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[...] un [...] Dante [...] Bizzarri, anch'egli internato a Fossoli, [...] alcuni episodi della vita nel campo. Da Rassegna [...] storico della Resistenza a Modena, [...]. Fummo internati nel campo [...]. Protestammo per essere stati segregati [...] ci fu risposto che venivamo puniti perchè in mattinata [...] campo [...] stata una evasione. Anche con la rappresaglia, [...] fare i conti. [...] cambiammo capannone e fummo aggregati [...] altri internati. Anche [...] come a Castelfranco, il [...] vitto si poteva parlare, era assai scarso [...]. Non avevamo dove [...] o semplicemente [...]. Ci dissero di munirci [...] di latta gettate dentro il campo dai [...] che ci avevano preceduti in quelle fetide [...]. Nostro malgrado, dovevamo adattarci [...] scatole che pur lavate ripetutamente, continuavano a [...] che dava la nausea. La fame non guardava [...] agli odori, perchè riuscivamo egualmente a mangiare. Davanti alle baracche, [...] dello stesso giorno, specie di [...] generale. Gli sbirri che ci [...] ci fanno graziosamente sapere che per ognuno [...] di noi saranno prelevati e fucilati, sic [...]. Il conto deve tornare [...] crudele aritmetica dei nostri sgherri. Il minaccioso sermone, in [...] risentire ogni giorno, dovrà servire nelle intenzioni [...] spegnere ogni nostra eventuale velleità. Già ho parlato del [...] di come mi colpì [...] quando mi sospingevano verso [...] del campo. Una mattina il sottufficiale [...] altro e più inaudito saggio delle atrocità [...] capace: estrasse improvvisamente il grosso revolver che [...] e, come se si esercitasse al [...] senza tradire la benché [...] e preciso prese sotto mira un internato [...] addosso. Il poveretto stramazzò al [...]. Non ebbe il tempo [...]. Ne avevamo già viste [...] tuttavia non potemmo soffocare [...] un moto di orrore. [...] avvertì questo nostro stato [...] ai prigionieri ebrei [...] brandiva ancora fra le [...] loro in tedesco alcune [...]. E, spianando torvo la [...] a rientrare. Altrettanto fece con noi. Il cadavere restò al [...] tra le guardie si prese cura di [...]. Giaceva solo nel mezzo [...] viso nella polvere e il sangue che [...] accanto in una pozza cupa. Gli altri che collaborarono [...] superiori o inferiori che [...] certamente migliori e non tralasciavano occasioni per [...]. Tra gli internati ve [...] di Genova. Venne al campo un [...] genovese, per meglio dire, [...] davanti ai reticolati e, [...] fece intendere con segni che desiderava parlare [...]. Della donna si accorsero [...] internati, e uno di questi la riconobbe [...] consorte. Tra i due, aggrappati [...] intreccio un fitto e commovente dialogo, e, [...] alle loro labbra affiorarono accenti [...] assieme ad ansiose richieste [...] sui parenti e gli amici. Come incantati, riandando ognuno [...] stavamo ad ascoltare quelle parole calde, umane, [...] sentiva come rivolte anche a se stesso, [...] reticolati, su quella strada assolata ai bordi [...] trovava la donna. [...] conversare dei due coniugi [...] lungo lo spazio di una trentina di [...] separava, quando sopraggiunsero due SS. Mentre uno dei due [...] selvaggiamente col calcio del [...] a bada col mitragliatore spianato ci costrinse [...] baracche. [...] che avevamo davanti agli [...] vittima era caduta svenuta sui cavalli di [...] e le mani tra i reticolati, un [...] dava più segni di vita. La donna, che si [...] del [...] venne dal canto suo [...] modo. Una ventina di giorni [...] prigioniero, recava ancora i segni delle percosse [...] mani avvolte nelle bende. Un mattino [...] io mi ero attardato in [...] vidi con sorpresa ad un [...] davanti un bambino di non [...] quattro anni. E lui mi indicò [...] gli sbarramenti di reticolati che separavano il [...] resto del campo. Mi resi conto che [...] un piccolo ebreo. Seppi così anche che [...] il padre, la madre e ancora un [...] sorella. Io e i miei [...] ci commovemmo profondamente alla vista di quella [...] vittima della guerra e raccogliemmo tutte le [...] ci restavano e gliele consegnammo. Sul viso del piccolo in [...] si disegnò uno smagliante sorriso. La riconoscenza dei bambini [...] sigillo del sorriso. Prima di [...] ci raccomandammo che non [...] avevamo rifornito di cibi poiché se qualcuno [...] a [...] da mangiare agli ebrei [...] sorta di rappresaglie, fucilazione compresa. Ha solo quattro anni [...] ripetevo a me stesso [...] e già deve imparare a [...] a non tradire qualcuno, a [...] nella ombra per [...] vere. [...] davvero di che vergognarsi, se [...] poteva tanto. Ecco, se anche non [...] tutto il resto che sappiamo, il mare [...] nazismo, a bollare per sempre gli hitleriani [...] complici repubblichini basterebbe questo marchio orrendo della [...] basterebbe il fatto che li abbiano potuti [...] da tradurre nei campi di concentramento e [...] come la storia di quegli anni foschi [...] documentare. Il piccolo internato sgusciò [...]. Non aveva mangiato alla [...] preoccupava soprattutto dei suoi congiunti. Lo vedemmo ancora. Ed ogni volta rischiava [...] noi con lui. Non fu per molto, una [...] di giorni appena. Parti una mattina, per [...] ebrei per una destinazione a noi ignota, [...] dei tanti campi di sterminio in Germania. Gli ebrei, secondo la [...] i [...] militari sotto i colpi [...] sotto le solite percosse. Dal camion, oltre la [...] dei soldati di scorta, vidi un esile [...] segno dì [...] Era il bimbo che [...] quanto ci era possibile e che, [...] ci inviava il suo [...]. Non mento od esagero [...] fu il momento più aspro della mia [...]. Sentii un nodo [...] alla gola. Non piansi perchè non ho [...] pianto, ma il groppo era come una morsa di [...]. Bergamini capì il mio [...] cercò parole che potessero essermi di conforto. /// [...] /// Bergamini capì il mio [...] cercò parole che potessero essermi di conforto. (0) (0) ![]()
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