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[...] cinque personaggi Ricostruite questi cinque [...] di [...] ha mescolato le parti. /// [...] /// [...] penitente si pone in mozzo [...] un circolo formato da tutti gli altri. Il circolo gira lentamente e [...] via cho il [...] si trova di Ironie ad [...] deve [...] i gesti conio se si [...] dinanzi ati uno specchio. Il bullo è elio [...] mentre il penitente dovrà mantenersi assolutamente impassibile. [...] Nome proprio femminile; 3) Fu [...] 6) Stelle; 10) Dissetarsi; 12) voce; [...] dal cielo [...] minuti [...] con scioltezza; 16) Conto [...] Clio tìti [...] la chi blandi:: I. [...] 11 suo nome o diventato [...] di [...] 11)) Esclamazione di [...] HO) Sono [...]. VERTICALI: 1) Avverbio di [...] 2) Il fratello di Caino, [...]. [...] 7) Si usano sulla neve; II) Li fine di tutto; [...] bo. GIALLO Un caso di avvelenamento In una clinica 11 medico dice [...] « Il nostro malato, il [...] Van [...] è fuori pericolo. Mu i sintomi non [...] avvelenamento ». Nè per il momento [...] il barone che si trova ancora in [...] salute ». [...] sa che il barone. [...] (Musi ter, stilla targa. Il primo nipote risponde: [...] Non [...] possibile! La settimana scorsa stava [...]. Secondo nipote: « E" [...]. Terzo nipote: [...] tremendo: E perché si è [...] « Il mio stratagemma è riuscito. Ora so chi è [...]. [...] TRA I [...] 5. Alla mezzanotte, la madre [...] me sempre perché era ora di partire; Sa [...] per non [...] ma ci patì. La casti era calda [...] dei fratelli ed anche il padre dormiva [...] due ore [...] che partisse anche lui [...]. Al bivio, fuori del [...] formò un attimo; poi spinse indietro le [...] sulle spalle e attuerò risoluto il sentiero [...] destra [...] r [...] piano. Prima, [...] ancora gli orli, pie [...] più largiti [...]. Una gran luna d'agosto [...] le cose e faceva [...]. Saro [...] e ritrovata boato il respiro [...] di quando, libero, macinava senza [...] miglia e miglia, nel [...] della montagna [...] di ro smurino. Carmelo, lo trovò a giorno [...] lilla cassetta delle api che il ragazzo curava, accanto [...] capanna. Il pastino lo salutò senza [...] e senza sorriso: erano amici cosi, con [...] parole, da sempre. Alla sera, però, [...] beveva il latte dolce nella [...] di legno, Saro senti il bisogno di parlare della [...] d' [...]. Carmelo sbucciava un [...] e ascoltava, zitto. Solo alla lino, a [...] disse due parole: [...] » e tirò un respiro [...] come volesse noni [...] di [...] lepida e [...] che un vento leggero costantemente [...]. Poi, gli indicò un [...]. Saro capi che, senza [...] e domandare perché. Carmelo lo aveva accettato; [...] tradito neppure sotto la tortura. Puro, un pensiero lo tormentava: [...] avrebbe fatto, [...]. Ma Carmelo, dietro i [...]. [...] ilei quinto giorno [...] di Saro, caricò sulle spai [...] la gran paniera dei [...] e prese il suo bastone [...] pastore. /// [...] /// Il giorno parve interminabile [...] Raro. [...] due pelli di pecora [...] la provvista d'acqua alla fonte lontana ed [...] le moro accanendosi fra i cespugli spinosi. Cercò an che [...] amara elio Cannelli usava per [...] il cacio, anche se ce [...] una provvista. Ma [...] lo divorava. Finalmente, e già la [...] splendeva purissima in cielo, lidi il (Ischio [...]. Saro annui: corto, se [...]. Carmelo rise maligno: [...] ha dotto: pazienza! Ilo visto solo Cola, [...]. Saro sobbalzò: [...] Cola? [...] perché non era al lavorìi, [...] ». Mi salutò e basta [...] Ti [...]