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Interrotti gli studi nel [...] a combattere nel Montenegro, fu poi internato [...] Germania; [...] in Italia, passò nelle file partigiane. Nel dopoguerra [...] diversi mestieri, tra cui il [...]. Giornalista, scrittore, redattore editoriale, Della Mea [...] nel 1953 con un lungo racconto. Vita da Tobia, la [...] facchino alla periferia di Milano, scritta con [...] tra umoristico e [...]. Nel 1958 usciva nei [...] Il colonnello mi manda a dire. Disegno di Gennaro [...] ESTATE così lunga e [...] più vecchi la ricordavano. [...] ormai, se non capitava una [...] . Le olive, invece, avevano [...] siccità, ed erano piccole, magre e rare. Ma non ci preoccupavamo [...] si erano colte olive da novembre [...]. La pausa di un [...] tutto sommato ci conveniva. Mi stirai nel letto [...] di alzarmi e il rimpianto di [...]. Il sole doveva essere [...] un bel pezzo perchè la fronda dell'ulivo [...] della mia camera, da argentata che era, [...] color del piombo e si muoveva più [...]. Avevo [...] e le ore [...] rubavano ormai il tempo alla [...]. Del resto perchè [...] A-vevo da badare solo a [...] stesso. Misi i piedi in [...]. Giù in sala Ines [...] regolari la macchina delle maglie. Al paese era ormai [...]. In meno di [...] i tempi erano cambiati [...] notte. O viceversa, a seconda [...] ognuno. Trent'anni prima si tessevano [...] asciugamani con il lino e la canapa [...] e si stipavano negli armadi [...] con fa-scetti di spigo. Gli armadi non bastavano [...]. Ma per le donne [...] famiglie era un titolo di prestigio, forse [...] gli armadi pieni. Ora si fabbricavano maglie [...] pagamento. La macchina doveva essere [...]. Ines lavorava alla macchina [...] sera. Era una lana da nulla, [...] come può scaldare una fiammata di trucioli, e produceva [...] polvere che si posava dappertutto, fino in camera mia. Ma senza quel lavoro [...] sarebbe morto. Sarebbe morto adagio, consumandosi [...] succede alla maggior parte degli uomini che [...] Succedeva a me. E anche a Ines. Ma lei aveva dieci [...] me, a [...] la vedovanza non ha [...] la gaiezza e se c'è la voglia [...] solitudine non si sente. Cosi avevo ceduto volentieri [...] delia mia sala a Ines [...] il suo lavoro di maglieria. In cambio Ines mi [...] mi rifaceva ti letto e mi lavava [...]. Ma il guadagno migliore [...] in casa una persona che si muovesse, [...] ogni tanto, come faceva Ines con la [...] disco antico. Aveva un viso largo [...] ti suo corpo ormai ingrassato ma ancora [...] Gli [...] erano quasi sempre assenti, impegnati a seguire [...] macchina per [...] di piccolo, lento ma [...] da noi [...] da ragazzi e che [...] a ben poco, aiuta ad [...] vecchiaia e, se non [...] la prospettiva [...]. Ma quando li [...] posava su di me gli [...] grigi [...] si scaldavano un poco con [...] punta di malizia : [...]. Mi guardava mangiare [...] "o accendere [...] nel camino [...] o i fornelli (la [...] non [...] voluta, è troppo da [...] la testa. La tenerezza, si sa, chiama [...] quasi quanto [...]. Ai primi approcci [...] un braccio sulle spalle, una [...] di mano, una volta perfino un pizzicotto su una [...] lei si era schermita. Ma alla fine mi [...]. Si era accorta, quella [...] avevo il viso duro e serio come [...] la gente per avere ragione. Allora era sbiancata in [...] come rimpicciolita. Da allora, ogni tanto Ines [...] me. Bastava che la prendessi [...]. Ma ormai quel gelo, [...] prima volta erano scomparsi. Ora, magari, scuoteva il [...] e diceva:« Eh. Eravate già un uomo [...] giocavo ». Della gente non [...] tanto se voleva spettegolare, [...] Io [...] che Ines venisse ogni giorno soltanto per [...] di un uomo [...] di un uomo ancora [...] vent'anni com'ero io [...] non lo avrebbe creduto [...]. Del resto, la compassione [...] disgrazie era più grande del piacere della [...]. Solo il pievano, una sera, [...] aveva [...] E se ve la sposaste? [...]. Non avevo legami di [...]