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Le braccia aperte come le [...] inerti e fragili [...] piccolo uccello fe-rito. E, sul volto piangente, [...] sofferenza attonita ed immen-sa, senza tempo e [...]. Fu così che, nel [...] un fotogra-fo della [...] Nick [...] «fermò» [...] di [...] Thi Kim Phuc e [...] sempre alla Storia ed alla coscienza del [...]. /// [...] /// Difficile chiu-dere gli occhi o [...] lo sguardo da [...] parte. Quella bambina che, coperta [...] fuggendo lungo una strada polverosa del Sud Vietnam, [...] realtà incontro a ciascuno di noi. Ed a ciascuno di [...] ferocia assurda di una guerra, di tutte [...]. Eppure non era, [...] istantanea, soltanto un simbolo potente [...] immobile. Era, anche, il pezzo [...] quella -con un «prima» ed un «dopo» [...] ha trascinato, lungo le vicen-de [...] quarto di secolo, il [...] dolore e dei propri ricordi. E che ancor oggi, [...] da [...] qualcosa di meno tra-gicamente [...] di altrettanto essenziale. Il «prima» di [...] Thi Kim Phuc era [...] un villaggio degli alto-piani del Sud. Ed era la quotidianità [...] guerra che, in [...] del pianeta, si giocava i [...] del mon-do. Ai primi di giugno [...] del tempo -i vietcong si erano, come [...] impa-droniti del villaggio. E, come già altre volte, [...] e [...] ave-vano cercato di [...] attaccan-do dal cielo. Una bomba al napalm [...] migliaia di bombe al napalm che in [...] sganciate sul Vietnam -cadde nei pressi della [...] i civi-li avevano cercato rifugio. E, come già altre [...] di fuoco» bruciò cose e persone. Era da [...] che [...] Thi stava fuggen-do lasciandosi [...] corpi car-bonizzati dei suoi due fratelli più [...]. Ed era quello [...] che la bambina si [...] sulla schiena, sulle braccia aper-te, sulle gambe [...] in una fuga verso il nulla. Cure eccezionali [...] Thi Kim [...] fu, a suo mo-do, [...]. Nik [...] la trasportò in [...] al più vicino ospedale. E la cattiva coscienza [...] -mossa dalla violenza [...] fotografia che gridava dagli schermi [...] televisio-ni e dalle pagine [...] giornale -le regalò cure che [...] altro bambi-no vietnamita mai aveva potuto ave-re. Un famoso chirurgo varcò [...] per studiare il suo caso. Ma le molte operazioni [...] sotto-posta non poterono rimediare che in piccola [...] che [...] «bisturi» del napalm le [...]. E [...] tornò presto ad essere [...] uno delle tante vite bambi-ne che la [...]. Una storia inghiottita dalla [...] del tutto dimenticata. Di lei, infatti, -o [...] fotografia -si sarebbero ricordati due documentaristi olandesi [...] Vietnam alla fine degli anni [...]. E di lei -sollecitati [...] di tanta memoria -si sarebbero infi-ne occupate [...] viet-namite. [...] Thi era [...] quando vide la [...] vita trasformar-si per la seconda [...]. Ora era di nuovo [...]. O meglio: uno strumento [...] em-blema da esporre a riprova degli or-rori [...] inevitabilmente, delle buone ragioni dei vincitori. Fu in questa veste [...] incon-trammo a Cuba dove era stata invia-ta [...] a studiare medicina. Il socialismo era stato [...] ma esigente. Le aveva dato atten-zioni [...] qualità e le aveva regalato [...] alla quale ben difficilmente [...] altopiani meridionali avreb-be altrimenti potuto aspirare. Ma in cambio le [...] «mostrare le sue ferite» e cantare le [...]. Forse è per questo [...] fa, [...] Thi Kim Phuc se [...]