. /// [...] /// [...] crollò le spalle, gli [...] suoi trasognati sorrisi e usci per andare [...] per lui, la [...]. Ma Saro era inquieto [...] il perche: sciolse [...] della bisaccia e ne [...] buona che avesse, una camicia di grosso [...] la mamma aveva [...] con cura, che non [...] ragazzo sorrise, commosso; ma il sorriso si [...] smorfia di sorpresa: dalla camicia era caduto [...]. Saro lo spiegò: [...] disegnata col carbone, una croce [...]. Un lampo [...] versò il cervello del ragazzo: Cola! Cola aveva veduto Carmelo. Cola sapeva clic Carmelo [...] aveva indovinato: o forse aveva mirato alla [...] Ma [...] biglietto [...] e la minaccia torri, [...] capanna con la voce d' [...]. Non sarebbero venuti a cor-La [...] vita del carusi ha ispirato un grande artista Italiano, Renato Guttuso: questo suo « [...] è [...] disegnato nel [...]. Non sarebbero andati a [...] sparizione ai carabinieri, questo meno che mai. Se lui non tornava, [...] subito « spontaneamente » alla [...] soma di schiavo, si [...]. Un riso amaro gli [...] furbi, erano, i lupi! Un incidente, nella solfara [...] nessuno avrebbe fiatato: meno di lutti la [...] le [...] rimasto il fiato dì [...]. Doveva [...] che [...] non avrebbe perso alla leggera [...] sue [...] lire di cattiva farina e [...] sicuramente la complicità degli altri [...] i padroni, e perfino quella degli schiavi. Il pensiero delle sofferenze [...] amico, cosi [...] lui, serio e leale [...] grande » poteva provare, gli torse lo [...]. E pensare che si [...]. Ripiegò la camicia, lentamente; [...] ira, commozione, paura [...] corsi come i lampi [...] in tempesta, si stese una coltre di [...]. Aveva deciso: coinè i [...] che avrebbe deciso. Carmelo entrava nella capanna, [...] viso: ma [...] Ira le mani il [...]. Saro negò con la [...] andava di nuovo stringendo la cinghia della [...] sulla spalla. [...] non gli chiese nulla, [...] aveva chiesto al suo arrivo. Spari dietro casa o riapparve [...] una [...] di terracotta, accuratamente chiusa da [...] ciuffo [...] secche: miele. Saro lo preso e [...] Car. Ma la voce gli [...]. Già gli pareva che [...] montane si mutasse nel respiro velenoso dello [...] udiva il canto dogli uccelli e il [...] cicale, ma [...] singhiozzi: il canto lamentoso [...] piano piano, sulle gambe tremanti, rampicavano il [...] sotto la maledizione d' un lavoro ch'era [...] dove [...] malvagità e [...] miseria [...] fatto realtà dell'inferno. IL FATTO accadde tanto [...] ancora conducevo al pascolo le pecore alle [...]. Ogni mattina dovevo alzarmi [...] condurre le pecore al pascolo e [...] a casa prima delle [...] a scuola. Condurre al pascolo il [...] semplice. Le pecore non avevano [...] proprio, ma andavano a brucare nei bo [...] certe radure ricoperte di cespugli spinosi, non [...] e alle mucche. Accompagnavo il gregge scalzo. Eravamo poveri e non [...] da naro per le scarpe: [...] le pecore si sparpagliavano, per [...] mi graffiavo le gambe che [...] perciò spesso insanguinate. In più, certe mattine, [...] freddo. Un giorno mio padre [...] presto, tuonando come al solito: «Il sole [...] il [...]. Saltai subito nei pantaloni [...]. Del sole sopra il [...] non [...] traccia. Le cimo dei monti [...] pallido riflesso [...] che stava nascendo, chissà [...]