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Lunedì 28 marzo [...] . Ecco il suo racconto In [...] gelida mattina del febbraio scorso, mi sono ritrovata a [...] negli stabilimenti [...] I. [...] Industrie, circondata da registi e [...]. Una storia che avevo [...] finché [...] ricostruita nel mio romanzo [...] Deviazione [...] nel [...]. La suspense stava nelle [...] mezzo secolo di distanza: che cosa diceva [...] nostro sguardo d'oggi? 30 minuti a testa. Mesi e mesi di [...] di [...] da parte dei registi [...] Renate [...] e Rai-mund [...] lunghe sedute preparatorie con [...] (io avevo parecchie riserve su questo salto [...] di tre donne ormai vecchie). /// [...] /// Va bene, proviamo. Subito fu stabilito che [...] prima. A cose fatte non [...]. M'hanno improvvisamente colpita aspetti [...] che, nel rovello per capire la mia [...] mi [...] come adagiati in secondo [...]. Sicuramente mi [...] depositati [...] occupata com'ero a districare [...] questa me studentessa che, figlia di fascisti, [...] del regime e il rovesciamento delle alleanze, [...] casa per scoprire la verità delle dicerie [...] poi, assunta [...]. [...] Industrie di . [...] aveva visto con i [...] durissima situazione degli internati [...] e P (Il non [...] lager [...] ribellata, era stata incarcerata [...] un tratto per la figlia [...] sottosegretario di Stato : [...] dietro intervento del console [...] rimpatriata. Giunta a Verona, al [...] console avrebbe liberato le sue compagne di [...] di chi era -aveva avuto buon gioco [...] ribelle, questa me ragazza non aveva proseguito [...] raggiungere la famiglia. Aveva scorto per la [...] di deportati che avanzavano fiancheggiati dai mitra [...] Ss [...] aveva gettato via lo [...] tutti i suoi documenti. [...] infilata nel branco. Destinazione [...] nel Lager [...]. Da 11, trasportata a [...] Monaco, durante un bombardamento era riuscita a [...]. Aveva [...] riattraversato la Germania bombardata diretta [...] per tornare dalle sue compagne [...] baracca e [...] dire loro: sono come voi, [...] mi , sono salvata. Ma, arrivata dopo mesi [...] suo vecchio Lager [...] 300, per una spiata [...] nuovo -scappare. Era corsa fino a Magon-za [...] mese dopo, un muro le era crollato [...]. Il tutto era durato [...] 7 febbraio 1944 al 27 febbraio 1945. Preceduta dal cameraman e [...] passo passo da un alto dirigente quarantenne [...]. [...] ogni tanto interrotta nel [...] rombo degli automezzi che corrono tra i [...] avere [...] sensazione [...] in luoghi deserti. Passano due uomini in [...] a visiera, che camminano senza nemmeno [...] al nostro strano corteo. Entro nel padiglione [...] 89 dove avevo lavorato allora. I macchinari sono cambiati. Ma abbandonato in un [...] al quale ero addetta. Il nuovo -. [...] un giovane tranquillo, mi [...] vecchi quaderni in cui dovevamo segnare ogni [...]. Un [...] (caposquadra) brizzolato mi mostra una [...] degli operai tedeschi impiegati nel [...] al [...] 89: [...] ne riconosco uno buono e [...] carogna. [...] dirigente mi tallona. Contesta, discute le [...] affermazioni. Il padre lavorava [...]. Suo padre diceva che. Mi prende [...] come se io mi [...] Germania dopo la fine della guerra Archivio [...] Germania, [...] anni [...] rivisitazione per [...] il dito contro e [...] per avallare o meno i mici ricordi. Il caposquadra di prima [...] serie di fotografie di linde mense per [...] con le sedie attorno ai tavoli, le [...]. Foto di propaganda, mi [...] noi sedevamo pigiati sulle panche, con poco [...]. Lui annuisce: ò quello [...]. Per due giorni abbiamo [...] ai padiglioni del complesso industriale -sempre con [...] luoghi disabitati -, e [...] e in largo nella campagna circostante alla [...] traccia dei vecchi lager, quelli dei liberi [...] degli [...] dei prigionieri di guerra [...] che si susseguivano [...]. /// [...] /// Invano, ogni orma cancellata. E a un [...] su questo vuoto della [...] alla quale [...] presentata anch'io a Padova dove [...] -, la [...] che, oltre a ; lauti [...] garantiva ai volontari rimesse regolari alle famiglie (mai versate [...]. Alla fine della guerre. Per cui quasi tutti [...]. Colpevoli [...] stati spinti dal bisogno! E cosi, mentre cercavo [...] le orme dei nostri [...] dal tempo e dalla [...] rivisto le nostre bande [...] che sfidavano gli sguardi [...] strade, nelle [...] avevo sentito parlare tante [...] di stranieri e un terzo erano emigranti [...] traforata di casette, spinta nel vento dalla [...] e accompagnatrice [...] ho rivisto con gli [...] affollamento [...] il formicolare [...] che circolava tra gli [...] trasportando sacchi, le migliaia di uomini e [...] che percorrevano i cinque chilometri di strada [...]