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Sono i due omaggi [...] Mario Sesti rende a Pietro Germi. E se il saggio [...] un ritratto [...] del [...] ha un titolo didascalico, «Tutto [...] di Pietro Germi» [...]. In entrambi Sesti traccia [...] di un uomo dalla storia unica cercando [...] i miti che hanno finora appannato la [...]. Un terzo omaggio verrà [...] quando sarà possibile vedere la [...] restaurata di «Signore e signori». Uomo timido e testardo, Germi [...] premi più prestigiosi, compreso [...] con «Divorzio [...] fu amato dal pubblico [...] mentre stava preparando «Amici [...] da Monicelli), solo e dimenticato dalla critica. Eppure aveva firmato film [...] «Un [...] imbroglio», «Il ferroviere», [...] di paglia». Personalità isolata nel cinema [...] sia durante la stagione del neorealismo che [...] è sempre stato testardamente legato alle sue [...] morale. Esordì nel segno del [...] amici e critici inaugurando il filone della [...] Gadda al cinema e tentò la «traduzione» [...] e del poliziesco. VEDO DI RARO Giacomo, [...] volta il rimorso mi pun-ge più lievemente. Il tempo lo decolora. Presto [...] cancellato [...]. Vi fu un tempo [...] si stringe-va inquietamente il cuore quando vedevo [...] Giacomo [...] suo passo incerto, lo stesso passo di [...] servito di lui co-me [...] e insensibile, che si [...]. Ma allora avevo [...] vitale mi impediva di [...] indietro -mi volsi quando [...] si affiochì, a quaranta e [...] pietà -ora ne ho sessanta, e [...] del mio cuore non riesce [...] a nutri-re neppure un rimorso. Ho fatto molte cose [...] non pos-so avere rimpianti. Ho [...] sof-ferto, ma vissuto -ho [...] ma giocato la mia partita -ho avuto [...] casi di tutti, e casi strani che [...] di me -ho avuto avventure e fortune [...] amori -Sono [...]. Solo, talvolta, nel gestire, [...] si arrestano per aria, come sorprese di [...] non trovano un posto dove sentirsi a [...] anche le [...] parole si arrestano; i [...] e grandi: resi più grandi dalle lenti [...] le palpebre si contraggono dalle parti come [...] pianto, e spesso tutto ciò è accom-pagnato [...] rossore; e talvolta, per [...] persona mi dà il [...] mi si fa un vuoto alle ginocchia [...] vede fissato, solo per un [...]. /// [...] /// Gli uomini dicono di [...] uomo di valore, solo, a vol-te, stranamente [...]. È un mio essere [...] istintivo, che dorme nel fondo, che a [...] e si rivela. Un tempo [...] era tutto me stesso. /// [...] /// Era la primavera della [...]. Ma la pri-mavera non [...] me. Ero debole, [...]. La vita, [...] attorno, mi of-fendeva. Ed io mi ripiegavo [...] rimanevo solo. E la solitudi-ne mi [...] mi gettavo con violenza tra gli uomini. [...] uomini e me. Le loro voci [...] al [...] loro. Del resto il mio slancio [...] ad essere offeso, e di [...] rica-devo in basso, di quanto [...] in-nalzato nel balzo. Non ero padrone dei [...] della mia volontà. /// [...] /// A tutti mi sentivo [...] la-sciavo il passo come di dovere. Non sapevo né gestire [...]. Ero debole, ero vile [...] più vasto della parola, timido. In queste [...]. Fu un pomeriggio [...] dal cielo sereno senza luminosità. Do-po essermi [...] della [...] gruppo di cinque individui che [...] avevano superato sul marciapiede. Erano due ragazze e tre [...] sui [...]. In casi simili, un [...] indietro. [...] era Giacomo. /// [...] /// [...] lungo il marciapiede affolla-to, incalzate [...] dai due giovani -a non più di un passo [...] Giacomo: [...] io. [...] spesso [...] delle ra-gazze, che si schermivano [...] sdegnose, e fingevano di non [...]. Giacomo avrebbe desiderato di [...] era stato lasciato automaticamente in disparte, perché [...]. /// [...] /// Invero la [...] apparenza era tut-ta di [...] si capiva a prima vista che cosa [...] debolezza, se non il movimento in-certo delle [...] risalivano sotto un paio di calzoni troppo [...] nudità fanciulle-sca delle sue guance senza peli, [...] bianche nel-lo sfondo con due vive macchie [...]. Indossava un abito grigio [...] mette-va in evidenza la consistenza mol-liccia del [...]