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CONZA DELLA CAMPANIA (Avellino). Una stra-da, quella principale, [...]. Dovrebbero servire a ricordare [...] 23 novembre [...] le 186 vittime, le [...] gli anni trascorsi nelle tende, nelle roulotte, [...]. A Conza della Campania, [...] la targa stradale e il monumento per [...]. Basta alzare gli occhi [...] paese e vedere le case ab-battute, abbandonate. Siamo tornati [...] in questi giorni segnati [...] terre-moto e da un Natale in container [...] per altre popolazioni [...] a quindici anni dal [...] sconvolse la Campania e la Basilicata. Conza «nuova» è un «paese [...] non [...]. [...] sorge a val-le, ai piedi [...] vecchio: larghe strade, case con giardinetto, un bar, una [...] tre negozi di alimentari, un negozio di abbigliamento, una [...] posta-le, le scuole, il Municipio. /// [...] /// Non [...] un posto di ritrovo per [...] giovani, non [...] una piazza, non [...] un luogo dove [...] ritrovare, scambiare quattro chiac-chiere, non [...] nemmeno la chiesa. La palestra è chiesa, [...] cattolica, luogo di intrattenimento per i bambini [...] Franco [...] un vulcanico sacer-dote arrivato [...] da un anno -facciamo tutto [...]. Il problema sono i [...]. Non hanno dove andare, [...] fi-no al momento di rientrare a casa. Gli impianti sportivi, nella [...] pae-se, sono in co-struzione. Qualche volta disperato dico [...] bel disegno e così passia-mo il tem-po. Don Franco sorride nel [...]. Lo scorso anno, appena [...] ai giovani la rappresentazione. Doveva servire a «con-quistare» [...] delle strade, ma venne a nevicare e [...] come sempre nella palestra. Per duemila anni [...] vi-sta in quel luogo. Nel centro della vec-chia Conza, [...] accanto al vecchio arcivescovado, gli archeologi stanno [...] il foro [...]. Il terremoto ha fermato [...] sera del 23 novem-bre. [...] stata molta discussione se sposta-re [...] paese a valle oppure [...] pro-prio [...] stato per 2. La delo-calizzazione venne decisa [...] creazione del parco archeologico, ma sono passati [...] nonostante sforzi e finanziamenti, non è ancora [...]. Sono solo tre le [...] al-la periferia della vecchia Conza. Sono coppie di anziani [...] la propria casa e continuano a vivere [...] fa, inseguendo i ricordi e cer-cando di [...]. Tra di loro [...] Mi-chelina. Gestiva un ristorante, cucinava, [...] la tipica cucina ir-pina. Ha proseguito anche dopo [...] a qualche anno fa, poi [...] ce-duto. Abitavano 2180 persone a Conza [...] la scossa. Ora i residenti sono [...] 1500 secondo il Comune, non più di [...]. [...] terre-moto è finito, [...] ristagna. Il par-co ambientale e [...] sono decollati, le tre fabbriche [...] industriale vivono in maniera [...]. Così è ripresa [...] verso il nord, verso [...]. Erano tornati in tanti [...] scossa, sperando di [...] costruire un fu-turo di [...]. Ora non vorrei andare [...] moglie parla spesso di ritornare a Napo-li». Lui si oppose alla [...] poi accettò la decisione della mag-gioranza. Quando divenne sindaco si [...] la gente nella «nuova» Conza, nelle case, [...] dopo 12 anni. Ci è riuscito e [...]. Il suo orgoglio è il [...] sismo-logico che è stato istituto nel paese, la trattativa [...] pugliese che, in cambio [...] del [...] fornisce acqua e manutenzione gratis [...] abitanti. Poi è andato via. Così è difficile anche in-stallare [...] rete di pallavolo per disputa-re un torneo [...] oppure occorre ri-fiutare [...] di canestri per far giocare [...] bambini. Strade ampie, illuminate con [...]. Alle otto di sera, [...] è tutto desolato. Durante la scos-sa del [...] 1980 è morto lo «spirito» del paese. Il terremoto [...] man-giato anche [...] di Conza. Stavamo per rincasare quando [...]. Ve-demmo le ca-se crollare, [...]. Gran parte di noi [...] per-ché era dome-nica, perché stava passeg-giando, per-ché [...]