. Lo stesso rimescolio di [...] in seguito incontrato dovunque, nei lager, per [...] città durante le [...] fughe attraverso il Terzo Reich. Mai avevo sentito parlare [...] un unico posto. Di fatto, lavoratori [...] e volontari erano tutti accomunati [...] per i padroni nazisti. Infatti in Germania sui [...] di stranieri, almeno un terzo erano volontari: [...]. [...] indigenti che accorrevano da [...] attirati dalle allettanti promesse della [...] nazista dislocata in tutte [...] che li assumeva e convogliava in Germania [...] (i cosiddetti liberi lavoratori [...] Lager [...] potevano uscire la domenica [...] mattino alle 8 di sera e, siccome [...] nostri campi non erano elettrificati, anche se [...] passando sotto i fili spinati di cinta, [...] di [...] senza venire scoperti). Allora mi s'è spalancata la [...] realtà che [...] sfuggita [...] nemesi della storia) : la [...] più nazionalista del nostro secolo, il regime della razza [...] aveva creato -proprio con la [...] boria razzista -la prima [...] concreta, di gente viva, che [...] mai esistita. E di colpo ho capito [...] che [...] successo nel [...] a [...]. Ero andata per verificare [...] se e fino a che punto la [...] anni promessa dal nazismo era un inganno. E [...] ritrovata davanti a una [...] vita in fabbrica e nel Lager che [...] in ambiente [...] ora umiliante e miserabile, [...] i miei compagni di baracche una condizione [...] un tetto, un pagliericcio [...] D'ERA MOuna zuppa quotidiana, [...] accesa che li difendeva dal freddo. Certo, nella mia infanzia [...] Zola, ma scoprire che [...] ancora una confidenza vissuta da tante persone [...] del nostro secolo fu un trauma per [...]. Fu la scoperta decisiva [...] che mi portò a schierarmi dalla parte [...] Silone ha chiamato i «derubati», derubati di [...] facoltà di pensare. Tra le italiane volontarie [...]. Una sedicenne [...] romana e una diciassettenne figlia [...] di Sondrio erano state sverginate; una [...] bergamasca pelle e ossa con [...] pancia che le cresceva era una «ragazza madre». Atterrite al pensiero [...] disonorate, erano migrate in Germania. Il terzo giorno, coi [...] macchinisti siamo partiti per Magonza. [...] da Francoforte alla città a [...] chilometri di distanza dove, dopo [...] ansa di peregrinazioni, [...] conclusa la mia odissea. Sentivo una resistenza interiore insormontabile. Correndo in Mercedes per [...] Magonza, osservavo i passanti, tedeschi sciatti, dal [...]. Siamo scesi alla stazione, [...] di cicche e cartacce che pareva di [...] Roma, [...] detto. Sì, m'ha risposto Raimund [...] infinitamente sollevato, finalmente noi tedeschi siamo sporchi. Ora dovevo ritrovare da [...]. [...] riconosciuto [...] del via-. Ci sono entrata col [...] il mio ingresso. La hall [...] parsa molto più angusta [...] la ricordavo. Alla reception una quarantenne bruna, [...] ci guardava stupefatta. Dovevo [...] che avevo lavorato 11 nel [...] del [...]. /// [...] /// La donna s'è immediatamente allarmata, [...] non [...] ripeteva [...] da» e s'è attaccata a [...] telefono interno; ha parlato sottovoce nel ricevitore, poi s'è [...] a noi: «Ora scende mio padre» ci ha annunciato [...] un gran respiro, «accomodatevi», [...] una specie di salottino di [...] al banco della ricezione, «io allora non ero nata». Compare un vecchio [...] di-ritto, che sembra inghiottire [...] gli occhi su di me in carrozzina [...] il cast che mi sta attorno: «lo [...] subito, «avevo combattuto a Stalingrado. [...] mio padre ma è morto». La regista Renate gli [...] li per girare la sequenza [...] film. Che sorrìso gli s'è [...]. E con un groppo [...] gli attimi in cui 49 anni fa [...] il muro addosso e avevo pensato: Che [...]. Infatti [...] di questi convogli era [...] nessun posto noi fuggiaschi [...] mo più al sicuro [...] di [...] passaggio adiacenti agli Enti [...] alle sedi di polizia. Quanti evasi [...] nascosti perfino nel [...] di [...]. Chi poteva immaginare che [...] proprio sotto gli occhi della legge? Ovviamente [...] arrivati chi eravamo e tra noi [...] occhio. Tutto stava a sgattaiolare [...] che entrassero le guardie o, al peggio, [...] un pagliericcio durante [...]. Del resto le guardie [...] accompagnare i [...] arrivati agli autocarri che [...] e a ricevere la minestra in un [...]