. E seguiva i suoi [...] mortificato, non osando [...] e se tal-volta tentava [...] degli altri due che [...] di mantener-si ai fianchi delle ragazze, lo [...]. Camminammo così lungamen-te, le [...] solitarie, [...] già odorava di campagna. Le [...] erano più intente al linguaggio [...] due giovani. Giacomo, camminava più discosto [...] li seguiva ancora. /// [...] /// [...] finsero di non [...]. [...] e rimasi a [...]. Le due coppie erano [...] campagna. Il suo sguardo [...] in-crociato col mio, e [...] immobili a fissar-ci. In certi istanti i [...]. Attraversai deciso la via [...] innanzi a lui. E mi espressi senza [...] sfron-tata, come solo i timidi qualche vol-ta [...]. Dimostrai di [...] ca-pito la [...] situazione, di [...] interesse. Se avessi potuto conti-nuare [...] Amico, io vi comprendo, perché mi conosco. Al vostro posto, sarei [...]. /// [...] /// [...] sta-to silenzioso da molto tempo. Le parole gli si [...] ora uscivano tutte [...] getto. E parlando si liberava, [...]. Ci mettemmo lentamente in [...]. Egli parlava di sé, [...] del prepotente bisogno di vita, che non [...] lo sconforto, la solitu-dine, la sete [...] le violente e spesso [...] le miserie, le contrazioni, il ridicolo e [...] grottesco: tutto ciò che io ben conoscevo. Ma io non [...] mai abbandonato a quel modo, [...] si denudava senza pudore, sen-za tema [...]. Non che sentir-si offeso [...] cercava, vi si rincantucciava. I suoi occhi chiede-vano [...]. Parlando spandeva spruzzi di [...]. Io lo osservavo con una [...] nuova; le labbra informi, mobilissi-me, le narici rilevate, che [...] la pellicola rossa [...] rossastro, rigidi e scomposti senza [...]. E provavo una sensazione confusa, [...] membra una insicu-rezza inconsueta, un senso di forza, di [...]. Ero contento di me [...]. Stemmo insieme fino a [...]. Ci spingemmo fino ai [...]. Lentamente si era stancato di [...] ed [...] abbattimento. Teneva lo sguardo immobile, fisso [...] di luce di un lampione. Batteva di frequente le [...]. Immerso in una tristez-za silenziosa. [...] qualcosa di crudele nella mia [...]. [...] senza ritegno. Ora era uno straccio [...]. Non aveva [...] uno [...] disperazione -Aveva percepito solo [...] al di sopra di ogni [...]. E i suoi occhi [...]. Eravamo appoggiati sugli spalti [...] sotto un cielo fiocamente stellato. Allora, con una naturalezza che [...] mi sorprese neppure, lo consolai. Hai bisogno [...]. E i nostri rapporti [...]. Egli continuava a venire a [...] del primo giorno. Ed io proseguii nella [...]. Non mi riusciva difficile, [...]. Quan-do mi era vicino, [...] supe-riore non a lui solo, ma, [...] rappresentava il mondo esterno, [...] mondo con cui avessi rapporto, mi sentivo [...] senso di superiorità verso tutte le cose, [...] mondo intero. Il mio essere ne [...]. Mi muovevo come in [...] sovraccarica di ossi-geno, tutte le [...] energie vitali ne erano esaltate. E negli istanti di [...] fiducioso di Giacomo a me, quei suoi [...] «come si do-vesse fare», [...] mio ruolo. Naturalmente, specie nei primi [...]. [...] balzo il tono medio, assunse [...] tratti quasi caricaturali. Come la timidezza conferisce [...] compostezza estrema, acquistai un tono il più [...]. Io che non osavo [...] un passante, cantavo a piena voce nel-la [...] in [...] cappello gettato [...]. [...] non osavo entrare in [...] affollato, perché tutti mi avreb-bero guardato, né [...] perché era troppo strano che fossi io [...] condussi Giacomo a bazzicare nelle taverne dei [...]. [...] se una donna mi guardava [...] viso, eb-bi per ogni ragazza che ci passasse ac-canto [...] parola, un gesto, uno scherzo volgare e [...]. Hai bisogno di divertirti, [...] Giacomo. Egli mi seguiva, mi [...] maggiormente i tratti. Ma erano gesti di [...] senza regolarità. Avevo acquistato su dilui [...] sba-lorditiva. Io regolavo ogni cosa. At-tendeva da me un cenno [...] alzarsi [...] seduti, di sederci [...] in piedi. La mia [...] la possibilità di ogni minima [...]