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E ci sono i [...] (a morte) il compagno di scuo-la troppo [...]. [...] chi non cede mai il [...] a sedere in autobus e [...] chi picchia la moglie. Cattiverie grandi e piccole [...] no-stra vita e, spesso, le pagine di [...]. Siamo cattivi? E perché? Chi [...] professore Vittorino Andreo-li può parlare di cattiveria? Lo [...] autore tra [...] di [...] della [...] ha infatti seguito il [...] dei giovani più cattivi [...]. È stato infatti consulente [...] nel processo a Pietro Maso, [...] ragazzino che [...] del [...] uccise i genito-ri, con la [...] di due amici, per [...] comprare [...] nuova. Lo ha studiato due [...] notte, lo ha sottoposto a decine di [...]. [...] che non differisce dalla cattiveria [...] a noi. Era quello che se [...] la giacca blu, se la met-teva rossa. E la madre comprava la [...] per [...] fare, così rispar-miava. Era il capetto di un [...] amici, [...] non pagava [...] alla [...]. [...] bisogno di 52 milioni [...] quella [...] che aveva il poliziotto [...]. Pietro Maso è una perfetta [...] di questa so-cietà». Allora, professore Andreoli, [...] «I termini cattivo e [...] etiche che [...] parte della psichiatria perché [...] alcuni, morali per altri. La psichiatria, semmai, parla [...] invidia. Fatta [...] non [...] dubbio che di cattive-ria ce [...] molta, nel [...]. [...] «Ha più fonti, che [...] la frustra-zione, che in questo [...] storico è enorme, il potere e [...]. Queste sono le tre [...] cosiddetta catti-veria. Un cattivo, in genere, [...] è colui che deve subi-re, che non [...] questa [...] frustrazione con persone con [...] può permettere di in-fierire. La cattiveria è sempre un [...] vigliacca». Vogliamo approfondire il [...] che fa accumulare comporta-menti [...] ma che non [...]. [...] è una specie di debito [...] subire che a un [...]. Ed è un problema [...]. La frustrazione è am-piamente [...] società non dà un ruolo, appiattisce, adombra, [...] piccolo protagoni-smo, che invece è fonte [...]. [...] «Quando parlo di potere intendo [...] so-stantivo, non il verbo. E cioè potere come [...] e non per altre ragioni; ti schiaccio [...]. È una malattia che nessuno [...] anzi viene adulata. Il potere, e soprattutto i [...] spiegano molto perché [...] questa voglia di dire [...] ti faccio del [...]. /// [...] /// [...] è una corsa continua per [...] di qualcosa che, appe-na avuta, non ha più valore. E [...] diventa [...] che quello abbia, allora è [...] che nessuno [...]. E anche [...] viene pesantemente fomentata da [...]. Eppure, si parla tanto [...] di buonismo impe-rante. Credo sia peg-gio della [...]. Perché se la cat-tiveria [...] attraverso le sue fonti, il buonismo è [...]. /// [...] /// Presentar-si come dei buoni [...] per colpire con maggiore vigore. Se lo aspetterebbe, lei, [...] malvagia? In questo senso, al di là [...] buono è peggio [...]. Insomma, non si salva [...] «Oggettivamente, [...] mol-te spinte a essere cattivi, e il [...] veste. Anche storica-mente, guardiamo cosa [...]. Prenda, ad esempio, le [...] risolvono sempre tutto con un ecumenico [...] diciamo di sì! Oppure pensi alle spinte [...]. [...] il tampone che impe-disce [...] che non permette che emergano i diritti [...]. Ed è la poli-tica [...] del pensiero cattolico. La politica [...]. Ma non crede che [...] un alto costo sociale, [...] dominato dalla società. La nostra società è [...] per dominare i cattivi e non prende [...] impedire che si diventi cattivi. Nessuno, ad esem-pio, si [...] del perché i giovani sono violenti, del [...]. /// [...] /// Ma la rivoluzione non [...] né cattiva. È qualcosa che [...]. Allora la cattiveria si [...] «Indubbiamente viviamo in un mondo nel quale la [...] più diffusa, in cui non si fa [...] il potere, e magari [...] in autorevolezza, né per [...]