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ANTEPRIMA MULTIMEDIALI | ALBERO INVENTARIALE |
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Sono estraneo ai «fatti [...] indagine giudi-ziaria», ma sento invece «una responsabilità [...] per non essere riu-scito a contribuire, assieme [...] a cambiare radical-mente un sistema di rapporti [...] e so-cietà, che è venuto degene-rando e [...] a pez-zi». Era il maggio del [...]. Gianni Cervetti aveva accet-tato [...] con la so-brietà, la misura, il senso [...] ne fanno un esponente davvero tipico del [...] di un pezzo di classe dirigente selezionata [...] Pci. [...] che era stato a [...] Berlin-guer nella «mitica» segreteria comunista, che aveva gestito [...] il lungo e delicato distacco dal cordone [...] Mosca, si [...] dal Pds, si augurava [...] chiarisse «rapida-mente» «vicende e circostan-ze». Accettava, [...] appunto, davanti alla Commissione [...] a procedere della Ca-mera, la richiesta di [...]. A Milano Gianni Cervetti [...] contatti fre-quenti con Betti-no [...]. Nel Pci, [...] noto, era sostenitore con-vinto di [...] poli-tica di [...] a si-nistra, in polemi-ca con le [...] «massimaliste» [...] Ber-linguer. Ma non si può [...] più di-stante -di fronte [...] di Tangentopoli -da quello [...] so-cialista. Anche oggi, dopo [...] senten-ziata dal processo [...] la contentezza di Cervetti ap-pare [...] altrettanto con-trollata di quanto è stata, in questi cinque [...] anni, la [...] amarezza. [...] forse, una sorta di sin-golare [...] in questa cifra così incisa nelle virtù [...] e della moderazio-ne. Virtù che a proposito [...] Cervetti sono state spesso tradotte [...] del «burocrate» im-perturbabile, [...] di Mosca», del funzionario [...] maneggiare grandi poteri senza alcun ce-dimento a [...] che tanto spesso ammalia e travolge [...] che fa politica. E certo potere Gianni Cer-vetti [...] avuto nel Pci. An-che se si trattava [...] che raramente si incarnava direttamente nelle persone [...] così co-me avviene in tutte le grandi [...] conno-tato ideale e ideologico. Po-chi altri uomini, però, [...] i requisiti che lo hanno portato a [...] stanza di Mosca, so-lo, di fronte al [...] Bo-ris [...] in un giorno del [...] pronunciare la storica frase: manteniamo la promessa, [...] «aiu-ti» che ci avete sin [...] con-cesso. Quel giorno -scrive con la [...] sobrietà Cer-vetti nel suo libro [...] di Mosca» -«terminava una lun-ga [...]. La mia stessa mis-sione [...]. Solo un uomo che [...] partito a 16 anni, ancora liceale al «Manzoni» [...] Milano, che dopo tre anni a studiare medicina [...] Italia [...] aveva trascorsi altri sei [...] di Mosca, [...] naturalmente in economia, e [...] attraverso il sindacato e il partito negli [...] del «boom» economi-co, e poi della «strategia [...] in un altra giornata [...] sedere con Enrico Berlinguer e Gerardo Chiaro-monte [...] ap-partate di Montecitorio. A ri-cevere le indicazioni [...] -che istruiva-no lo «strappo» economico dalla «patria [...]. Eppure, se si chiede [...] Cervetti quali momenti del suo impegno politico ricordi [...] scelta non cade tanto su [...] trovato al centro di [...] internazionale, quanto sugli anni passati [...] studi della Camera del Lavoro [...] Milano e poi nella segreteria della [...]. Gli anni [...] in cui la sinistra [...] Nord [...] di non perdere il filo delle trasformazioni [...]. E poi la stagione [...] segretario della federazione milanese [...] Pci che tesse-va con pazienza e successo una [...] de-mocratiche contro la «strate-gia della tensione». È questo lavoro che [...] «cooptazione», nel [...] nella segreteria nazionale. [...] che era legato a Berlinguer [...] grande stima personale, ma che certo non [...] scel-te del segretario comunista dopo la rottura [...]. [...] anche, in Gianni Cervet-ti, [...] estre-mismo un [...] ca-parbio nel rima-nere legato alle [...] scelte. Il compromesso storico? Certo [...]. Ma la direzione era [...]