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MARTEDÌ 25 AGOSTO [...] 17 [...] Le città [...] Sandro [...] e, sotto al titolo, [...] argine del Tevere. In basso il Gazometro [...] di [...] ci mise quasi dieci [...] il tratto di strada dal semaforo alla [...]. Quando finalmente aprì le [...] mio amico fare appena un passo ed [...] un fuoristrada» [...] delle metropoli vista e [...] scrittori Roma, sole al Gazometro SANDRO [...] Fu una giornata di [...] code, di confusioni inutili, di chiacchiere a [...]. Una giornata da spettatore, [...] vita e la morte degli altri, a [...] sulla pelle irritata, e strozzarmi la gola. Cominciò presto, quella mattina. Alle otto stavo già [...] mi ero dato appuntamento con Davide, Avevamo [...] sera prima a [...] su una storia che [...]. Davide si era fatto [...] falso da un nostro amico medico, per [...] di non essersi presentato al colloquio per [...]. Forse bastava, forse no. Tutto dipendeva [...] Italia, Il funzionario che [...] queste cose. Se avesse compreso, era [...]. Sennò, niente da fare. E comunque era meglio [...] più scontata e stupida di tutte, della [...] Davide era tentato di raccontare. Il piazzale davanti Porta San Paolo [...] era proprio pieno. Il traffico si concentrava [...] In [...] pochi punti, lungo [...] o [...] con viale Marco Polo, [...] altre parti quasi libere. La gente camminava raso [...] o si ammucchiava sotto gli alberi, cercando [...] dove almeno si poteva respirare senza bruciarsi [...]. [...] mise quasi dieci minuti [...] breve tratto di strada dal semaforo alla [...]. Incastrato in un fiume [...] e bollente come un Acheronte, andava [...] metri e stop, in un fischio assordante [...]. [...] mi ero comprato una [...] al chiosco [...] mezza fredda e [...] e mezza calda e [...] seconda della parte che aveva poggiato sul [...] messo 11 su un tavolino vecchio. Quando finalmente [...] si fermò e apri [...] il mio amico che si faceva largo [...] passeggeri pronti per scendere, quindi conquistare con [...] il marciapiede, fare appena un passo sulla [...] investito da un fuoristrada che nello stesso [...] perfetto e maledetto sincronismo, al semaforo verde [...]. Un attimo, e la [...] gorgo di rumori e di parole indistinguibili. Il traffico sgommava e [...] un branco di cani affamati. [...] che puliva i vetri [...] veloce fra le macchine bloccate, cercando di [...] possibile della situazione che si eri [...] lo ero rimasto I [...] senza sapere cosa fare. E la gente tutto [...] voleva darmi il suo consiglio prezioso. Chi mi diceva di [...] e chi di non [...] era trattato solo di una semplice testata. Mi accostai a Davide, [...] svenuto vicino al marciapiede, e lo scossi [...]. Dopo un po' infatti [...] sbatté due o tre volte le palpebre, [...] per qualche secondo, e parve riprendersi. [...] intanto, dopo avere dato [...] Davide, era rimontato in macchina, tutto eccitato, [...] qualcuno col telefonino portatile. Avrà avuto neanche trent'anni. Gridava a tal punto [...] lo sentivamo bene, mentre chiedeva lumi al [...] suo padre, su cosa dovesse fare. Spiegava la dinamica [...] si giustificava sgomento e [...] discolpava. Quando finalmente attaccò (o, [...] bottoncino) venne a passo veloce verso di [...] a [...] in faccia una valanga [...] non sto a ripetere. /// [...] /// A forza di scalmanarsi, [...] pugni, di aggrottare le sopracciglia, di digrignare [...] slogare tutta la rabbia che aveva in [...] crollò esausto -sul sedile della [...] e mandò un ragazzino [...] di forte al bar. Intanto già si erano [...] che litigavano fra loro: gli automobilisti in [...] e i pedoni esprimevano [...]. Litigavano con la stessa [...] allo stadio. Un uomo di una [...] avevo visto poco prima alla fermata, un [...] preso il pizzo della [...] gomito e per tutto il tempo della [...] il ragazzo aveva continuato a ripetere: -Senti. /// [...] /// Sempre con lo [...] ritmo, invariabile, calmo, monotono. Al [...] «senti», non ce la feci [...] -Ma insomma. E [...] placido, con un tono [...] come se si trovasse nella [...] camera da pranzo invece [...] piazza d'inferno: -No, io dicevo che ò [...]