. Per cercare se stessa. O forse, per essere [...] soltanto seguito le orme di migliaia e [...] concittadini in cerca di una vita mi-gliore. A Cuba, [...] si era sposata con [...] Huy Toan, un altro [...] medicina. E, di ritor-no dal [...] nozze a Mosca, si era fermata con [...] nella Nuova Scozia, dove [...] suo aereo per [...]. Oggi [...] e [...] vivono, da esiliati politici, [...] di Toronto. Ed hanno un bambino [...] con orgoglio sul New York [...] «sa contare fino a [...] spa-gnolo e vietnamita». Era questa [...] Thi Kim Phuc, quella [...] ha parla-to di fronte al «grande muro [...] i caduti americani in Vietnam. Una donna ancora segna-ta [...] ma in qualche modo libera dal peso [...] che si portava addosso. Ed è sta-to in [...] ha saputo tro-vare parole semplici e giuste. Ma insieme possiamo fare [...] il presente e per il futuro. Un discorso di un [...] Forse [...] proprio questo che i ve-terani che [...] invitata a parla-re volevano [...]. Forse era questo il [...] ascoltare. E che -con calcolato [...] ascoltare da una donna che ha cessato [...] gli antichi nemici. Ma quali che fossero [...] cerimonia, resta il fatto che la presenza [...] di [...] Thi hanno, in realtà, [...] di tutto questo. Anche [...] ha, come [...] dovuto lottare per li-berarsi [...] proprie ferite. Ed è sulle proprie [...] malizia o con onestà -ha, in questi [...] concentrare la pro-pria attenzione. Il Vietnam è gra-dualmente diventato, [...] collettivo Usa, una sorta di [...]. O meglio: un luogo [...] geografica dove si è consumata una tragedia [...] morti americani, di feriti americani, di prigionieri [...] americani. I due milioni di [...] realtà di un pese devastato, le sofferenze [...] donne e degli uomini del Viet-nam non [...] panora-ma, che un fatto accessorio, margi-nale, lontano. Lunedì, con un discorso [...] un minuto, [...] Thi ha ri-cordato a [...] verità del-le sue ferite e della guerra [...] provocate. E lo ha fatto [...] che le derivava [...] non più un simbolo, [...] una donna che soffre e che cerca [...]. Lo sconosciuto pilota al [...] rivolta non era, per la prima volta, [...] nè una vittima. E neppure un carnefice. Ma un ameri-cano che, [...] sgan-ciava bombe che uccidevano bam-bini. Un americano insieme quale [...] storia che nessuno può cancellare -oggi [...] chiede soltanto di [...] costruire il presente e [...]. Se [...] era alla ricerca delle parole [...] «vero» armistizio, non poteva davvero [...] di migliori. Anzi, il mancato «redento-re» [...] per vinto e la perseguita con telefonate, [...] delle gomme della [...]. Così lei lo de-nuncia [...]. Molestie, minacce e danneggiamen-ti. La bella favola finirà [...] richiesta di risarci-mento danni. DAL NOSTRO INVIATO VICENZA [...] scena finale. Richard Gere zompa sul [...] agita il mazzone di fiori, sorride fa-scinoso. Julia Roberts si sporge [...]. Sbuffa infastidi-ta, corre al [...]. [...] ancora quel matto. Appena fuori Hollywood, per [...] così. Sicuramente a Vicenza, capitale [...] pruriginose, dove una lucciola è corsa dai [...] per molestie un [...] «Mi tor-menta perchè molli [...]. Ma siamo matti, con [...]. La [...] più che nostrana -una veneta [...] volta una [...]