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Pagina da Preview Biblioteca Digitale--Pagina de «l'Unità-Unità 2-Nazionale del 1997»--Id 3316633666.

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Oggi [...] numero della serie mensile. E per [...] amici vicini e lontani [...] il futuro. Cesare Romiti, gran patròn [...] Fondazione Liberal, richiama [...] su «tempestività del dibattito [...] dei contenuti e la civiltà che sono [...] dello stile di Liberal». Giano [...] invoca e loda la [...]. Occhetto, in guisa di [...] alla «centralità della Riforma istituzionale». Il cardinal Martini invece [...] dialogico e riflessione rigorosa». Scalfari chiede al [...] «una ventata di novità giornalistica». [...] vorrebbe [...] della mondializzazione capitalistica». Mario Segni batte sul [...] del paese oltre [...] già coltivato tra laici [...]. [...] Bozzo, Lerner e Buttiglione [...] Liberal di «schierarsi maggiormente» (politicamente). Cossiga di «valutare criticamente [...] Bicamerale. Fisichella parla di «opportunità [...] passaggio da mensile a settimanale». Veneziani, infine, sprona il [...] a [...] un suo ruolo civile, al [...] là del problema di mercato». Ma la vera questione [...] da Bozzo, Lerner e Buttiglione. E cioè, Liberal sarà [...] tra i poli, per [...] a rinnovarsi in termini di [...] politica? Oppure sarà il pensatoio politico di un nuovo [...] spazio moderato, propedeutico a rifare il centrodestra o magari [...] battezzare un «terzo polo»? Chi vivrà vedrà. Bruno [...] Nasce «Liberal» settimanale Con quali [...] Tutti pensavano che [...] internazionale stesse riducendo [...] dei governi, e invece. Sorpresa, lo stato nazionale [...] Anzi, [...] globalizzazione lo rafforza Lo dicono molti economisti [...] di questi ultimi anni: [...] mondiali ha bisogno degli stati come fattori [...]. Altrimenti il rischio è davvero [...] e dei [...] ingovernabili. Robert [...] La globalizzazione annulla i [...]. [...] paesi del sud-est asiatico [...] nel mondo intero i suoi effetti drammatici [...] della globalizzazione, dimostra che i mer-cati finanziari [...] «come una forma di governo sovra-nazionale del [...] a tutti regole del gioco ferree. [...] viceministro del Tesoro di Clinton, Roger C. Altman, è ricorso qualche [...] Herald Tribune» al paradigma di [...] Day», il film di Robert Emme-rich [...] marziani cattivi sconfitti da un presidente americano [...] gli squadroni di cac-cia alla distruzione della [...] alieni. Magari i [...] fossero come le navi [...] grosse, immediatamente ri-conoscibili. Al contrario, sostiene Al-tman, [...] fuori della portata dei leader politici». Fine della partita. Dopo [...] imposto la libera-lizzazione del movimento [...] capita-li, gli Stati nazionali scoprono [...] soggetti alla dittatura dei mercati. Scoprono di avere le [...] fronte a [...] globale» che annulla le [...] politiche locali, impone la conver-genza di tutti [...] obiettivi [...] per la formazione delle [...]. Cioè quel motore che [...] mercati. Secondo Frédéric [...] un giovane economista francese [...] le bucce alla re-torica del rigorismo a [...] proprio questa «opinione globale», forza anonima e [...] in crisi il territorio [...] la [...] so-vranità [...]. I mercati finanziari sono, ap-punto, [...] pura [...]. [...] è solo [...] anello di una lunghissima catena [...] sconfitte della politica. Nel marzo 1983 [...] venne obbligato a rinunciare [...] di combattimento con i mercati finanziari internazio-nali [...] -allora -pri-maria: disegnare un socialismo alla francese. Dodici anni dopo, al suo [...] posto, [...] ha dovuto ab-bandonare la promessa [...] politica», [...] per lo stes-so motivo. Nel 1992, Stati [...] sovrani come Gran Breta-gna [...] Italia [...] stati estromessi dal sistema monetario europeo in [...] della speculazione. Il giudizio di chi [...] a pre-stito denaro scolpisce i programmi politici [...] dei leader. In Italia ne sappiamo [...]. Dunque, si può comodamente [...] preso il potere. Il bello è che [...] si deve parlare, bisogna anche ammettere che [...] una [...]. Ma è giusto sostenere [...] Stato nazionale è arrivata al capoli-nea? La [...]. Se negli Stati Uniti, [...] malata di [...] insieme con Francia e Germania, [...] sugli effetti politici della globalizzazione [...] non riguarda minimamen-te il [...] Stato nazionale, ci sa-rà un motivo. Quando si parla della [...] dei soprassalti della fi-nanza internazionale, quando [...] diventa la vittima della [...] scoppia, nessuno elabora scenari sulla debolezza della [...] o del Tesoro. Non [...] nessuno in giro per [...] a ritenere ininfluente per mercati e Stati [...] fa o non fa [...]