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[...] lei ha dedicato particola-re attenzione [...] «pensiero tragi-co». Potrebbe riassumere in che [...] «Sì, quella del pensiero tragico [...] una prospettiva relativamente re-cente. Se ne possono trovare tracce [...] ne ha trovate nella filosofia [...]. Nietzsche, per esempio, ha [...] di quella che lui ha chiamato la [...] greci. Tentativo però abbando-nato. [...] abbandono non sia dovuto [...] che per i greci non si possa [...] tra-gico vero e proprio. Certo la cultura greca [...] tragedia, ma il pensiero tragico è ancora [...]. [...] chi, come Lucien [...]. Ma anche questa proposta [...]. Insomma il pensiero tragico [...] un modo di pensa-re recente. E questo perché si costi-tuisce [...] base di una risposta a quello che è il [...] fenomeno [...] cioè il nichilismo. È una risposta, diciamo pure, [...]. Che cosa distingue il [...] «Ecco un buon punto di parten-za. Il nichilismo, paradossalmente, non [...] non problematizza [...] sembrerebbe [...] problema più proprio, cioè il [...] del nulla. Per il nichilismo il nulla [...] un fatto, è qualche cosa di [...] anzi è [...] cui [...] può che prendere atto. Le cose sono im-pregnate [...] nichilismo -, le cose non sono se [...] nulla, perciò il nulla è la [...] loro essere. [...] noi, cosa sarebbe il mondo, [...] sa-rebbe [...] senza il nulla? Qual-cosa di [...]. Ma per [...] in quanto condizione [...] delle cose, del nostro [...] nulla è un fatto, è un «a [...] cosa con cui dob-biamo -ecco la proposta [...] a convive-re. Non così invece il [...]. Il pensiero [...] del nichilismo al problema del [...] sia una risposta evasiva. /// [...] /// [...] è qualche cosa che [...] inter-rogato. [...] pensiero tragico nasce dalla [...] moderna, anzi contemporanea -della «domanda fondamentale»: la [...]. La domanda che chiede [...] cosa e non piuttosto il nulla». Approfondiamo ancora [...] tra queste due prospettive: [...] è la dissolu-zione del tragico e il [...] «Ecco, il problema è proprio que-sto. Il tragico viene dissolto [...] nulla è concepito come una con-dizione, come [...] come qualche cosa di [...] prendere atto, pren-dendo atto della nostra finitezza. Certo la carta, che [...] è una buona carta quando po-ne la [...] sen-za il nulla, che cosa sarebbe di [...] morte? La morte è certo qualche cosa [...] ma è anche ciò che ci fa [...] siamo. Senza questo destino che [...] che fa sì che noi dob-biamo finire [...] ne sareb-be delle nostre speranze, dei nostri [...] Dato [...] per [...] noi pro-gettiamo in vista [...] che progettiamo per [...] naufragio, sapendo però che [...]. Insomma senza [...] sarebbe qualche cosa di inconcepi-bile. Dunque, concludono i nichili-sti, un [...] troppo [...] anziché paventare il nulla, la [...] abituiamoci a convivere con questa realtà. Ma è appunto una conclusione [...] troppo precipi-tosa. [...] segnato da una radicale, forse [...] anche ve-ro che non per [...] tale negativi-tà merita soltanto il nostro elogio. Piuttosto dobbiamo usare un pen-siero [...] che [...] cioè la morte -il nulla, [...] fondo, non è che una metafora della morte -è [...] condizione della nostra vita. È dun-que anche la [...]. [...] il nulla è il [...] morte è la morte, cioè qualche cosa [...] fa orrore, qualche cosa che si staglia [...] di negatività, del quale dob-biamo, se non [...]. Per quale ragione, allora, [...] stato interdetto dal pensiero occidentale? «La storia [...] -quella storia che nasce, come sappiamo, con Parmenide [...] quasi interamente, sotto un in-terdetto: tu non [...] nul-la. Perché pensare il [...] impossi-bile, anzi è contraddittorio. Quindi, dice Parmenide, non solo [...] di-re [...] che è e del non [...] che non è,ma [...] non dovrai neppure dire che [...] è, perché [...] è già [...] non essere una qualche realtà, [...] pure una realtà negativa. Quindi la con-traddizione si [...] pensiero che dica -quello che sem-brerebbe legittimo [...] -che il non essere non è. È un inter-detto che [...] storia del pensiero occidentale. [...] vero che la metafisica ha [...] suo questo interdetto e ha rimos-so il nulla, il [...] proble-ma. Non solo la metafisica, [...]. Non solo la logica, [...]. [...] che che in [...] alla metafisica lo ha posto [...] a partire da una riflessio-ne sulla scienza. Ha fatto notare come [...] occupa di ciò che è. E proprio per occuparsi di [...] che è, è costretta ad abbando-nare, a rimuovere ciò [...] non è. Continua [...] ma se nean-che la [...] logica si oc-cupano di ciò che non [...] occupa del nulla? Di [...] il pro-blema di un [...] affrontare una questione che sembrerebbe improponibile filo-soficamente. E di [...] la difficoltà di rinvenire, [...] pen-siero, vere e proprie proposte, che vadano [...] un pensiero tragico». In che termini i «tragici», [...] irrompere il nulla, indi-cano la direzione verso un altro [...] «Il pensiero diventa [...] è tipica nella [...] lo-gos», «discorso razionale» che co-nosce [...] la duplicità, con [...] di una radicale ambiguità e [...] del vero. Cioè, [...] del vero nonè [...] di [...] incontrovertibile, governata dal-la necessità, ma [...] un enigma, qual-che cosa che è e non è, [...] è in que-sto modo, ma potrebbe essere altri-menti, qualche [...] appunto di [...] enigmatico. In che cosa consiste [...] Nel fat-to che [...] ha il suo fondamento nel [...] piuttosto che nella neces-sità». [...] e Nietzsche sono due autori [...] del rapporto tra pensiero tragico [...] cristianesimo. Potrebbe [...] «Nietzsche sostiene che con il [...] del tragico non [...] più nulla. Il cristianesimo ha cancellato il [...] in base a un ideale di re-denzione che considera [...] riconciliazione [...] con Dio. [...] la tesi che [...] radicale in-compatibilità tra paganesimo e [...]