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[...] chi invoca [...] chi chiede la chiusura dei [...] e dun-que anche della nostra capa-cità di capire. Di capire, per esempio, [...] dono che [...] di tanti emigranti è stato [...]. New York non ha [...] cultura della chiusura e [...]. Noi non ab-biamo mai dimenticato [...] ha fatto grande questa città. Perciò ci siamo opposti [...] anno contro gli immigrati [...]. Misure che ci sono [...]. Ci siamo fatti senti-re [...] revi-sioni e cambiamenti impor-tanti per proteggere gli [...]. La diversità etnica e [...] New York lo sappiamo [...] ricchez-za. Non va solo protetta, [...]. Il contributo che questa [...] dalla diversità è enorme. In-novazione e nuove idee [...] delle volte con i [...] venuti. E il contri buto [...] capacità di capire dei bambini è eviden-te. Non vedo alcuna ragione [...] dire che il bene-ficio grandissimo che noi [...] non possa essere un grande arricchimento anche [...]. Scuole pubbliche, scuole priva-te. Ma questo non vuol [...] stato ha il monopolio della formazione scolastica. Non si-gnifica che il [...] privato non possano arric-chirsi a vicenda. Il fatto è che [...] la responsabilità di educare ciascun bambino. Nessuna società è rispettabile [...] il diritto alla formazione umana e cultura-le [...]. Il nostro fu-turo tecnologico [...] che sono a scuola adesso. La responsabilità rica-de sulla [...]. Ma [...] può venire del-la scuole [...] passare al sistema formativo pubbli-co, a beneficio [...]. [...] a New York abbiamo [...] migliorare tutti i tipi e tutti i [...] bambi-ni, insegnanti, ambienti, pro-grammi . Le nostre scuole pubbliche [...] migliori. E persino le meno [...] se stesse. Ho preso un impegno con [...] città e le sue scuo-le. Un computer per ogni stu-dente [...] duemila. Sono orgoglioso anche di [...] in-crociati. Per esempio ha dato [...] tra-sferito 1000 studenti che an-davano male nelle [...] alcune scuole parrocchiali, sostenute da do-nazioni private, [...] a questi ragazzi diffi-cili ben altra cura. Io rimango flessibile sulla [...]. La cosa impor-tante è dare [...] meglio ai più giovani». Negozi e iper-mercati, chi vin-ce? [...] stata una forte crisi a New York, per anni. Un clima ostile agli [...] barriere e ostacoli burocra-tici. Troppe regole, troppe tasse [...] allo svi-luppo. In questo modo abbia-mo [...] lavoro, così tanti che non li abbiamo [...] tutto. [...] che altre città han-no profittato [...] nostri errori. Grandi aziende se ne [...] tante altre hanno scelto di non insediarsi [...]. Ancora ho dovuto impegnar-mi [...] simile dan-no. Come? Cercando di indi-viduare [...] ca-paci di portare lavoro. Lo ab-biamo fatto abbattendo [...] rimuovendo tonnella-te di burocrazia. Risultato, le aziende sono [...] New York è tornata ad essere la ca-pitale [...]. Mi lasci di-re: dei [...]. Voglio di-re, non solo [...] nascita di [...] im-prese, nuova tecnologia, [...]. Il lavoro si moltiplica [...] negozi si moltiplicano. [...] un proble-ma che non credo [...] solo della mia città. Possono le grandi [...] convive-re col piccolo commercio [...] strangolano? Vedia-mo gli [...] degli [...] e degli altri. Nessuno può dar-mi un [...] accurato come il piccolo ne-gozio. Ma il grande centro [...] consu-mo. Invita i cittadini a [...] città. Ho dato molto peso [...] respiro della vita com-merciale. Da sindaco devo di-fendere [...] la qualità della vita nei quartieri, senza [...] centri di distribuzione. Noi abbiamo fatto così: [...] regole precise [...] e sulla crescita dei [...] che facciano buoni affari sen-za eliminare i [...]