. /// [...] /// Potevo perciò [...] il riguardo di una confidenza. Ines si affacciò [...] di camera con il bicchiere [...] caffè. Sorseggiai il caffè contento [...] piacere, poi posai il bicchiere sul comodino, [...] e mi avviai verso la scala. Ines, intanto, tirava su [...] mio letto. Avrei dovuto cominciare a [...] terra, con tutto quel sole, era divenuta [...] sasso. Che aspettasse pure. Un tempo sarebbe stata [...] cosi, mentre gli altri già vangavano in [...] per il grano o scavavano le fosse [...]. Ma a vangare, ora. Gli uomini che non [...] al lavoro delle maglie erano scesi già [...] mezzadri in lesta. Il grano sul monte [...] seminava più nessuno. I castagni morivano uno [...] al loro posto avanzava ti bosco con [...] le acacie in avanscoperta. Ancora pochi anni, e [...] soffocato le viti e [...] lassù. Non era il caso [...] come facevano i più vecchi: se la [...] tempo per dissodare il monte [...] necessaria per procurarsi il [...] lo era più. Si voleva piangere sulle [...] si vangava ancora per [...] e per il vino, [...] un po' [...]. Di più no, sarebbe [...] convenienza. Era già molto se [...] vecchie di perdere ore attorno ai filari [...] alla vacca nella stalla: il prezzo dei [...] latte non compensavano quella passione, e di [...] più bisogno. Bastava spargere fra gli [...] di una lanetta che non era certo [...] usata per fabbricare le maglie. Ai vecchi un tempo una [...] di terra senza una pianta pareva sciupata. Avevano sempre pochi soldi, [...] doveva provvedere a tutto. Ora i fichi, le [...] le mele marcivano per terra, dopo essere [...] in poggio. Certo, se i vecchi [...] che la vanga un giorno sarebbe diventata [...] i poderi in altro modo e. Ma in poderi fitti [...] in scalinate di poggi, divisi fra i [...] intrico di viottoli, muretti, querce e cipressi [...] un trattore? Così, quando [...] accorgersi, a parte la differenza nella fatica, [...] col trattore non ci può competere, si [...] dei mobili, si fanno le valigie e [...] per sempre. I giovani almeno, non [...]. Ormai io resto a [...]. Anche se fossi ridotto [...] nera, non potrei andare via. E se mi porteranno [...] Ines non lo permetterà) quando non sarò [...] allacciarmi le scarpe, lascerò detto che tornino [...] per seppellirmi [...]. Come non puoi contare [...] che sono in cielo, cosi al mio [...] possono contare tutti gli ulivi. Partono dal monte, sotto [...] boschi, e coprono tutta quanta la terra [...]. Dalia cima del monte [...] squarci di tegole. Per far sapere che [...] accendere i camini, cosi si vede il [...] questo il nostro campanile e alto e [...] torre di guerra, e ha una campana [...] fonda e larga come quella del frate [...] fa il basso da solo per [...] di D:o. Se una mano sola [...] gli ulivi, soltanto quelli (quelli e le [...] il vino [...] è amaro), allora si [...] vivere sulla terra, anche i giovani. Ma è una idea [...] il fumo dei nostri camini. Bisognerebbe abbattere poggi e [...] le piante che non servono più. E" un lavoro che [...]. Ma per [...] bisognerebbe cancellare viottoli e [...] le proprietà e soprattutto il contadino dal [...] dalla famiglia. [...] dovrebbe capire che tanto, [...] ritrova uniti al cimitero, uno alla volta, [...] stare uniti in vita, tutti insieme. Ne parlai al pievano [...] primi giovani partire per sempre. Il pievano, forse per un [...] passa più tempo nel campo [...] in chiesa, e per le api e il miele [...] una passione di alta qualità. Ma quella volta mi [...] prete o come un proprietario di quelli [...]. Pensavo che potesse preoccuparsi [...] della diminuzione delle « anime » nella [...]. Alla fine, quando tutte [...] » fossero emigrate o morte, anche la [...]. Ma lui mi disse:« Viviamo [...] con quel che abbiamo, il tempo che Dio [...] donato ». Non ci pensai più. Per [...] come la mia ci [...] pazienza e molta gioventù. Io, ormai, ero vecchio [...] quel po' di pazienza di cui sono [...] per vivere e per la caccia. /// [...] /// La stagione era cominciata [...] ma io non mi ero ancora mosso. Non avevo voglia di [...] capannello per poi sentire solo il canto [...]