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ANTEPRIMA MULTIMEDIALI | ALBERO INVENTARIALE |
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Veri problemi, non bazzecole [...]. Ufficialmente era in pensione [...] dava più nemmeno lezioni private, ma intimamente [...] di matematica innamorato delia [...] materia. In quel momento ad [...] staccarsi dal marciapiede lasciando [...] e subito se ne [...] problema: [...] perde ogni minuto centimetri [...] dal serbatoio. Se consuma litri tot [...] velocità media di tot [...] quanto impiegherà a fermarsi?». Intanto non la perdeva [...]. Prima o poi il [...] accorto della spia, altrimenti quando avrebbe avvertito [...] a quattro isolati, cinque? Avrebbe voluto [...] ma quel tipo guidava [...]. Lo abbandonò al suo [...]. Anzi fu lui a [...] fermare. /// [...] /// Più tardi, quando sbucò [...] e la trovò invasa da un pulviscolo [...] di nevicata nera che calava da chissà [...] vicinanze, decise che la città non faceva [...]. Si rivolse a un [...]. Sopportò il rituale elenco [...] di permuta e finì per arrendersi davanti [...] una casa isolata, in cima a una [...] pini intorno. Ci vollero altri quattro [...] a capire almeno la zona. Ma al professore non [...] di ritirarsi in capo al mondo: se [...] che fosse campagna vera, non provincia. In compenso, a quanto [...] la casa era più che confortevole: mobili [...] pavimenti in cotto, salone con camino, doppi [...]. Quanto a luce, gas, [...] riscaldamento, tutti gli impianti erano stati rifatti [...]. E [...] anche il biliardo. [...] ripensò a quelle «garanzie» [...] astio, mentre procedeva lungo un calvario di [...] zucche e ciuffi d'erba selvatica. Ma giunto alla casa, [...] consolarsi: il cancello si aprì senza il [...] un giardino sorprendentemente curato. [...] corrispondeva alla descrizione, anzi sembrava [...] spazioso di come La [...] e un [...] GIANFRANCO MANFREDI Marchigiano [...] Gianfranco Manfredi è nato nel [...]. Attualmente vive e lavora [...] Milano. Studi filosofici (ha pubblicato [...] c gli amori di [...]. Rousseau»), cantautore negli anni [...] di musica leggera e autore di saggi [...] Battisti, Celentano, Jannacci, Mina, Milva, Ornella Vanoni, [...] Gianfranco Manfredi è approdato [...] «Magia Rossa», pubblicato da Feltrinelli [...] cui ha fatto seguito [...] sempre presso [...] un angolo di verde [...] palla bianca al margine della buca. Il camino era così pulito [...] far sospettare che non avesse mai conosciuto il fuoco. Non una ragnatela negli angoli, [...] un dito di polvere sui mobili. Un biglietto accanto al [...] di due coniugi che avevano mantenuto in [...] e giardino e speravano di conservare [...]. Più nulla». Passò i primi giorni [...]. Quando si decise a scendere [...] paese, una sperduta frazione di [...] ri che non capiva una [...] parola del dialetto locale. Sorridevano tutti, specie i [...]. Quelli che vendevano il [...] se ne uscivano con contenitori di metallo [...] metallo dietro le quali forse nascondevano vacche [...]. Eppure vestivano come i [...]. [...] da [...] chi mai abitasse i tanti [...] taverne messicane con pastori tedeschi, case di bambola ornate [...] conchiglie. In piazza, davanti alla Chiesa [...] nei giorni di festa si ammirava la [...] motociclette imperiali e una [...] rossa. Una mattina [...] fu svegliato da uno spiacevole [...] dolciastro. Aveva lasciato la finestra [...] alito di vento portava nella stanza [...] luminescenza lilla. Da quel lato, la [...] una pianura piatta, disseminata di alberi sottili [...]. La nuvola maleodorante veniva [...] ai materiali plastici, proprio ai piedi della [...]. [...] notata appena arrivato, ma finora [...] cercato di [...]. Chiaramente era quello il [...] cui una casa così lussuosa era diventata [...]. Ma lui non voleva ammettere [...] lasciato imbrogliare. Chiuse le finestra brontolando. Non era [...] presenza della fabbrica a [...] fastidio, ma il fatto che [...] capannoni fossero stati affrescati con [...] naif. [...] è [...] ingentilire Persino il fumo [...] Walt Disney! In [...] un camion uscì dal [...] stradina sterrata sollevando un bel po' di [...] infilò sulla provinciale che costeggiava la collina, [...] alberi. Dalla curva sbuco [...] bianca in direzione opposta. Quando si incrociarono si [...] il camion sparì oltre la curva [...] risalì la stradina fino [...]