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Pagina da Preview Biblioteca Digitale--Pagina de «l'Unità-Unità 2-Nazionale del 1997»--Id 421648851.

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[...] chi invoca [...] chi chiede la chiusura dei [...] e dun-que anche della nostra capa-cità di capire. Di capire, per esempio, [...] dono che [...] di tanti emigranti è stato [...]. New York non ha [...] cultura della chiusura e [...]. Noi non ab-biamo mai dimenticato [...] ha fatto grande questa città. Perciò ci siamo opposti [...] anno contro gli immigrati [...]. Misure che ci sono [...]. Ci siamo fatti senti-re [...] revi-sioni e cambiamenti impor-tanti per proteggere gli [...]. La diversità etnica e [...] New York lo sappiamo [...] ricchez-za. Non va solo protetta, [...]. Il contributo che questa [...] dalla diversità è enorme. In-novazione e nuove idee [...] delle volte con i [...] venuti. E il contri buto [...] capacità di capire dei bambini è eviden-te. Non vedo alcuna ragione [...] dire che il bene-ficio grandissimo che noi [...] non possa essere un grande arricchimento anche [...]. Scuole pubbliche, scuole priva-te. Ma questo non vuol [...] stato ha il monopolio della formazione scolastica. Non si-gnifica che il [...] privato non possano arric-chirsi a vicenda. Il fatto è che [...] la responsabilità di educare ciascun bambino. Nessuna società è rispettabile [...] il diritto alla formazione umana e cultura-le [...]. Il nostro fu-turo tecnologico [...] che sono a scuola adesso. La responsabilità rica-de sulla [...]. Ma [...] può venire del-la scuole [...] passare al sistema formativo pubbli-co, a beneficio [...]. [...] a New York abbiamo [...] migliorare tutti i tipi e tutti i [...] bambi-ni, insegnanti, ambienti, pro-grammi . Le nostre scuole pubbliche [...] migliori. E persino le meno [...] se stesse. Ho preso un impegno con [...] città e le sue scuo-le. Un computer per ogni stu-dente [...] duemila. Sono orgoglioso anche di [...] in-crociati. Per esempio ha dato [...] tra-sferito 1000 studenti che an-davano male nelle [...] alcune scuole parrocchiali, sostenute da do-nazioni private, [...] a questi ragazzi diffi-cili ben altra cura. Io rimango flessibile sulla [...]. La cosa impor-tante è dare [...] meglio ai più giovani». Negozi e iper-mercati, chi vin-ce? [...] stata una forte crisi a New York, per anni. Un clima ostile agli [...] barriere e ostacoli burocra-tici. Troppe regole, troppe tasse [...] allo svi-luppo. In questo modo abbia-mo [...] lavoro, così tanti che non li abbiamo [...] tutto. [...] che altre città han-no profittato [...] nostri errori. Grandi aziende se ne [...] tante altre hanno scelto di non insediarsi [...]. Ancora ho dovuto impegnar-mi [...] simile dan-no. Come? Cercando di indi-viduare [...] ca-paci di portare lavoro. Lo ab-biamo fatto abbattendo [...] rimuovendo tonnella-te di burocrazia. Risultato, le aziende sono [...] New York è tornata ad essere la ca-pitale [...]. Mi lasci di-re: dei [...]. Voglio di-re, non solo [...] nascita di [...] im-prese, nuova tecnologia, [...]. Il lavoro si moltiplica [...] negozi si moltiplicano. [...] un proble-ma che non credo [...] solo della mia città. Possono le grandi [...] convive-re col piccolo commercio [...] strangolano? Vedia-mo gli [...] degli [...] e degli altri. Nessuno può dar-mi un [...] accurato come il piccolo ne-gozio. Ma il grande centro [...] consu-mo. Invita i cittadini a [...] città. Ho dato molto peso [...] respiro della vita com-merciale. Da sindaco devo di-fendere [...] la qualità della vita nei quartieri, senza [...] centri di distribuzione. Noi abbiamo fatto così: [...] regole precise [...] e sulla crescita dei [...] che facciano buoni affari sen-za eliminare i [...]. [...] una rete di incoraggia-menti e [...] per la picco-la impresa, per il negozio di famiglia. Soprattutto sgravi fi-scali, prestiti [...] uffici della città che si fanno carico [...] parte burocratica, legale, giu-ridica che le piccole [...] accollarsi. In-somma è una questione di [...] intelligente. In una città che [...] e piccoli centri di di-stribuzione, sono punti [...] città, altret-tanto indispensabili [...] dei cittadini». [...] «Posso rispondere così. Nel cuore di New York [...] il più grande carcere del mondo, [...]. I detenuti di quel-la [...] il settan-ta per cento, drogati o ex [...]. Viviamo in un mondo [...] carcere occupa un posto e una funzione [...]. Ma il carcere è [...] il peg-gio, non un punto di parten-za [...]. Per esem-pio, tutte le [...] non ci garantiscono una vita più sicura. Mi sono trova-to di [...] bivio: spen-dere di più per la costruzione [...] spendere di più per la lotta al [...] Solo [...] apparenza si tratta della stessa cosa. In realtà le prigioni [...] si mol-tiplica il crimine. Sono i gran-di magazzini [...] av-venuti. Si può arrivare prima? Noi, [...] New York, abbiamo in-vestito [...] milioni di dollari (pari [...] miliardi di lire) su un solo fronte: [...] delle droga. Nostro grande obiettivo, gli [...]. Se-condo obiettivo: moltiplicare i [...] e riabilitazio-ne. Terzo obiettivo: un pro-gramma [...] nelle scuole per screditare, per svilire, prima [...] della droga. Infi-ne, una riorganizzazione del-le [...] passato fio-rivano spacci e fumerie. In questi anni i [...] visti. In tutto il settore [...] consumo, spaccio e reati collegati alle droghe. È questa, insomma, una [...] fronti: essere implacabile col nemi-co. E arrivare alla vittima pri-ma [...] sia una vittima. Cioè un nuovo drogato [...] criminale». [...] e gli Stati Uniti, che [...] «Una prima risposta è sem-plice e anche un [...] di rito. Gli Stati Uniti ed Europa [...] aperte, profondamen-te democratiche che su que-sto spirito [...] de-mocrazia hanno fondato la loro identità, i [...]. Dunque anche i rapporti [...]. Adesso noi americani siamo [...] di [...] rapporti di scambio, cooperazione, mer-cato [...] nostri vi-cini. Penso che il nostro mo-dello, [...] america-no, dovrebbe essere il modo in cui si sta [...] Europea. Gli Stati Uniti sono [...] il punto di riferimento per il resto [...] sul modo di identificare e affron-tare i [...]. Adesso è [...] che sta mostrando a noi [...] strada [...] verso il futuro la-sciando cadere [...] barriere del passato e lavorando insieme. Tutto ciò avviene in [...] cui la tecnologia rende inutili le divisioni [...] mette di colpo a contatto culture molte [...]. I veri cittadini di [...] sono i più giovani che hanno di [...] stra-de di apprendimento, svilup-po, lavoro, del tutto [...] generazioni pre-cedenti. Diciamo [...] mondo è diventato [...]. Ma è più grande [...] cia-scuno di noi ha degli altri, il [...] uguale dignità, la capacità di capirsi e [...] insieme. Intendo dire: in que-sto [...] cado-no prima di formarsi, si dis-solvono nella [...] e del sospetto. [...] che [...] entra il ruolo gran-dissimo della [...]. Nella scuola elementare e [...] comincia il cammino verso un punto [...] nel quale ci si [...] diventa capaci di la-vorare insieme. Quel punto [...] si realizza nelle università. Specialmente in alcune università [...] New York veramente aperte al nuovo clima multiculturale e [...]. Quel punto [...] crea legami che poi [...] mondo del nuovo lavoro, con le nuove [...] loro natu-ra, sono transnazionali. La mia idea su [...] semplice: [...] i vostri ragaz-zi, accogliete [...] uno scambio continuo di vite e di [...]. Sarà il nostro prossi-mo [...] picco-lo, molto più grande». ///
[...] ///
Sarà il nostro prossi-mo [...] picco-lo, molto più grande».

