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La conversazio-ne con Eugenio Garin, [...] filosofia, uno dei maggiori intellettuali italiani, comincia [...] riconferma della grande passione per [...] che ha percorso tutta [...]. Fin da quando, venten-ne [...] 1929 eb-be la [...] prima supplenza in una [...] al lavoro a Fucecchio, nella provincia di Fi-renze. Avevo pressappoco [...] degli studenti ai quali dovevo [...]. [...] parlare, con quella [...] voce chiara e lo [...] di quelle frasi così precise [...] po-tresti [...] subito, si ha la sensazione [...] Eugenio Garin usi le parole come il pittore usa [...] colori. Mentre lo ascoltiamo, [...] spazio di questa stanza [...] di libri ben ordinati nei severi scaffali [...] una grande tela bianca su cui le [...] Garin vanno, man mano, pitturando un gran-de affresco [...] e [...]. Con quel suo ragiona-re [...] vibrante di rat-tenuta passione, o di sdegno, [...] periodi della no-stra storia. Il Rinascimento, quel-la grande cultura [...] per tre se-coli si riverberò [...] se-condo una [...] recente bellissima definizione, «sembra emergere [...] storia come [...] al di là del tempo». È il peso della [...] il cruccio storico di Ga-rin. Il recente libro di Prosperi [...] il dito su una delle piaghe della [...]. Prendiamo Firenze e Ginevra, [...] alle volte mi vien fatto di pensare. A Ginevra Calvino ha [...]. A Firenze Savonarola è [...]. Mentre [...] di Savonarola ha pur pesato [...] storia europea, in Germa-nia, in Francia, dove pur pubbli-cheranno [...] vita, nella stessa Inghilterra, dove [...] dei movimenti religiosi, filosofici che [...] caratterizzato [...]. Ecco il Cinquecento anche [...] della Scienza ita-liana [...]. Non è possibile non [...] fra Gali-leo e Cartesio. Ognuno sa come, ad [...] la cultura italiana si espande in Europa [...] della scienza». La conversazione di Garin [...] come un film nel quale si racconta [...] alcuni saggi fondamentali che rinnovarono la scienza [...] Euro-pa. I dialoghi sopra le [...] escono in prima edizione in Olanda, perché [...] Italia Gali-leo è condannato. [...] Cartesio, sempre in Olanda, blocca [...] suo Le monde. Aspetta tempi migliori. Nel 1637 escono i [...] La [...] Le meteore e la diottrica, con una [...] Il di-scorso del metodo. Le Monde uscirà postumo. Ha dato tanto [...]. Non dovrem-mo mai [...]. Continuando a dipingere su [...] Ga-rin disegna [...]. Anche quello italiano. Garin ricor-da il contributo [...] Franco Venturi, che ha rilan-ciato il senso [...] europeo [...] italiano. E Becca-ria», osserva orgogliosamente Garin. E siamo [...] parte [...]. Quella più vicina a [...] fresca di storia ancora depositata nella memoria, [...] libri: il Novecento. Que-sto secolo così carico [...] sconvolgimenti epocali, con il peso [...] ma anche con la Resistenza [...] Italia contro il nazismo e il fasci-smo. Però Garin lancia un [...] «Ma [...] dimenticate il resto della storia [...]. Per-ché lo stesso significato più [...] politica [...] è radicato nei secoli precedenti. Bene o male, anche [...] Dante, parliamo tutti la stessa lingua». Capire come è av-venuta [...] linguistica e culturale nei secoli [...] indispen-sabile per capire [...] politica del paese, e per [...] bisogna studiare e capire [...] in Italia (e in Europa). Garin non è affatto [...] in cui [...] è avvenuta. Vengo da una famiglia che [...] non avrebbe dato il voto [...] dei Savoia». Non mancano le conferme [...] dei Savoia. Garin ne ricorda alcune: [...] Ro-ma e le leggi razziali del 1938, [...]