[...] Un sabato mattina, verso le dieci, mi [...] il capo officina e mi fa: [...] lei sarebbe disposto ad [...] Peschie-ra, dove c'è una sezione nuova? Io [...] po' interdetto, poi ho pensato: [...] se non accetto, mi [...] ed ho accettato. Lui mi dice: [...] Sa, là c'è veramente [...] opera, stando che è un posto di [...]. C'è tutto da fare [...] organizzarsi e provvedere [...]. Mi imbar-carono subito su [...] servizio, senza neanche il tempo di prendermi [...]. Alle dieci e mezzo [...] corso Peschiera; il camion mi scaricò davanti [...] in una via traversa tutta piena di [...]. La fabbrica era a [...] il tetto a dente di sega; fuori [...] scritta o targa. Mi fece un effetto triste, [...] più che altro una pri-gione, non so: mi fece [...] brutta impressione. Vi erano delle macchine [...] parte, rottami sia come parte meccanica che [...] di sudiciume vec-chio; si [...] parecchi anni erano inat-tive. Gli uffici erano messi [...] del sa-lone [...] sopraelevati in modo che [...] tutto quanto sotto. Quando ho cominciato a [...] accorto che, non [...] ma negli uffici e [...] interrato [...] un caos di fili [...] per raccapezzarmi ci sono voluti diversi giorni, [...] ombra di schemi e gli impianti erano [...] sotto intonaco. Dovetti sgobbare sodo. Poi scoprii che sopra ai [...] gabinetti [...] delle [...] di colore rosso e giallo [...] due per qualità [...] fatte per rimanere accese durante [...]. Non erano state usate [...] tempo e le tolsi, con tutti i [...] attacchi nel muro. In un portalampade del [...] piccolo microfono molto per-fezionato e per di [...] molti cavi erano schermati, proprio come se [...] ne fossero tanti, messi da tutte le [...] quanto si diceva [...]. Poi no-tai che le [...] uffici, dalle quali si vedeva sia in [...] uffici stessi, avevano delle feritoie a saracinesca; [...] in modo da creare una fessura e [...] e di là dalla vetrata. Certo, il pa-drone di [...] che [...] costruita, doveva avere delle [...]. Là [...] dentro, con tutti quegli arnesi, mi pareva già una [...] ed erano appena pochi giorni che [...] arrivato. Tolsi le parti elettriche [...] di sorveglianza e buttai tutto in una [...]. Era il 15 dicembre [...] FIAT mandò [...] Pietro Baldini nella nuova [...] Sussidiaria Ricambi, una delle venti-nove del complesso torinese. [...] del pic-colo stabilimento esisteva [...] quindicina di anni; esso era appartenuto dapprima [...] che vi aveva impiantato la lavora-zione del [...] un congegno [...] scoppio; poi era passato in altre mani, [...]. I muratori vi ave-vano [...] mese, poi altri operai avevano sistemato gli [...] il macchinario che la FIAT aveva deciso [...] deliberò di adibire lo sta-bile, da essa [...] lavorazioni. Quel che Baldini aveva [...] gli aggeggi creati per [...] in ogni loro mossa o parola [...] era il ricordo di [...] feudale e fascista, e di un regime [...] aveva impe-rato per diverso [...] fine della guerra. Dopo venti giorni, nella [...] Sussi-diaria Ricambi gli operai erano già una decina, accompagnati [...] officina, un capo squadra, ed un impiegato; [...] due. Questo fu il primo [...] che doveva divenire poi famosa come «confino» [...] FIAT. Quella dozzina di lavoratori, [...] dalla sezione Ricambi al piccolo stabilimento di [...] Pe-schiera [...] primi del dicembre 1952, furono [...] di un valoroso drappello [...] Torino rappresentò la punta più avanzata della lotta [...] contro [...] potere del monopolio [...]. Essi erano stati scelti, [...] e proprio criterio discri-minatorio, da un reparto [...] Ricambi; [...] diede il caso, tuttavia, che la maggior [...] fosse composta da iscritti alla [...] al PCI [...] al PSI, compresi i capi. Le ragioni del trasfe-rimento [...] tecnica e allora pareva non vi fosse [...]. Fatto si è che, [...] scioperi contro la [...] del 1953, presero a [...] lavoratori di ogni categoria e mansione, tutti [...] al PCI, al PSI, [...] portati da « esigenze tecniche ». ///
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Fatto si è che, [...] scioperi contro la [...] del 1953, presero a [...] lavoratori di ogni categoria e mansione, tutti [...] al PCI, al PSI, [...] portati da « esigenze tecniche ».