. Naturalmente, negli Usa [...] fer-tile filone di pensiero che [...] svilup-pato, [...] la retorica della globalizzazione. Autori come [...] e Reich considerano gli Stati [...] che non sono più in grado di [...] livel-li di occupazione o di attività econo-mica, [...] dettati dalle mosse dei detentori di capitali [...]. La funzione residuale degli Stati [...] questo punto sarebbe [...] possibile le infrastrutture e i [...] pubblici necessari alle imprese. Una pacchia per i [...] le taglie. Essendo il sistema globale [...] politiche pubbliche hanno importanza secondaria. Nessun ente statale, banca [...]. Per quanto fervido di [...] approccio pesa molto poco [...] politica americana e questo [...] semplicissi-ma: le premesse degli «estremisti» della globalizzazione [...]. [...] una differenza enorme, per esempio, [...] globale e [...] estrema-mente [...] nella quale la maggior parte [...] imprese opera a partire da sedi nazionali. Se-condo i due economisti Paul [...] e Grahame Thomson, [...] e [...] nazionale delle im-prese multinazionali [...] ogni evidenza [...] anche se ri-sulta difficile [...] definitive sulla geogra-fia delle attività produt-tive fuori [...] specie per quanto riguarda ricerca e sviluppo, [...] è [...] regionale». [...] della moneta [...]. Quando Clin-ton o Kohl [...] governo cinese per discutere di affari internazionali [...] accompagnare dai presidenti [...] automobilistica ed elettronica, ciò [...] imprese hanno un indubbio vantaggio nel presen-tarsi [...] o tedesche proprio grazie al peso [...]. [...] Dani Rodrik, [...] pubblicato recente-mente un brillante [...] «La globalizzazione è andata troppo [...]. La [...] conclusio-ne è che se [...] è un processo «ir-reversibile», è [...] vera sciocchezza «essere contro». Ma è anche una [...] in suo no-me si debba pagare un [...] termini di «disintegrazione sociale». E chi può correggere [...] se non lo Stato? Ad una analoga [...] Leonar-do Paggi, [...] riformismo oc-cidentale, che ha [...] in un convegno del [...] a Roma: «Nonostante la [...] ambiti di sovranità [...] nazionale, il ruolo dello Stato [...] almeno per tre funzioni: le politiche dello Stato [...] dobbiamo considerare sto-ricamente irreversibili; [...] tecnologica, perché in una [...] crescente è lo Stato a garantire alle [...] sempre maggiori; infi-ne, [...] del processo de-mocratico, nel [...] un lun-go periodo il momento nazionale re-sterà [...] della legitti-mazione politica». Si tratta di uno Stato [...] di controllo sulle forze del [...] nazionale, ma «si [...] come strumento a disposizione della [...] nazionale per ridefinire e rinegoziare [...] i suoi rapporti con [...]. [...] al [...] alla Banca cen-trale europea, al Fondo Monetario. Ciò non fa stare [...] an-corata al patto socialdemocratico, cioè [...] che si possa conciliare [...] il senso di re-sponsabilità sociale. Se dunque il controllo [...] Stati esercitano nel proprio territorio è da considerare [...] cambiano le loro funzioni? I due eco-nomisti [...] e Thompson hanno provato [...] li-sta. Il primo cambiamento riguarda [...] principali Stati nucleari hanno rinunciato alla loro [...] ordine civile mondiale (Onu, [...] più la Russia, le [...] del Pacifico), moltipli-cando i poteri di supervisione [...]. Ciò non impedisce conflitti [...] li in-gabbia in «reti regionali». [...] delle relazioni internazionali viene così [...]. Seconda novità: le tec-nologie [...] comunica-zioni hanno ridotto il controllo esclusivo del [...] ha co-stretto gli Stati a riorganizzarsi, inte-grandosi [...] controlli in [...]. [...] in Europa e, in parte, [...] continente americano. ///
[...] ///
