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ANTEPRIMA MULTIMEDIALI | ALBERO INVENTARIALE |
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[...] AGOSTO [...] svegliai nel cuore della notte, [...] con [...] dentro di me. Quella notte ero riuscita [...] per puro sfinimento, perché [...] ricordo [...] ancor a prima di [...] avevo paura. Faccia a faccia col [...] tutto intero e improrogabile; non ci sarebbero [...] intermedie, pensai, quella era [...] che mi fosse data. Forse era la coscienza [...] mi fece dormire, non so. Ma nel mezzo della [...] e sentii il silenzio; sentii il silenzio [...] me che mi possedeva in [...] quasi fisica, illanguidita dalla [...] una mano amorevole percorresse il mio corpo, [...] spina dorsale, sciogliendo resistenze. Esattamente in quel momento [...] che la casa mi lanciava, da tanto. Un momento in ascolto [...] i lunghi gemiti, lo scricchiolio dei vecchi [...] dissi: «domani a [...] saprò». Non volli più dormire. Per potere, dal vertice [...] il mio trionfo, assaporare i preziosi momenti [...]. Supina, le mani sotto [...] lì, padrona della notte e del silenzio; [...] ora, se avessi voluto, senza Veronal, senza [...] accaldata nel letto. Senza sentirmi interiormente prigioniera [...] di dolorosa tensione; Tutto si sarebbe dissolto [...] pace. Accanto a me Edoardo [...] traverso nel letto, abbandonato come un bambino. [...] percepii che non lo invidiavo [...]. Poiché era a me, [...] che la vecchia casa si era svelata. Ed io riconoscevo il [...]. Cercavo di ricordare esattamente [...] cosa era cominciata ad accadere. Non [...] stati i soliti passi [...] stridore di catene, né piatti volanti. /// [...] /// Perché allora avrei potuto [...] migliore delle ipotesi Edoardo e la domestica [...] accorti anche loro. Giustificato così il mio [...] concrete. /// [...] /// Niente di tangibile, niente [...] come carta vincente. Solo sensazioni isolate, e [...] mi visitavano, e dalle quali a poco [...] solido e inappellabile, il terrore. Vidi le tende [...] al vento. Vidi [...] estraneo e abituale degli [...]. E se fossi rimasta a [...] intensamente la parete annerita del cortile interno, [...] vi avrei sentito gemere una [...] romana che non [...] mai stata. E tuttavia era lì, a [...] di mano [...] una terrificante fontana, ricoperta del [...] più livido. Queste cose costituivano la [...]. La notte sentivo gemiti, [...] mi dicevo: «è il vento». Intanto il terrore cresceva, [...]. E nei momenti di quiete [...] senza fontana arcaica, senza alberi, senza tende, senza lamenti [...] sentivo il silenzio della casa crescere dentro di me [...] presenza imponente più che mai. Mi affacciavo [...] i nervi raccolti, in [...] poco il silenzio si dissolveva, senza volgarità: [...] troppo grande, sentivo, per essere suddivisa tra [...] famiglia, tra i miei oggetti. Nella mia paura mi [...] facevo un inventario di [...] quali ancoravo il mio spirito fluttuante: specchio, [...] il cucchiaio antico, d'argento; e il piano; [...] Io [...] da denti, nel bagno. Ah, ah, lo spazzolino [...] pratico, ogni giorno, umile e comico. Il mio terrore vi [...] triturato, sminuzzato, e poco a poco rifluiva [...]. Ed io ne emergevo [...] quotidiana, mattino, sole, caldo o freddo, e [...] pranzo e corrispondenza da sbrigare; e nel [...] disperdevo, arrivavo a [...] «chi? dove?» quando così [...] quella puerile paura di poco prima. Tanto è il potere [...] da denti. [...] parte in casa da sola [...] rimanevo mai. Ma [...] di nuovo, nel momento di [...] quiete, tutta avvolta dai confortanti oggetti familiari e sentendo [...] domestica cantare in cucina [...] il terrore tornava, ne sentivo [...] presenza intollerabile [...] mia intimità, [...] mandola. Avevo [...] coscienza che se mi [...] e per sempre [...] conosciuta. Ma ebbi paura, che [...]. Ed io mi chiesi: [...] cosi sicuro, cosi solido?». Anche la domestica, sicura, [...] ruolo, ancorata ai suoi simboli, padella in [...]. /// [...] /// Poiché ero così la [...] eco, la [...] ombra, il suo riflesso. Ma subito alzavo gli [...] sulle pareti vuote, nelle tende immobili, negli [...] salotto reale. Arrivavo persino a girarmi, [...]