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Giacomo [...] un anno dopo. È una bella coincidenza [...] il nobile veneziano, filosofo e libertino, scrittore [...] e giocatore incallito, alla vita [...] della re-pubblica ora invocata [...]. Nella [...] «Storia della mia vita», Casanova [...] volu-tamente contraddittoria del Settecento veneziano: bril-lante e [...] dedito ai piaceri, luminoso, debole, autodistruttivo. Tutti chiaro-scuri che la Serenissima [...] non apprez-zava in questo figlio ribelle. Non per niente lo [...]. Generale Otello Quante congiure [...] Moro [...] anche un nero nelle [...]. Ce lo ha raccontato Shakespeare. Un nero fra i [...] scomodo: si chiamava Otello. Aveva per-fino sposato [...] un matrimonio misto, eterodosso, ma [...] ver-tici. Roba da far [...] pazzi i frustrati di turno. Otello vie-ne allontanato dalla [...] come si fa sempre [...] governatore [...] di Cipro. Jago fa di tutto per [...] ko [...] fortu-nato, quel [...] venezia-no. E provoca uno sfacelo. La Serenissima salva a [...]. Carlo Gozzi un nobile [...] un filone tenacemente «esotico» [...] ope-re di questo nobile geniale e orgoglioso [...] pagato per quello che [...] decaduta e in bolletta), [...] la fine della Repubblica (morì nel 1806). Che si tratti della fiaba [...] o [...] delle tre melarance», le sue [...] si slegano sempre, [...]. Anzi, cercano realtà paral-lele, meglio [...] meglio se in un lontano [...] vocazione della Se-renissima. Gozzi è un aristo-cratico [...] lontano dalle novità: avverte che i princìpi [...] lui è tanto legato. Polemizza con Goldoni che [...] parla di temi troppo realistici, forse plebei. È la vecchia Sere-nissima [...] ma che in Gozzi esprime [...]. Goldoni Il mondo entra [...] Come per Casanova, anche per Goldoni le date [...] inquietante. Il commediografo aveva otte-nuto, [...] più o me-no volontario esilio parigino, una [...] di corte. Durante la rivolu-zione gli [...]. Gli verrà restituita, ma [...] la morte, nel 1793. Se Gozzi rappresenta la Repubblica [...] passato, Goldoni è [...] nuovo. [...] è una ventata di [...] sulle scene la vita di tut-ti i [...] i pettegolezzi, i bottegai, il dia-letto. Che prende di mira [...] che scava nei per-sonaggi. Tutto questo gli co-sta [...]. Le polemiche con Chiari [...] non sem-pre Goldoni riuscirà a [...]. Parigi è solo un [...]. [...] di una grande risiste-mazione della [...] geografica eu-ropea, fra la sconfitta austriaca e la vittoria [...] la Repubblica di Venezia fu spartita [...] della pace. [...] più ricostituita in barba al [...] di una restaurazione che dopo la fine del regime [...] fu [...]. [...] a quasi tutti i [...] terra ferma fu regalata agli au-striaci mentre [...] ad ovest [...] andavano alla Repubblica Cisalpina [...] Francia. Era il 17 ottobre [...] era firmato tra i due ge-nerali francese [...] Cam-poformio, a due passi da Udine. Il generale francese era Napoleone Bonaparte. Pochi mesi prima, [...] di maggio, i francesi [...] Venezia [...]. Un [...] erano entrati a Milano. La dif-ferenza era che Milano [...] un pos-sedimento austriaco e quindi [...] dei francesi era un normale [...] mentre a Venezia [...] avevano violato la neutralità di [...] paese formalmente estraneo al conflitto. Tuttavia [...] traumatico non fu affatto quello [...] maggio: [...] francesi, [...] la cessione agli austriaci. Il più famoso intellettuale [...] Ugo Foscolo, pianse la [...] patria non violata, ma [...]. Nessuno ne poteva più [...] del passato che era la Repub-blica Serenissima. Nessuno voleva che Venezia [...] che rifiutasse la modernità. Quello che non si [...] che dopo averle promesso la libertà, [...] e la fraternità la [...] Vienna, mentre tutto il resto [...] oltre al Belgio e [...] Germania [...] ovest del Reno, pote-va guardare [...] ad [...] libertà costituzionale. Nessuno se la prese [...] perché ave-vano distrutto la Serenissima, ma perché [...]