. Ha cominciato a scendere [...] non metafori-camente, ancora ragazzina. Adesso ha da poco [...] ed è sistemata: «lavora» solo in casa, [...] Tavernelle, [...] prenotazione. Vive in [...] casa, mai mescolare il dovere [...] piacere. Fisico da schianto, parrebbe: «Stratosferica! È una donna che [...] sfigura nemmeno come accompagnatri-ce, ha classe, abiti [...] telefonino europeo, fax. Ed il suo tormentone [...] del 1995, proprio con un industriale. Una sera in cui [...] telefo-na, prenota, va. Deve [...] par-ticolarmente soddisfatto, perchè diventa un [...] assiduo. Fin troppo: la nostra [...] che qualcosa non va. Infatti, racconta nella denuncia, [...] in cui lui lancia la [...] proposta: «Stiamo così bene [...]. Potresti lasciare il lavoro, [...] mi interessano, potremmo sposarci. Il lavoro non mi [...]. Se è per questo, [...] a lei che, franca-mente, inorridisce. Altro che com-mozione. Solo nei film una [...] Julie Roberts va in estasi per 100 dollari a [...]. Scherziamo? Nel vi-centino una qualsiasi [...] prostitute [...] o alba-nesi -che lavorano alla [...] su tristi [...] -consegna al protettore [...] milioni a notte, calcolo fisso [...] ogni retata. È indignato, lo sfogo [...]. /// [...] /// Lui gira con una [...] Mercedes? Lei ha la [...] per la vita privata [...] per il mestiere. Lui ha la fab-brichetta? E [...] appartamenti, e Bot in banca, e pellicce, [...] quando deciderà di ritirarsi potrà vivere nel [...] per sfizio, [...] di fabbrichetta. È [...] il vero Richard Gere. Nemmeno ha alle spalle [...] desolate, sensi di colpa. /// [...] /// Sta benone così. Torniamo al mancato redentore. Lui non si dà [...]. Continua a chiedere appuntamenti, [...] si nega, non [...] è troppo occupata, oggi [...]. Lui insiste, è una [...] casa, al cellulare, durante il «lavoro», duran-te [...]. E poi si apposta [...] qualche piazzata. E in un paio [...] si ritrova afflosciata sulle [...]. Non sa perdere, Richard. Finchè lei è costretta [...]. Molestie, mi-nacce, danneggiamenti. Non si sa mai [...] a finire, con «quel morboso». In tribunale, intanto. E forse con una congrua [...] di risarcimento danni: anche [...] di fiducia, in questo caso, [...]. Torna in carcere ex [...] la figlioletta [...] Thi Kim Phuc nella [...] tragedia vietnamita e dei bombardamenti al napalm. [...] fu scattata dal [...]. A [...] Dennis [...] straziata dal napalm perdona [...] È stato arrestato dai carabinieri di Jesi [...] condanna da scontare, di cui peraltro -secondo [...] non era a conoscenza, [...] si è visto accogliere dalla Cassazione il [...] riavere con sé la figlia, data in [...] famiglia mentre lui era in carcere per [...] dopo che alla piccola era morta la [...]. [...] scontata la pena, aveva [...] vita e ora ha un lavoro stabile [...]. La Corte [...] di Ancona aveva rigettato la [...] richiesta precisando che, pur essendosi modificata [...] situazione di abbandono, tuttavia «il [...] di vita [...] doveva essere comparato (e non [...] al confronto) con quello della famiglia affidataria». [...] ipotesi non condivisa dalla Cassazione, [...] appunto definito [...] il raffronto tra il [...] ex detenuto e quello [...] della famiglia affidataria. Il nuovo arresto complica [...]. Si chiama [...] Thi Kim Phuc. Ed un quarto di secolo [...] la [...] immagine -quella di una bambina [...] dal na-palm -divenne il simbolo di una guerra spietata. Ieri, ormai [...] ma ancora marcata dalle [...] Thi ha parlato di [...] ai caduti americani in Viet-nam. Ed al pilota che [...] ha detto: «Non possiamo cambiare la storia. Ma possiamo lavorare insie-me [...] e per il futuro». DAL NOSTRO INVIATO MASSIMO CAVALLINI Un [...] di [...] trapiantato in Italia, vince [...] i suoi versi scritti in bellunese Miglior [...] Bimbo cinese BELLUNO Trattoria «Hong Kong» suona [...]