. [...] per una politi-ca di alleanza [...] «La nostra linea a Milano [...] né settari, né subalterni. E la sconfitta di [...] contribuì alla più com-plessiva degenerazione. Sì, se la sinistra [...] un fallimento così grande in certe aree [...] Nord, [...] anche per le «superfi-cialità», le visioni unilaterali, [...] di quei famosi anni [...]. Cervetti li ha passati [...] Milano, [...] segre-teria regionale del partito, e poi come [...]. Dopo la svolta [...] si era messo a [...] riformista del Pds con la stessa precisione [...] era dedicato al buon funzionamento del «centralismo [...]. Oggi, dopo cinque anni [...] e discre-ta, dice quasi sottovoce che, anche [...] un [...] in la con gli [...] perdere un «vizio della politica» coltivato così [...]. Ma per tornare a [...] Gianni Cervetti avrà bisogno, [...] di una «chiamata». E solo se si [...] «condizioni oggettive». In questa formula -le [...] tutta la forza, ma anche il limite [...] questa impressione Cervetti -di una cultura politica [...] grande il Pci e [...] versi, ancora sorregge il Pds. Se la «chiamata» non [...] Gianni [...] ancora le sue ama-rezze, e si consolerà [...] libri. [...] degli anni [...] del dibattito tra Stalin, [...] e [...] di Lenin, per esempio, tro-vata [...] studente a Mosca. Oppure i quasi 250 [...] rara antologia della lette-ratura italiana pubblicata agli [...] con illuministico interesse per la scienza e [...]. Perché [...] di Mosca» è un [...] di un club internazio-nale intitolato a Aldo [...] di cui il presidente [...] Um-berto Eco. Uno che a Marx [...] Engels, [...] sicuramen-te Dante e Machiavelli. È uno di quei [...]. È il freddo che [...] montagna». Marco Della Valle, 25 [...] da professionista e ancora nessuna [...] uno degli uomi-ni che [...] su due ruo-te, scalano una montagna dopo [...]. Faccia stravolta dalla fatica [...] salita, su pedali che sembrano sempre più [...]. Faccia stravolta dalla paura [...] se scivoli [...] bagnato vai a sbattere [...]. [...] scorso per la prima volta, [...] è [...]. Prima, i tapponi, li [...] televisione. Sai che [...] ti giochi tutto, ma puoi [...] di-ventare famoso. Se riesci a fare una [...]. La montagna e la [...]. Uomini e ruote che diventano [...] cosa sola. Se vinci il telecroni-sta [...] «uno scoiattolo in maglia rosa che vince [...] gravità». Se non arrivi dentro [...] rischi tutto, an-che lo stipendio del prossimo [...]. Se stai male in [...] -ti racconto come stanno le cose, ma [...] mio nome -la tua vita può cambia-re. Quando arrivi in albergo [...] massaggi, ti dicono che va be-ne così, [...] tutto. Ma dalle facce capisci [...]. Tre giorni di Dolomiti [...] più dura, dai 415 metri di Stazzona [...]. Le montagne sono anche «dentro» [...] dei ciclisti. Senti che non hai [...] dare, e devi comunque resistere, perché il [...] è [...] -può avere bisogno di [...]. Se gli stai davanti, [...] ri-sparmia il trenta per cento di sudo-re. La fatica, in questi [...]. [...] non hai nessuno davanti, nessu-no [...]. Vai su pieno di [...] e ti chiedi se solo tu stai [...]. Poi raggiungi un altro [...] anche se è di [...] squadra gli chiedi come [...]. Ba-sta sapere che si [...] per capire che è dura, ma ce [...]. Inizia presto, la giornata [...] scalano le montagne. Alle sette del mattino [...] già apparecchiate. Ecco, [...] della [...] il russo Pavel [...] Gianni Bugno, Gianni [...]. Iniziano con un caffè [...] di latte caldo. /// [...] /// [...] preparato dal massaggiato-re, con yogurt, [...] marronata. Arrivano i vassoi con [...]. Razione abbondante, per tutti. Gli uomini in tuta [...]. Non [...] gioia nelle bocche che [...] chiudono come se fosse-ro azionate da computer. Stanno solo «assumendo carboidrati». /// [...] /// [...] di quattro uova, [...]. Ti metti a pensare: [...] prendo, come mi copro e mi scopro, [...]. Ormai il nostro me-stiere [...]. Non si fini-sce mai di [...] in ten-sione. [...] farti il Sella, il Por-doi [...] compagnia, ed allo stesso [...] dopo. E pensi alle corse [...] la paura di cadere. In [...] soffrire al massimo, [...] della crisi. Devi spendere al meglio [...] che hai. In fondo alla tappa [...]