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Lo avevano cominciato ad [...] i rappresentanti dei tre maggiori partiti antifascisti: Giuseppe Di Vit-torio, per i comunisti, Bruno Grandi, per i [...] Bruno [...] per i socialisti. [...] però, era stato scoperto e [...] dai nazisti. Lasciando un vuoto pesante. Arrivati gli alleati a Roma, [...] finalmente era stato siglato. Per i socialisti da Emilio Canevari, ma [...] bisogno che il sindacato cominciasse [...] esercitare unitariamente la [...] azione nella parte [...] liberata dal nazifascismo. E del parte-cipe contributo dei [...] si preoccupa Giuseppe Di Vittorio in que-sta lettera a Pietro Nenni: «Carissimo Nenni, Gronchi (il [...] Giovanni Gronchi che aveva [...] contribuito alla definizione del [...] di [...] ha chiesto alle autorità alleate [...] incontrare, [...] è sottintesa, [...] i segretari della Confederazione. La cosa è urgente [...]. [...] è per domattina alle 10, [...] Grand Hotel. Chi è il vostro [...] Se è [...] fate che sia [...] domattina, se no saremo [...] soltanto Grandi ed io, senza il socialista. Il che non sarebbe [...]. Fai dei tuo meglio. Ma la lettera inedita [...] Giuseppe Tamburrano negli archivi della «Fondazione Nenni» è [...] piano umano. Di Vittorio, infatti, nel [...] al leader socialista una ri-chiesta personale: «Ti [...] a tua figlia (Giuliana, la pri-mogenita di Nenni [...] Italia [...] parigino dove aveva co-nosciuto [...] famiglia di Di Vittorio, [...] che venga -se può [...]. Forse potrà darmi qualche [...] di mia moglie». Traspare, in [...] affermazione, un sentimen-to profondo, [...] muro di ogni formalismo. La moglie di Di Vittorio, Carolina Morra, era morta negli stenti dei primi anni [...] figli: Baldina e Vindice. Di Vittorio, in effetti, [...] Anita Contini, figlia del socialista emiliano Dino, [...] al quotidiano antifascista [...] Voce degli [...] che egli dirigeva a Parigi. I due si erano [...] legati. Ma il matrimonio era [...] di Di Vittorio, nel 1941. Solo dopo la Liberazione, [...] a Cerignola. Ma Anita per Di Vittorio [...] «mia moglie». Giuseppe Di Vittorio alla [...] Bureau [...] du [...] a San Francisco nel [...] Di Vittorio un mito scomodo «Credo di dover riconoscere [...] Giuseppe Di Vittorio il solo maestro di politica». È molto più di [...] che Vit-torio Foa continua a manifesta-re nei [...] del compagno, [...] scomparso 40 anni fa. La me-moria di questo [...] sinistra dipana il filo di passioni e [...] dal «se-colo breve» così tormentato cor-re incontro [...]. Eppure Foa rifugge laicamente [...] «È che, pur comprendendo [...] dei grandi miti, ho [...] leggere le esperienze collettive non come meri [...] co-me elaborazioni culturali che rendono le scelte [...]. Allora perché questa eccezione [...] «Perché con Di Vittorio ho [...] una cultura diversa da quella attraverso la quale si [...] sviluppata la mia formazione. Da nessun grande libro avrei [...] imparato come dalla cultura profonda, originale, diversa della complessità [...] di Di Vittorio. Era una cultura che [...] su elaborazioni teoriche: lo sappiamo, aveva potuto [...] elemen-tare, la [...] formazione era avvenuta attraverso [...] militan-za, nel vivo delle lotte per [...] della dignità del lavoro, [...] più avanzate condizioni sociali». Di Vittorio [...] il sindacato. In che senso è da [...] «In Di Vittorio la politica non era [...] di principi e dettati altrui. Era il vissuto delle [...] riproducono nella vita sociale, nella sfera economica, [...] fra le et-nie, tra i gruppi religiosi, [...] culture. Ma sempre, dal-le esperienze [...] dalla materiale realtà degli eventi più minuti, [...] che riconosce-va la legittimità [...] dei valori universali». Non il conflitto fine [...] nonostante fossero anni di con-flitti aspri, violenti, [...] bisogni materiali di grandi masse, e [...] «In gioventù indubbiamente [...] di Di Vittorio era [...] conflitto pu-ro e duro. Ma forse proprio con [...] brutale sbocco del fascismo comincia la rifles-sione [...] portato a una concezione del conflitto che [...] ricerca di percorsi di viabilità verso soluzioni [...]. Era la condizione di [...] -di interessi, di idee, di tesi, di [...] ver-so livelli superiori alle posizioni di partenza [...] con-trasto, di avanzamento per tut-ti». Quando ha pesato, soprattutto [...] dal nazifascismo, [...] che il conflitto sociale [...] «Se vuole arrivare a [...] il rapporto di oggi con il primo [...] parteci-pazione della sinistra, dico subi-to che le [...] as-solutamente paragonabili. [...] di mezzo tutta una storia [...] una elaborazione [...] del sindacato a cui pure Di Vittorio ha enormemente contribuito. Allora era diverso, il [...] sindacato e la politica era per forza [...] uscivamo dal fascismo, e [...] bisogno [...] di tutte le forze [...] e, ancor più, sul piano sociale, il [...] sforzo immenso per rendere compatibili le spin-te [...] basso con i limiti oggettivi in cui [...] cui eravamo tutti rappre-sentati doveva affrontare la [...]