. LI a [...] (cosi avevamo battezzato quel [...] Al nazismo con la crudeltà [...] si associa [...] di ordine Io posso dire [...] lì [...] il [...] con la tranquillità di chi [...] tolto un peso (non ero venuta a pretendere chissà [...] risarcimento), e guardo avvilita [...] di [...] come se il tenibile incidente [...] proprio II avesse meritato " un altro scenario. [...] siamo partiti per Monaco [...] Baviera. Giro gli occhi c vedo [...] rimessa con degli automezzi. In un lampo mi [...] il cortile che stava dietro [...] di Monaco di Baviera [...] Lavoro -. Un lager costituito da [...] pieno didi raccolta annesso [...] noi ci riparavamo di [...] antistante, tra le lapidi, sotto i cespugli [...] le irruzioni dei poliziotti. Ci nutrivamo scambiando con [...] che riuscivamo a rubare tra le macerie [...]. Andavamo a smerciare le [...] una piazza convenuta in cui [...] tutti gli stranieri, legali [...] facevamo cenno: «A [...]. Cosi chiamavamo [...] che Renate e Raimund [...]. Mici hanno condotta. [...] venivamo al tramonto o [...] di stranieri stipati da non [...] muovere, a smerciare i [...] a darci informazioni. Io nei mici indumenti [...] scarpe. Poi tornavo al cimitero, [...]. Mi viene in mente [...] assieme alla crudeltà è subito associata [...] di ordine, di efficienza, [...]. Posso dire che [...] del [...] in Germania [...] il caos. Con milioni di soldati [...] tutti i fronti, la popolazione civile stremata, [...] seguitava a importare masse [...] cui [...] non sapeva più che [...]. Eppure i convogli arrivavano, non [...] coordinazione trai vari settori. Gli ebrei erano ormai [...] per [...] lavorare gratis e denutriti [...] ma direttamente per essere sterminati, a milioni. Gli zingari furono uccisi, [...] politici pure. Ma gli altri? Si [...] soli evasi furono da uno a due [...] mesi di guerra, lo personalmente ne avrò [...]. Si saliva sui treni, [...] bunker, nelle baracche dei lager di raccolta [...] dappertutto. Si viveva tranquillamente di furti, [...] solo dalle pattumiere, bastava un minimo [...] le città erano una tale Babele! Ed è un [...] da non dimenticare. Il sesto giorno di [...] passato traumatico, corriamo verso [...]. A un certo punto [...] attorno parallelepipedi di caseggiati popolari, come se [...] in tutte le periferie delle metropoli del [...] Mosca a Tokyo. Caseggiati in lunghe file [...] che si succedono ai , due lati [...] il cielo grigio rasente, nella pianura desolata [...]. Fatico a scorgere i [...]. Proseguiamo oltre i caseggiati. La campagna si distende [...]. È banale dire che mi [...] il cuore mentre guardo quel [...] silenzio, finché il volo e il [...] mento dei corvi mi ripiombano [...] . Corvi soli amici [...] tempo di reclusione, quando dicevo [...] compagne di baracca: [...] Non diamo loro potere sui [...] , animi (intendevo ai nazisti). Le comuniste volevano che [...] nostro disprezzo ai nazisti. Io rispondevo: Ma che [...] di quello che pensano di [...] è [...]. E cosi ero evasa [...] fatta [...] assumere in una squadra [...] Monaco a pulire le fogne). Renate al volante ha [...]. Scendiamo dalla macchina. Mi riaccomodo nella carrozzina, [...] pellicciotto, siedo nel gelo, sfinita. Renate e Raimund [...] un baraccamento [...] centinaio di metri che si [...] nello sfondo. Erano le cucine del [...] Lager, [...] dicono, le riconosci? [...] Le baracche si somigliavano [...] mia era più corta e forse più [...]. Non me ne importa [...]. Voglio andare via. Tranne il museo racchiuso in [...] cinta circoscritta, di tutto [...] agglomerato di lager e di [...] non resta niente. [...] due torrette di guardia [...] a nuovo e tra di [...] un muretto «storico» ripulito. Voglio andare a bere [...]. Il bancone del bar è [...] una sala ben riscaldata [...] edificio malandato. Osservo il vacuo grigiore [...] da una grande vetrata. Un uomo e una [...] mezz'età stanno attaccando dei palloncini rossi azzurri [...] a certi fili che penzolano dal soffitto. Stasera abbiamo il ballo [...] Carnevale, [...]. Chi abita in questa [...]. [...] noi tedeschi siamo pochi, risponde [...] siamo soprattutto stranieri di 27 nazionalità, [...] Sic? -mi ammicca -, figli [...] ex internati sopravvissuti nei lager della zona, tutta gente [...] dopo la liberazione, [...] Sic? -ripete -, non sapevano [...] dove tornare, [...] so [...] (viviamo assieme), i nostri nipotini [...] parlano solo tedesco. /// [...] /// [...] noi tedeschi siamo pochi, risponde [...] siamo soprattutto stranieri di 27 nazionalità, [...] Sic? -mi ammicca -, figli [...] ex internati sopravvissuti nei lager della zona, tutta gente [...] dopo la liberazione, [...] Sic? -ripete -, non sapevano [...] dove tornare, [...] so [...] (viviamo assieme), i nostri nipotini [...] parlano solo tedesco. (0) (0) ![]()
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