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Il luogo [...] di Milo Manara è una [...] dalle grandi vetrate, nascosta nel verde della collina che [...] di Valpolicella. In questa casa di [...] pietre e queste vigne, si cela uno [...] noti dise-gnatori italiani. Uomo invisibile da-vanti alle [...] regi-sta di vicende cartacee, signore as-soluto di [...] muove a piacimento con un breve tratto [...] come il so-vrano con lo scettro. Occhi chiari, canizie da [...] intorno [...] mozzicone di «tosca-no», un [...] mezzo inquietante, Milo Manara rappresenta -specie ora [...] via Pazienza, e [...] e Bonvi, e Magnus [...] tradizione del fumetto italiano [...]. Tutto [...] a ventitré anni (og-gi [...] quando abbandonò i manuali di architettura, i [...] frustrante di vivacchia-re vendendo qualche quadro alla [...] «il mestiere più solidario che ci sia, [...] musica», ma quello che consente «la forma [...] artistica -più libera, autonoma, completa». Sembrava una scommessa im-possibile. Oggi il suo nome [...] le sue donnine dalla provocante silhouette popola-no [...] esercito di [...] mentre i suoi album [...] Europa, negli Usa, in America Latina, altrove. E adesso è [...] tra cespugli di lavanda [...] segugio, che si interroga [...]. Lei, Manara, ha stabilito [...] «tecnica» con i moduli [...]. Si potreb-be dire che la [...] essendo padrone della [...] matita. Di que-sto parleremo fra [...]. Ma io vor-rei iniziare chiedendo [...] sensa-zioni suscita in lei, come uomo, [...] fascino, cu-riosità, timore, sgomento? Divertimento, [...]. Viaggiare senza pagare il [...]. Andare nei mi-gliori ristoranti [...] piatto de-gli altri. Seguire la gente per [...] nei suoi comportamenti più intimi. Oppure curiosare nelle case [...] per scoprire chissà quali segreti ma per [...] per accertare se è vero che in [...] è il linguaggio degli scaricatori di porto. O forse qualcosa di [...] piano erotico: seguire il [...] del momento, mettiamo Sharon Stone, [...] da vicino la vita che fa. Io sono un voyeur, [...] storie, dei fatti altrui, anche dei comportamenti [...] non ho mai aperto la porta di [...] letto. Mi piace stare un [...] osservare senza essere visto. È così anche nei fumetti: [...] è [...] invi-sibile che sta guardando ciò [...] accade nella tavola. Domani [...] invisibile sarà il lettore. È una posizione privilegiata. Ecco, sì, vi-vrei come [...] fumetto, sem-pre seduto in prima fila. /// [...] /// Ma anche sgomento, perché [...] un potere immenso, può scoprire segreti terribili, [...] corrotti e [...] la colletti-vità. /// [...] /// È una sensazione che possiamo [...] «infantile», nel senso che [...] fin dai primi anni, oppure [...] sensazione «adulta»? Penso che la radice sia infantile. Fin da bambino ho [...] da spettatore, quasi rinuncia-tario: per quanto sorprendenti, [...] gli avvenimenti mi interessava vedere come andavano [...]. Come disegnatore, in qual [...] accaduto di imbattersi nel mondo invisibile? Ricorre [...] bibliografia: «Il profumo [...]. Di che cosa si [...] Ah, [...] il titolo lascereb-be supporre [...] ma in realtà è un [...] espedien-te narrativo giocato [...]. Il protagonista di un [...] uno studente di fisica, riusciva a rendersi [...] che aveva a che [...] fibre ottiche. Il legante che si [...] che appunto lo rendeva invisibile, aveva un [...]