. Nel [...] brillavano ancora molte stelle, luminose [...] fredde, che andavano spegnendosi lon temente. Era lui che decideva, [...] il luogo dove portare le pecore. Sulla cima! La orna [...] comodo [...] migliore dei pascoli. La cima, cosi chiama [...] che sovrasta va il nostro podere, era [...] specie di erba assai [...] dita alle pecore. Su di essa [...] anche, simili a verdi mazzi, [...] betulle dai bianchi fu [...] e qualche gigantesco larice Raggiunto [...] pascolo, le pecore cominciarono a brucare ed io non [...] alcun bisogno di [...] loro. Mi guardai [...] nascendo un bel mattini» [...] vera. Le cime delle duo montagne [...] alte si accesero ad un [...] come avvolte da grosse Piani [...]. La valle era ancora [...] che svaniva lenta mente. Non vedevo i campi, nò [...] casa spuntare ria quel [...] co mare dal quale [...] so lo la nostra cima, [...] a una isola solitaria. Intanto le cime rosse [...] alpini avevano [...] ciato a impallidire. Il giorno sia va [...] volto del paesaggio. La nebbia della valle, [...] prima lambiva ancora i fianchi delle montagne, [...] lasciando intravedere ampi tratti di campi coltivati. La rossa aurora aveva [...] e su di esse si erano già [...] del sole, [...] fusi [...] globo rosso bai tato [...] da dietro i costoni del [...]. SI ara fatto giorno. Tutto [...] scrittore ricorda un episodio della [...] infanzia, quando nel vecchio Impero au-stro-ungarico la festa dei [...] non si poteva celebrare liberamente come [...] spazio, fra il ciclo e [...] terra, ovunque potesse giungere il mio sguardo, si era [...] di un chiarore festoso che pareva assorbire la nebbia [...] valle. Vidi spuntare dal fondo nebbioso [...] grandi, poi i poderi disseminati [...] po' ovunque e por ultimo, proprio nel fondo della [...] apparve il villaggio col suo cani [...] gotico. Quando accompagnavo il grog [...] il sorgere del mattino era uno spettacolo [...] stancavo mai di ammirare, specialmente quando pascolavo [...] la nostra cima. [...] infatti qualcosa rendeva il sorgere [...] mattino ancora più bello. Dalle prime luci [...] settentrionale della valle. Al buio, dai fumaioli [...] uscire lunghe lingue di fuoco. Le vidi una volta, accompagnando [...] notte il babbo al mulino. Da quella notte ebbi sempre [...] strana paura della fabbrica. Infatti si pavoneggiavano ogni domenica [...] alla chiesti con i loro bei vestiti, con [...] catene e talleri d'argento appesi [...] panciotti, e [...] pelli verdi sui quali ondeggia [...] code di stambecco. [...] do lui, bastava che mettessero [...] naso nella fabbrica per [...] tare tedescofili in omaggio ai [...] ro padroni. Per questo nutriva avversione [...]. Ad un tratto vidi [...] betulle un gruppo di persone. Camminavano lentamente, erano uomini, [...]. Vestiti a festa, parevano [...] notava anche da lontano. Si capiva anche che [...] era presa da un vivace discorso perchè [...] le mani. Qualcuno, invece, cantava. Presto furono abbastanza vicini [...] mi trovavo. Dal nascondiglio ebbi modo [...] visto, la comitiva che si avvicinava sempre [...]. Qualcosa mi sorprese [...] qualche ora dopo, la cima [...] immersa in una musica fatta di migliaia di voci [...] in un grandioso, [...] meraviglioso canto. Proveniva da una miriade di [...] di uccellini, si [...] deva dai cespugli di betulle [...] dai rami degli alti larici, [...] satura terra, [...] e dai sottili rumi dei [...] e delle betulle. Questa meravigliosa musica mi [...] profondo del cuore e mi lasciava in [...]