. Ma se vi dicessero [...] al [...] a cosa pensereste? E [...] ristorante [...]. Ci [...] essere più che [...] affinità mi-steriosa, fra la lingua [...] -e il ru-de dialetto di qua. /// [...] /// [...] ha neanche tredici an-ni. È nato in Cina, [...] Belluno [...] arriva-to quattro anni fa. In quattro anni si [...] dialetto montanaro più di un nativo. Al punto che ha [...] concorso di poesia dialettale, e [...] vinto. Fa scalpore? Ovvio. Un [...] come Denny Mendes che diventa [...] Ita-lia. Ma lei ha dalla [...] le curve, un dono di [...]. [...] lui, ci mette il cervello. Anche se glissa, modesto: «Oh, [...]. [...] imparato da solo, a [...] i miei com-pagni di classe». Non [...] riuscito neanche il Gran Mogol, [...] Marco Polo [...]. E lo parla, di [...]. Eccolo a casa, [...] appena tornato da scuo-la, [...] Castion, dove fre-quenta la seconda. Casa [...] è un ri-storante, [...] «Hong Kong» appunto, messo su [...] genitori, papà [...] e mamma Wang [...]. Loro il dialetto non lo [...] la erre è ancora un [...] ostacolo: «Tu chi sei? Un [...] Aspetta, [...] adesso [...]. Eh sì, [...] mangia, involtini primavera, ma [...] un sorrisetto: «Però mi piace di più [...]. /// [...] /// E [...] vo-luto un cinese. [...] oltretutto, ha scritto una poesia [...] bella, «An [...] par on», un [...] per ciascuno, dedicata ai ra-gazzi [...]. [...] la poesia, nella difficile grafia [...] la [...] dei [...] che pàsa San Nicolò/ Rènto [...] mi/na gran [...]. Straordinario, lo meritava, il [...]. Ma anche a Belluno, [...] Italia, la giuria ha un [...] tituba-to: «Pareva incredibile [...] fra un ragazzo cinese [...] lontano migliaia di chilometri e se-coli di [...] Dino Brid-da, factotum del concorso. Primo, moti-vazione ufficiale, «per [...] linguaggio e la scorrevolezza del dialogo». Con lui, ad ogni [...] vinto anche i suoi com-pagni. Se il bellunese [...] imparato da loro, vuol [...] parlano ogni giorno più [...] che è un idioma [...] spegni-mento. In compenso, è [...] che ha dimenticato il [...] «Non [...] non so [...]. Lo parlo, con i [...] ristorante è chiuso, ma comincio a dimenticare [...]. E allora ne infilo [...]. [...] è nato in Cina meridionale, [...]. [...] rimasto quattro anni. Poi [...] Hong Kong, Ro-ma, Milano, infine Belluno. [...] ha cominciato a [...] a Mi-lano, alla scuola materna. Poteva apprendere, già che [...] anche il dialetto meneghino? «No. /// [...] /// Non mi passava per [...]. A Belluno è stata una [...] il dialetto gli è entrato nelle orecchie, e [...] rimasto. Si parla giocando. Si parla fa-cendo sport, [...] sopratutto nella mia squadra di cal-cio». Era nella «Piave», sta [...] «Castion», «sono un buon attac-cante». Tifoso juventino, fan più [...] Del Piero, altro veneto. Sporti-vo sì, ma anche [...]. Poesie ne scrive da [...] mi ispiro a fatti di cronaca che [...]. Sul suo nuovo paese [...] informato, spingen-dosi, a dodici anni, a studiare [...] locale, indietro fino ai paleoveneti. E legge, «leggo tanto. /// [...] /// Sopratutto gialli». In questa famiglia il [...] ed insieme armonioso. I genitori cinesi, il [...] loro buddisti, lui cattolico, orgogliosi gli [...] degli altri. Fa il sag-gio, [...] «Una società di tante [...] darsi aiuto [...] con [...] essere diversi non deve [...]. E improvvisamente torna ra-gazzino, [...]. Ehi, dove vai? /// [...] /// Ehi, dove vai? (0) (0) ![]()
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