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La pasionaria Judith cerca [...]. La cerca a Roma, [...] se-condo lei, tutti gli artisti hanno nel [...]. Ma come? Chi la [...] che sentirsi impaludato dentro una [...]. Ogni giorno si assiste [...] lamenti, delle ansie, del-le dichiarazioni di fuga [...]. I più giovani invocano [...] vagheggiano Londra, sognano New York. E lei, la fondatri-ce del [...] lei che assieme a Julian [...] un nuovo modo di fare [...] lei [...] una fucina di idee, visioni [...] tecniche espressive, [...] ne vado da New York [...] non mi [...]. [...] sa quel che dice. È un monumento alla [...] donna generosa e arrabbiata. Nelle sue paro-le passa la [...] lunga [...] del [...] ottanta spettacoli recitati in otto [...] diverse in venticinque paesi, [...] dura al teatro [...] della frontalità [...] il gesto e [...] e la protesta schierate come [...] il teatro nelle fabbri-che occupate della Lombardia, nelle prigioni [...] Brasile, nelle baracche di Sicilia. Nel camerino improvvisato della [...] Snia Viscosa (nel quartiere Prene-stino) Judith Malina usa i [...]. Si arruffa i capelli. Deposita altri venti anni sui [...] set-tanta. Sta per andare in [...] Maudie e Jane, ispirato a un roman-zo di Doris Lessing, [...] spettacolo tagliente come tutte le cose vere [...] a Lorenza Zam-bon, con la regia di Luciano [...] premio [...] per Judith Malina: si [...] domenica), la sto-ria [...] tra una giornalista e [...] che mostra [...] la [...] nudità, fisica e spirituale: «Mostrare [...] di una settantenne era fare la stessa [...] tanti an-ni fa. Dobbiamo ancora superare il [...]. Esibendo anche i nostri [...]. Feriti, storpi, comun-que sono [...] belli». Rumore di tavole, un [...]. Judith è costretta ad [...]. /// [...] /// Ti afferra per un [...] toc-care i pensieri, che scorrono veloci e [...]. Si infervora, se parla [...] di oggi: «Non esiste nessun gruppo teatrale [...] New York. New York si interessa [...]. Se fai arte o no, [...] è importante. Hanno chiuso il nostro [...] fa. La cosa più difficile [...] Ameri-ca [...] protestare. Non [...] un movi-mento coesivo che dia [...] reale agli emarginati. I neri, i mes-sicani, [...] essere espulsi. [...] una proposta di non mandare [...] scuola i bambini che non sono cittadini americani. Hanno cominciato a rifiutare [...] medica ai non abbienti. È possibile ancora essere [...]. Ma non vuol dire [...]. Malina è in Italia [...]. Ma sufficienti perché si sia [...] Albania. È stata a Belgrado [...] gruppo e ha recitato «lo stupro», in [...] «Non [...] fiato. [...] for-tissima, bruciante. Una cosa mera-vigliosa». Ma alla frontiera albane-se [...] indietro. Per poi ritrovare [...] la pressione degli immigrati, [...] della morte, le lacrime e [...] scacchi della politica: «Sono informata. Quelle vittime mi hanno [...]. Adesso io non so [...] stato, ma de-vo dire che mi sorprendo [...] dire che gli italiani sono raz-zisti. Quelli che conosco io [...] affatto». Poi torna a bomba [...] che parte dai vecchi e si irradia [...] «In America sono frustati, narco-tizzati. [...] mi sembra che ci sia [...] gioventù più interessante. Lo so perché faccio [...]. Pro-babilmente non è rappresentativa di [...] generazione, ma è [...]. È per questo che [...] Veltroni: perché ci dia una mano a [...]. In questo momento abbiamo [...] il nostro lavoro stando fer-mi. E ci piacerebbe [...]. Roma sarebbe il massimo. Con la società teatrale Alfieri [...] altro bellissimo progetto: un Don [...] di cui io farò [...]. Con gli attori del [...] Lorenza Zam-bon e Antonio Catalano. È la guer-ra di [...]. Recalcitra, invece, se la conduci [...] binari del passato, [...] beat, al delirio delle folle [...] psiche-delica scoperta del nuovo, alle spe-rimentazioni on the [...]. Bisogna guardare in [...] conservare solo gli er-rori come moniti, insegnamenti». Quale errore? «Non siamo [...] la bella rivoluzione, non violenta, anarchica. Questo conti-nua ad essere [...]. Ma abbia-mo fatto molti [...]