. Le tensioni erano forti [...] sempre in ag-guato. La rottura, in effetti, [...]. In primo luogo sul [...]. /// [...] /// Era un comu-nista, e [...] induce-va sempre più alla chiusura set-taria e [...] classe, ed era un sindacalista che credeva [...] anche del lavoratore altrimenti [...] considerare politica-mente avversario: come mettere [...] antagonista con lo spirito [...] La [...] di Di Vittorio è nella passio-nalità del [...] in quello stile che si potrebbe assimilare [...] un comunismo dal volto umano». Tanto da condannare [...] «Fu uno scontro terribile. Di Vittorio aveva una grandissima [...] di Togliatti, e dovette sof-frire [...] che il segreta-rio del Pci [...] mosse. Togliatti fu durissimo, fino [...] potessero esserci delle forze che giocassero il [...] Di Vittorio contro di lui, perché di sicuro [...] che Di Vit-torio potesse avere avuto la [...]. /// [...] /// È la storia a [...]. Perché Di Vittorio, a [...] Antonio Giolitti, non lasciò il Pci? «Di Vittorio [...] al suo [...]. Sa-peva bene che la [...] della classe operaia, che era il nucleo [...] non avrebbe accettato una [...] spinta fino alla rottura nel parti-to. E fu conseguente, con una [...] che ritengo fondata. Io stesso, che allora [...] Psi ed ero [...] con Giolitti, partecipai ad [...] di comunisti ma di lavoratori socialisti che [...] i sovietici avrebbero dovuto essere incolpati di [...] anziché avanzare. Sopravviveva nel movimento [...] mitologica, tanto estremi-sta quanto infantile, [...] la vera liberazione sarebbe arrivata con [...] rossa. A cui Di Vittorio [...] per il sindacato la libertà di giu-dizio [...] senza de-mocrazia. Era Togliatti che avrebbe [...] fare di più». Cosa? «Il punto non [...] sovietica: non era pos-sibile per un partito [...]. Ma poteva riconoscere la [...]. Fu un errore non [...] Togliatti raf-forzò la posizione autoritaria nel Pci, e [...] ha pagato. Se il prezzo non [...] più caro, lo si deve anche a [...] Di Vittorio». Ci sono stati anche [...] differenziazione. [...] proposta del «piano del lavoro» [...] 1950, praticamente a ridosso della rottura del governo di [...] la linea [...] del partito. Rispondeva a una diversa strate-gia [...] di stampo [...] solo [...] di un sindacato che deve [...] autono-mamente i bisogni dei lavoratori [...] «Incomprensioni e veri e pro-pri [...] non mancarono. Ma francamente non credo [...] al piano del lavoro né una valenza [...] né il valore di una metodologia sindacale. A parte che la [...] concertazione era al di fuori delle condizioni [...] che era avvenuto durante il fascismo in-duceva Di Vittorio [...] tenere il sindacato lontano da ogni ri-schio [...]. Il piano del lavoro [...] di intervenire in quella fase di riassetto [...] affermando la vocazio-ne generale del sindacato che, [...] si esprimeva nella lotta alla disoccupazione e [...] Mezzogiorno. Degli echi, semmai, ci [...] Luciano Lama (anche per il forte legame [...] della strategia [...]. Di Vittorio, in effetti, [...] scambio tra la modera-zione salariale degli occupati [...] di investimenti. Ma -come dire -una [...] di un compromesso sociale necessitato dal dopo-guerra, [...] uma-na e morale di reciproco interes-se, insomma [...] la patria». Era anomalo anche questo [...] «Ma [...] Di Vittorio era una parola vera, un [...]. Ricordo ancora con quanta [...] quando, arre-stato dai tedeschi in esilio e [...] Italia perché fosse sot-toposto dal fascismo a un [...] carabinieri che lo avevano preso in conse-gna [...] piatto di pastasciutta. Quel patriottismo era costitutivo [...] offesa dal fascismo, umiliata [...] regimi di occupa-zione, divisa da condizioni eco-nomiche [...] esprime-va anche un bisogno di socializ-zazione e [...]. Ancor più sentito dal [...] DiVittorio? «Sì, come bisogno di un senti-re comune. Ricordo con quanta felicità, nel [...] Di Vittorio fir-mò [...] generale sui salari, che finalmente [...] i mi-nimi salariali anche nelle regio-ni meridionali. Disse: [...] la vera [...]. Siamo andati [...] ci [...] per abbattere le gab-bie salariali, e ancora [...]. Restituendo valore a un [...] con [...] contenuti». E qual è la [...] «mae-stro di politica» consegna alla [...] «La lotta contro il [...] Di Vittorio la volontà di difendere una [...] mai stata separata dalla capacità di ascolto [...] e dalla determinazio-ne di continuare a ricercare [...] compren-dere le altrui ragioni, anche a costo [...] un errore o rinunciare a qualcosa. È un insegnamento [...] e non solo per la [...] resta [...] della politica». /// [...] /// È un insegnamento [...] e non solo per la [...] resta [...] della politica». (0) (0) ![]()
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