. Egli stesso metteva la [...] debolezza nelle [...] mani. I suoi occhi esprimevano ora [...] riconoscenza per [...] che cre-deva che [...] sconforto per [...] di questo aiuto. Quando scendeva la sera, [...] quella fittizia e saltuaria al-legrezza che aveva [...] simile a me, e cadeva, come la [...] una terribile, [...]. Dapprima i miei approcci [...] si ridussero a quei lazzi frettolosi. Era ancora troppo gran-de [...]. Ma lasciavo intendere a Giacomo [...] saggi [...] mol-to, molto di più. E a poco a [...] anche con le donne. Ma Giacomo non riusciva [...] una parola. Poi gli rima-neva il rimpianto [...] non [...] detto nulla. Così passavano i giorni, [...] mesi. Lentamente regolavo quel nuovo [...] ne tempera-vo gli eccessi, ormai inutili. Quel senso di superiorità non [...] abban-donava quasi [...] Giacomo non era con me. Il mio essere, irrigidendosi [...] sicurezza, scopriva in sé potenzialità sconosciute, le [...]. La finzione, divenuta abi-tuale, [...] istinto, cioè cessò [...] finzione. Io sentivo la nuova [...] più in [...] svanire, dimenticarsi di se [...]. E quali ri-velazioni portava [...] sé! Il mondo mi rivelava la [...] materiali-tà, quindi la [...] tangibilità. /// [...] /// Scoprii [...] gamma della vi-ta, [...] variazioni [...]. Sostenni i primi urti, assaporai, [...] le [...] vittorie. E il fiotto potente [...] trascinava via i frammenti [...]. [...] (e [...] ritto in piedi nella pienezza [...]. /// [...] /// E come un nuo-vo profondo [...] na-to, e una nuova forma [...] appar-sa, dolce forma, [...] ricordo della mia vita, mi [...]. Che voleva egli ancora? Ora [...] la scienza della vita. Sa-pevo la recitazione disinvolta, [...] la mimica de-cisa. Sapevo la socievolezza vana, [...] studiata. Le mani [...] in tasca, dietro la schiena, [...] i fian-chi. Non temevo più gli [...]. Sapevo fare [...]. Che voleva egli ancora? Mi [...]. Mi accorsi di [...] sempre odiato le vive [...] nude, le narici rilevate, [...] setto nasale [...]. /// [...] /// Allentai lentamente i legami. Egli mi cercava, mi [...] supplicava muto con gli occhi, sempre gli [...]. Fui catti-vo [...]. Ci vedem-mo qualche volta [...]. Poi ci salutammo solo [...]. Poi finsi di non [...]. Che [...] comune, e mettendo [...] a servizio di questa mia [...] divenni un uomo di valore. Solo, a volte, le [...] ar-restavano in aria, come sorprese di se [...]. Ma mi riprendevo prontamente. La vi-ta assumeva forme [...] or aspre or seducenti, ed io [...] la circuivo, la conquistavo. Pas-savano gli anni e [...] era la rete degli affetti e degli [...] e delle abitudini. Le mete si sostituivano [...] sempre [...] uno stimolo [...]. E Giacomo continuava a [...] città, chiuso nella [...] impo-tenza. /// [...] /// Era trascorso molto tempo. /// [...] /// Mi assentai diversi anni [...] al ritorno lo rividi più misero, coi [...]. Cam-minava sempre a quel [...] a sbalzi, come se ad ogni passo [...] davanti invisi-bili ostacoli. E sempre solo. Era an-cora ingrassato. Nella ridondanza del volto [...] occhi umidi di cane [...] pietosi. E allora sentii, per [...] rimorso. /// [...] /// Questo rimorso provai a [...] è affievolito ed ora [...]. Pietro Germi Doppio Germi Giacomo Giacomo Quando i timidi diventano crudeli Vita [...] film di un regista [...] La [...] i film. Si divide in due [...] il libro di Mario Sesti su Pietro Germi [...] Baldini [...] Castoldi manda in libreria [...] giorni. Anche la struttura del [...] un [...] come la personalità del Germi [...] era al tempo stesso attore e regista; [...] personalità [...] politicamente di centro (era [...] nei suoi film, di esprimere un vigoroso [...] quasi con istanze di sinistra. Da pagina 29 in [...] si parla anche del racconto pubblicato in [...] si intitola «Un rimorso» e che era [...] quotidiano genovese «Il Lavoro» il 27 gennaio [...]. Un curioso, e quasi [...] Germi narratore. [...] «raccontare storie» era assolutamente la [...] vocazione, anche come cineasta. Tutto il cinema di Pietro Germi [...] Mario Sesti Baldini [...] Castoldi pagine 304 lire [...]. /// [...] /// Tutto il cinema di Pietro Germi [...] Mario Sesti Baldini [...] Castoldi pagine 304 lire [...]. 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