. [...] ferma del pomeriggio domenicale tutto [...] cristallino, rintanate le ombre. Ma, poco a poco, [...] le strade della mia ricerca. Son sempre stata una persona [...] mi dicevo: e risoluta. Non sopporto situazioni che [...] soluzione. Mi raccolsi, palpando tutti i [...] dispersi della mia intuizione, tentando di [...] che cosa avrebbe voluto da [...] risposta era una sola, la mia vigliaccheria è che [...] volevo [...] privata dei sostegni familiari dovevo [...] accettare la [...] sfida. Mi ero circondata di [...] mal di testa, paura della solitudine, addirittura [...]. Ladri vivi, concreti, che [...] persone, sì, il quartiere così lontano, le [...]. Per questo trovavo sempre [...] non rimanere sola in casa, mai: le [...] Edoardo andava a giocare a poker non [...] domestica. Scongiurata era così [...] minaccia. Questa era la soluzione, [...] valutando bene tutte le implicazioni: «devo rimanere [...] sera, da sola; allora saprò». [...] tutto il mio essere si [...]. Una ribellione [...] ca: ma anche [...] superiore a tutto il resto, [...] seduzione da preveggenza; ma vinta la paura restava la [...] con tutte le sue [...] gi. Il bisogno imperioso di [...]. /// [...] /// Tutto il resto meschino senza [...] così dissolta in piccoli nulla, [...] questo, solo questo che vo-j [...] io faccia a faccia con una presenza estranea, una [...] per tutte. Dopo, non sarei più [...] limiti che sono la [...] stra eredità comune. Mal [...] liberazione senza [...] denti Avrei volato, trascinato tutto [...] me, nel turbine 11 miei occhi per sempre verdi, [...] e infiorescenze che sbocciavano dalle [...] mani finalmente fecondate. Sempre di più si [...] I [...] soluzione. Ogni giorno che passava [...] di me. Il mio essere vivificato. Si trattava anche di [...] e questa era ( la cosa più [...] Accettazione [...] venne [...] poco a poco in [...] esplodere completamente in quella notte limite. Me Io ricordo bene, [...] un martedì. Svegliandomi, la sensazione di [...]. Come una dote naturale facente [...] di me, per sempre. Gli oggetti familiari mi [...] giorno prima, erano n a portata di [...] più bisogno. Perduti [...] mente tutti i puntelli inventati. Mi si era rivelata [...] falsità. Ne ero distante, perché [...] del mondo. Alla paura era seguita una [...] impazienza. [...] Prada è nata a [...] in Brasile. Drammaturga (ha lavorato [...] di New York ed è [...] attiva [...] teatrale newyorchese degli anni Sessanta) [...] ex diplomatica di carriera, Cecilia Prada ha vinto [...] unica donna finora [...] il Premio «Esso» per il [...] in Brasile per [...] giornalistica. Il suo reportage è stato [...] pubblicato in un libro, [...] do [...] a [...] («Bambini del Brasile: la follia [...]. Ha anche scritto due [...] «Ponto morto» («Punto morto») e «O caos [...] («Caos in sala da [...] CECILIA [...] moltiplicarmi in gesti, in [...] Edoardo, che no, che sarei stata bene, [...] tutte le porte e le finestre. E ancora un pensiero: [...] non mi lasciassero sola, ora dopo [...] e questo, solo questo, [...] del momento. Ansiosa cercai il cappotto di Edoardo, gli sistemai la sciarpa, impaziente vidi Maria scomparire [...] di servizio. Appoggiandomi alla porta rimasi [...] con gli occhi chiusi, sentendo la conferma [...] che si metteva in moto. E allora una contrazione al [...] una vertigine, [...] del sangue che martellava nelle [...] ma dovevo aprire gli occhi [...] quello era il momento. La prima sensazione fu [...] verdi della stanza: erano lì per proteggermi. Troppo tranquille, pensai. Né estranee, né distorte. Con uno sguardo ansioso [...] porte, le finestre. Da dove sarebbe arrivata? Anche [...] era in attesa, avvertii. Una lunga attesa, molto [...]. Improvvisamente il rumore del [...] con prepotenza nel silenzio verde della stanza, [...] uno spavento. Ancora una volta mi [...] il coraggio?, abbozzai persino un gesto in [...] ma non calcolai la resistenza della chiave, [...] primo momento, avevo girato. E fu la chiave [...] la decisione; con passi che pretendevo fermi [...] cercai la mia poltrona. /// [...] /// [...] che dura da anni. Che dura la durata [...]