. [...] albergo, ti fai massag-giare, mangi, [...] a let-to e addosso ti senti già il numero [...] schiena, per la tappa [...]. I bambini della scuola [...] perché han-no avuto tutti il cap-pellino rosa. Via, ver-so il primo [...] Costalunga. Alpini schierati in val [...] Fiemme, [...] con la bandiera tricolore in mano. Piccole gallerie da attra-versare [...]. Qualcuno riesci a [...] dopo che -fra la firma [...] la partenza -hanno accettato di parlare [...] loro strano mestiere. Ecco Mi-chele [...] che in sette anni [...] una tappa, [...]. È uno che piace [...] man-cano mai i cartelli, [...] uno di noi» -perché [...]. Mi ricordo il Sestrie-re, [...]. Una neve che ti [...] mi è andata bene, sono arrivato terzo. Se il freddo ti [...] sei fatto. Madonna mia, come si [...] tappe. Ma non basta dire: [...]. Quello va bene per [...]. Lì cominci a correre, [...]. Diventi quasi un automa, [...] dalla sofferenza. Nel ciclismo, che è [...] duro, devi pensare, ecco, devi pensare. Come arrivare [...] come [...]. [...] ciò che serve, ma non [...]. [...] fortuna: siamo bravi a dimentica-re. Arrivi al traguardo, vai [...] mangi, dormi e ricarichi la [...]. [...] del giorno pri-ma». Sul Pordoi, negli ul-timi [...] si mescolano al fumo delle grigliate. Motociclisti della Stradale, con [...] colpo, quando vengono of-ferte salsicce calde e [...]. La neve [...] ormai nera. [...] gelata, spinta dal vento, schiaffeggia [...] ciclisti. Ecco che sal-gono, quasi tutti [...] piedi sui pedali. Quel-li più magri, come Leonardo [...] sof-frono di più, perché [...] fred-do. [...] -uno che mette il casco [...] quando si presenta al-la partenza -ha [...] sinistro coperto da una cintu-ra [...]. Se [...] rotto in una gara in Sud America, è pieno di chiodi e di piastre. Ma devi continuare a [...] porta-re a casa uno stipen-dio che parte [...] premi divisi fra tutti [...]. Molti di quelli che [...]. Vo-la, Gotti, contro il [...]. Cartelli e striscioni, e scritte [...] su-bito lavate dalla pioggia. Bandiere di ogni tipo: [...] il Leone di San Marco, ed anche [...] della Ferra-ri. Urla per la maglia [...] «Ivan il re», grida per [...] lo zar». Ma un «forza, dai, [...] per tutti, anche per [...] sono staccati, e sembra-no guardare soltanto [...]. Se non reagisci, ti arriva [...] lo sconforto, [...] mentale. Se vuoi arrivare, devi avere [...] obiettivo: non [...] il traguardo. Sono giorni duri, que-sti, [...] quelli che negli [...] scintille. In [...] il [...] si mettono tutti assieme, [...] tutti amici, si danno il cambio. [...] è semplice: arrivare insieme, [...]. I giorni delle Dolomiti [...] seguono le due ruote da [...] vita. Una volta, i distacchi [...] la [...] il crono-metro. /// [...] /// Se pioveva [...] fan-go,se [...] polvere. E le auto del seguito [...] dietro Coppi e Bartali, e riempivano di fango o [...] i [...]. Certe tappe sono diventate [...] degli anziani. Sveglia alle quattro e [...] Cuneo -Pinerolo del 1962, con partenza alle [...]. Coppi e Bartali, prima [...] come questa, mangiavano riso e bistecca, poi [...]. In corsa, panini con [...] miele, e poi banane mature. E ognuno aveva il [...] massaggiatori che, di notte, [...] con il limone un [...] tagliavano fino e lo mettevano nei panini. Erano con-vinti di fare [...]. Ora [...] è cambiata, e sono diverse [...]. Io [...] dopo [...] Sento che si la-mentano perché [...] rischiato la vita in discesa. Ma perché accet-tano di [...] più sottili? Io dico loro: ragazzi, la [...]. Non dovete [...]. Ancora acqua sopra le schiene [...] sui manubri. Al passo [...] la strada sembra una mulattiera [...]. Curve secche, ma devi andare [...] come se fosse una su-perstrada. La pioggia fa cadere [...] dalla roccia che in-combe [...]. Le tende con i [...] grappe ed il vin brulè, diventano una [...]. Ogni tanto, un uomo [...]. Sta lì, [...] «Guardi in su, [...] morire e se arrivi troppo [...] ti giochi anche lo stipendio. [...] prima di una tappa sulle [...] Dolomiti «Freddo nelle ossa. /// [...] /// [...] prima di una tappa sulle [...] Dolomiti «Freddo nelle ossa. (0) (0) ![]()
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