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Si illumina anche [...] del bar Garibaldi, e [...] profumo di caffè. Hanno un posto fisso, [...] del mondo, venuti a vendere la forza [...] a con-tadini e caporali, [...] di Villa Literno. Sotto [...] delle «batterie Steco, autoricambi» ci [...] i polacchi. Accanto, sotto il neon [...] Piccolo Mondo» ci sono [...] Burkina Faso. A sinistra della strada [...] Casal di Principe sono fermi i senega-lesi, [...] -sotto la pensilina [...] -sono in attesa i [...] e gli algeri-ni. Se avessi-mo i documenti, [...] lavoro al Nord, dove mettono in regola [...] sono più alte». I primi a partire [...] ed il sole deve ancora sorgere -sono [...]. Due fur-goni li caricano [...] ceste di vimini ed a cassette di [...] portano verso la campagna. Noi, invece, aspettiamo i [...]. I polacchi sono tutti [...] e solo il loro «capo» è in [...] birra in mano. Sono io che garantisco [...] amici: bravi la-voratori, senza vizi. Meglio i polacchi degli [...]. Sul lavoro, non [...] e non beviamo. Ed io dico ai [...] vieni a lavorare, tu no, per-ché non [...]. Sono io che conosco [...] i padroni, e loro conoscono me. Tutti quelli che sono [...] sono lavoratori garantiti da [...]. Sono un centinaio, in [...] uomini e le donne che si offrono [...] Villa Literno. Quasi tutti i senegalesi [...] sono andati più giù, nelle campagne di Fog-gia, [...] raccolta del pomo-doro è al culmine. Alla fine de-gli anni [...] e nei primissimi an-ni [...] alla rotonda di Villa Li-terno [...] mattina [...] più di mille disperati, pronti [...] liti-gare per salire per primi sui ca-mion dei caporali. Ma anche adesso la [...] «simbo-lo», con i poveri arrivati da mezzo [...] loro pezzo di cemento, come in una [...]. Siamo i più bravi, [...]. Facciamo un buon lavoro, e [...] una buona paga. /// [...] /// Con le melanzane, ad [...] attenti. Non si può de-cidere [...] raccolta di una cassa prima di vedere [...]. Se le melanzane sono [...] un prezzo. Se sono piccole, un [...]. [...] vede, e decide. Gli italiani sono bravi. [...] va [...] con loro. I miei bravi polacchi [...] italiani. È bella, [...]. Ci sono an-che ragazzi [...] anni, seduti sul cemento, ed hanno gli [...] sonno. Le donne preparano per [...] il formag-gio. Anche la bottega «Voglia [...] su la ser-randa, ed espone un cartello: «Filone [...]. Deve arrivare il furgone [...] parte da Napoli. Se non è [...] entro [...] vuol dire che non ha [...] di noi. La campagna del nostro [...] più di cento chilometri da [...]. Con il viaggio, il [...] si sta in giro per dodici o [...]. Del resto, che possiamo [...] Se [...] sali su quel fur-gone, non mangi». Non [...] più, alla rotonda, il [...] stato inventato il nuovo muro di Berlino. Due entrate, una per [...] «per i signori che vengono a prendere [...] non possono certo mescolarsi con certa gente». È stato trasformato nella [...] davanti alla quale sostano i [...]. Il caffè ai neri [...] di carta, «ma solo perché loro vanno [...] loro posto in strada» -viene servito in [...] della rotonda. Il fatto è che [...] i prepotenti, e non accettano ordini dai [...] assumono. E loro credono che [...] a fare gli schiavi, come in passato. È una questione di cultura. E invece i contadini [...] loro mestiere di pa-droni. Ed ai negri -io [...] anche la birra ed il caffè». [...] del bar è come tanti [...] a Villa Literno. Vorrebbero «i negri nella [...] Africa», [...] capiscono che senza di loro panetterie, caffè [...] dovrebbero chiudere. Vanno a fare i [...] nella notte del venerdì. Due giorni a casa, [...] ancora. Non [...] lavoro, da noi. Io ero operaio [...] mi hanno messo in [...] in mobili-tà. Do una mano al bar [...] è di mia moglie. Cer-to, meglio [...] di mobilità che quella [...] adesso, i lavori socialmente uti-li. Con quelli devi stare impegnato [...] ore al gior-no. Le ottocentomila lire della [...]