. Il paganesimo [...] essere tragico, perché sa essere [...] al finito. Essere fedele al finito [...] alla morte, alla nostra finitezza che non [...]. [...] finito [...] presup-posto per quel pensiero, capace [...] capace di essere propriamente pensiero, [...] tragico. Non so-lo, Nietzsche si spinge [...] più in là e, dopo [...] distinto paganesimo e cristianesimo, dopo [...] identifi-cato [...] del mondo [...] identifica anche il cristianesimo con [...] concezio-ne del mondo [...] nichilistica. Nichilismo e cristiane-simo sono, [...] Nietzsche, [...] stessa cosa. Perché il nichilismo è il [...] di una scissione ontologica, quella per cui [...] il [...]. E il [...] non solo non coincide con [...]. Scindere, separare [...] e il [...] come, secondo Nietzsche, fa [...] inseguire un vuoto fantasma. E sacrificare a questo [...] Dio, la vita. La vita quale essa [...] è nel bene e nel male, degna [...] nel bene e nel male, e anzi [...] del bene e del male», perché appunto, [...] del bene e del male, non [...] non ci dovrebbe essere, [...] «sì», il nostro «sì» alla vita. I cristiani invece tra-sformano [...] un «no», in un «no» pieno di [...] sapendo amare la vita e in-seguendo appunto [...] rivolgono, nei confronti della vita così [...] tut-to il loro astio, [...] loro sentimento risentito. Quella di Nie-tzsche è [...] un pagane-simo. Di un paganesimo per [...] ritrovato al di [...] cristiane-simo». Cosa afferma invece [...] «Non così in [...] il qua-le, a proposito [...] figlio di Dio, parla della più alta [...]. Il pensiero tragico cioè, [...] trova la [...] realizza-zione più piena e [...] nel cristianesimo, ma un cri-stianesimo le cui [...] totalmente ripensate. Un cri-stianesimo che sappia [...] legami -legami molto equi-voci -con la tradizione [...] pensare la redenzione come qualche [...]. Quin-di non hegelianamente, non [...] la [...] della scissione, della contraddizio-ne. Ma come pensiero della [...] -parados-sale -in cui il superamento del dolo-re [...] conservazione siano [...]. E in cui Dio, anziché [...] a dare una risposta sulla ragione del male nel [...] assume su di sé questo male e lo redime, [...]. Nonche [...] in una sorta di manicheismo, [...] cui Dio è un Dio ancipite, un Dio in [...] il principio positivo e il [...] alla fine a coincidere. No, Dio è Dio [...] che in lui il male è redento. Ma, per [...] la redenzione non cancella il [...] ma svela nel male, cioè nel dolore e nella [...] il senso [...]. Nella misura in cui [...] male è sottratto a se stesso, alla [...] distruttiva e nichi-listica. Ma nella stessa misura il [...] è fissato a una [...]. Dio ricorda, Dio è [...] ricorda la sofferenza. [...] la espia e la redime, [...] per [...] la ricorda, e dunque la [...]. Non [...] niente, secondo [...] di più tragico di questo. Non [...] dipiù [...] non ci si possa salvare [...] male, se non trattenendoci in una dimen-sione dove il [...] che abbiamo fat-to e che abbiamo subìto siano con-servati. /// [...] /// Silvia [...] Allievo di [...] e ordinario di Estetica Nato [...] Buronzo (Vicenza) [...] giugno 1944, Sergio Givone [...] in filosofia a Torino con Luigi [...]. Ha insegnato a Perugia, Torino [...] Firenze, dove è ordinario di Estetica. È condirettore della rivista «Paradosso» [...] 1992. Fra le sue opere [...] «La [...] della filosofia secondo Kant», 1972; «Hybris e [...] Milano, [...] «William Blake», Milano, 1978; «Ermeneutica e romanticismo», Milano, [...] «Storia [...] 1988; «Disincanto del mondo [...] Milano, 1988; «La questione romantica», 1992; «Storia [...] Laterza, [...]. Sergio Givone ha esordito [...] carattere [...] dedicati a Pascal e [...] Kant. Si è interessato di [...] disciplina non come riflessione settoriale su un [...] filosofia, ma come un punto di osservazione [...] e i temi [...] dibattito filosofico. Rifacendosi agli studi di [...] sulla religione e [...] ha applicato [...] estetica e religiosa trovando un [...] punto di convergenza. Questo non significa che Sergio Givone si riconosca [...] di pensiero che viene identificata [...]. Negli studi più recenti, [...] di «pensiero tragico», ha sottolineato [...] di un pensiero che [...] di fronte alle questioni ultime né di [...] enigmatico [...] e [...]. Nei due disegni: nel [...] e nel grande Friedrich Wilhelm Nietzsche. /// [...] /// Nei due disegni: nel [...] e nel grande Friedrich Wilhelm Nietzsche. (0) (0) ![]()
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