. Abbia-mo [...] di lavoro alle spalle. Non so se potremo [...] cinquanta. Il gruppo sì, ma [...]. Nel frattempo, Judith scende [...]. Ogni giorno che negli Stati Uniti [...] esegue una con-danna a morte, il [...] corre a [...] per fare il giuramento [...] storia: «Prima facciamo un piccolo spet-tacolo che [...] del condannato, la condanna, [...] e la difesa. Poi, [...] ripetiamo a tutti quelli che [...] Giuro che non ti uc-ciderò mai. Tu puoi fare la [...] Nella maggior parte dei casi, rispondono di sì. Ma [...] anche chi dice, con [...] non pensi ai parenti delle vittime. Sì, anche quando [...] condanna-to nero ha preso [...] gua-sto della sedia elettrica, eravamo a [...]. Tutto quello che posso [...] una volta che gli americani hanno questa [...] in pericolo e dobbiamo difenderci. [...] real-tà è che noi abbiamo [...] per-sone condannate a morte. Ci ucci-dono due, tre [...]. Ci uc-cidono, dice Judith. E cita Roose-velt, anche [...] certo pudo-re: «Lui diceva: il mondo non [...] schiavo e mezzo li-bero». /// [...] /// Ma [...] non può schiacciare la coscienza. È così che la pasionaria Malina vive abbarbicata [...] «È una dire-zione, non una [...]. È un pro-cesso verso [...]. Il primo pas-so è [...]. Mentre noi parliamo, ogni [...] qualcuno di fame, che poi è quasi [...] del Terzo Mondo. Eppure esiste abbastanza cibo per [...] sopravvivere tutti. Ab-biamo anche i mezzi [...]. Tutto il mondo non [...] bambino muoia di fame ogni due secondi. Solo un mostro può volere [...] cosa del genere. Eppure [...] il sistema economico che ce [...] impedisce. Si è diffusa [...] che senza questo sistema, [...] caos. È del caos che [...]. Ma questo sistema è [...]. [...] dunque, è per me fare [...] dentro queste contraddi-zioni. È dare speranza». Judith si dichiara [...]. Per lei, che è ebrea [...] è stata una scelta obbligata: «Mio padre era rabbino, [...] vissuto direttamente [...] nazista. Ad un certo punto mi [...] chiesta: [...] è [...] contrario del nazismo? [...] trovato nel pa-cifismo». Possibile che la guerri-gliera Malina [...] mai smes-so di credere nella potenziale bon-tà [...] anche per un momento non si sia [...] più forte della cultura, la sopraf-fazione più [...] «Certo che ho avuto i miei cedimenti. [...] la polizia brasi-liana mi [...] stato diffi-cile per me ricordare che quelli [...] fratelli. Ma [...] mi ha fatto capire [...] il mio lavo-ro». Katia [...] La rivoluzione dolce di Judith NEW YORK. Per Hugo [...] la rettifica è arrivata [...]. Sceneggiatore, tra gli altri, [...] «Avventure [...] Robinson [...] (1952) di Buñuel e [...] «Foglie [...] per il quale Joan Crawford fu nominata [...] fu messo nella lista [...] e riuscì a lavorare solo sotto falso [...]. Da oggi il suo [...] titoli di testa, per una tardiva ma [...] America, il sindacato degli [...] Hollywood. Hugo [...] morì di infarto a [...] nel [...] lasciando la moglie e [...] condizioni economiche molto difficili, dopo che erano [...] emigrare in Messico per sfuggire alla Commissione [...]. Ci sono voluti [...] circa per restituire un [...] di film ai loro legittimi autori, un [...] paranoia anti-comunista a Hollywood. Qualcosa cambiò nel [...] quando si riconobbe a Dalton Trumbo [...] paternità di «Vacanze romane», ma per molti [...] prolungata e per altri non è ancora [...]. Si stima che sia [...] vera identità degli autori di un centinaio [...]. Ma da oggi Bernard Gordon, [...] Young, Julian [...] Adrian Scott e Albert Maltz [...] annali di Hollywood dopo esserci stati sotto [...]. Gordon, un settantottenne che [...] perdonato il cinema per [...] esiliato in Europa, si [...] la commedia «Le pantere dei mari» (1957): [...] Ronald e Nancy Reagan, allora Nancy Davis, [...]. Maltz si riappropria della «Tunica», [...] biblico del [...] che racconta la storia [...] testimone della morte di Cristo, con Victor Mature [...] Richard Burton. E [...] Young firma finalmente con [...] abbandonando lo pseudonimo Nathan Douglas, il bel [...]