. Speriamo che il governo faccia [...] proroga». Tre chilometri di strada, ed [...] piazza dove gli stranieri arrivati [...] o [...] cer-cano un lavoro. Casal di Principe, piazzetta [...] Croce, [...] al cimitero vecchio. Sul cemento, una larga [...] ed un maglione rosso abbandonato. Lunedì sera, proprio [...] due giovani in scooter [...] gambe di due tunisini, Tahar [...] di 42 anni e [...] di 58 anni. Forse è una segnale [...] guerra contro gli extracomunitari iniziata a Casal [...] Principe [...] scorso, quando i camorristi passarono nelle case [...] dicendo che dovevano andare via subito. E basta». Si chiama «Il futuro [...] circolo dei tunisini. [...] con pesce o carne, cinque-mila [...] al piatto. Televisione satellitare, con le [...] Tunisi e [...]. Noi siamo uomini da [...]. Sono in tanti, attorno [...] Mohamed, [...] tutti hanno capito cosa voglia dire. Mu-ratore, potatore, guardiano di [...] frutta o di pomodori. Alla fine della giornata, [...] abbia fatto, anche se hai lavora-to più [...] al massimo ti danno cinquantamila lire». La Tv viene abbassata, [...] vogliano raccontare le loro «avventure» italiane. Io [...] scorso ho lavorato per [...] sono uno dei più fortu-nati. [...] ho fatto ormai tre mesi. E [...] Stai in ca-sa a mangiarti [...] hai gua-dagnato [...]. Farebbero comodo anche quelle. Resisti, non lavori, e poi [...] che [...] che ha fat-to [...] ha preso un altro, appena [...]. Un tavolo da biliardo, [...]. Se il padrone impara [...] docu-menti, ti lascia a casa. Se sei clandestino, non [...]. Ti prendono [...] alla Croce, ti fanno lavorare [...] alla sera ti riportano. Tu vai lì ad [...] non viene. A [...] magari è a Villa Literno, [...] caricare altri. E dove lo trovi, [...] deve i soldi?». Succedono durante la raccolta [...]. Un capo -un italiano, ma [...] essere anche uno di noi, di quelli che sono [...] da tanti anni -fa [...] con il padrone di una [...]. Diecimi-la lire ogni cassone [...] quintali e mezzo. Il capo raduna una [...] o quaranta persone, e ad ognuno promette [...] lire a cassone. Finita la raccolta, diciamo [...] il capo incassa cento milio-ni. A questo punto, [...] chi è scappato e [...] fatto più vedere. [...] stagione di lavoro fi-nita in [...]. Nella parrocchia del Santissimo Salvatore, [...] Carlo Aversano conserva ancora il volantino («Ero forestiero, [...] ospitato») scritto [...] scorso, quando i camorristi [...] casa per cacciare gli extracomu-nitari. Don Peppino Diana, che [...] centro [...] per gli immigrati, è [...] 19 marzo 1994. Abbiamo voluto [...] anche costruendo il centro che [...] vole-va. Ma la nostra è una [...] schizofrenica. I no-stri ragazzi -parlo [...] cat-tolica -si lamentano perché [...] sono invidiosi e gelosi dei marocchini che [...] qualche attività e magari comprano il telefonino, [...] abbassano a fare certi lavo-ri. È più facile il lamento, [...]. [...] ancora qualcuno, a mezzogiorno, alla [...] di Villa Literno. Anche se non è [...] stare lì, a farsi vedere. Magari uno dei contadini [...] ricorda di te, e domani ti chiama [...]. Uomini che non contano [...] cominciano ad esistere solo quando un furgone [...] li invita a salire. Tutto come otto anni, [...] Villa Literno fu ucciso Jerry [...] del Sudafrica. Jerry fu ammaz-zato per [...] soldi che lui ed i suoi compagni [...] tutta la cam-pagna del pomodoro. Il custode del cimitero, [...] dalla rotonda, è sorpreso. Poi più nessuno. Lei è la pri-ma [...] chiede della tomba, dopo tanti anni». La faccia sorridente di Jerry [...] sulla lapide a terra, [...] begonie di plastica, messo chissà quando. Lunedì [...] il suo [...] di morte. Alla stessa ora, a [...] pisto-le sparavano alle gambe dei tunisini. /// [...] /// Alla stessa ora, a [...] pisto-le sparavano alle gambe dei tunisini. (0) (0) ![]()
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