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ANTEPRIMA MULTIMEDIALI | ALBERO INVENTARIALE |
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La luce di questa [...] è tra-sparente, chiarissima. [...] si allinea nel piazzale [...] le cose e le persone [...] come in un acquario, tanto [...] netta e splendente [...] siberiana. Conto una ventina di aerei, [...] solo [...] la com-pagnia di bandiera della [...] Unione Sovietica. Tutti gli altri inalberano altre [...] altri colori sui loro ventri panciu-ti: la compagnia ucraina, [...] bielorussa, la [...] le altre (ce ne sono [...] che offrono subito un se-gno della disgregazione radicale [...] impero [...]. Scendiamo, raggiungiamo a piedi il [...] poco lontano. Lo riconosco come lo [...] i volumi, i colori [...] i vetri, sono gli [...] visita precedente, 41 anni or sono, nien-temeno, [...] della tragedia ungherese. [...] è, nella rete delle [...] come Bologna per quelle ferroviarie italiane: passaggio [...] taigà e i grandi spazi del Nord, [...] e verso il sud turkmeno e mongolo. Allora eravamo diretti, in [...] del Movimen-to della pace, verso Alma [...] e [...] dopo i giorni di Mosca [...] Leningrado. Ora vengo da Pechino, [...] tumultuosa, e mi sembra di essere immediatamen-te [...] diversità aliena: un sogno? un incubo? I [...] sotto la vernice che è la stessa [...] rigonfi di ruggine stratificata. Nella sala [...] al primo piano, saliti [...] le poltron-cine di alluminio e falso cuoio, [...] file, sono vuote, non [...] anima viva. Quando arrivammo, quattro decenni [...] notte, lo stanzone era colmo di gente [...] in qualche modo di dormi-re, generali e [...] operai, giovani, vecchi, soldati. Per terra, bicchieri di [...] qualche bottiglia vuota e cartacce fra i [...] valigie che ognu-no si teneva vicino. Era ancora il tempo [...] nonostante tutto. Qualcuno di noi disse [...] di attesa era una bella riprova della [...] e miserabili confusi insieme. Piero Jahier, che era [...] viaggio [...] lo scrittore lucidissimo e [...] Carso e degli Alpini, du-rante un trasferimento aereo [...] guardato con ammirato stupore il bicchiere vuoto [...] dato con dentro la fetta di limone [...] the, come fosse una predisposta delicatezza, e [...] sporco, già usato più volte, quale era [...]. E Ugo Spirito, altro [...] memorabile viaggio, cer-cando una risposta al suo [...] era debitamente scappellato entrando [...] di Ri-ga. [...] scambiato per un luogo di [...] come si poteva, difatti, di fronte [...] staliniana. Adesso non [...] proprio nessuno, nella sala [...]. Si vedono meglio le [...] Coca, le bottiglie vuote [...] minerale abbandonate per terra [...] sdruciti del-le poltrone. Anche nello stanzino del free [...] nulla è cam-biato. Forse sono le stesse [...] tre bottiglie di vodka allineate in uno [...]. [...] rifiuta la moneta straniera, bisogna [...] dice, [...] cambi. Sono le sette della sera, [...] non [...] bisogna [...] a cercare, dice il miliziano [...] largo cappello [...]. Aspettiamo 10, 20 minuti, [...] al finestrino che si affaccia sul luogo [...] i ba-gagli. Anche [...] nulla si è mosso, [...] piancito è solo più logoro, più lacerato [...]. Ci sono, in più, [...] il metal detector per le valigie. Finalmente spunta, dietro il pertugio, [...] ciuffo brizzolato [...] è scorbutico, devono [...] disturbato nelle sue abituali divagazioni. Ci vuole il passaporto, [...] e bisogna riempire e firmare un modulo. Accetta franchi francesi? La [...]. Lire italiane? Ancora no. Yan [...] allora? Per carità, [...] si accettano solo dollari. Col mezzo litro di [...] tasca, mi accingo a uscire sulla terrazza. Dentro, il caldo è [...]. Ma è im-possibile, ci [...] un enorme lucchet-to, di certo lo stesso [...] fa, è stato sigillato per bloc-care la [...]. Nulla da fare, dice [...]. Questi sono gli ordini. Nemmeno al Cremlino, quando [...] incon-trare [...] ci sentimmo così sorvegliati. Nei corridoi stretti e angusti [...] miliziani. [...] che ci accompagnava bussò direttamente [...] porta [...] di Nikita [...] e ci fece subito entrare. Ci accomodammo al tavolo, [...] del segretario, nella stanza grande. [...] molte [...] le pannocchie di granturco, sullo [...] e nello scaffale di fronte alla fine-stra. Nel pieno della destalinizzazione, [...] di au-tonomia dei paesi del Patto di Varsavia, [...] richieste inter-ne di democrazia e di libertà, [...] stava portando [...] la [...] coltivazione, innovativa e sosti-tutiva, diceva, del mais. Noi parlammo [...]