. Due oggetti si erano [...]. Si erano anche riconosciuti, [...]. Era stato il camion a [...] se [...] una donna, poteva trattarsi di [...] se [...] un caporeparto era piaggeria. Ma la mattina successiva [...] gu occhi alla stessa ora, anzi qualche [...] avesse fissato una sveglia mentale. Si avvicino alla finestra [...] sul vetro [...] ansiosa del suo viso [...] comprese. Poi qualcosa, là fuori, [...] sé. La [...] rossa strecciava lungo la provinciale [...] dai paese. Sotto la collina rallentò [...]. E [...] rossa rotolava [...] come [...] biliardo sul panno verde. Con una spericolatezza del tutto [...] riportò la [...] sentiero che conduceva in collina, [...] curarsi degli sballottamenti. Per raggiungere il solito [...] cinque minuti buoni e arrivò prostrato, ansimante, [...] avesse già attraversato il [...] la provinciale filando via leggera. La strada ai piedi [...] deserta. Nessun movimento nel cortile [...]. Improvvisamente la traiettoria rossa [...] sfrecciò districandosi tra i [...] i sottili filamenti multicolori vergati sulla superficie [...]. [...] minuti e cinquanta secondi [...] camion usciva dalla fabbrica. [...] come ogni lunedì, lo [...] curva e i clacson squillarono. Tutto regolare, eppure. Troppi, ne sarebbero bastati [...]. [...] una sola spiegazione possibile: una [...] lungo la strada. Anche se si sentiva [...] si rimise in macchina [...] tutto il percorso. Il paese si stava [...] impossibile [...] Berri si fosse fermato [...] fugace, il bar riapriva adesso. Poi, [...] della provinciale, un baluginare di [...] rossastre. Ma certo! La procedura era antiquata: [...] predisposto per le banconote, bisognava [...] badando che la filigrana [...] cassetto e attendere lo scatto del contatore. Se poi si voleva [...] ripetere [...] da capo: la macchina [...] biglietto per volta. [...] prese i tempi di [...] completa; escludendo lo svitamento e [...] del tappi), un minuto e [...] secondi. Se si moltiplicava per [...]. Ecco perché Berri ci [...] raggiungere la provinciale: faceva benzina. Era quello il momento, [...] che bisognava [...] e dilatare. Sette giorni dopo, tra [...] poco prima [...] il professore versò alcune [...] liquida sul ripiano del cassetto. Quando Berri vi avesse collocato [...] soldi, [...] bene per [...] dentro, la macchina [...] glieli avrebbe resi, oppure il [...] si sarebbe incastrato. Un inconveniente destinato a [...] tabella di marcia: quattro minuti in più [...] impiegati, questo almeno sperava [...]. Aveva fatto qualche prova, [...] appesi a un filo. Del resto tutto nel [...] un fatto di probabilità. A lui sarebbe bastato [...] pieno. Più [...] fatto, più avrebbe dato [...] capacità intuitiva che e alla base di [...] via di soluzione. Presto avrebbe saputo. Pulì accuratamente il vetro [...] scarabocchi e le traiettorie, lasciando solo la X [...]. Controllò [...] se tutto girava per il [...] giusto, stavolta avrebbe dovuto [...] per primo il camion. Dunque faceva ben sperare il [...] non comparisse ancora. Passarono, [...] tre minuti, quattro. Che stava succedendo? Né [...] né camion, né utilitaria. /// [...] /// Eppure non era un [...]. La strada restava vuota, [...] protagonisti. La X, circondata da [...] un occhio, sguardo spaesato su uno scenario [...] il fumo colorato della fabbrica si muoveva, [...] danza irridente Erano ormai trascorsi quaranta minuti. [...] si tolse di lì. Era una persona estremamente [...] rispettato le regole del gioco. In caso di pieno [...] laggiù cera la morte. Una banale equivalenza diceva [...] di scacco assoluto, toccava aScese in cucina [...] tubo del gas, aprì il rubinetto e [...] su una sedia di paglia. Provò a calcolare quanto [...] il gas a saturare un ambiente di [...] poi la tosse cominciò a [...] fastidio e volle spicciarsi Accese [...] e lo avvicinò al bocchettone. In quel preciso istante [...] dalla fabbrica, si preparava a girare sulla [...]