. [...] prima un altro paese [...] dalla carta geografica: la Polo-nia, [...] tra Austria, Russia e Prussia. Ma il caso era [...] Polonia non era stata pro-messa alcuna libertà, [...] stata tolta quella che recentemen-te era riuscita [...]. La Po-lonia aveva fatto [...] rivoluzione, ancora prima di quel-la grande che [...] Francia, e le tre grandi potenze confinanti [...] fragilità istituzionale della Polonia per [...] e soffocare [...]. [...] a soffocare la rivoluzione [...] naturalmente stava-no provando a fare) si erano [...] Polonia. Ma i polacchi erano una [...]. I veneziani in-vece no. I polacchi avevano la [...] loro chiesa, le loro strut-ture sociali e [...] loro stato. Invece i veneziani avevano istitu-zioni [...] proprie, ma faceva-no parte di [...] culturale, lin-guistica, ecclesiastica, economica [...]. A Venezia il problema [...] quello di Varsavia. Benché fosse una repubblica, Venezia [...] aveva (più) una libertà da difende-re. Non guardava [...]. In [...] in cui si [...] dirigente veneziana era la più [...] del mondo, la più segreta e inaccessibile. Era [...] dalla libertà, intesa come diritti [...] e disposta a difendere [...] proprie libertà al plurale, intese [...] le proprie tradizioni, i propri vantaggi, i privilegi. Queste prero-gative non [...] di una storia nazionale o [...] una apparte-nenza culturale spiccata, ma ten-devano a distinguere un [...] di interessi [...] di una comu-nità nazionale, o [...] come direbbe Hobsbawm, più [...]. I diritti [...] Una parte della nobiltà polacca, [...] la [...] aveva accettato di sacrificare parte [...] gran parte dei propri diritti a [...] dei diritti di tutti i [...]. La nobiltà veneziana no. Peggio: non si era [...] i tempi fossero cambiati. Vide entra-re in città [...] capire che [...]. Ancora più lontana Venezia [...]. [...] degli altri paesi si entrava, [...] con difficoltà. In quella veneziana no, [...] ieri, ma da mezzo mil-lennio. La nobiltà repubblicana vi-veva [...] di grandezze passate, [...] tramontate da due secoli. [...] ric-chissima, coltissima, non capiva [...] quello che succedeva [...]. Quando il soldato plebeo [...] via le spoglie del Leone di San Marco, [...] non aveva più gli strumenti cul-turali per [...]. Eppure in passato quella [...] dominato il mondo mediterraneo. Aveva porta-to in Occidente [...]. [...] città del mondo. /// [...] /// Aveva regolato la [...] vita civile [...]. [...] gli interessi privati a quelli [...]. [...] perseguitati e difeso, meglio di [...] la giustizia. Aveva inventato istitu-zioni politiche [...] e così [...]. In [...] che sprofondava [...] di buongoverno [...]. Che cosa aveva ucciso [...] o due la straordinaria sensibilità politica dei [...] città lagunare da una delle ca-pitali del [...] città di pro-vincia e la Repubblica Serenissima [...] in un relitto? In [...]. Espressione geografica Sebbene nel [...] unitaria non fosse ancora [...] più tardi considerassero [...] geografica» e non politica, Venezia [...] parte economicamente, culturalmente, socialmente della storia [...]. Non ne entrò a far [...] nel Risorgi-mento: [...] sempre stata. Era stata grande quando [...] grande, si era arricchita con le altre [...]. Era decaduta con tutta [...] francesi con gli altri stati italiani. Si sarebbe liberata oppure [...]. Per questo nessuno si stupì [...] violazione [...] pre-sunta neutralità. Ci si scandalizzò invece [...] fosse restituita agli austriaci, [...] lei fosse negata la libertà che il [...]. Paolo Viola Fu Serenissima I [...] dei Dogi a Palazzo Ducale [...] perde [...] 