non solo [...] ci ha indotto a riprovare: e abbiamo [...] a descrivere paesaggi, cioè a [...]. A scrivere abbiamo chiamato romanzieri [...] gene-razione di mezzo, (fra i trenta e i [...] né classici né [...]. Dopo Giampiero Comolli ci [...] Romana Petri, Manlio [...] Luca [...] Claudio Piersanti, Francesco Piccolo, Vito Teti [...] Massi-miliano Governi. /// [...] /// A illustrare i testi [...] alcuni arti-sti (a propria volta della generazione [...] han-no realizzato disegni, chine, acquerelli per [...] che [...] del prossimo anno saranno [...] mostra. Dopo Maurizio [...] sarà la volta di Mariateresa Sartori, Tiziano Campi, Andrea Chiesi, Pierluigi Fresia, Massimo [...]. /// [...] /// Dopo Maurizio [...] sarà la volta di Mariateresa Sartori, Tiziano Campi, Andrea Chiesi, Pierluigi Fresia, Massimo [...]. (0) (0) ![]()
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