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Il progetto è senza scopo di lucro, ma purtroppo le spese sono ingenti. Da alcuni anni IdMiS - Istituto della Memoria in Scena (ONLUS) -, anche grazie al Comitato promotore Fondazione Giovanni Frediani ed all'Associazione Culturale Controtempo, ha investito molte risorse sia monetarie che umane nella progettazione del sistema, nella traduzione digitale del proprio patrimonio archivistico, bibliografico - specialmente dell'emeroteca -, biblioteconomico, e museale; in assenza di un contributo pubblico minimamente adeguato ci vediamo costretti a chiedere alle biblioteche che vorranno aderirvi ed indirettamente agli utenti la condivisione dei costi e/o la partecipazione attiva all'elaborazione delle unità bibliografiche che ciascun ente vorrà inserire per il prestito digitale interbibliotecario.
Il sistema condivide già oltre settecentomila Entità Multimediali, di cui gran parte afferenti alla Biblioteca digitale.

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La digitalizzazione/elaborazione dal cartaceo alla Biblioteca Digitale, relativamente all'emeroteca riguarda (in parentesi quadra consistenza detenuta ed altre annotazioni; * ove lavorazione tuttora in corso):

Periodicità non quotidiana


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Cinema Nuovo [serie quindicinale 1952-1958]

(265)

Città & Regione [1975-1976*]

(259)

Civiltà cattolica [1850-2000*]

(215)


(270)

Interstampa [1981-1984*]

(269)

Marxismo Oggi [1988-1991*]

(263)

Nuovi Argomenti [1953-1965]

(253)

L'Orto [1937]

(227)

Paragone. Arte [le serie dirette da Roberto Longhi, 1950-1970]

(263)


(237)


(257)

Rinascita [1944-1962 mensile, 1962-1989* settimanale, marzo 1989 numero 0 direttore Franco Ottolenghi, 1990-1991* Nuova serie direttore Asor Rosa]

(145)

Teatro in Europa [1987-1997*]

(237)

Vita cecoslovacca [1978-1984*]


(239)

Quotidiani

Avanti! Quotidiano del Partito Socialista Italiano [1943-1990* edizioni di Milano e Roma]

(236)

Brescia Libera [1943-1945]

(193)

Granma. Organo oficial del Comite Central del Partido Comunista de Cuba [1965-1971*, 1966-1992 riduzione del Resumen Semanal]

(225)


(238)

Ordine Nuovo [1919-1925]

(97)

Corriere della Sera [1948* annata completa «Nuovo Corriere della Sera»]

(227)

Umanità Nova [1919-1945]

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Eventuali segnalazioni dei propri interessi potranno influire sulle priorità di lavorazione. Per un elenco di tipologie differenti (monografie, enciclopedie, materiale discografico e non book material) o delle consistenze minori, oppure per informazioni sul prestito bibliotecario/interbibliotecario: .