IL PROGETTO AUTOBIOGRAFICO DI DOLORES [...] ci permettono di apprezzare la [...] della Prato, dalle ricerche di [...] sulla [...] e la pluralità contrapposte alle [...] alle nuove acquisizioni della [...] sullo scontro [...]. Il suo è un [...] lingue in contatto. La pagina della Prato, che [...] altri scrittori del [...] -di una zona cioè in [...] i dialetti sono a deviazione minima rispetto [...] si veda [...] la cui poesia gioca su [...] scarto ridottissimo, quasi una vernice di pathos, ma quanto [...] di implicazioni, rispetto allo [...] sviluppato una [...] sensibilità linguistica, gioca [...] di tre distinti codici: il [...] di Treia appreso per strada o dalle serve, lingua [...] parlato, ma senza particolari connotazioni [...] degli [...] provenienti dalla media borghesia romagnola, [...] lingua piena di dignità, ma non astratta, né eufemistica; [...] asettico, selettivo, letterario, fieramente toscaneg-giante quale si poteva dispensare [...] un educandato per fanciulle aristocratiche [...] giolittiana, a cura di suore [...] taluni casi provenienti da Lucca. [...] misura nel suo punto forse [...] massima divaricazione storica la distanza che separa [...] concretezza della parola vernacolare, con [...] sue struggenti sonorità plebee, [...] crudelmente astratto, ipocritamente decorativo, patetico [...] ampolloso di una convenzione carducciana, purgata, come se non [...] da filtri clericali. Non stupisce che tutta [...] lessico fosse addirittura amputata, nelle pure atmosfere [...] preferibilmente, « palloncini gonfi di gas leggero [...] del dovere, del sacrificio e della pietà [...] E seppi anche che [...] di [...] era stata inventata da Pietro Bortolotti, [...] bolognese nel frivolo elegante Settecento. La sola nozione attinta [...] sapeva di mondo e non [...] » (Prato, 1987, 120). Ricordando una delle numerose immaginette [...] in collegio per monacazioni o prime messe, con [...] figura della rosa adorna di [...] di rugiada, la Prato scrive: « Mio zio [...] i solstizi, gli specchi ustori; [...] collegio mi subissò di rose con la goccia [...] (Prato 1987, 126). [...] della lingua e [...] delle cose erano strettamente interdipendenti. Ciò che non rientrava [...] tendeva ad essere rigettato [...] estraneo. [...] che non si rassegna a [...] omologazione, viene colpita [...] sanzione riservata a chi non [...] la regola di [...] a una dimensione. [...] guardavo dalle finestre. Quella a ponente di [...] e la [...] era dietro alla sedia [...] Madrina [...] se arrivava [...] fuori posto, mormorando qualcosa [...] fulminata con uno dei suoi sguardi sprezzanti [...] me. ///
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Quella a ponente di [...] e la [...] era dietro alla sedia [...] Madrina [...] se arrivava [...] fuori posto, mormorando qualcosa [...] fulminata con uno dei suoi sguardi sprezzanti [...] me.