. Da questo rapimento mi [...] un [...] ansante e cupo che [...] echeggiando tra i larici e le betulle. Era il clamore dei pesati [...] magli a vapore che battevano nella valle dove [...] una gran de fabbrica. La vedevo da loti tano [...] quella vista non mi pia ceva affatto. La fabbrica era scura [...] mucchio di edifici sporchi, dai quali spuntavano [...]. Da questi si srotolava [...] denso fumo, grasso e nerastro che diffondeva [...] per tutta [...] fosse a tutti noto [...] della povera gente. Ma anche mio padre [...]. Quella mattina, quando sentii rimbombare [...] colpi dei magli a vapore provenienti dalla fabbri [...] ritornai subito [...] realtà. Cessai di sentirmi parte [...] essere quello che ero: un pastorello che [...] no pascolava le pecore sopra una solitaria [...]. Ad un tratto udii [...] voci di uomini. Scrutai intorno ma. Alla nostra montagna si saliva [...] una valle per una strada che attraversava il bosco. Era una strada solitaria, raramente [...] passava qualcuno, e mai ebbi occasione di [...] gente a [...] così mattiniera. Il fatto non mi [...]. Ero di natura piuttosto [...] amavo incontrare gente: anzi, avevo quasi paura [...]. Chi mai poteva passare li. Tutto questo mi fece [...]. Ma presto notai che [...] catene di argento con lucidi talleri pendenti [...]. Compresi allora che quella [...] fabbrica che sbuffava nella valle. Divenni subito di cattivo [...]. Pensai, come pensava mio [...] gente cattiva, e mi strinsi ancora di [...] del larice. Le pecore, non abituate [...] cominciarono a ritirarsi verso il bosco: ma [...] vollero darsi per vinte e le seguirono. Dietro alle donne vidi [...] vestita di bianco con un panino fra [...]. Mi giunse vicino, senza [...]. Era un pochino più [...] aveva braccia nu-de e candide e portava [...] grande garofano rosso. [...] fra le bianche betulle. In quel momento la [...] di me. Alle sue parole tutti [...] di me e io arrossii [...]. Qualcuno disse: [...] Com'è piccolo il ragazzo, [...] alle pecore! Il suo visetto era [...]. Cosi rimanemmo a guardarci [...]. Sentii una voce femminile: [...] vergogna, non è abituato a [...] gente. /// [...] /// I suoi occhi si [...] incrociarono con i miei. Prendendo il garofano, sfiorai [...] mano, e questo mi [...]. Persi [...] tutta la presenza di [...] mi era rimasta e col fiore stretto [...] nemmeno ringraziare del dono, fuggii [...] per nascondermi. Quando mi ritrovai nel [...] sicuro, mi vergognai del mio comportamento, ma [...] alla comitiva e alla ragazzina la mia [...]. Infatti ridevano divertiti. [...] compagnia intonò poi una [...] conoscevo, ma che ascoltai col cuore che [...] il canto si perse lontano, sotto il [...] primo mattino. Il gruppo spari [...] parte della cima, e rimasi [...] con le [...] pecore. Nella solitudine soppesai ogni [...]. Fra queste ce [...] qualcuna pronunciata con un [...] maggio». Quelle parole s impressero [...] in modo indelebile. Non avevo forse ricevuto [...] ragazzina il bel garofano rosso proprio per [...] maggio »?Ero allora troppo piccolo e non [...] cose. Allora eravamo ancora sotto [...] Impero Austro-Ungarico. In seguito venni a [...] del primo maggio. Nella vecchia Austria gli [...] liberamente come facciamo noi [...]. Allora lo festeggiavano solo [...]. E fra questi era [...] fanciulla che fra le betulle mi aveva [...]. Da quella mattina non [...] della gente della fabbrica e nemmeno della [...]. Questo fu i] mio [...] PRIMO [...]. [...] di Valentina [...]. /// [...] /// [...] di Valentina [...]. (0) (0) ![]()
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