. Basta sedersi davanti alla [...] dieci spot pub-blicitari. Viviamo in una società che [...] il successo come un valore. La cattiveria è solo [...]. Credo che per difen-dersi [...] in-nanzitutto molto criti-ci nei confronti del po-tere. A livello sociale, bisognerebbe [...] del quotidiano e un senso del gruppo, [...] una comunità. Il buonismo, invece, si [...] giustizia. Come psi-chiatra [...] di modificare la società. E io credo [...]. Stefania Scateni Cattivi diventa si [...] Vincent [...] in una scena de [...]. A sinistra, [...] di Max Ernst FRANCO MARESCO «Il nostro cinismo? È una cura per [...] che si finge [...] Frustrazione, invidia, potere Ecco le [...] della crudeltà Sgradevoli noi? Sgradevoli siete voi». Franco Maresco gioca al [...] lo «sgradevole» di cui si è fatto [...] insieme a Daniele Ci-prì, delle «strisce» di Cinico [...] dei due film «Lo zio di [...] e «Totò che visse [...]. Il regista più sgradevole [...] («Totò» [...] stato censurato preventivamente e poi ria-bilitato, aprendo [...] che ha portato alla [...] abolizione), comunque, ci scherza [...]. E, aggiunge, lo spiacevole, [...] repellente, so-no necessari nella società di oggi [...] anni passati. Che non ci sia [...]. Non bisogna essere a [...] controcorrente e anticonformisti. E comunque chi pensa [...] testa è sempre stato visto come sgra-devole. In questo periodo storico [...] è in atto una rimo-zione totale, diventa [...] parla della morte, della ma-lattia, chi si [...] stupido [...]. Il cinismo rimane la [...] «In [...] certo senso sì. [...] di oggi è in [...] contrario dei buoni senti-menti. È un paese ipocrita [...]. In cui [...] persino la sgradevolezza programmata, quella [...] a tavolino di fare i cattivi maestri. Ma se parliamo di [...] lo sono stati in passato, che so, Ennio Flaiano [...] Pier Paolo Pasolini, beh, [...]. [...] nessuno capace di guardare le [...] con quel pessimismo alto, pungente, intelligente, con quel cinismo [...] aveva alla [...] base [...] così for-te». E [...] non poteva non ca-dere [...] legata alla coppia di registi. Su un film che [...] dibattito sulla censura non [...] stata alcuna cu-riosità, il [...] nessuna intenzione di confrontarsi con [...] diverso. [...] la sinistra (che invece [...] neorealismo ha aiutato non poco quegli [...] che nessuno an-dava a [...]. Qual è [...] a questo pessimismo? «Mi [...] -ri-sponde Maresco -, quando [...] di fronte al [...] avvisa di un incendio [...]. E tutti ridono. Come [...] mi immagino che la fine [...] mondo arriverà così, con una risata di imbe-cillità. Per quanto mi riguarda, spero [...] avvenga. E nel frat-tempo cerco [...]. Piano [...]. E [...] sentire protagonisti» LA «CURA»? «Essere [...] confronti del potere e dei valori che [...]. Esigere giustizia, non elemosina» IL LIBRO Il «Manuale» di Carlo Bordini. Un pamphlet ironico sui vizi [...] nostra èra Come rendersi antipatici. Fino [...] ci insegna a diventare sgradevoli [...] a «scomparire» in una quieta depressione. E fra le righe [...] di Musil. Tariffe di abbonamento Italia Annuale Semestrale [...] numeri L. Via Bettola 18 -20092 Cinisello Balsamo (MI) Tariffe pubblicitarie A [...]. /// [...] /// Direzione Generale: Milano 20124 -Via Giosuè Carducci, 29 -Tel. /// [...] /// Sede Legale: 20123 MILANO -Via Tucidide, [...] bis -Tel. /// [...] /// Roma -Via Carlo Pesenti 130 [...] Industria Poligrafica, Paderno Dugnano (Mi) -S. Statale dei Giovi, 137 [...] S. Almeno negli animi degli [...] i passaggi temporali, i con-fini, come ulteriori [...] propria esistenza. Forse è per questo [...] li-bretto ironico come il «Manuale di autodistruzione» [...] Carlo Bor-dini vengono in mente due auto-ri di confine, [...] Robert Musil e Robert Walser. Bordini ci spiega, passo [...] «Manuale» costruito alla ma-niera degli [...] che [...] ha esportato anche in Italia [...] di esercizi per comple-tare il percorso), come [...] prima cattivi e sgrade-voli verso gli altri, [...] sgradevoli verso se stessi, fino a «scomparire» [...] de-pressione, in una spenta «co-scienza di sé [...]