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Poichè la negazione del [...] malattia piuttosto grave che crea danni alla [...] persone, la cosa migliore è convincere questi [...] progresso è sempre buono, prima che questi [...] traverso sulle autostrade del progresso medesimo e [...]. Facciamo il caso della [...] o meglio del processo di virtualizzazione che [...] mondo intero, dalla comunicazione, [...] allo stesso esercizio [...]. Un libro, peraltro non [...] (Pierre Lévy, Il virtuale, Cortina Editore, lire [...] come il virtuale non sia affatto il [...] o [...] come gli scettici lasciano [...] piuttosto qualcosa di molto più complesso, antico [...] processo conoscitivo [...]. La virtualizzazione del mondo e [...] avverte, è effettivamente destabilizzante, ma [...] è inutile, perchè il virtuale [...] «una modalità [...]. Scrive Lévy: «Proprio perchè [...] è così prezioso noi dobbiamo [...] con urgenza e far conoscere la virtualizzazione che lo [...]. Credo che la sofferenza [...] virtualizzazione senza [...] sia una delle principali [...] e della violenza della nostra epoca». Dunque, come recita [...] capitolo del libro, «benvenuti [...] virtuale». Lungi dal circoscrivere la [...] il virtuale è precisamente la forma di [...] nascono sia la verità sia la finzione. Insomma, accettate il virtuale, [...]. Pierre Lévy Come amare [...] felici Parla il grande [...] Croce e Machiavelli: la «verità», il nichilismo e [...] senso comune Sasso: «Il filosofo? Non spera, [...] Questo solo ci ricorda, che [...] è. Da questo punto di [...] non ha alcun rapporto con la [...] e il dover essere, [...] affidare alla «decisione». Vita [...] scrittura Del Vecchio [...] non cura [...] Il quadro che emerge [...] teoretica dal recente «Tempo, evento, divenire» (il Muli-no, [...] di filosofia teoretica a Roma, [...] i massimi studiosi mon-diali di Croce e Machiavelli, [...] lasciare spazio alla funzione consolatrice della filosofia; [...] quarantennale proget-to di ricerca prevede un pacificato [...] includa una qualche forma di religiosa spe-ranza [...] a posizioni em-piristiche. Ciò che caratterizza que-sta ricerca [...] del pensiero assunto con aspro [...] logico, al punto da prevedere una [...] della metafisica e, di conse-guenza, [...] di una struttura originaria della verità, in-tesa come alterità [...] rispetto al mondo [...]. Sarà que-sto [...] di un nuovo libro, [...] dalle pagi-ne conclusive di «Tempo, evento, divenire». Professor Sasso, la filosofia po-trà [...] essere una «scienza rigoro-sa», e se sì, che funzione [...] «La definizione della filosofia co-me [...] rigorosa è una definizio-ne [...]. [...] scrisse il suo breve [...] come scienza rigorosa quando era ancora giovane; [...] della [...] vita dovette in qualche [...] il sogno di fondare la filo-sofia come [...] falli-to. Ora le ragioni per le [...] si era [...] la filosofia e la scienza; [...] un certo senso la crisi della scienza moderna [...] crisi altrettanto forte nella [...]. [...] mi colloco al di [...] tradizione, non ho questo con-cetto della filosofia [...] ma ritengo che la filosofia, in quanto [...] verità e con [...] essere altro che rigorosa. Con una precisazione: la [...] una scienza descrittiva [...] e del rigoroso, ma [...] Ma, [...] a parte, quali modalità [...] rigore proprio della filosofia e del senso [...] «Sarebbe meglio evitare di dire che il rigore [...] filosofia deve essere rigorosa, come se la [...] ad un mo-dello di rigore che in [...]. [...] il rigore della filosofia sia [...] stesso della [...] quale [...] niente altro che [...] oppure, si-multaneamente, che è negazione [...] nulla. Questa semplice [...] esplicazioni esegetiche del suo senso. Il rigore della filosofia [...] questa formula e [...] del senso di questa [...] Poste [...] le cose, perché mai al filosofo converrebbe [...] «Ecco, io credo che il filosofo non [...] e credo che il filoso-fo non cerchi [...]