. Anteriore a questa casa, [...] a questa luce verde [...] familiare o fantasmagorica? Non [...]. [...] del sangue nelle orecchie [...]. Gli occhi aperti. Solo un leggero sudore [...] mani. /// [...] /// Riuscii a sentirmi, per [...]. Come se [...] ormai non mi appartenesse [...]. Fatta forse in nome [...]. Forse in nome di [...]. Io lì immobile, ad [...]. Vieni, presentati, [...]. /// [...] /// Ma vieni! Lo sguardo con tutte [...] accese che si librava sugli oggetti e [...]. /// [...] /// Itala intera e legata [...]. /// [...] /// [...] fisico, non potei fare a [...] di pensare. Impaziente [...] mandai via, Edoardo e la [...]. Che Orologi che scandivano ore [...] precise. Un gruppo di persone [...] strada le cui voci allegre erano scompiglio. Dopo sentii una macchina [...] si fermava quasi davanti alla [...] forse era Edoardo? rabbrividii Già? E se tornasse prima [...]. No, erano solo le [...]. Forse la mezzanotte era [...]. Fa in quel momento [...] più né alle porte né alle finestre. Rimanevano mute e prive [...]. E in cucina il [...] un [...] nient'altro. Ah, mi dissi, girandomi [...] e [...] le ombre, dalla loro [...] la strana visione, rivelandosi! O forse solo un [...]. O sedata a un [...]. Sotto il divano? Appesa [...] comparendo dal niente Poco a poco [...] cresceva in me, allungando [...] braccia, sfigurando i miei [...] limite del mondo. Forse occorreva diffidare anche [...]. Lì stavano di rU [...] torno le sensazioni, tutte, » [...] gemiti lamenti e il [...] vento, e il vento là [...] ed io [...] nel mistero immersa, e [...] di stare in piedi spinta [...] alla mia parete verde [...] braccata, pensai [...] quando [...] ricevetti, con un pugno al [...] cuore, un piccolo grido [...] tito in gola, il primo [...] ! Uno, due, [...] tre, dispiegandosi tutti in ter-; [...] lentezza, avvolgendo-) mi. Erano dita i gelide [...] « mio viso? era questo il mo-) [...] una voce grave 1 mi si sarebbe [...]. [...] andarono, lontano, tutti, l tutto. Il paesaggio deserto, [...] io, scagliata ai confini del [...] mondo. /// [...] /// Questo mi chiedevo ) aprendo [...] occhi, a fatica, [...] Mai! Arrivai a [...] ridere della mia puerilità. I (Ma questo riso [...]. La fiducia ormai così [...]. In piena notte lo [...] sgocciolio di un rubinetto da [...]. In piena notte una [...] radio lontana che [...] notiziari, in piena notte [...] scarafaggio che corre sul pavimento, [...] che domani po-trebbe correre sul mio viso, [...] Questo, solo questo? ?Ormai la [...] del ri-i torno di Edoardo [...] possibile. Un vento freddo) soffiò [...] del corridoio: [...] forse. E senza sapere. E folle (i capelli [...] fanzia in lunghe trecce sulle [...] spalle) grande e possente mi ; sentii, e frenetica, [...] dissi alla vecchia [...]. Nel disordine do-' mestico improvvisamente [...] necessario, tutta [...] ra lacerata che scorre dal! Dalla [...] mia stanza, dalla mia verde! Ora devo sapere, [...] mi dico. Ormai sen-i za nessuna luce, [...] accettazione [...] bloccata la [...] mi lancio da una porta, [...] braccia tastano le sgocciolanti pareti, gli occhi penetrano le [...] in un ab-! Il [...] unico punto di riferimento). Salgo scale, [...] verso la misteriosa) presenza. È una necessità,! Nei due [...] tutti ordinati, e dove [...] di [...] mi rimanda, immagini tranquille [...] Ietti, il lavandino! Lo spazzolino dai denti? Ed è lui che con [...] mo espediente mi spinge ver-) [...] la scala della [...] buia, trepidante di avventa-) ra: [...] percorro in un [...] mi fermo ansando. Un [...] sguardo, speranza estinta, [...] ormai per [...] squarciate mobili antichi,) [...] di giornali ingialliti, il! [...] ri un rumore di vento. Non) più strano fogliame, mai [...] quella perduta fontana dal [...] vido limo inesistente [...] i Tutto [...] mi dico [...] della casa, [...] della [...]. Il ronzio del frigo che [...] comincia in cucina. /// [...] /// Il ronzio del frigo che [...] comincia in cucina. (0) (0) ![]()
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