. Ha preso una bella botta, [...] meglio non fidarsi -. Quindi aveva attaccato tutta una [...] scientifica su ciò che poteva essere successo nel cranio [...] Davide. Fece un discorso lungo, [...] più. Roba che se non [...] spaventato com'ero, mi sarei addormentato nel bel [...]. Proprio nello stesso momento [...] Davide [...] alzò da terra. Aveva un taglio dietro [...] gli usciva del sangue. Mi gira solo un [...]. Manda via tutti. Ha ragione lui, è [...] colpa mia, e basta. [...] con questo casino. Lo aiutai a sollevarsi, [...] si tenesse in piedi, e attraversammo [...]. In un [...] d'occhio, il traffico si [...] via, i pedoni salirono sugli autobus, [...] al semaforo si rimise [...] parte ad aspettare il rosso, e lo [...] col suo passo pesante, lasciandomi due ditate [...] sul braccio della giacca. Mi imposi e chiamai [...] a [...] retta a Davide, pur [...] cui stava, saremmo dovuti andare a piedi. /// [...] /// Il taxi, un vecchio [...] senza aria condizionata, era [...]. [...] brillava sotto il sole, [...] capannoni [...] al Gazometro si scaldava [...] pareva che dovesse divampare di 11 a [...] tutto. Giungemmo a Porta [...] a passo [...]. I negozi stavano aprendo [...] momento. I proprietari, in canottiera, [...] le labbra, già mezzi sudati, alzavano le [...] lenti come lumache, sistemavano la loro merce [...] marciapiede, incuranti delle imprecazioni degli automobilisti costretti [...] due lunghe file di merci in [...] biciclette, cataste di pneumatici [...] aperti e messi uno dietro [...]. Sembrava di essere in [...] strade di certe città arabe, come se [...] tanto nei film, con le macchine che [...] tra la folla, i carretti e le [...] di galline. Roma, solo chi non [...] dire che è brutta, e solo chi [...] é bella. [...] del personale la fila arrivava [...] alla porta, ma [...] non [...] ancora. Ci sistemammo in coda [...] ad aspettare. Restammo quasi mezz'ora in [...]. Davide stava appoggiato al [...]. Ogni tanto sembrava addormentarsi, [...] scuotevo rispondeva sempre prontamente, e questo mi [...]. Italia arrivò come arrivano [...] cinema, serio, guardando fisso davanti a sé [...] tra la ressa senza rallentare il passo, Era [...] smilzo e pulitino, [...] ben pettinato, con una [...] brillante. Entrò nella stanza, si [...] cerca di non si sa che cosa, [...] lampo del giubbotto e, scaraventandosi sulla [...] entrare il primo. Noi eravamo gli ultimi, [...] per più di [...]. Davide per tutto il [...] quasi bocca. Aveva mal di lesta, [...] tanto in tanto mi chiedeva quanto mancasse [...]. Quando finalmente lo chiamarono, fui [...] a [...] e [...] alla sedia, perché faticava a [...] in piedi. [...] stava sbracato sulla poltrona, [...] appoggiate allo schienale e la cravatta che [...] su un fianco. Armeggiava con i cassetti [...] non si aprivano, li batteva, Il strattonava, [...] erano bloccati. Allora lasciò perdere e, [...] sdraiato, chiamò ad alta voce: -Ettore! /// [...] /// Subito arrivò, tutto trafelato, [...] un tipo sui cinquant'anni e [...] piccolo, che pesava si e no una quarantina di [...]. Anch'io lasciai [...] e [...] a guardare fuori dalla [...] placare quella sensazione di terrore che mi [...] che non riuscivo ancora a capire. Sentivo una specie di [...] annoiato nella testa, fatto della mia pena [...] sempre più [...] di Davide. Lo sentivo nella stanza a [...] che parlava a fatica. Il lunedi della convocazione [...] venire perché stavo male. Ho un problema molto [...] io. Mia moglie è malata. La sera prima se [...] è sparita. [...] dovuta cercare per tutta Roma. Non può farci niente, [...] di lei. E io non posso [...] adesso. Mi deve capire, avvocato. Ho bisogno di lavorare, [...] per mia moglie -. Si raccomandava, mischiava la [...] la verità ripugnante. Ed era uno sbaglio, [...] detto. Non c'è niente di [...] verità, in certi casi. Ma aveva perso il [...]