[...] tradotta in dialetto. ///
[...] ///
E allora come riflessa, come [...] da [...] lontana, [...] sentita e capita. Ma difficilmente un lettore [...] comunque non in grado di fare la [...] di ritraduzione e di riascolto, riuscirebbe a [...] a scorrere le [...] pagine che la precedono. Perché questa battuta, per [...] presuppone una descrizione topografica, di tipo manzoniano, [...] Verga non [...] data; o ha bisogno [...] in questi termini: la cugina Anna è [...] dei Malavoglia, mentre la [...] abita più lontano; per [...] la [...] andrà spesso, e lungamente [...] casa della cugina Anna; e la cugina Anna, [...] i propri guai, dovrà subirsi la compagnia [...] donna, fatua e pettegola. Sembra un particolare di [...] quale il più delle volte [...] del lettore scorre senza [...] me è servito come rivelazione della «voce [...] nelle cose siciliane del Verga, del suo [...] del suo trasferire la memoria alla memoria [...] di un modo, di una sintassi, di [...]. E viene da pensare a [...] che una vecchia narratrice di fiabe e racconti popolari [...] una volta a [...] «Lu [...] è [...] sta [...] si porta». Cioè: niente è il [...] nel modo di raccontare. Ora appunto Verga ha [...] narrante» non genericamente siciliana, non genericamente dialettale, [...] massimo e capace di portare quel niente [...] storia dei Malavoglia alle più alte e [...]. ///
[...] ///
Ora anche a me [...] a lui, di rileggere Testate scorsa I Malavoglia [...] quando lo scoprii a sedici anni e [...] in quattro o cinque [...] sdraiato [...] sulla riva di un [...] dai quaranta gradi del solstizio). E [...] ad un certo punto, mi [...] come «incagliato». E mi sono ricordato, come [...] illuminazione improvvisa, che Sciascia aveva scritto una [...] riflessione a proposito della cugina Anna. Il mio occhio era [...] righe, ma «senza fermarsi». La mia memoria, ora, [...] ricordo di lettura, preciso, chiaro. Sono andato a rileggere [...] di Sciascia che ho riportato sopra, dopo [...] e non era cosa facile, nelle pieghe [...]. Sono andato a rileggere [...] pagine precedenti la battuta di comare Venera, [...] stesso Sciascia, e mi pare di [...] dire che la battuta [...] «di pettegola ironia». Che anzi questa è [...] priva di fondamento. Egli, partendo dalla [...] ipotesi quantomeno strana, e [...] intrigante, dice che non riesce a capire [...] la cugina Anna ne dovrebbe «fare le [...]. E per trovare una spiegazione, [...] in dialetto la battuta di comare Venera, [...] di ironia. Cioè [...] che provvidenza. Cosi spiega Sciascia, [...]. Ma la battuta, a [...] assolutamente priva di ironia. Rivela, anzi, a [...] «ritradurre» in dialetto, accoramento, [...] giacché presuppone che la comare Venera conosca [...] trepidazione della cugina Anna, e si allieti [...]. Ed ecco perché. ///
[...] ///
Ed ecco perché.