. Del resto, a consigliarti [...] dei più giovani che non resistevano alla [...]. A chi sparavano tanto [...] A qualche rondine al mattino e a [...] sera, con [...] di un passerotto quando [...] proprio prodiga. Esercizi che vanno bene [...] un padre a pagarci le cartucce. Ma quel mattino gli [...] più fitti e frequenti. Siamo un paese di [...] può eccedere magari nei gesti e nelle [...] nulla! Prestai perciò fede ad Antero [...] alla bottega, mi disse che « un [...] e di merli così fitto e in [...] era mai visto, soprattutto di merli ». Dietro il giallo del [...] gli brillavano come per un avvenimento eccezionale. Presi il pennato e [...] della cintola. I ramoscelli di ginestra [...] avevo colti e preparati da tempo. Il cane si era [...] mi veniva dietro. Ma quando capi dove [...] corse [...] e si mise a far [...] salti, le feste e le cerimonie di [...] ». Era un cane giovane, [...] che avevo dovuto sparare perchè aveva una [...] e moriva a poco a poco. Chiamavo Black anche questo: per [...] lo avevo provato [...] era abile ma non sapeva [...] e chissà se avrebbe imparato mai. Il mio primo Black [...] uccello per un chilometro e anche più. Un cane come quello [...] ma lo avevo perduto. Era un altro dei [...] mi avrebbe pagato. Il capannello era in [...] querce che. Con la falce avevo [...] rovi fra piccoli viottoli, por il passaggio [...] del cane. II capannello era un [...] paglia, con i pertugi per spiare il [...] alberi, puntare il fucile e sparare. Lo avevo [...]. Proposito vano: appena cresciute, [...] falciato le fronde per i conigli, e [...] era quasi allo scoperto, troppo per [...] dei tordi, dei sasselli [...]. Perciò, alcuni giorni [...] rami di quercia, e li avevo ammucchiati [...]. Anche la paglia aveva [...]. La ripresi a bracciate [...] per tutto [...] del capannello, [...] al giunco di sostegno [...] ferro. Poi sistemai le frasche: [...] vedere la paglia, il capannello doveva apparire [...] come ima macchia di verde, un cespuglio [...] altri sul quale, magari, fiduciosamente posarsi quando [...] di gabbia lo avessero chiamato, per amore [...] non so. Entrai nel capannello e [...] «cucire» le fronde alla paglia. Passavo i ramoscelli di ginestra [...] la paglia per [...] parte e [...]. Dovevo entrare e uscire [...] spesso non trovavo il capo della ginestra [...] paglia. Il Sole stava per [...] là oltre i monti, e la luce [...]. Era il momento che [...] delle cose colorate e scaldate dal sole [...]. Il verde del bosco [...] linea dei monti netta. Si sapeva che [...] atto di vita non [...] lungo, si sarebbe ripetuto ogni giorno di [...] stato sempre breve, come [...] che ci appartiene e [...] ero cosi sicuro da [...] stanco. Me [...] immaginavo non di ventotto [...] ne avrebbe avuto se fosse vissuto, ma [...]. Alto com'era, sarebbe arrivato [...] fin quasi alla cima del cono. Mi pareva di [...]. E magari si sarebbe [...] movimento da nulla nel bosco, pensando trepido [...] alla lepre o a un qualsiasi eroe [...]. /// [...] /// A quel tempo ero [...] India, [...] un campo di concentramento. Da morto, anzi, non [...] vedere più nessuno, e neppure [...] madre avevano visto. Sotto la casa distrutta [...] si erano ritrovati che i loro « [...]. La casa era in [...] metri dal capannello. [...] rimasto un pezzo di [...] e ci correvano le [...] che il bosco avanzava ci avevano visto [...]. Non ci salivo mai apposta, [...] davanti non mi diceva nulla. Non ricordavo mai Anna e Franco in scene complete di vita. Solo a tratti sentivo [...] sarebbe stata fatta meglio se a farla [...] al mio posto ci fossero stati loro. /// [...] /// Come ora al capannello. O come quando rumavo [...]. Non ero molto abile [...] polenta, e cosi, davanti al fuoco, con [...] sorprendevo a guardare la mia mano come [...] mano di Anna. Allora mi sbrigavo con la [...] energia. Black continuava a fare [...] fra 1 rovi e [...] a strappi e a [...]