[...] si deve ricorrere al concetto [...] ha perso il monopolio, ovvero [...] con-trollo [...] economica non è più una [...] competenza esclusiva. Ad esso si affiancano [...] pubbliche, aziende private, banche, fondi previdenziali (nazio-nali [...]. Gli interessi che riflettono [...] un enorme potere di condizionamento delle strategie [...] in [...] della Borsa e delle [...]. Allo Stato nazionale, questa [...] due econo-misti inglesi, il compito di «suturare» [...] in gioco. Se [...] o, peggio, [...]. Oppure preva-le una visione ossessiva [...] politica economica cane da guardia di [...] che non [...] più, come sta ac-cadendo in Europa con la moneta unica. Antonio Pollio [...] Una caricatura del cancelliere Helmut Kohl [...] sale su un gigantesco Euro e in [...] Alan [...] Heinz [...] Dalla Prima Una debolezza [...]. È un di-scorso che [...] specialisti, ma che ha ampi risvolti nel [...] questi tempi [...] da noi, dove Salò [...] Repubblica so-ciale sono diventati tòpoi di un confronto [...] elevatissimo. Anzi, a dire il [...] modesto. Un esempio? [...]. Fini, giorni fa, forse [...] affer-mazioni che nel suo partito qual-cuno deve [...] cedevoli alle posizioni avverse, ha sostenuto che [...] avrebbe avuto quanto meno [...] «salvato» il nord [...] nazista. Lasciamo pure stare la Germania, [...] poniamo, in Francia qualche esponente politi-co che [...] Front [...] di Le Pen si [...] usare per il regime di Vichy lo [...] stato fat-to a pezzi dagli avversari e [...]. Nel nostro distratto mondo [...] invece, a questa singolare [...] di Fini è sta-ta dedicata [...] minima, forse nella convinzione, probabil-mente fondata, che tanto arriverà [...] una [...] e via altalenando. Un altro esempio? Domenico Fi-sichella, [...] (e a buon tito-lo) per essere la [...] An e dintorni e che sicuramente è [...] sostenuto, [...] giorno, che bisognerebbe [...] di cedere alle richieste [...] rivolte alla de-stra su Salò perché altrimenti [...] mano e loro ci prende-ranno il braccio». Qualcuno riesce a immaginarsi [...] avrebbe scatenato da Londra a Washington a Parigi [...] Roma una simile affermazione se fosse stata [...] esponente politico tedesco sulla storia di casa [...] E [...] cosa scri-verebbero i giornali di Oslo [...] testa [...] norvegese che pre-tendesse riguardi [...] di Quisling? Qualcuno obietterà -par già di [...] Repubblica sociale non fu feroce come il Reich [...] come i regimi fantocci in-staurati dai nazisti [...]. Ma ecco: proprio questo [...]. Quale fondatezza ha que-sta [...] se non, appunto, un revisionismo de facto [...] alcuna scientificità e contraddetto da tutti i [...] Bisognerà ricor-dare ogni volta che le autorità del-la [...] parteciparono attivamente alle razzìe [...] al centro e al nord [...] del [...] in poi? Si dovranno [...] sulla partecipazione di uomini della milizia a [...] punitive» scatenate dai te-deschi (il più delle [...] Ss ma reparti della Wehrmacht, che ave-vano perciò [...] corpi di polizia) contro la popolazione civile? Anche [...] quello se-condo il quale le autorità di Salò [...] complici ma non artefici della deportazione degli [...] per effetto del-la ricerca (tedesca, non italiana): [...] negli ultimi lavori dello storico Klaus [...] nella [...] furono progettati dei veri [...] Lager. Non campi di rac-colta [...] deportazioni tedesche, ma campi italiani. Se la guerra non [...] for-se avremmo avuto anche noi la nostra Auschwitz. Il giudizio su Salò [...] ricerche straniere non ha nul-la della bonarietà [...] di gioventù di Mirko [...] e dei «ragazzi che [...] fede». Così come, [...] parte, le ricostruzioni sul [...] avvalorano af-fatto la molto italica idea che [...] fosse [...] cosa rispetto al totalitarismo [...]. Al di là delle [...] ci furono e fu-rono di grande momento [...] allo scoppio della guerra e [...] della Ju-goslavia e della Grecia [...] dei nazisti furono sconosciute agli italiani (salvo [...] Etiopia), [...] studioso serio dimentica due circostanze sulle quali [...] Italia [...] tende un [...] troppo a soprassede-re. La prima è che [...] provenivano dalla stessa ma-trice [...] quella del fascismo europeo [...] assai poco studiato. La seconda è che Hitler [...] Mus-solini come un «maestro», fino a [...] presso gli altri gerarchi [...] disprezzavano. Il dit-tatore italiano fu il [...] e [...] dirigente straniero che il Führer [...] vedere, ferito, dopo [...] del 20 luglio [...]. E sì, proprio lui: [...] Benita Clarissa che mamma Ales-sandra [...] chiamare così nel tripudio [...] di quasi tutti i [...] di quelli, più seri, cui non dovrebbe [...] «pesantezza» delle me-morie associate a quel nome. Non si tratta, come [...] e alcuni imbroglioni, di «riaprire vecchie ferite» [...] che non finiscono mai. A Fini e ai [...] semplicemente, quel che chiediamo ai tedeschi e [...] di tutta Europa: di non strappare alla [...] «normalità» che non esiste. Salò non è stato [...] della nostra storia, esattamente come non esiste [...] esistere -alcuna «normalità» del Terzo Reich nella [...]. Il passato non passa [...] si do-mina. Non in [...] né in cento, né in [...]. ///
[...] ///
Non in [...] né in cento, né in [...].