. Potrei dire una cosa [...] credo che non esista il filosofo. Questa idea che ci [...] che chiamiamo filoso-fo, a cui riconosciamo il [...] strumenti [...] è una costruzione metafisica [...] tale del tutto inconsistente. Se noi infatti diciamo [...] è oggetto di ricerca, difficilmente possiamo sfuggire [...] messa in luce da Platone, secon-do la [...] che ricerca, pos-siede la verità, e dunque [...]. [...] e dunque non può [...] con la conseguenza che la [...] o [...] già e non può essere [...] o è un og-getto che non si troverà mai, [...] mancano nel ricercante le condi-zioni per [...] trovare. Ora tanta filosofia è [...] di caratterizzarsi, anche attraverso un tal quale [...] attraverso questo concetto della [...]. [...] non esista in quanto tale, [...] che esista [...] del vero, che quindi non [...] essere [...] sia viceversa quel discorso a [...] inevitabilmente [...] o a cui la filosofia [...] quando presenta il filosofo come ricercante la verità. Allora è certamente vero [...]. [...] senso, appunto nel senso [...] diciamo che [...] è un oggetto di [...] il nostro mondo è caratterizzato da questi [...] cercare qual-cosa a cui noi diamo valore, [...] possiamo anche chiamare veri-tà; ma questo, in [...] e quotidiano, [...] La [...] tesi sembra includere, tuttavia, [...] da certo catastrofismo apocalittico proprio del nichilismo [...]. [...] «La critica della filosofia e [...] società moderne, come nichilisti-che, [...] presupposto [...] e perdita. E il suo punto [...] rapporto che si stabili-sce fra [...] come potrebbe essere superato, [...] della critica che si [...] nichilismo è quello per-ciò di una filosofia [...] con i concetti di perdita e di [...]. Io non credo che vi [...] da [...] un ri-scatto attraverso [...] di un errore filosofico, perché [...] filosofia non è in contatto con [...] e la [...]. [...] non è er-rore ma è [...] mondo in cui si vivono le [...] la parziale mitigazione delle sof-ferenze, [...] cui magari si realizzano forme politiche un [...] meno [...] anche più indecenti [...] di cui abbiamo avuto esperienza, [...] esempio, nel nostro mondo [...] occidentale, attraverso una de-molizione del [...] della «relazione», a suo dire [...] spia [...] di dedurre rigorosamente la realtà [...] un principio assoluto. [...] «Direi che la [...] della me-tafisica sia quella di [...] la [...] di un orizzonte unitario che [...] cose che [...] tutto questo, sia riconosciuto nel [...] carattere e, nello stesso tempo, garantito nella [...] necessità di ap-partenenza [...] che lo circo-scrive. [...] si stabilisce una [...]. La relazione è tra [...]. Quando si [...] e ci sia un ambito [...] entro cui debba [...] il molteplice, allora [...] prova troppo, e fra i [...] si arriva ad una sorta di pareggiamen-to, nel segno [...]. Con la conseguenza che [...] che è appunto quella di salvare i [...] ottenere il [...] conseguito. Questo detto in termini [...] la critica che io muoverei non a [...] ma a questa [...] cate-goria fondamentale che è [...] relazione, che implica [...] Se non capisco [...] compito del pensiero che [...] dalle secche della metafisica implica la costruzione [...] che eviti di mettere in cam-po il [...]. Po-trebbe approfondire [...] A questo punto dobbiamo fare [...] conti con un [...] tanto inevitabile quanto imbarazzante [...]. Indubbiamente nel linguaggio sus-sistono [...] perché le cose vengano messe in relazione; [...] stabilisce rela-zioni tra le cose e anche [...]. Ora, la difficoltà di pensare [...] concetto della relazione è quella a cui accennavo [...] la prima [...] ma poi direi anche la [...] opi-nione, pensa che noi siamo in [...] con gli altri, siamo in [...] con Dio, siamo in relazione, se non [...] modo ci trascendono e condi-zionano [...] nostro operare pratico, politico, sociale e così via. Ora, non [...] niente di male naturalmente [...] questi [...] tutti noi in qualche [...] que-sti termini quando vogliamo farci capire nel [...] nostro agire pratico e politico. Se però cer-chiamo di [...] di-scorso (penso ad esempio al [...] tra Dio e [...] se insomma noi pensiamo un [...] ne-cessariamente il rapporto tende a operare una sorta di [...] di se stesso in se stesso. Nel senso che entrambi [...] essere pensati [...]