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È quel si-gnore che [...] del 1860 [...] di Oxford si alzò [...] pubblica pre-sentazione della nuova teoria [...] delle specie di Charles Darwin. E, tra [...] generale, chiese al relatore, Thomas Henry Huxley: «Lei, di grazia, discende da una scim-mia per [...] di madre o per parte di padre?» Narra la [...] che Thomas Henry Hu-xley, soprannominato il [...] e [...] play, rispon-dendo a muso du-ro: «Preferisco di-scendere da una scimmia, piutto-sto che da un ve-scovo». Il vescovo [...] invece, aveva le idee [...]. Sapeva dove [...] lui, lo scimpanzé. Le specie viventi, scimmie [...] evolvono. Sono state create così [...] dalla notte dei tempi. Per essere poste a disposi-zione [...] signore e pa-drone del creato. Per volontà del Creatore. [...] che [...] si indignava [...] possa avere un passato da [...] ed essere figlio del mondo selvaggio, non è solo [...]. /// [...] /// Il vescovo [...] non è vissuto abbastanza per [...] ridicola, di Charles Darwin. E alla dimostrazione, al [...] ogni ragionevole dubbio, che effettivamente [...] discen-de, per parte di [...] scimmia. Fino [...] però, il vescovo si [...] col fatto che, in fondo, [...] è emerso al cul-mine [...] di com-plessità crescente e al vertice di [...] progresso. Con la [...] intelligenza e la [...] co-scienza di essere cosciente, [...] si è affrancato dal suo [...] selvaggio e si è conquistato il suo posto speciale [...] signore del creato. Quanto allo scim-panzè, beh colpa [...]. È rimasto invischiato, avrebbe [...] monsignor [...] nel suo poco commendevole [...]. Insomma, [...] sarà pure nato da una [...]. [...] potuto nascere [...]. [...] pensare, fino a ieri, il [...]. /// [...] /// Ma poi sarebbe rimasto [...] nel leggere lo scritto [...] australiano Simon [...]. Che, sulla base di [...] comparata del materiale genetico di [...] e primati, fossili [...] nostro albero genealogico e ha [...] la collocazione dello scimpanzé. Simon [...] sostiene che [...] e lo scimpanzé sono [...] e 4 milioni di anni fa, da [...]. Sono dunque fratelli diretti. Ma, ecco [...] impor-tante che certo avrebbe [...] vescovo [...] questo progenitore comu-ne era [...]. Ovvero un essere che [...] non precedere lo scimpanzé sulla strada del Progresso. [...] semiselvaggio, proge-nitore [...] non più sel-vaggio, [...] avrebbe dun-que percorso [...] il viale del Progresso e [...] un essere selvaggio? Lo scimpan-zé di [...] e il suo bizzarro percorso [...] rappresen-tano [...] sovversiva e ridi-cola, avrebbe concluso [...] ve-scovo [...] non meno [...]. Lo scimpanzé, lo avrete [...] conto aperto col vescovo [...]. E nei [...]. Una rivalsa che prescinde [...] ricerca di [...]. La quale, vale la pena [...]. Quella dello scimpanzé è una [...] rivincita. Una facile e piut-tosto [...]. [...] molto più pro-fonda e solida. La prima rivincita, fa-cile [...] consiste nel fatto di [...] mo-strato, per mano di [...] di esse-re molto più [...] punto di vista filogenetico, [...]. Anzi, di essere un [...]. Nato da uno stesso [...]. Se [...] ha pretese di nobiltà, beh [...] diventa davvero dif-ficile negare che anche lo [...] nobile. [...] carattere aristocratico deve es-sere [...] cugino go-rilla, nato (secondo [...] da [...]. LA SECONDA rivincita, in-vece, [...] è di segno opposto. È una rivincita che [...] falsifi-cazione della scoperta di [...]. E questa rivincita consiste [...] non ha senso, in natura, [...] faceva il vescovo [...]. Perchè non ha senso [...] gli epi-goni del vescovo, di una linea [...] il progres-so al cui culmine [...]. /// [...] /// Premia non gli organismi [...] assoluto. Ma premia, attra-verso la [...] organismi più adatti a vivere in un [...] un certo am-biente. [...] ha prodotto due specie fi-glie, [...] che si è spinta [...] lungo la scala del [...] e [...] che è tornata, incredibilmente, indietro. Lo scimpanzé non è [...]. [...] e lo scimpanzé sono le [...] specie che, in modo diverso e per ra-gioni diverse, [...] nella postura bipede, [...] tornando a [...] quattro zampe, rappresentano entrambe un [...] evolu-tivo (contingente) rispetto [...] australopiteco. [...] che entrambe gli sono so-pravvissute. Che poi la specie [...] del suo cervello, modifi-carsi [...] a [...] svi-luppare un linguaggio articola-to [...] emergere la co-scienza di essere cosciente, beh [...] alla [...] buona stella che ai [...]. /// [...] /// Raccontano che acca-da due [...] nel giar-dino di [...] la parte del Parco [...] che muore a piazza [...] sud-ovest di Mosca, a [...] dal Cremlino. Succede di sera quando [...] sono ormai li-berati di mamme e bambini, [...] di innamora-ti. I testimoni spiegano che [...] in quei giorni il [...] si popola di ca-valieri [...] e maglie di ferro e di dame [...] velluto e capelli nascosti da lunghi veli [...] punta. Poi iniziano strani riti [...] in volta possono somi-gliare ad attacchi a [...] sante, a liberazione di dame, a battaglie [...] orchi. Li chiamano i [...] dal nome dello scrittore [...] John [...] quello del «Signore degli [...] Mosca, rappresentano una delle tribù giovanili più [...] della gioventù post-comunista. Hanno tra i 16 [...] e del regime un ricordo assai vago. [...] essi si vedevano solo [...] del loro au-tore preferito, affascinati, co-me è [...] coeta-nei di tutta Europa, dalla saga degli [...] ricerca iniziatica dal mago «signore degli anelli». Poi hanno volu-to aggiungere [...] parti-colarità «russa», cioè vivere le avventure immaginate [...]