. Lo scoppio in cima [...] temendo un incidente in [...] sporse fuori dalla cabina rallentando appena. Berri, che sopraggiungeva infuriato [...] esatti persi ad armeggiare davanti al distributore, [...] mostro davanti, di traverso alla strada. Cercò di sterzare, ma [...] del tutto [...]. La [...] schizzò in ana e volò [...] direzione della curva. Intanto [...] del camion, perso il [...] mezzo a schiantarsi tra gli alberi e [...] il volante. Io risposta al prolungato [...] la curva ai fretta, [...]. [...] con la [...] avvenne esattamente nel punto X. Ognuno aveva fatto la [...] parte. [...] aveva [...] solo, fatale peccato di [...] dal suo problema, non si era accorto [...] giorni il resto del mondo aveva spostato [...] essendo entrata in vigore [...]. In un certo senso, [...] decreto. Un decreto piovuto a [...] insaputa, da una collina più [...]. Còme poteva essere sicuro, quel [...] che dietro la curva non stesse sopraggiungendo qualcuno? Solo [...] o tre minuti dopo, ecco il camion e [...] con quel mutuo segnale di [...] eventi [...] tra i quali [...] percepì una relazione fatale, una [...] inevitabile e traumatica. E se ne fece [...]. Giorno dopo giorno, misurò [...] o ritardo, definì le costanti, disegno i [...] il saluto di due [...]. Tanto «umano», quanto convenzionale. /// [...] /// Comunque onesto lato della [...] meno rilevante. Gli diede invece un [...] che il prato di maggior frequenza [...] dei due veicoli si [...] alla curva. Tutti i lunedì inoltre, [...] tardasse lievemente, quanto bastava perché il camion [...] appena al di là della curva. [...] fece i suol calcoli Immaginò [...] un lunedì qualsiasi la [...] tardasse quattro minuti. /// [...] /// La [...] soprattutto replicava il suo [...] di un evento da laboratorio: assoluto rigore [...] sicurezza totalitaria che escludeva ogni imprevisto. La strada èra per [...] vuoto da attraversare come una saetta [...]. Il secondo evento costituiva [...] esemplare di equilibrio [...]. La puntualità, da ricondurre [...] della fabbrica, pareva scandire cadenze [...] un rito arcaico. [...] contesto rispondeva a una legge [...] naturale e artificiale. Il [...] co meccanico dei clacson [...] indicava qualcosa, non significava un legame particolare, [...] «buongiorno» di [...] tre invisibili personaggi laggiù, [...] gusci, non sospettavano che un piccolo scarto [...] ogni lunedi mattina fosse il meccanismo regolatore [...]. Ma il vecchio in [...] sapeva, e ormai non era più un [...] esercitazione. [...] sognava una matematica che mandasse [...] palle in buca. Finché in ima domenica [...] in casa in attesa [...] per dire qualcosa suggerì al professore di [...] cosi» di sbagliato?». [...] non lo gradi affatto. [...] si fece guardingo. Così il giardiniere si [...] solo con il suo broncia A tarda [...] non riuscendo a prendere sonno, cercò [...] di Berri sulla guida [...] di compiere un sopraluogo. Mancava sì e no [...] chiarori. Per tutta la campagna [...] di uccelli e latrati di cani rincretìniti. La villa di Berri [...] del paese, dietro un muro inaccessibile coronato [...] «Niente fronzoli [...] pensò [...] perfetto stile carcerario». Con la medesima cautela, [...]. Il cancello era una [...] senza maniglie né catenacci (doveva esserci un [...] da qualche parte) e [...] si sfiorava sì metteva in funzione un [...]. Bella la vita in [...]. Risalì in macchina a [...] inceppare anche per soli quattro minuti un [...] cosi perfettamente regolato? Poi [...] giungere dei rumori inconfondibili [...] muro della villa: una porta sbattuta, passi [...] scatto meccanico della saracinesca del box. Controllò [...] e gli parve un [...] Berri uscisse di casa. Le sbarre del cancello [...] in parata davanti al muso della [...] che scivolò fuori silenziosa, [...] il paese ancora addormentato. Il cancello cominciò a [...]. /// [...] /// Il cancello cominciò a [...]. (0) (0) ![]()
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