5. Cosa resta del giorno [...] che è [...] tempo migliore della Repubblica Serenis-sima [...] Venezia, cosa ne resta oggi, duecento anni dopo [...] ore che ne vedono il ricordo, il [...] un cupo [...] avventurismo armato? Non ne [...] grottesco simboli-smo, tra folklore e patacca, un [...] dopolavoristica e un [...] da curva ultrà messo [...] notte a San Marco e riproposto in [...] interferenze audiovideo fino ai cerimoniali le-ghisti o [...] e gruppi e movimenti che alla Serenissima [...] chiave secessioni-sta. Niente di tutto questo [...] mitopoietica e [...] che la vera repub-blica [...] campo e che sempre rivelava, sia nelle [...] illusionistiche del Tiepolo sia nelle [...] nella [...] che, sotto forma di [...] nuvole scure, di riflessi sfuggenti, se-gnalavano, nelle [...] Ca-naletto, che il grande secolo, la grande epoca, [...]. [...] insomma coscienza che il [...] sono importanti, che nella storia di Venezia [...] valore fondativo, ma vanno trattati con cura, [...] peso che hanno, e non si posso-no [...] sen-za [...] i significati e la [...]. Non ne resta niente [...] armi, nella pratica della violenza e del [...] vera e sa-piente lezione della Serenissima sta [...] attri-buita alla politica. E se è vero [...] Stato sovrano nei suoi secoli primi e [...] della forza e il ricor-so alla guerra [...] Venezia, è ancor più vero che la [...] che la Republica ha lasciato, allude soprattutto [...] po-litica e diplomatica e a quella abilità [...] affinare meccanismi istituzionali che mantenessero razionalità e [...] sono infine confluiti in modo originale nel [...] e unitario del Risorgimento e, più vicino [...] Resistenza al nazifasci-smo e [...] della nuova e [...] Carta Costituzionale della Repubblica [...]. E, ancora, non ricorda [...] Serenissima quella gretta chiusura culturale, quel ripiegarsi [...] che sca-de palesemente nel [...] di tanto leghismo e di varianti più [...]. Venezia è stata sempre [...] fortu-natamente, prima uno Stato, e poi una [...] voca-zione cosmopolita, che ha sapu-to sempre trasformare [...] nel mondo e la pre-senza del mondo [...] in una grande occasione di crescita, di [...] e culturale. Esattamente il contrario di [...] menti e nella pratica di tanti seminatori [...] odio e di raz-zismo sedicenti «Serenissimi». Nulla di più estraneo [...] Venezia, in realtà. E nul-la è più [...] eredità, nulla è più urgente ritrovare e [...] tempo di tale capacità di apertura, di [...] un linguaggio attuale, di tale dimensione con-sapevolmente [...]. Un grande storico [...] e di Venezia, Sergio Bet-tini, [...] che la basilica di San Marco è, [...] più grande e splendido tempio [...]. Uno straordinario gio-vane interprete [...] contemporaneo, Marco Paolini, in un suo recentissimo [...] «Milione» di Marco Polo, ha ripercorso la [...] proprio in questa chiave di apertura alle [...] mercanti, non solo da Ovest ad Est, [...] scambi commerciali, ma anche culturali e umani [...] Oriente [...] Occiden-te, di cui Venezia è stata la [...] fondando su questo ruolo il proprio prestigio, [...] e la propria ric-chezza. È questo che resta [...] grandezza veneziana, una delle fonti virtuose [...] di Europa che nel [...] Adriati-co [...] nel mar Mediterraneo trova spazio e sostanza [...] nel mondo [...] al quale troppo spesso [...] a [...]. [...] notte, a San Marco, non [...] niente di que-sto e, quanto ai simboli agitati, non [...] che [...] deformato da un uso becero [...] grottesco. /// [...] /// [...] notte, a San Marco, non [...] niente di que-sto e, quanto ai simboli agitati, non [...] che [...] deformato da un uso becero [...] grottesco. (0) (0) ![]()
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