. Quel curioso profumo a [...] non diceva nulla, ma era [...] che ne faceva avvertire [...] bella ballerina di cui era inna-morato. Imbranato, timido, lo stu-dente [...] la ragazza nelle tournée, entrare di notte [...] e sdraiarsi ai suoi piedi. Era tutto ciò che chie-deva [...] vita e alla pomata. La ra-gazza invece avrebbe [...] formula, [...] ben altrimenti il potere. Finchè il ragazzo fu [...] si spalmava: un uomo a metà. E come finisce? Il [...] pirotecnico, con qualche analogia [...] Il cielo sopra Berlino di Wenders: lo [...] pensi che Wen-ders abbia visto quella mia [...] anni fa, ma perchè io stes-so avrei [...] qualco-sa di più impegnativo. In ogni ca-so, nel finale, [...] salvarsi [...] la ragazza [...] a «una certa parte» [...] invi-sibile, e la battuta conclusiva [...] di preoccupazione perché non ceda, perché resista quella certa [...]. E lui che le [...] a me basta guardarti negli occhi. Un gioco, un divertimento [...] è del tutto assente il clima oppressivo, [...] come pure il terribile sa-dismo del principe [...] Sansevero [...] iniettava materia marmoriz-zante nelle vene dei suoi [...]. Pensi un [...] io mi sono contenta-to di [...] pomata al [...] di ca-ramello. [...] un rapporto -e quale -tra [...] e invisibilità? O, per [...] più correttamente, [...] non è forse direttamente connesso [...] dif-ferenti gradi di visibilità? Senza dubbio. Ciò che vediamo ec-cita [...] che riusciamo sol-tanto a immaginare. Ricordo su una spiaggia greca [...] signora che face-va la doccia e poi metteva [...] il costume. Era completamente coperta, ma quel [...] di [...] le conferiva una carica eroti-ca [...] maggiore a confronto delle altre bagnanti in bi-kini. Del resto sia nel [...] fumetti, è più eccitante ciò che si [...] ciò che si mo-stra, e ciò marca [...] più netto fra erotismo e pornografia. È il terreno su cui [...] e che ho seguito per [...] storie [...] invisibile: sia quella di dieci [...] fa, sia quella, balneare, uscita [...] scorsa su Panorama. In [...] la partner era una ragaz-za [...] preoccupata solo dei soldi, una ragazza che avevo real-mente [...] al [...]. Alla fine lo studente le [...] po-mata, inutile, e lei esce [...] per la città, convinta [...] invisibile. In effetti nessuno le [...] una finale internazionale di [...] corrono distratti o sono incollati alla tv. Solo un vec-chio la [...] «Ma che ci fa questa bella ragazza [...]. Ma è cieco, e [...] ricono-sciuta dal profumo. E dunque due invisibilità [...] fasulla di lei, e quella vera per [...]. Le favole -la fantasia, [...] mitologia -sono il luo-go privilegiato di quel [...]. Anche disegna-re è un [...] un modo fantastico di raccontare la realtà. In un contesto fantasti-co, [...] semplificazione narrativa o invece esaltazione della realtà? Un [...] che non semplifica ma aggiunge, esalta. Così è per i [...]. Calandrino e [...] convincono [...] invisibile e lo bastonano. Nel genio di Boccaccio [...] un reali-smo assoluto: [...] non esiste ma su di [...] tutti i gio-chi, tutte le [...] tutta la verità. Nes-suno meglio di Boccaccio, [...] Ome-ro, e di Kafka, ha saputo estrarre i [...] e di farsa di cui è intessuta [...]. Ci sono altri esempi: il Calvino delle Città invisibili nel Cavaliere inesi-stente, ma [...] assume una dimensione metafisica, lirica, [...] terricola o beffarda come in Boccaccio. Io mi reputo figlio, [...] Boccaccio. Se per magia Milo Manara [...] Monte Adone, [...] di fron-te, e divenisse [...] a mettere il naso per prima cosa? Non [...]. Farei subito prove per [...] potere, scherzi, burle per ve-dere se funziona. Ah, vorrei proprio divertirmi. Poi verrei [...] nel mio stu-dio, a [...] a fare dei piani. E il suo «toscano»? Già, [...] a [...] Il mio studente fumava [...] il lettore riusciva a [...]