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Ep-pure ci sono molti [...] seduti per ore, forse per giorni, a [...]. I più gettonati dai [...] addetti agli enormi cartelloni pubblicitari dei film. Quelli sorpassati vengo-no prontamente [...] faccioni compaiono. Per esem-pio, sono freschi [...] John [...] e Nicolas Cage, i [...] «Con [...] subito ri-battezzato dai francesi [...] ovvero «aria da coglioni». Claustrofobiche anche le confe-renze [...]. Ma spesso diver-tenti come [...] ora di scuola. Specie quelle pilotate da [...] si chiama Henri [...] e che ha una [...] di impedi-re [...] dei telefonini durante gli [...] e divine. Ogni santo giorno il [...] più riprese il suo inutile ap-pello bilingue, [...] con toni sempre più accorati. E ogni santo giorno [...] qualcuno che resta sordo alle [...] preghiere. Morale: quando meno te [...] il portatile. Diciamo la verità, la [...] ma [...] ne fa addirittura una [...]. Dovrebbe prendere esempio da Danny De Vito che, in una cir-costanza analoga, si è [...] chie-dendo a tutti di [...] fis-sare la malcapitata telefonista. Una cosa è certa: il [...] non ama i giornalisti. Quasi li consi-dera una inevitabile [...]. Pensate che ieri [...] stato un brin-disi riservato [...] che vengono a [...] da alme-no venticinque anni. Ebbene, a questi gagliardi [...] è stata offerta una coppa di champagne. /// [...] /// Champagne è anche diventato [...] Sean Penn, trasformato in un suono irriconoscibile [...] francese, che applica invariabilmente la regola [...] sillaba. Ma almeno [...] suggerisce, seppur vagamente, qualcosa [...]. Peggio è andata a Sigourney Weaver. Molti foto-grafi tentavano di [...] con un incredibile [...]. O era signorsì? Da [...] consiglio che Mathieu [...] ha dato a tutti [...] detesta-to il suo film. Già, perché? In realtà, la [...] avuta in molti, e parecchi [...] fatto. Tutti, invece, hanno atteso [...] del «Sa-pore della ciliegia», il film di [...] passato ieri pomeriggio, quasi [...] il lungo tentativo di cen-sura esercitata [...] autorità di Teheran. Un lungo applauso ha [...] il film. Per [...] una gran-de rivincita. Per il festival, un [...]. /// [...] /// Cristiana Paternò CARO DIARIO Alle [...] stampa [...] aria da terza liceo scongelato [...] 1. Alla conferenza stampa di [...] convo-cata ad [...] infame (le 18. [...] un modo sereno, e gradito, [...] rendere [...] un [...] meno tesa. Il film è stato [...] di Teheran [...] e quando incontra la [...] forse rinfrancato dal caldissimo applauso che ha [...] Il [...] del-la ciliegia dopo la proiezione nella sala Lumière; [...] lo conosce bene giura che il cineasta [...] ha [...] un [...] sbattuta. Assolutamente ovvio che le [...] di ca-rattere strettamente politico. Altrettanto ovvio che [...] non risponda, se non [...]. Bisogna [...] lui a Teheran ci [...] laggiù non scherzano. Quando gli chiedono perché [...] sia stato proibito, dice: «Non so cosa [...]. Ora il film è [...] è impor-tante. Ancora più importante, è qua [...] ce [...] man-dato, non [...] portato io con me, in [...]. Ringrazio [...] per [...] atteso e per [...] accettato il film nonostante il [...]. I giornalisti insistono sulla [...] se la cava così: «Chi [...] se qualcuno ci censura, o se sia-mo [...] censurare noi stessi? Io lavoro a modo [...] cinema morale e per me la censura [...] stata un problema, se anche non esistesse [...] non cambie-rebbero di una virgola. Questo non vuol dire [...]. Quando un collega gli [...] il fatto che un personaggio del film [...] un altro ancora tur-co, il regista glissa [...] che «tutti gli artisti sono influenzati dalla [...] vivono»: e dietro questa enorme banalità si [...] dei noccioli della questione. Inutile insistere, scavare oltre. Arrivano altre domande al-le [...] risponde sempre rilassato, servendosi [...] se parla discretamente il francese, e piuttosto [...] anche un modo per sentirsi sicuri e [...] incidenti diplomatici). Il te-ma del film, [...] secondo lui «un pretesto». Il film è «un [...]