. E fa-cendo questo ci [...] di noi, in questo strano mondo postmoderno [...] molto crudele, diventiamo crudeli con gli altri [...] stessi. E nel no-stro senso [...] persino di «farci patate». E allora, il fantasma [...] Walser -che il suo senso di inade-guatezza nei [...] lo pagò con il manicomio -compare, benevolo, [...] qualità di un buon servitore, di un [...] annulla (e si rea-lizza) nel servire gli [...]. Uno de-gli scopi [...] se-condo Bordini, infatti, è umani-tario. Scrive: «Nessuno può [...] di notare [...] nobiltà che è insita [...] alla propria distruzione. Una persona felice assorbe il [...] di una persona triste. Tutte queste considerazioni devono [...] non solo come il [...] tranquillità, ma an-che come il modo migliore [...] servizio agli altri, co-me, cioè, [...] di una per-fetta socialità». E così, allo stesso [...] più corposo Musil compare a suggerire che [...] da Bordini è un uomo sen-za qualità [...] un Ulrich postmoderno che, va-namente impegnato a [...] della propria esistenza, ri-mane schiacciato fra la [...] sociali [...] alla ricerca di denaro [...] maniacale cura di sé, [...] a modelli sempre più [...] quotidiana e le proprie normali esigenze, i [...] pro-pria idea della qualità della vita. Tutti noi amiamo gli onori, [...] successo, [...] anche chi ama il potere [...] la ricchez-za; e quanti di noi potrebbero afferma-re di [...] godere [...] Ma il mon-do non è [...] di eroi». Ma [...] è proprio la cura [...] Sì, [...] prendiamo alla lettera Bordini quando dice «distruggersi [...] giusto, ma può essere anche foriero di [...] di sé, ed appagare le nostre aspirazioni [...]. No, se paragoniamo il [...] «Manuale» [...] un altro ma-nuale, quelle «Istruzioni per ren-dersi [...] psichiatra Paul [...] scrisse usando il paradosso [...]. Perché è un senso [...] prende leggendo alcuni passi. Ad esempio, «come essere [...] amata» o «come sentirsi dalla parte del [...]. Perché [...] si diverte a fotografare [...] che spesso assalgono i po-veri mortali e [...] come il riflesso di uno spec-chio deformante. Bor-dini sa essere crudele [...] molta ironia, alcuni vizi, o vezzi, propri [...] noi: non esse-re mai contenti di quanto [...] perdere [...] per riprendere chi ci [...] di [...] fondare la propria vita [...] che sul desiderio. E nonostante [...] esplicitata [...] nelle prime righe del libretto [...] una volut-tà nel distruggersi: questo [...] noto. Io non voglio investigare perché; [...] non vuol essere [...] filosofica. Vuole essere [...] pratica»), il suo manualetto è [...] filosofica sul male di vivere [...] persino, un [...] di critica sociale. Il suo particolare Nirvana [...] su come sopravvivere al terzo millennio, alla [...] codificati, ai morbi di questa era che, [...] malattie di autodistruzione. [...] infine, da ricordare il [...] «Manuale di autodi-struzione». Soprattutto nella spiegazione pedissequa [...] compiere per giungere [...] (come odiare, come alienarsi [...] colleghi di lavoro, come diventare antipa-tici. Vien voglia di pensare [...] abbia preso spunto da [...] come [...] and [...] il cattivissimo duo a [...] spopo-la su [...]. E, invece, ha solo [...] per strada. Manuale di autodistruzione di Carlo Bordini Fazi Editore [...] 14. /// [...] /// Manuale di autodistruzione di Carlo Bordini Fazi Editore [...] 14. (0) (0) ![]()
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