. Angelo, Nu-sco, Avellino. Con la «nuova [...] quella inaugurata da Di Pietro [...] del [...] siamo ben collegati. Il proble-ma è per [...] che hanno sedi-ci, quindici, diciassette anni. Loro si riu-niscono lungo [...] strada e poi tornano a casa a [...] televisione, di fumetti. Gianluca, sedici anni, veste [...] suoi coe-tanei, ma, a differenza dei suoi [...] compagna costante, la «noia». Studia molto, confessa, anche [...] che fare. Non di quello «grande», ma [...] quello pendolare, di chi vuole vivere una giornata [...] aperta e vedere belle co-se». Don Franco [...] dato da fare, la [...] essere pronta per il 2000, per il Giubileo. Roma è lontana ma [...] potrebbero trovare famose ab-bazie, come quella, splendida, [...] S. Gu-glielmo al [...] stupendi monumenti sconosciuti, boschi [...] buo-na, cucina genuina, ripercorrere le anti-che strade [...]. Gli abitanti di Conza [...] goccia di turi-smo cada anche dalle loro [...] continuerà ed il paese morirà di nuovo. Piove e fa freddo, [...] di-venta sempre più fitta invade [...]. [...] della diga e [...]. Le luci gialle diventano [...] enor-mi diventano un deserto. I ragazzi, che si [...] a casa a passo svelto. Comincia [...] notte per il «paese [...] la propria anima». /// [...] /// Una sola macchia di [...] -sul muro che sotto la luce dei [...] giallo. A sinistra le porte [...] aperte. Nessun albero di Natale, [...] Presepe, [...] non si può nemmeno [...] vivere come gli al-tri. Poi il corridoio, che è [...] e largo «come tre carrozzelle», [...] di fianco [...]. Carrozzelle sulle quali vivono uomini, [...] tutti giovani, che hanno ad-dosso una doppia disperazio-ne: [...] e la galera. Rocco [...] deputato del Pds, è [...] casa circondariale di Parma. Quando arriva-no segnali di [...] ma-lessere profondo, non si può fare finta [...]. Siamo dislocati in una sezione [...] quale vi sono gravissime di-sfunzioni. Il più grosso proble-ma [...] dai servizi igienici: docce, gabinetti, bagni. Noi in cella con [...] a malapena al lavandino, tanti di noi [...] wc sono caduti [...] escoria-zioni, ematomi, fratture. [...] delle celle ci sono [...] è impossibile [...] in certi orari, e [...] alla volta; per ma-lati come noi, con [...] vie urinarie, piaghe da decubito, allergie, epatiti, [...] assolutamente igienico andare sullo stesso wc. Non abbiamo materassini [...] maniglie per let-ti. Anche le carrozzine sono [...] le gomme e le camere [...] di ricambio, le pompe [...] ruo-te. Per tutto questo abbiamo [...] con lo scio-pero della fame». Il nuovo carcere di Parma [...] aperto nel 1992. Ferro e cemento, corridoi lunghi [...] una pista di atletica. Sette-cento uomini nelle celle, [...] luce è fuo-ri, ed ogni volta devi [...] di accendere o di spegnere la lampadina. È galera e basta, [...] cura. Capisci subito, appena entrato, [...] carroz-zina non possono vivere in un posto [...]. Non ci sono angeli, [...] di carcere. [...] chi ha ucciso o [...] chi non usa più le gambe perché [...] a fuoco, chi ha continuato a commet-tere [...] che la malattia lo aveva inchiodato su [...] al sedile di [...]. Ci sono anche assas-sini [...] delitti sono rimasti in prima pagina per [...] e quando sono stati presi la gente [...] «Bi-sognerebbe [...] sono bestie, non uomini». So-no detenuti e sono [...]. I loro reati non [...] nostre inadempien-ze». Non hanno scritto bugie, [...] lettera al gior-nale. Puoi la-varti le mani [...] è subito lì, a destra. Poi [...] il bidet, e devi [...] per arrivare al water. Ci posso-no arrivare solo [...]. Tante le parole raccolte [...] carrozzine. Non si rispetta nessun [...]. Ho [...] non riesco ad aspettare. Il bagno era occupa-to, [...] chi mi deve accompagnare». Hanno detto che sono [...] i [...] arri-veranno la settimana prossi-ma». Cosa possiamo fare di male, [...] come siamo? La condanna peggiore [...] già ricevuta». /// [...] /// Cosa possiamo fare di male, [...] come siamo? La condanna peggiore [...] già ricevuta». (0) (0) ![]()
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