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Enzo Quai, ancora in [...] fianco di Basaglia GORIZIA «Mi pareva tutto, [...] ospedale. Un lager, piuttosto». Passeggia nel grande bosco, ogni [...] dal buio umido spunta un vec-chio reparto, [...] una stalla, una ciminiera di [...] un orolo-gio rotto, un lampione sbrecciato. Lontano, verso il Carso, [...] fuoco del tramonto. Sarà sug-gestione, pare davvero un [...]. Lo recinta un muro [...]. Al di là co-mincia [...] Slovenia. Qualche mattino trovavamo nel [...] era riuscita a scappare. Altri giorni erano i [...] saltavano il muro e fini-vano in Jugoslavia». Enzo Quai cammina distratto, [...] ricordi. [...] degli infermieri [...] psichiatrico di Gorizia che hanno [...] la scoppiettante stagione [...] negata». Avevano cominciato in dieci. Lui, a 58 anni, è [...] ancora in servizio. Avevo ventidue anni, un carattere [...] ribelle. Ero alto e magro, mi [...] «pal de vi-gna». Lavoravo da falegname, ma [...] sicuro. In manico-mio cercavano dieci [...] Franco Basaglia, direttore da un anno. Mi sono presentato da [...]. /// [...] /// Era furbo come una volpe. La domanda decisiva era [...] pensava già a come [...] per quello che aveva [...]. Camminavano su e giù, [...] fumavano come turchi. I vecchi infermieri mi hanno [...] là, ordinandomi: [...] parlare mai con loro, sono [...] sempre in piedi con le [...] al [...] Madonna. [...] capitato? La sera, a casa, [...] deciso: non torno più. Mia mamma ha insistito, [...]. È stata una fortuna». Il secon-do giorno capita [...] Basaglia: «Come ti trovi?». Co-sa devo fare?». E lui si incavola. Ho cominciato a trovare [...]. Quelle, per me, erano [...]. La rivoluzione di Gorizia [...]. Cammina, cammina Quai e ripensa [...] allora [...] «Un posto di custodia. Camicie di forza, elettrochoc, [...] che arrivavano quasi al soffitto. /// [...] /// Quella era la mensa: [...] e un cucchiaio come unica posata, tavolacce [...]. Scarpe senza stringhe. Divise [...] da carcerato. Ogni reparto diviso dagli [...] reti. Ecco [...] «Là [...] radio centralizzata, dalla portineria decidevano [...] far arrivare ai re-parti con gli altoparlanti. Tv, nean-che [...]. Entravano i parenti in visita [...] dovevamo [...] le bor-se. In quella saletta parlavano [...] controllavamo da uno spioncino. Era pieno di spioncini: [...]. I reparti: «Alle 17. Dovevano stare sul [...] dodici ore. In mutande, perchè alle [...]. Se uno di notte [...] la puntura. Se protestava, era trasfe-rito [...] reparto B, quello degli agitati: il terrore [...]. /// [...] /// Questa è la parte [...]. /// [...] /// Ci chiamava a colloquio, [...] vo-leva ogni giorno resoconti. Si faceva-no piccoli programmi per [...] di persone: magari anche solo [...] a fare una passeggiatina fuori». Fuori in città? [...] gente mai uscita dalle camerate! E piccoli compensi per [...] servizi interni, la panetteria, [...] la colonia agricola, questo [...] autosufficiente. Capisci adesso a cosa [...] Io mi son messo a inse-gnare a [...] i lavori in argilla. Un ragazzo assunto con [...] il fisarmonicista, ha ini-ziato la musicoterapia, pian [...] un coro, poi anche un gruppo folk. Altri insegnavano a fare [...]. Via le divise, abiti [...] uomi-ni, vestiti più colorati e allegri possi-bile [...]. A tavola piatti di [...] tova-glie. Vedevi catatonici allettati che [...] a parlare, a scrivere, a lavorare, a [...]. /// [...] /// Voglio quei tubi di-pinti [...]. Il giorno dopo li [...]. Tanti dicevano [...] io piano piano mi innamoravo, [...]. Facevo le [...] ore di la-voro, poi restavo [...]. Adesso Quai è nella [...] cooperativa, di fronte ai vecchi re-parti. Giù in taverna conserva [...] rivoluzione. I vecchi numeri del «Picchio», [...] che i ricoverati scrivevano e stampavano da [...]. Ri-cordi, racconti, esperienze, poesie, [...] rivendicazioni. Le reti che separavano [...]. A Quai brillano gli [...] «Basaglia [...] ha fatte [...] giù dai ricoverati. Co-me erano contenti. Lui lo vedo anco-ra, [...]