. Era in-visibile solo ciò che [...] dentro di lui, ma ciò che era fuori -il [...] le lacrime -si vedeva tutto. Parliamo di fantastico, di [...] e il pensiero ci porta ad un [...] tutto que-sto era maestro, e lei ha [...] Federico Fellini. [...] preziosa durata dieci anni, divenuta [...] negli ultimi tre. Il disegno, del resto, [...] passione di Fellini. Feci per lui i [...] Intervista e per La voce della lu-na. Quindi le tavole che [...] o otto capitoli di Viaggio a [...] un soggetto che pubblicò [...] Corriere [...] Sera. Poi mi chiese: ma [...] qualcosa di più insieme? Anche in lui [...]. Ricordo che una volta, a Milano, il nostro ascensore si fermò a un piano diverso [...] quello scelto; le porte [...] e si richiusero senza che [...] nessuno; [...] ripartì e Felli-ni commentò: «È [...] invisibile». Per lui la cinepresa [...] ma anche lo strumento che penetrava [...]. Della morte, condizione definitiva [...] Fellini le ha mai par-lato? Spesso. Era un pensiero che [...] prima [...]. Aveva sempre rimandato il [...] un film sulla morte, [...] dove [...] un aereo che cade, [...] passeggeri che muoio-no anche se credono [...] vivi, e il protagonista [...] fratelli Marx, come aveva sempre desidera-to in [...]. Il titolo esatto doveva [...] Il [...] di G. [...] detto Fernet, appunto dal [...] che era un [...]. Si dice che una maga [...] avesse sconsigliato di fare quel film, [...] che sarebbe sta-to [...] E lui, che consultava chiromanti [...] zingare, lo aveva sempre rinviato, quantunque il progetto fosse [...] al Casa-nova, un film [...] mortuario. Alla fine decise di [...] quel progetto, non come film ma come [...] esor-cizzare il presagio funesto della zingara. Ma è stato ugualmente [...] suo progetto. Dopo Giuseppe Pontiggia, Bru-no Munari, Margherita [...] accoglie il nostro invito Milo Manara. Serrare gli occhi, stringere [...] intensamen-te. Ed ecco [...] il nostro involucro corporeo dissolversi, [...] scomparire. Divenire impalpabili, in-tangibili, invisibili. Come nelle fiabe della [...] film della fantascienza, come nelle av-venture [...]. E poi? Quali percorsi [...] carpire, quali grumi di mistero svela-re, finalmente [...] imprendibile? Quali barriere, e cancelli, e parole, [...] alla ricerca di una nuova verità? Ma [...] verità «nuova», «altra», «vera», «più vera» cui [...] «Se [...] fossi invisibile. È [...] giocosa, fascinosa, anche inquietante [...] ad alcuni interlo-cutori, chiedendo loro di in-frangere [...] mitolo-gia e tecnologia -le dure pa-reti del [...]. Ma il talento e [...] di questo autore vanno ben al di [...] elementi che pur hanno contribuito al suo [...]. Tra le sue opere [...] il lungo ciclo delle «Avventure di Giuseppe Bergman» [...] e, prima ancora, la riduzione di un [...] come «Lo scimmiotto». [...] nati dal sodalizio con Federico Fellini. Milo Manara invisibile si [...] al suo spi-rito burlesco [...]. Metterebbe il naso nelle [...] per sentire come parlano, cercherebbe di carpi-re [...] collettività, spierebbe i comportamenti più intimi («senza [...] la porta di una camera da letto»). E del resto il disegnatore [...] un [...] come [...] invisibile: guarda ciò che accade [...] tavola e aspetta». /// [...] /// E del resto il disegnatore [...] un [...] come [...] invisibile: guarda ciò che accade [...] tavola e aspetta». (0) (0) ![]()
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