. Non lo convince del [...] della tredicesima norma transitoria della Costituzione. Su questo punto è [...] «Questi eminenti nostri legisla-tori che non vogliono dispiacere [...] Savoia. Insomma, per Ga-rin, «bisogna [...] la storia della formazione politica del regno [...]. Non solo per vedere [...] so-no, ma anche per evitare di fare, [...] dire, delle scioc-chezze». [...] un capitolo nella storia [...] Novecento [...] nel sollecitare lo studioso Garin è pari [...] Ri-nascimento, ed è la filosofia. [...] è [...] e la risposta scontata. Croce, Gramsci e Gentile, [...] filosofi del Novecento italia-no. Certo, in Italia ce [...] anche altri [...] Mar-tinetti, Rensi, per esempio, [...] hanno veramente pe-sato sono questi tre. Gentile ha pesato moltissimo, [...] quanto si pensi, proprio sulla scuola, attraverso [...] anche attraverso la Normale di Pisa. Dal carteggio con Chiavacci [...] e di cui ero amico, si comprende [...] Gentile la Scuola Normale fosse una cosa fondamentale. E quan-do si parla [...] si deve dimenticare che in essa confluirono [...] contributi di anni ed anni di discussioni». E Gramsci? «È grande [...] piano della educazione politica, ma [...] per la formazione umana. Penso che oggi si debba [...] a [...] tutti, anche se, forse, non [...] necessario [...] nelle scuole. La com-memorazione di Gramsci [...] dal rilancio dei suoi testi, dalla loro [...]. Come [...] ancora chi legge Croce, [...] non si debbano rileggere i Quaderni e [...] Lettere [...] carcere. Gramsci, e accanto [...] anche Gobetti, può ritrovare [...] grande interesse. Bisogna [...] per capire dav-vero la storia [...] sotto il fa-scismo». Non è che alla fine [...] Gramsci e Gentile? Pensiamo di [...] fatto una do-manda provocatoria, invece. Pur con i loro [...] Gramsci e Croce hanno pesato molto. An-che perché Croce, [...] della storia culturale italiana [...] a istanze che, in qual-che modo, sono [...] pesano anche oggi. Un certo modo di [...]. Quan-do ho letto per la [...] volta la storia [...] mi ha fatto una grande [...]. La religione della libertà, [...] han-no vissuto quel periodo della no-stra storia [...] valore». Il Novecento è agli [...] terzo millennio si affaccia alla storia annunciando [...]. Intanto nel mondo sembra [...] il ca-pitalismo e il libero mercato. La globalizzazione economica sem-bra [...] unico siste-ma. Il socialismo è finito [...] bilancio sulla storia e [...] del presente di uno dei maggiori pensatori [...] Il messaggio che Eugenio Garin lascia ai giovani: [...] attaccati alla propria tradizione e insieme sentirsi [...] I GIORNALI, ieri mattina, non precisavano quanti [...] necessari ai giudici della Corte Su-prema per [...] che nel pomeriggio di [...] parte essen-ziale la «legge Brady». Ma una cosa resta [...] più che di-mostrata: durante ciascuno dei quarti [...] spesi nella deliberazione, un cittadino americano ha [...] perso la vita. /// [...] /// Ed ammazzato in quello [...] buon diritto, [...] considerato il più «ameri-cano» [...] a miglior vita per cause non naturali. Ovvero: grazie alle fe-rite [...] qualunque delle sette armi [...] -altra statistica -ogni minuto vengono orgo-gliosamente alla [...] marchio «made in Usa». O, in alternativa, letalmente [...] di quei numerosi prodotti [...] che, grazie ad un mer-cato estremamente prodigo [...] dagli Stati Uniti importati al ritmo di [...]. È davvero una strana storia, [...] del «Brady Bill». Strana, tormentata ed esemplare. Sotto ogni altro cielo, [...] sa-rebbero stati irrisi perché troppo modesti, troppo [...] dimensioni del problema che [...] risolvere. [...] raccolti dagli «uf-fici competenti» [...] come, in America, circolino oggi [...] i 210 ed i 220 mi-lioni di armi da [...]