. Con spregiudicatezza, gli ponem-mo alcune [...] cruciali [...] dello Sta-to: la separazione fra [...] e organi di governo, [...] di una democrazia elettiva, il [...] fra cultura e potere. Non si usava ancora [...] ora in voga dei diritti [...] ma erano proprio questi ad essere nella nostra mira. La reazione di [...] che era off the record, [...] destinata alla pubblicazione, fu a modo suo illumi-nante. Ci ripeté il percorso [...] del processo di desta-linizzazione. Ci disse di capire [...] cui muoveva-no le nostre interrogazioni. Aveva modi diretti, parlava [...] le braccia e appoggiava le ma-ni sui [...]. Non è ancora il [...] le si possa prendere in considerazione. E ce ne vorrà ancora [...] prima di [...] fare. [...] dopo, a Pechino, rivolto a [...] un discorso simile avrebbe provocato [...] risposta radical-mente diversa. Analoga a quella fornita [...] al presi-dente francese [...] nei giorni scorsi: i [...] universali, a patto però di prendere in [...] particolari. Un altro perfetto ossimoro [...] lo stesso [...] in altra occasione, ha [...] «valori e diritti asiatici». [...] capiva perfettamente le nostre [...] Russia è Occidente, perché dietro di lui [...] ad esserci, la Russia dei Lumi, di Dide-rot [...] Voltaire in corrispondenza o ospiti degli zar, [...] Russia [...] si parlava francese nei salotti, la Russia [...] Her-zen, [...] Dostoevskij, di Tolstoj. Dietro [...] e gli altri successori [...] non ci sono gli Illuministi, [...] alcu-na cultura europea. È una banalità [...] ma capita sovente di [...] dimenticata. Ci sono altri valori [...] ma profondamente diversi: dal loro incontro o [...] dipende il futuro immediato, e quello dei [...]. Gli americani, che per [...] loro leader-ship mondiale, sono più interessati degli [...] il disegno del futuro, parlano già di [...]. Ve-di The [...] and the [...] appena uscito negli Stati Uniti, [...] Samuel [...] docente di [...]. È vero che è sempre [...] esercizio [...] cercare di mettere in brache [...] come inse-gna il flop clamoroso di Francis [...] con la [...] «fine della storia». Ma [...] è di altra levatura e [...] analisi avvince quando, fra le [...] civiltà che elenca (occi-dentale, [...] musulmana, cinese, [...] buddista, giapponese) lascia intravvedere un [...] quasi una frattura tettonica, fra due raggruppa-menti principali: [...] e [...]. Quando si decidono a [...] che ci tiene prigionieri [...] di [...] sulla ter-razza agognata veniamo [...] nugoli di moschini, pungenti e avidi come [...]. Siamo costretti a cercare [...] con le lamiere am-maccate e le poltrone [...] deve riportare [...]. I diritti umani non [...] nonostan-te i retroterra culturali diversi, né [...] né là, in Cina. Non siamo di certo [...] fare raffronti, che sarebbero in-dispensabili, fra i [...] libertà consentiti o ne-gati nei due paesi. Ma il confronto sulle [...] «liberalizzazione» di Boris [...] e della «modernizza-zione» di [...] questo sì, tutti sono [...]. La Cina, nella [...] immensità, funziona, progredisce, sta [...] mondiali. La Russia continua a [...] un Pil che non riesce a decollare. /// [...] /// Da una parte, oltre le [...] e il [...] una grande potenza che riacquista [...] giorno prestigio e po-tenza. [...] una ex grande potenza costretta [...] far buon viso ai desiderata di Clinton e della Nato. Là, se la libertà [...] tenore di vita cresce e si generalizza [...] nutrirsi. [...] se la prima lascia a [...] non [...] al-cun compenso [...] versante: la gente continua a [...] che si stava meglio prima. Persino la corruzione, che [...] si porta dietro, sembra senza comune misura [...] immensa in Russia, ancora contenu-ta in Cina. Il [...] che ci trasporta è [...]. Dalla scaletta [...] mi volto per riguardare [...] che sembra il monumento di [...] età [...]. Sulla terrazza sono usciti [...] loro berret-toni e le hostess, molto bistrate [...]. I moschini stanno le [...] tutto un gran sbracciarsi, pacche sulla fronte [...] fazzoletti che sventolano non per saluto ma [...] quel [...] e domestico flagello. Sembra la scena di una [...] Cechov. /// [...] /// Sembra la scena di una [...] Cechov. (0) (0) ![]()
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