. [...] una rete di incoraggia-menti e [...] per la picco-la impresa, per il negozio di famiglia. Soprattutto sgravi fi-scali, prestiti [...] uffici della città che si fanno carico [...] parte burocratica, legale, giu-ridica che le piccole [...] accollarsi. In-somma è una questione di [...] intelligente. In una città che [...] e piccoli centri di di-stribuzione, sono punti [...] città, altret-tanto indispensabili [...] dei cittadini». [...] «Posso rispondere così. Nel cuore di New York [...] il più grande carcere del mondo, [...]. I detenuti di quel-la [...] il settan-ta per cento, drogati o ex [...]. Viviamo in un mondo [...] carcere occupa un posto e una funzione [...]. Ma il carcere è [...] il peg-gio, non un punto di parten-za [...]. Per esem-pio, tutte le [...] non ci garantiscono una vita più sicura. Mi sono trova-to di [...] bivio: spen-dere di più per la costruzione [...] spendere di più per la lotta al [...] Solo [...] apparenza si tratta della stessa cosa. In realtà le prigioni [...] si mol-tiplica il crimine. Sono i gran-di magazzini [...] av-venuti. Si può arrivare prima? Noi, [...] New York, abbiamo in-vestito [...] milioni di dollari (pari [...] miliardi di lire) su un solo fronte: [...] delle droga. Nostro grande obiettivo, gli [...]. Se-condo obiettivo: moltiplicare i [...] e riabilitazio-ne. Terzo obiettivo: un pro-gramma [...] nelle scuole per screditare, per svilire, prima [...] della droga. Infi-ne, una riorganizzazione del-le [...] passato fio-rivano spacci e fumerie. In questi anni i [...] visti. In tutto il settore [...] consumo, spaccio e reati collegati alle droghe. È questa, insomma, una [...] fronti: essere implacabile col nemi-co. E arrivare alla vittima pri-ma [...] sia una vittima. Cioè un nuovo drogato [...] criminale». [...] e gli Stati Uniti, che [...] «Una prima risposta è sem-plice e anche un [...] di rito. Gli Stati Uniti ed Europa [...] aperte, profondamen-te democratiche che su que-sto spirito [...] de-mocrazia hanno fondato la loro identità, i [...]. Dunque anche i rapporti [...]. Adesso noi americani siamo [...] di [...] rapporti di scambio, cooperazione, mer-cato [...] nostri vi-cini. Penso che il nostro mo-dello, [...] america-no, dovrebbe essere il modo in cui si sta [...] Europea. Gli Stati Uniti sono [...] il punto di riferimento per il resto [...] sul modo di identificare e affron-tare i [...]. Adesso è [...] che sta mostrando a noi [...] strada [...] verso il futuro la-sciando cadere [...] barriere del passato e lavorando insieme. Tutto ciò avviene in [...] cui la tecnologia rende inutili le divisioni [...] mette di colpo a contatto culture molte [...]. I veri cittadini di [...] sono i più giovani che hanno di [...] stra-de di apprendimento, svilup-po, lavoro, del tutto [...] generazioni pre-cedenti. Diciamo [...] mondo è diventato [...]. Ma è più grande [...] cia-scuno di noi ha degli altri, il [...] uguale dignità, la capacità di capirsi e [...] insieme. Intendo dire: in que-sto [...] cado-no prima di formarsi, si dis-solvono nella [...] e del sospetto. [...] che [...] entra il ruolo gran-dissimo della [...]. Nella scuola elementare e [...] comincia il cammino verso un punto [...] nel quale ci si [...] diventa capaci di la-vorare insieme. Quel punto [...] si realizza nelle università. Specialmente in alcune università [...] New York veramente aperte al nuovo clima multiculturale e [...]. Quel punto [...] crea legami che poi [...] mondo del nuovo lavoro, con le nuove [...] loro natu-ra, sono transnazionali. La mia idea su [...] semplice: [...] i vostri ragaz-zi, accogliete [...] uno scambio continuo di vite e di [...]. Sarà il nostro prossi-mo [...] picco-lo, molto più grande». /// [...] /// Sarà il nostro prossi-mo [...] picco-lo, molto più grande». (0) (0) ![]()
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