. Se bastasse quello per [...] anzi per vivere: quattro capriole si possono [...] età e dinanzi a qualsiasi pubblico. Questa libertà c'è consentita, [...] c'è perfino un abuso perchè il [...] genere è sicuro. Legai le ultime querce [...]. Era quasi notte, ormai, [...] valle le luci di qualche casa e [...] automobili che correvano nella strada nel fondovalle. Mi parve di [...] fatto un buon lavoro, avevo [...] una specie di grotta verde. Gli uccelli, ora, non [...]. Pensai che un lavoro [...] anche [...] bomba che [...] aveva sganciato di notte [...] la mia casa. Aveva distrutto proprio tutto. E forse per sbaglio [...] per nessun nemico al mio paese [...] stato e [...] qualcosa di valido da [...]. Io, invece, avevo lavorato [...] vedere il risultato del mio lavoro, mi [...]. A Franco sarebbe piaciuto [...] feste come questo, e non come il [...] Black [...] era quasi sempre serio sul lavoro, come [...]. Con il pennato cimai [...] sporgenti che mi avrebbero impedito la vista, [...] cane e me ne andai. Mi alzai alle quattro, [...] quasi pulito ma con una brezza leggera [...] per gli uccelli. In cucina scaldai il [...] qualche boccone di pane al cane. Poi allacciai la cartucce-ra. Avevo due tordi, tre [...] merli, ma solo uno dei merli finora [...] doveva: se fossi stato un merlo libero, [...] subito. Era come con Ines, [...] sempre, ma in due qualche volta si [...]. Giunto al capannello sistemai [...] in ordine sparso, alle querce vicine. Mi muovevo adagio e. A regola, anche gli [...] qualcosa del genere, ma in ogni momento [...]. A loro toccava la [...]. Mi sistemai nel capannello, [...] e la schermai con la mano. Potevo [...] sapevo di avere una breve [...]. Gli uccelli in gabbia, [...] a provare la voce e a guardarsi [...] a familiarizzare [...] con il primo chiarore [...]. Al primo richiamo del [...] subito e feci scivolare il fucile verso [...]. Mi era parso di [...] di risposta, ma proprio vicino. Ma sarebbe stata questione [...]. Intanto, qua e là [...] si levavano i primi spari di altri [...]. Fu allora che di [...] cominciò a salire, a crescere, ad allargarsi [...] aeroplani: dapprima un rombo uniforme, logorante, poi [...] e lacerante. Non li avevo mai uditi [...] di allora, doveva essere una rotta nuova. Il fischio cresceva n [...] e ora vedevo le loro luci mentre [...] gli alberi e passavano sui ruderi della [...] ogni cosa con il loro rumore. Li vidi quasi sopra [...] appena sotto di loro, come piccoli satelliti [...] uccelli volavano da un albero [...] da un cespuglio [...]. Sparai una cartuccia dopo [...] la velocità di un fucile automatico, mirando [...] avrei fatto quella notte, vent'anni prima, se [...] mentre Anna e Franco morivano. Smisi quando mi accorsi [...] si perdeva a valle, in una scia [...] innocua, al di là [...] cerchia di monti. Il cane correva, frugava [...] il silenzio era strano, teso. Il merlo in gabbia [...] piena gola e le querce stormivano come [...]. Avevo in fronte e [...] ghiaccio, il fucile mi pesava, mi mancava [...] buco. Uscii dal capannello. Vidi per terra, là [...]. Ce ne dovevano essere [...] la caccia per me era finita portando [...] i miei morti. Il bosco finiva in [...] da un poggio di viti. La prima luce del [...] sui filari ingiallendo [...] ancora umida. [...] sul poggio, slacciai la [...] adagio il fucile a uno dei pali. Poi staccai un grappolo [...]. I] frutto era fresco, [...] guancia. Una nuova giornata era [...]. Sarei [...] so a casa a [...] di castagno che avevo ammucchiata per [...]. Ma ora volevo [...] stare ancora un poco [...] non lontano dalla mia casa, [...] finire [...] Della Mea Leonardo da Vinci Leonardo Sciascia FESTE RELIGIOSE IN [...] di F. [...] saggio volterriano e una fotografica, [...] rappresentazione del « modo di essere [...] religioso dei siciliani pagine 224, [...] fotografie. /// [...] /// [...] saggio volterriano e una fotografica, [...] rappresentazione del « modo di essere [...] religioso dei siciliani pagine 224, [...] fotografie. (0) (0) ![]()
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