. La conseguenza è che tanto Dio quanto [...] in questo caso, ver-rebbero a [...] parte della relazione che li comprende. Ma se entrambi, allo [...] compresi nella relazione, devono essere detti identici. Con la conseguenza che non [...] più Dio e non [...] più [...] ma solo [...]. Nata da [...] consolatoria, la [...] produce soltanto frustrazio-ne» [...] domanda: nel re-cente dibattito filosofico [...] molto insistito su [...] della dimensione etica. Po-trebbe esprimerci il suo [...] «Ho per lungo tempo ritenuto che [...] come era stata pensata [...] Kant, [...] essere [...] della nostra convinzione, il [...] dei nostri pensieri. Io ritengo che non sia [...] possibile condividere [...] kantiana, che [...] della coscienza e che [...] terre-no logico; sono quindi costretto [...] dire che una fondazione filosofica [...] sconti inevitabilmente, e ripercuota su [...] stessa, la critica che [...] alla categoria della differenza. Da una parte [...] la differenza dei sog-getti, [...] etico: due dimensioni che logicamente, [...] collidono. [...] debbo di-re che il [...] deve es-sere risolto [...] etica. E che non ci [...] a quel tanto di arbi-trario che questo [...]. /// [...] /// Maurizio [...] Può [...] salvare [...] La risposta che si ricava [...] primi no-ve capitoli di «Liturgie [...] (Guida, 1997) di Marcello Del Vec-chio, studioso di [...] e Camus, sembra essere negativa. Giulio -que-sto il nome [...] da tempo per la presenza di una [...] che lo opprime: una «co-sa», i cui [...] con crudezza, e in cui sembra essersi [...] di-nanzi [...]. Marta, la donna che [...] e [...] ama, viene a [...] fuori dallo stato di prostrazione [...] cui si trova. Si amano [...] in una vera e propria [...] amorosa. Un bagno rigeneratore, una cena [...] sembra [...] il gusto del cibo, un [...] che si fa tenero e materno segnano i momenti [...] una possibile guarigione. Ma non è così. Più volte, nel corso del [...] da cui nasce, almeno in [...] di Giulio: specialmente il ricordo [...] madre. La visione invo-lontaria di [...] tra il padre e la madre ha [...] irrefrenabile bisogno di protagonismo verso la madre [...] è fissato nella finzio-ne di un malessere [...] pranzo, quando la madre [...]. [...] anche una riflessione sul tempo. In questi istante, per esempio, [...] tavola mi spinge molto indietro [...] tempo, ma potrei anche dire, senza imbarazzo, che quel [...] vive ora, [...] presente, con me, annullando [...] almeno per un attimo, [...] in cui io vivo un [...] asso-luto». Il tempo vissuto della [...] la distanza e la distin-zione tra le [...] trovare anche un corrispettivo [...] della distanza, della differenza [...] realtà. Il ma-lessere della finzione [...] male alla gola, la «cosa», in cui [...] che nasce non solo dalle scissioni [...] pri-vata, ma dalla consapevolezza [...] che investe la società, il mon-do etico [...] convenzioni, i [...]. [...] è destinato a fallire, è [...] questo che [...] cela [...]. [...] mentre Marta si siede al [...] e comincia a suonare. Sembra che la rinnovata [...] ricordo delle «frittelle di riso» sia [...] superata. E anche la scrittura [...] Del Vecchio assume un ritmo arioso e fe-lice. Se [...] non fosse essen-zialmente coesistenza, [...] per essere se stessa, il rap-porto con [...] il mondo co-mune, forse Giulio si sarebbe [...] Marta, della [...] malattia mortale. Senonché [...] si at-tua [...] strutture economiche e [...] si-stemi culturali. Rispetto a questo mondo esterno, [...] di Giulio riprende forza e [...]. Per chi come Giulio (così [...] deve presumere) ha inseguito per una vita [...] di una società più giusta, [...] umana, più razionale, neppure la scrittura può costituire una [...] di sal-vezza. Gli ultimi due incontri [...] -con Elena, che simboleggia la [...] e con Veronica, che [...] cambiare la situazione. La [...]. Giulio perciò si avventura [...]. [...] lato della strada [...] Marta, Elena e Veronica. /// [...] /// Giulio volge lo sguardo [...] Marta, Elena e Veronica, sulle [...] «si aprì un sorriso [...]. Allora Giu-lio, senza abbassare [...] spin-se in [...]