. E come, grazie alle strabilianti [...] di questo arsenale, chiun-que viva nel territorio statuni-tense goda, [...] ai cittadini della vecchia Europa, [...] sin-golare e non particolarmente invidiabile [...] quello [...] una possibilità quindici volte superiore [...] far scattare il [...] che, [...] di Time [...] a New York, sinistra-mente scandisce [...] statistiche di questa guerra non dichiara-ta: uno ogni 14 [...] appun-to. Uno ogni due minuti e [...] questo conflitto [...] nella realtà dei più profondi [...] i gironi infernali della «violenza americana». Ormai -dicono le statistiche [...] violenta» è, in assoluto, per i maschi [...] 15 ed i 25 anni la prima [...]. Ed ogni giorno [...] almeno 10 sono [...] cal-colo si limita alle [...]. Di fronte a questo quotidia-no [...] il «Brady Bill» non proponeva che una [...] limitazione al «diritto di comprare [...]. Più esatta-mente: [...] su tutto il territorio [...] «perio-do di attesa» di sette giorni. Sette giorni che, trascorsi [...] della ordinazione [...] consegna, sarebbero stati dalle [...] in un controllo dei precedenti penali e, [...] mentale [...]. [...] destinata a [...] cancro. [...] che tutta-via, per essere imposta [...] pa-ziente, ha avuto bisogno di un iter congressuale lungo [...] anni e [...] impe-gno personale [...] uomo che, di quella guerra, [...] indelebili cicatrici: James Bra-dy. La [...] storia già è stata [...]. Ed [...] parte di questa lunga e [...] inconclusa battaglia. James Brady era, agli [...] addetto stampa di Ronald Reagan. E con Ronald Reagan [...] il 30 marzo del [...] John [...] Jr. Due pallottole [...] vuo-to, una colpì Reagan, in [...] non letale, sotto [...]. Ed una terza penetrò nel [...] di Brady. Da quel giorno, quel-lo [...] autobiografia, Reagan avrebbe definito «il più irriverente, [...] tra i miei collaboratori» non ha più [...] par-lare normalmente. Ma con co-raggio, insieme [...] Sarah, ha in questi anni trasci-nato il [...] di convegno in convegno, di au-dizione congressuale [...] per soste-nere la [...] «modesta propo-sta». Modesta ma in grado, [...] di sancire la fine di un pressoché [...] «intoccabilità» della [...] era sta-ta fino ad [...] di bloccare anche la più insi-gnificante delle [...]. Ed è invero sta-ta, quella [...] James Brady, una lunga battaglia. Ogni anno, per cinque [...] che portava il suo nome -un proget-to [...] rivelavano appog-giato da quasi il 90 per [...] e che, da [...] lo stesso Reagan aveva [...] stato metodica-mente presentato al Congres-so. Ed ogni anno scompariva [...] qual-che commissione, bloccato da uno dei due [...] Congres-so o da una minaccia di veto presidenziale [...] procedure che i molti (e ben compensati) [...] sapevano magistralmente usa-re a [...]. Fino al 1993, quando [...] Congresso [...] un presidente democratici quel progetto avevano infine [...]. [...] volta Jim Brady era apparso, [...] da vincitore, sui pro-sceni della Convenzione de-mocratica di Chicago. E con la [...] voce strascicata aveva illu-strato i [...] della [...] leg-ge. /// [...] /// Ma è stata, anche questa, [...] effimera vittoria. In termini di principio, [...] Corte Suprema non ha in alcun modo negato, nella [...] la piena costituzionalità della leg-ge Brady. Ed anzi, come sem-pre [...] tornata a sancire il pieno diritto di [...] e la vendita di ar-mi, [...] del Secondo [...] (quello che così reci-ta: «Essendo [...] regolata milizia necessaria alla sicurezza di uno Stato [...] diritto a [...] armi dei cittadini non [...]. Ma nel nome della [...] imporre controlli sugli acqui-renti. Ma costretto a [...] su una [...]. /// [...] /// Ma costretto a [...] su una [...]. (0) (0) ![]()
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