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Il progetto è senza scopo di lucro, ma purtroppo le spese sono ingenti. Da alcuni anni IdMiS - Istituto della Memoria in Scena (ONLUS) -, anche grazie al Comitato promotore Fondazione Giovanni Frediani ed all'Associazione Culturale Controtempo, ha investito molte risorse sia monetarie che umane nella progettazione del sistema, nella traduzione digitale del proprio patrimonio archivistico, bibliografico - specialmente dell'emeroteca -, biblioteconomico, e museale; in assenza di un contributo pubblico minimamente adeguato ci vediamo costretti a chiedere alle biblioteche che vorranno aderirvi ed indirettamente agli utenti la condivisione dei costi e/o la partecipazione attiva all'elaborazione delle unità bibliografiche che ciascun ente vorrà inserire per il prestito digitale interbibliotecario.
Il sistema condivide già oltre settecentomila Entità Multimediali, di cui gran parte afferenti alla Biblioteca digitale.

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La digitalizzazione/elaborazione dal cartaceo alla Biblioteca Digitale, relativamente all'emeroteca riguarda (in parentesi quadra consistenza detenuta ed altre annotazioni; * ove lavorazione tuttora in corso):

Periodicità non quotidiana


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Cinema Nuovo [serie quindicinale 1952-1958]

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Città & Regione [1975-1976*]

(259)

Civiltà cattolica [1850-2000*]

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(270)

Interstampa [1981-1984*]

(268)

Marxismo Oggi [1988-1991*]

(263)

Nuovi Argomenti [1953-1965]

(252)

L'Orto [1937]

(227)

Paragone. Arte [le serie dirette da Roberto Longhi, 1950-1970]

(263)


(237)


(257)

Rinascita [1944-1962 mensile, 1962-1989* settimanale, marzo 1989 numero 0 direttore Franco Ottolenghi, 1990-1991* Nuova serie direttore Asor Rosa]

(145)

Teatro in Europa [1987-1997*]

(237)

Vita cecoslovacca [1978-1984*]


(239)

Quotidiani

Avanti! Quotidiano del Partito Socialista Italiano [1943-1990* edizioni di Milano e Roma]

(236)

Brescia Libera [1943-1945]

(193)

Granma. Organo oficial del Comite Central del Partido Comunista de Cuba [1965-1971*, 1966-1992 riduzione del Resumen Semanal]

(225)


(238)

Ordine Nuovo [1919-1925]

(97)

Corriere della Sera [1948* annata completa «Nuovo Corriere della Sera»]

(227)

Umanità Nova [1919-1945]

(201)



(127)


Eventuali segnalazioni dei propri interessi potranno influire sulle priorità di lavorazione. Per un elenco di tipologie differenti (monografie, enciclopedie, materiale discografico e non book material) o delle consistenze minori, oppure per informazioni sul prestito bibliotecario/interbibliotecario: .





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