. [...] dilatato alla dimensione comunitaria, [...] la via della spe-ranza. Una preziosa indicazione mo-rale [...] si potrebbe trarre [...]. Giuseppe [...] Il filosofo [...] di Rembrandt Polemiche: davvero [...] «socialismo scientifico» teorizzava una dittatura politica totalitaria? E [...] dico che Marx non era affatto uno [...] Bobbio, Salvadori e Pasquino sbagliano, perché [...] del «Capitale» non pensava [...] della società, anzi. Proprio non capisco la [...] Bobbio: «Né con Marx, né contro Marx». Io direi piuttosto: «Con Marx [...] tanti al-tri». Sì, tanti altri, i Locke, [...] Kant, Hegel ecc. Del resto, lo stesso Bobbio [...] Marx quando dice che «è da salvare [...] della assoluta libertà del mercato, dello [...]. [...] suoi interlocutori Pasquino e Salva-dori [...] che [...] molto da guadagnare dalla conoscenza [...] del suo pensiero, e che fa parte della storia [...] una sinistra che uni-sce giustizia e libertà. E allora? Qual è [...] Marx [...] cui non si può stare? [...] Marx [...] stato in quanto tale [...] classe»; per Salvadori, il Marx della «teoria [...] clas-se»; per Pasquino, il Marx a cui [...] «la grave mancanza di una teoria dello [...]. /// [...] /// Ma davvero la sostanza [...] Marx è nel concetto e nel proposito [...] O non sono, queste, [...] del suo pensiero, che [...] sostanza più profonda e che sono poi [...] slogan di bassa propaganda politica? Al punto [...] userei, se non altro per una [...]. Ma, ammesso che il [...] di Marx sia [...] dello stato, come non [...] la forma di stato a cui si [...] Sì, [...] lui [...] dittatura di classe in [...] perciò nel Manife-sto auspicava la presa del [...] dei proletari: ma come «misura immediata», tra [...] prendere subito, comunque «insufficienti e insostenibili». Non [...] in lui la teoria di [...] nuova forma di stato come per-manente dittatura del proletaria-to. Già nel 1843 apprezzava [...] che «sussume e sopprime nel suo modo [...] nascita, di condizione di educazione, di disoccupazione, [...]. Ma, se le «sussume» [...]. Co-munque, era così poco [...] nel 1875, nella Critica al programma di Gotha [...] diceva che ci si [...] quale sarà lo stato futuro, ma quali [...] sono del-lo stato, saranno domani eserci-tati in [...] civi-le». E aggiungeva che «la [...] mutare lo stato da organo sovrapposto alla [...] assolutamente subordi-nato ad essa» (IV, A). Questo, ai limiti [...] era il pen-siero di Marx: [...] stato come dittatura di classe? Comunque, il [...] Marx non ha bisogno di accattare dal di [...] libertà e di democrazia. Non soltanto per-ché, come Bobbio [...] si presentava come [...] del libe-ralismo, ma anche perché [...] tutta una ricerca di una «libertà mag-giore», di una [...] alta ricchezza umana. Proprio così: quella ric-chezza [...] dei bisogni, delle capacità, dei godi-menti, delle [...]. Tale è il movente umano [...] tutta la [...] ricerca. [...] presente i suoi critici, [...] prendere le di-stanze da lui? Mi si [...] possi-bile che io legga in Marx questi [...] mentre Bob-bio e agli altri, che non [...] venuti, vi leggono messag-gi di statalismo. Sembra a me che [...] nei suoi critici una insostenibile identificazione di Marx [...] e i marxi-smi: lo leggono attraverso il [...] reale. Sarebbe come se, leggendo Locke, Rous-seau, Kant e tutti quanti, si pen-sasse al liberalismo [...] prisma del colonialismo, [...] e del [...]. Mi importa assai poco [...] di Marx siano o [...] mi importa an-cor meno del giudizio da [...] o i marxismi, e non mi importa [...] politica sulle nostre scelte di oggi. Mi importa che si smetta [...] cose che sue non sono. E trovo strano che [...] se la sentono di «stare con lui», [...] quelli che «ritenevano di ispirarsi a lui». Bella coerenza, criticare i [...] leggere Marx alla loro maniera! Discuteranno con [...] il presidente della Camera [...] Luciano Violante, Francesco Cingano, Giorgio La Malfa, Girolamo Arnaldi [...] Gennaro Sasso. /// [...] /// Discuteranno con [...] il presidente della Camera [...] Luciano Violante, Francesco Cingano, Giorgio La Malfa, Girolamo Arnaldi [...] Gennaro Sasso. (0) (0) ![]()
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