. Poi, però, ricorda con [...] labbra che «le statistiche parlano chiare: la [...] gente pensa al suicidio almeno una volta [...] molti ci provano». Racconta [...] di [...] a una cui frase il [...] si riallaccia, ma cita anche un poeta iraniano -di [...] non abbiamo colto il nome [...] nei suoi versi parla [...] che cresce sulle tombe. Noi vediamo [...] nata sopra gente morta prima [...] noi, e a loro volta i posteri vedranno [...] nata da noi. La vita è una condizione [...] ma non per questo bisogna rinun-ciare a [...] sino in fondo. Il finale del film, [...] in video, sul set, con i soldati [...] aiutato per una scena, è il ritorno [...] una messin-scena quasi tutta autunnale. Non voglio dare interpretazio-ni, non [...] se [...] alla fine si suicida oppure [...] non lo so nemmeno io. Ciò che conta è [...] della vita». La ciliegia salva la [...] salva il Festival [...] 2. Per fortuna è arrivato [...]. Il [...] il film che salva il [...]. Perché, nel complesso, il concorso [...] è stato modestissimo (non [...] del cinquantenario e di tutto [...] sfarzo che ha [...] e Il sapore della ciliegia [...] una Palma doverosa, quasi obbligato-ria. Per il prestigio del [...] già sfiorato il premio con lo splendido Sotto [...]. Per le cir-costanze: il [...] in extremis, sbloccato solo [...] momento dalla censura ira-niana. Per il tema che [...] nobile: il suicidio, e la for-za di [...]. E per il film [...] è proprio bello, [...] dei gioielli di questo [...] la casa del mio [...] E la vita continua. Nonostante la povertà produt-tiva [...] problemi ideologici, [...] ha in questo momento [...] con diversi registi notevoli. In Occidente, stanno diventando [...]. Mo-hsen [...] (onorato [...] scorso di una retrospettiva [...] Torino) [...] un grande eclettico che fa film diversissimi [...] vol-te assai belli, a volte imbarazzan-ti. [...] è uno di quei [...] la roccia, che fanno sempre lo stesso [...] di cinema cri-stallina e [...]. Quasi ovvio che, fra [...] quello popolare in patria, [...] capacità di «sporcarsi le [...] generi, mentre [...] è anche in Iran [...] pochi, e Il sapore della ciliegia è [...] pochissimi. Il film, [...] è pronto da molti mesi. Sarebbe potuto es-sere a Venezia [...] scorso. Si sapeva soltanto (da [...] il 27 maggio 1996) [...] nel [...] si era vagamente ispirato [...] quei gelidi, atroci, para-dossali aforismi che popolano [...] E. [...] un rumeno che viveva a Parigi. Come dire: il suicidio [...] che, sempre rinviata, consente di continuare a [...]. [...] una sottile, amarissima ironia in [...] paradosso, che è pre-sente anche nel film di [...]. Il cui protagonista è un [...] presumibilmente danaroso (ha una bella macchina e un bel [...] di soldi da «investire» in ciò che stiamo per [...] che un bel giorno gira per Teheran in auto [...] ricerca di qualcuno. Pri-ma carica un giovane [...] soldi «per fare un lavoro». /// [...] /// Infi-ne, un anziano guardiano [...]. A tutti e tre, [...] storia: ha intenzione di im-bottirsi di barbiturici, [...] una buca in una zona desolata appena [...] Teheran. Vuole però che qualcuno [...] chiamare, la mattina dopo: se sarà ancora [...] aiutare a uscire dal-la buca, se sarà [...]. Una sorta di suicidio [...] di scappa-toia, che rende la situazione -per [...] i suoi passeggeri -ancora più angosciosa. Ciascuno reagisce in modo [...]. Il soldatino (che è [...] la morte deve averla vista in faccia [...] con [...] e la fuga. Il seminarista, con dei [...]. Ma il vecchio -che, essendo [...] appartiene [...] a una «mi-noranza» -tocca forse [...] tasti giu-sti, spiegando [...] che la vi-ta è piena [...] sapori che devono essere gustati, che anche mangia-re una [...] può essere una spinta a non [...] e a continuare. La «scommessa» rimane valida [...] non ci dice come [...] finale del film, girato in video, è [...] e [...] nella realtà del set, [...] -un mes-saggio di speranza. Ma certo il film [...] è duro e soprattutto laico, e si [...] ayatollah non lo possa amare. [...] di [...] è straordinario e la [...] a comunicare è straziante. Speria-mo che questa ciliegia [...] palma. Alberto Crespi Una scena [...] di [...] (a destra) [...] parla del suo nuovo [...] «Con [...] la grande fuga tra [...] UN CERTA IN [...] Bella prova per il [...] Janos [...] con «I ragazzi [...] Come uccidere la mamma [...] La storia di due fratellini che sacrificano [...] per amore di una prostituta. Fotografia artistica, clima [...]