. Dovetti allontanarmi per non [...]. Dopo un po' arrivò [...] in mano, e spalancò la porta. Ne approfittai per avvicinarmi [...] Davide [...] controllare le sue condizioni, ma mi allontanò. Italia era nella stessa [...] prima, lo sguardo [...]. Del resto, era famoso, Lui [...] certo bisogno di osservare le decine di [...] gli si presentavano ogni giorno con i [...] centro della [...] stanza magica, incasellava i [...] scaffali predisposti della [...] mente, e con la [...] cancellava le loro lacrime. Mi accostai al mio [...] dissi in un orecchio, duro: -Ricordati che [...] niente, ma pretendere. /// [...] /// C'è la logica nostra [...] logica loro, e in mezzo c'è un [...] si può abbattere. E che non si [...] restare -, Ma lo vedevo, Davide era [...]. Slava appoggiato coi gomiti [...] teneva la testa fra le mani. Forse neanche mi senti. Finalmente [...] dopo avere armeggiato un [...] Sandro Onofri, 35 anni romano. Il suo primo romanzo Luce [...] è stato pubblicato da Theoria. Sta lavorando ad un altro [...] sugli indiani [...] collabora alle pagine culturali dell [...] e insegna in una scuola serale frequentata soprattutto da [...]. Di origini proletarie, ò [...] in una borgata: la [...] è una voce aspra, [...] che si collega alla tradizione che va [...] di Moravia alla narrativa pasoliniana. Allora Italia fece una cosa [...] ci lasciò di stucco. Provò due o tre [...] si fossero rotti, quindi congedò [...] senza prendere nulla da [...]. Non controllò neanche cosa [...]. Tornai a sedermi al [...] stavolta lasciai apposta socchiusa la porta [...] in modo da [...] controllare le condizioni del [...]. Lo vedevo peggiorare, [...] mi preoccupava. Davide aveva appena ricominciato [...] già Italia faceva cenno di no con [...] significare che non [...] niente da fare. E a ogni particolare [...] amico ansiosamente aggiungeva, si produceva in smorfie [...]. Tirava le labbra, come [...] e scopriva un premolare d'oro che gli [...] lato della [...] bocca rosea. Oppure scuoteva le spalle, [...] ripetere i suoi no, no, no, non [...] fare. /// [...] /// Quando Davide fini di [...] storia, era veramente scoraggiato. Italia [...] con la testa un [...] convinto dei precedenti. Ma poi, sorprendentemente, rispose: -Non [...]. Bisognerebbe controllare attentamente la [...]. Quindi aggiunse, insofferente, con [...] fece sobbalzare me fuori alla porta, e [...] povero amico: -Ma non adesso, per carità! Non sono risposte che [...] dare così su due piedi, [...]. A quel punto chiusi [...]. Sentii solo le ultime [...] Davide. Non ho altro da [...]. Poi più niente. Ci fu silenzio per [...] da Italia, il quale [...] di prendere il mio [...] stava sentendo male. Faticai a risvegliare Davide [...]. Gli detti qualche schiavetto [...] dovetti [...] fuori a spalla. Appena fuori [...] crollò a terra. Lo chiamai, lo chiamai [...] urlai di alzarsi. Ma non capiva. E neanch'io capivo. Lo caricai sulle spalle [...] tutto il vicolo che portava al Lungotevere, [...] polmoni [...] dei muri antichi e [...] acide vampate di piscio che arrivavano dagli [...]. Quando finalmente giunsi in [...] avevo il Tevere sotto di me, dorato [...] scorreva pieno di immondizie e di sole. Adagiai Davide a terra, [...] piangere. Urlavo per [...] muovere, ma non reagiva più. Non ricordo bene cosa [...]. Rammento come in un [...] fermarono due ragazzi con un furgone, caricammo [...] e partimmo verso il San Camillo. Arrivati [...] mi fecero aspettare di nuovo. Aspetti tanto, tanto, un tempo [...] non [...] più. E quando finalmente mi [...] per [...] che Davide se ne [...] da un pezzo. /// [...] /// E quando finalmente mi [...] per [...] che Davide se ne [...] da un pezzo. (0) (0) ![]()
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