Iva capo-reparto andò a [...] che non si lavorava. Il direttore socchiuse gli [...] disse di tornare giù a sorvegliare che [...] di strano. Poi, lasciata la scrivania, [...] finestra e, come soprappensiero, domandò : « C'è [...] che ha organizzato la còsa ? » Non [...] in faccia. Lei attese, come incerta, [...] quando lui si volse a [...] : « Due o [...] da dire stamattina, appena entrate. Ma non sono sicura [...] alle loro compagne. [...] aggrottò gli occhi : [...] Non cominciamo con i dubbi. Voi lo avete sentito [...] parlavano. E perciò fuori i [...] tre ». Iva donna serrò un [...] e infine le aprì mormorando : « Si, [...]. La donna uscì e [...] alla scala [...] e, scendendo i gradini [...] incespicò due o tre volte. Quando fu davanti alla [...] battenti del salone guardò attraverso la finestrella [...] scorse tutte le lavoranti in piedi, ognuna [...] di lavoro, ma immobile. Spinse la porta ed [...]. Nel salone non [...] mai stato un silenzio [...] quelle ventisei donne in camice nero ferme [...] statue. Un disagio improvviso si [...]. Non sapeva che fare : [...] o star ferma, dire una [...] o tacere. I mucchi di tabacco sul [...] attrassero il suo sguardo, quasi a [...] una distrazione. Gli occhi aperti e [...] donne le davano fastidio. O un senso di [...]. A che pensavano ?Fece [...] accanto ad Elena Nardini. Iva fissò, quasi a richiamare [...] attenzione. Ma gli occhi [...] della donna non si [...] verso qualcosa di misterioso ch'era sulla parete. Elena Nardini non aveva mosso [...] occhi, pareva stesse guardando la capo-reparto, ma sugli occhi [...] come addensato un velo. E ancora, stupita : « [...] davvero così, quegli occhi piangono [...]. Ed era vero. Tutti gli occhi delle [...] tristi. Ma solo negli occhi [...] Elena Nardini, spuntavano le lacrime, luccicanti. Oramai guardava attraverso la [...] occhi [...] laggiù, fino nel cielo, [...] saluto di suo Marito, quel giorno che [...] giù [...] al quinto piano, dove [...]. Un saluto così allegro [...] mattino, mentre lei gli consegnava la colazione, [...] e lui baciava i bambini ancora nel [...] al lavoro. Povero, caro, Carmelo. La capo-reparto le passò [...]. Ma lei non vide [...]. Suo marito non aveva mai [...] che sarebbe morto così giovane. Parlava sempre della [...] vita come se dovesse [...] lunga. E le parlava spesso [...] cose sarebbero cambiate per il meglio e [...] sempre, e le avrebbe dato una casa [...] e i balconi. E lei avrebbe coltivato [...] vasi colmi di terra, sui balconi. Così, nel [...] quella mattina ultima era tanto [...]. Come era allegro quando [...] Primo [...] usciva di casa per andare alla festa, [...] : « Vorrei essere a Mosca, stamattina. Vorrei passare davanti al [...] Stalin [...]. E quando al cinema Corallo [...] documentario sovietico sulla festa del Primo maggio [...] Mosca, [...] ce la portò con tutti i tre [...]. E tanto gli piaceva che [...] rideva a [...] contento così. E così lei aveva [...] Stalin, [...] quel documentario. [...] visto bene, a colori, [...] salutava i bambini che passavano davanti a [...] operai, e le donne, nella piazza rossa [...] Mosca. Così [...] a [...] e sorridere, calmo calmo, proprio [...] un vecchio padre ad una festa della [...] famiglia. Prima lo aveva visto [...]. La capo-reparto passeggiava davanti [...] le guardava ma nessuna di esse badava [...]. Restavano tutte così, ferme, [...] di tristezza negli occhi. La capo-reparto osservava Elena Nardini [...] senza avere il coraggio di curiosare apertamente. Le lacrime sulle gote [...] le parevano la cosa più inattesa e [...] quella donna dalla faccia indurita, che non [...] un momento di debolezza in mi anno, [...] lì dentro. Elena Nardini ora continuava [...] : « Perchè [...] morto ? » E [...] Carmelo. Ma [...] come un nodo nel [...] di difficile a sciogliersi, un ricordo che [...] torturante. ///
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Ma [...] come un nodo nel [...] di difficile a sciogliersi, un ricordo che [...] torturante.