. Piano e svelte nello [...] le aperture. Un capanno-ne era diventato [...]. [...] il cinema e la biblioteca. Cominciavamo ad organizzare le [...] gente di [...] uno spasso». Lui, ex falegname, preparava il [...] il tavolaccio su cui ballare. I pazienti cucinavano, servivano, [...]. Basaglia tirava sulla [...] sago-ma, allegro come un [...] me lo ricordo, aveva una sa-hariana traforata, [...] era sempre stropicciato». Entravano [...] medici, psicolo-gi, [...]. E finalmente uscivano i [...] serio. Fuori accom-pagnati, a gruppi, [...] oste-ria, a far due passi. Si stupivano di tut-to, [...] diavolo, due [...] in [...]. Era-no cose che non [...]. Che poi malati, malati. La maggior parte era [...] famiglie non si interessavano». Anche dentro i vecchi [...] impensabile che un [...] po-tesse chiedere qualcosa». E lui, Quai? «Ah, [...] guarda che con Basa-glia litigavo [...] a volte. Mi faceva [...] fuori la gente, ma [...] spendevo erano i miei. Una volta, in assemblea, [...] detto: [...] lei fa tutto facile perchè [...] un [...]. Ostia, la risposta che [...]. Si batte la testa. Recita, nel lie-ve [...] di Basaglia: «Ca-ro mio, ghe [...] una scala sociale, in fondo stà i mati, in [...] gli infer-mieri, e in alto ghe son mì. Son miga scemo a [...]. El me lavoro [...] tuti al mio livello». Rimugina un [...] «Guarda, anche Basaglia [...] usava le pillole e faceva [...] elet-trochoc. È [...] dentro che si è [...] serviva, osservando, par-lando con noi. Io credo che avesse [...] voleva arrivare, ma non come. È stato un tentativo [...]. [...] che uccise la moglie Cominciavano [...] di grup-po, in montagna. Per qualcuno, il la-voro [...] di giorno. I permessi per andare [...] figu-rati se avevano poi voglia di tornare, [...] andati a [...]. E coi permessi le [...] di suicidio, fino al famoso [...] del 1968. [...] pa-ziente sloveno, schizofrenico solita-rio: «Al [...] permesso, tutto bene. Al secondo, ha ammazzato [...]. Non lo aveva firmato Basaglia, [...] ma si è preso tutta la responsabilità. Se è per questo, [...] perchè i medici giudicavano [...] a noi, [...] si [...]. [...] è morto poco dopo in [...] criminale. Non ne parla volentieri, Quai. [...] è ficcato nella categoria delle [...] che capitano». È successo un brutto [...] centinaia di persone sono tornate a vivere [...] Basaglia?». Quello comunque era [...] del-la fine, per la rivoluzione [...]. Sono rimasti direttori [...] e poi Casagrande, nel 1974 [...] finito tutto, è cominciata [...] dei Centri [...] Mentale, direi [...] burocrazia. Tutto il re-sto, i [...] i re-parti di breve degenza, [...] familiare, [...] Solo adesso le cose [...]. Ma nel 1974, quanta [...]. Per sfogarmi mi son [...]. Doveva ribollire dav-vero, Enzo Quai. La villetta è tutta ar-redata [...] legno massiccio, lavorato [...] falegname. Qua capitano continuamente in [...] «matti» di allora, i pochi ancora vivi, [...] appartamentini in città e so-no rimasti amici [...]. Che resta, [...] negata»? Di nuovo nel parco [...]. Molti re-parti sono chiusi. In uno lavora un [...] un film su [...] una delle vittime di Steva-nin, [...] di Verona. Altri so-no diventati sedi [...]. In quello di mezzo, [...] gli ultimi 43 de-genti, a fine anno [...] i più si trasferiranno in alloggi per [...]. Dal buio sbuca improv-visa [...] uomo, uno degli ultimi 43 ospiti. Fuma, dice qualcosa di [...]. Quai lo guarda con [...] «Capisci? Anche quello. Anche quello potreb-be migliorare. /// [...] /// Lo molli a se stesso, [...] gli dai una risposta socia-le, è una rinuncia. /// [...] /// Ma a che gli [...]. [...] Mauro Pilone [...] della rivoluzione «Lavoravo da falegname, Basaglia mi assunse come infer-miere, passo a passo [...] di [...] e della [...] rivoluzione». Enzo Quai, 58 anni, è [...] degli infer-mieri ancora in servizio che a Gorizia ha [...] la stagione [...] negata». Il filo dei ricordi [...] per le promesse non mantenute. /// [...] /// Il filo dei ricordi [...] per le promesse non mantenute. (0) (0) ![]()
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