. Anna Di [...] Maccartismo Riabilitati sceneggiatori «banditi» [...] 3. [...] avanguardia» Judith Malina, a sinistra, [...] Lorenza Zambon in scena a Roma [...] Domani in edicola con [...] cassetta del capolavoro di Altman [...] tutti personaggi in cerca di [...] Un tuffo irresistibile nella Mecca del country: un fondale [...] per [...] «burina» che macina ambizioni, frustrazioni [...] morte. [...] la cassetta che troverete domani [...] edicola con [...] non è un semplice film. Noi vecchi in-genui lo definiremmo [...] luogo [...] i giovani furbacchioni di oggi [...] il diritto di [...] un «sito». [...] come Internet? In primo piano [...] una città, e il suo [...] Tennessee, e la musica country. Sullo sfondo [...] (dici po-co! /// [...] /// Primo «clic» su [...] Hamilton. È il can-tante anzianotto, [...] bianchi, impomatato, chiaramen-te fascista. È il country reazionario [...]. È quello che urla, alla [...] -quando un giovanotto un [...] squilibrato ha sparato a Barbara Jean [...] are in [...] are [...] in Dallas! Siamo a [...] non siamo a Dallas: [...] da noi si canta, [...] e non si spara alla gen-te. Povero illuso! In Italia, in un [...] volgarità dello spettacolo italiota intitolato Sanre-mo, [...] Hamilton sarebbe Mike Bongiorno [...] mettia-mo, al [...] di Tenco ordina «al-legria! Secondo «clic» su Barbara Jean [...] Connie White, a scelta: sono speculari. Sono le due dive [...] disputano le note e i tempi di [...] si odiano. Una è vestita di bianco, [...] è multicolore. Connie è visi-bilmente zoccola mentre Barbara dà [...] virginale (???). Infatti è lei, quella [...]. Nel citato Sanremo sarebbero, [...] Zanicchi e la [...]. Terzo «clic» su [...] che in un film [...] dalla città del Tennessee si chiama, po-veretta [...] città, che sta in New Mexico. È un modo per [...] è una burina inurba-ta: arriva a [...] sperando di sfondare, ma [...] per [...]. Quando sparano a Barbara Jean, [...] sul palco, a intrat-tenere la folla, e [...] del film: «. Potete dire che non [...] non me ne frega niente. È lo sberleffo finale, [...] nichilista sputato in faccia [...]. [...] è il motivo profondo [...] americani (almeno, molti ame-ricani) odiano Robert Altman [...] cinema: perché non è un cine-ma realista, [...] grot-tesco in cui [...] può [...] deformata (e, quindi, profon-damente [...]. Quarto «clic» su Tom Frank (Keith Carradine, il bello). Anche [...] un verso della canzone, [...] my [...] love you [...] no one is [...] non è il mio stile [...] quando nessuno mi guarda. Tom Frank è [...]. Passa da una donna [...] solo per [...]. [...] è goffa, lui è [...] facile, disinvolto, [...]. Il suo è uno [...] valo-ri: il Vuoto. [...] di Carver, quella assente e [...] che Al-tman racconterà quasi [...] dopo in America oggi, è [...] di Tom Frank. Quinto «clic» su John Triplette, [...] un destino che non ha bisogno di [...]. Lui è [...] del candidato alla presidenza, [...] perfetta-mente inserita nella [...] è il [...] ex machina del con-certo [...] si svolge davanti a [...] che vorrebbe tra-sformare [...] in quella polis che, [...]. I «clic» possono, per [...] sappiate che i personaggi di [...] sono 24 e ognuno [...] un mondo. [...] è perfetto perché è [...] comunicazione con mille quadri. [...] come 2001, è uno [...] corali che modificano il cinema prima e [...]. Si può affermare che Altman [...] film più «perfetti» (Il lungo addio o I [...] California Poker) esatta-mente come si può sostenere [...] Barry [...] o [...] sono più compiuti di [...] è il film che [...] altri, è [...] che racconta [...] la nostra epoca, il [...]. [...] domani: è un film [...] in casa, un [...] come la Bibbia, la Divina Com-media [...] il dizionario Zanichelli. Ma [...] è sempre lì, sospesa a [...]. Fra [...] un artista che oggi va [...] ci proverà. E magari farà un cd-rom. Attendiamo, con im-pazienza. Alberto Crespi [...] 2. /// [...] /// Alberto Crespi [...] 2. (0) (0) ![]()
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