La contraddizione tuttavia si [...]. [...] uno scritto di Sereni del [...] Poesia: per chi?, meno noto di altri e già [...] parte considerato [...] che ne evidenzia efficacemente le [...] più esterne e più intrinseche. [...] universo [...] e le vecchie « separatezze [...] e mediazioni corporative, la « rapida usura » consumistica [...] « lo specialistico discorso sulla poesia in quanto tale [...] la logorano come « mezzo » e ne rendono [...] più « angusta [...] potenziale di espansione », dice Sereni, [...] ristretto dei lettori « professionali [...]. Tanto da [...] eccezionali e irripetibili oggi, [...] di consonanza ideale e pratica intorno al [...]. Il « naturale » [...] « disinteressato lettore » entra così in [...]. Ma soprattutto, dice ancora Sereni, [...] « forza accomunante che sembra essere sfuggita [...] poesia ». Essa non può comunque godere [...] di statuti privilegiati. Per Sereni cioè non ha [...] « allo stato dei fatti, [...] perché sia dato più spazio [...] alla poesia. Solo la sostituzione dei [...] crisi o già disfatti nella coscienza comune [...] potrà stabilire o ristabilire la naturalezza del [...] la [...] necessità ». Forse, allora, dice ancora Sereni, [...] energie oggi profuse e disperse nella tensione [...] recuperate o assorbite nella semplice, non più [...] configurazione e qualità umana». Dove si ripropone implicitamente [...] dello scrivere, in un nuovo contesto. Del resto in uno [...] Ventisei, la rivisitazione dei luoghi in cui era [...] anni prima « un consorzio (umano) », [...] » e rete di « convivenze » [...] appariva quasi ostacolata e alterata [...] intrusione » della scrittura; [...] generale, la stessa possibilità di un recuperato [...]. Ma ecco che ancora una [...] secondo una ricorrente alternanza, Sereni fa scaturire [...] stesso di questa condizione di [...] impotenza, impaccio, una tensione attiva tanto più forte e [...] scrivere per un lettore inesistente come se quel lettore [...] fosse, operando dentro il presente senza il miraggio di [...] destinatario futuro; restituire alla poesia una funzione accomunante, proprio [...] che la nega; vivere insomma [...] limite drammatico della « separatezza » e [...]. ///
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Ma ecco che ancora una [...] secondo una ricorrente alternanza, Sereni fa scaturire [...] stesso di questa condizione di [...] impotenza, impaccio, una tensione attiva tanto più forte e [...] scrivere per un lettore inesistente come se quel lettore [...] fosse, operando dentro il presente senza il miraggio di [...] destinatario futuro; restituire alla poesia una funzione accomunante, proprio [...] che la nega; vivere insomma [...] limite drammatico della « separatezza » e [...].