. Presentato ieri al mercato di [...] un [...] con Nicolas [...] nelle sale americane il prossimo [...] giugno. Circondato da [...] per la [...] da Jerry [...] regista di «The Rock», e [...] la storia di [...] che si svolge nei cieli [...] Stati Uni-ti. Intitolato «Con [...] dal nome [...] i detenuti ad alto rischio [...] conto [...] Stati Uniti, è il racconto [...] come il feroce ma geniale Cyrus [...] (John [...] arrivi a capeggia-re la rivolta [...] un gruppo di [...] carcere di massima sicurezza ad [...] altro. Gli si oppone Cameron Poe (Nicolas Cage), un detenuto «buo-no», mentre da terra inizia [...] guidato dallo sceriffo John Cusack. [...] si svolge nei cieli sopra [...] deserto [...] e la Valle della Morte, [...] che nella cittadina di [...] ai [...]. [...] ha approfittato della conferen-za [...] dei suoi rap-porti con il teatro e [...] «Per quello che mi riguarda, quan-do posso [...] voglia di teatro, di regie e di [...]. [...] che da molti anni [...] Francia, ha annunciato anche il titolo dei suoi [...] cinematografici, «The [...]. Vi ringrazio di essere [...] a vedere il mio film, [...] pure un [...] deprimente. Con il sole che [...] che sareste tutti andati alla spiaggia». È bastato poco, al [...] regista ungherese Janos [...] per conquistarsi [...] preventivo del pubblico. Ma non è male il [...] film, accolto ieri dalla se-zione «Un [...]. Un tempo grande, il [...] smesso da anni di frequentare i festival [...] premi. [...] «I ra-gazzi [...] ci ricorda però che [...] covano dei talenti. Poco attratto dalla commedia («Se [...] stato un pittore non avrei dipinto altro che volti [...] confessa), [...] ispirato per [...] a una novella gotica dello [...] nonché neurologo, [...]. Da qualche parte in Ungheria [...] del 1914: una bara su un carretto, sotto la [...] ci introduce subito in argo-mento. Un coccolone si porta [...] ma la moglie, avida [...] si direbbe a pezzi. Peggio stanno i due [...] Janos [...] 14 anni ed Erno di 12. Pri-vati della figura paterna, [...] un decoro borghese tutto esteriore, i due [...] lutto cominciando a uccidere, [...] con metodo scien-tifico, gli [...] un cane, una civetta. Le cose peggiorano allorché [...] molto consolabile, presenta loro il suo nuovo [...] roz-zo e scroccone. Sicché a Janos, [...] alle pulsioni del sesso, [...] trovare conforto in un vecchio bordello gestito [...] che si affeziona ai due fan-ciulli. Ma lei, in cambio [...] dei regali. /// [...] /// Come quel gioiello che [...] al collo. Una vecchia legge dello spetta-colo [...] che se in una storia ci scappa fuori [...] prima o poi qualcuno la [...]. [...] di mez-zo il coltello a [...] che Ja-nos riceve in regalo [...] di banco che egli, nella [...] rivolta [...] ha rifiutato di fu-stigare. Avrete capito che [...] lunga del matricidio serve [...] per evocare un disa-gio infantile dai tratti [...]. Rifiutati in famiglia, i [...] col trovare nella prosti-tuta -né buona, né [...] di calore: e tanto basterà per [...] di gioielli e addormen-tarsi [...] fianco. Fotografia artistica al lume di [...] musiche [...] lentezze talvolta sfibranti. Ma il giovane [...] è bravo nel suggerire [...] la tranquil-la ferocia che si impadronisce dei [...] lo sguardo di-stratto della madre Maja Morgen-stern (Lo [...]. E, tanto per non [...] ha an-nunciato che il suo prossimo film [...] di un bambino ebreo deportato ad Auschwitz. /// [...] /// E, tanto per non [...] ha an-nunciato che il suo prossimo film [...] di un bambino ebreo deportato ad Auschwitz. (0) (0) ![]()
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