. O almeno [...]. Non è verificabile se [...] serio i ragazzi russi, come di-cono [...] a insistere per la [...] del [...] nella realtà, ma è [...] i «giochi di [...] co-me sono chiamati, si [...] in Russia ma anche in altre parti [...] Europa, Ger-mania, Inghilterra e Irlanda in special modo. Con tanto di vincitori, [...]. /// [...] /// Pietroburgo i giovani preferiscono [...] più sotto forma di mi-stero. Il clan giovanile più [...] il [...] dal nome di un [...] Carlos Castane-da. Hanno un club, «il [...] diretto da un fi-losofo, [...] e anche loro cercano [...] alla realtà [...] con la recita e [...] attraente di quella che ap-pare. La loro età è [...] alta, arriva fino ai 25 anni e [...] un rap-porto con il comunismo me-no vago [...]. Uno di loro, intervi-stato [...] che ha dedicato uno [...] alla classifica delle bande giovanili russe, ha [...] permanente-mente con un cappio sopra al suo [...] dimenticare mai la più fedele compagna della [...] appunto. Molti hanno fatto in [...] iscritti al [...] la gioventù comunista, ma [...] in cui [...] era stata incaricata dallo [...] al nuovo, mercato compreso, e dunque i [...] amari. Come non lo sono i [...] gli «skinhead», i [...] i [...] gli [...] i [...] i «rappi-sti» e tutto il [...] che giunge in Russia [...]. E co-me non lo sono [...] e gli [...] dai gruppi musicali «Kino» e «Alisa» o i [...] dal giornale «Soroka», di S. /// [...] /// Le bande, i club, [...] sa, sono le punte, le vet-te [...] che resta nasco-sto e [...]. Esso, nel caso della Russia, [...] in tutta la sterminata provincia del paese [...] sì, il prossimo corso del futu-ro. La faccia di questi [...] a finire sulle pri-me pagine dei giornali [...] viene di tanto in tanto disegnata dalle [...]. [...] risale a po-che settimane fa [...] è stata rea-lizzata [...] delle Scienze. Il [...] dei ragazzi in-tervistati ha [...] posto nelle priorità della vita «avere una [...] tanti figli». Subito dopo, con il [...] è stato scelto un lavoro [...] e amato; il [...] ha preferito il desiderio di [...] un buon professionista; il [...] avrebbe voluto un lavoro stabile [...] garantito; e [...] posto con il [...] è giunto il sogno di [...] ricchi. Che vuol dire, che è [...] dei [...] russi»? Di quanti [...] hanno approfittato del pandemonio per arricchirsi senza [...] né le capacità né la [...] Le statistiche pos-sono dare solo [...] una chiave di lettura, non [...] risposta, in Russia meno che altrove visto che la [...] muove [...] i primi passi. E tut-tavia i mass [...] lavorano sulla pista, forse spinti più dal [...] loro paese cambi più in fretta che [...] corso. Insomma secondo questi dati [...] alla nascita dei [...] russi»: idealisti [...] disprezzare i beni materia-li, pratici a sufficienza [...] essi vanno accumula-ti. Una sintesi perfetta, si di-rebbe, [...] i sognatori degli an-ni [...] e i mercanti degli anni [...] e successivi. Questo [...] fatto uno dei setti-manali più [...] ai sommo-vimenti del paese, [...] i [...]. Che ha anche ri-cordato [...] i valori che si sono succeduti in Russia [...] ultimi trenta anni. Ne-gli anni [...] tutti sognavano di fare [...] gli scienziati, i fisici soprattutto, erano in [...] della montagna della stima del paese. [...] era essere «utile alla pa-tria» [...] si partiva con gioia in Siberia, in Asia centrale [...] al nord per costruire una diga, per scavare una [...] edifi-care un complesso industriale. I beni materiali [...] ancora e per questo [...] superflui. Poi qualco-sa andò storto [...] del socialismo si inceppò. [...] divenne fuori moda davanti [...] negozi e anche i valori cambiarono. Così, negli anni [...] tutti sognarono di possedere [...] di indossare un cap-potto di [...] e di com-prare una [...] uno di quegli orribili mobili [...] parete tanto di moda per un periodo anche in [...]. [...] non era «servire la pa-tria» [...] se stessi. Ecco il lavo-ro nero, [...] Stato, le bustarelle. Anche le professio-ni più [...] giù i fisici e i letterati, su [...]. Perché a essi erano [...] delle frontiere, era permesso toccare valuta pregiata, [...] gli stranieri. E se non si [...] diplomatico almeno che si provasse a diventare [...] pancia non sa-rebbe restata vuota. Sono gli anni del [...] di jeans, di registratori, di dischi, di [...]. Sono gli anni che [...] russa ad affrontare la miseria e il [...] anni [...] quando non solo sparisce [...] riconosce più se stesso, il suo posto [...] suo pas-sato, il suo futuro. Una cata-strofe nazionale su [...] danno giudizi approssimati-vi cercando i buoni e [...] le cui perdite in materia di [...] mai a quantificare. Ed eccolo il sogno [...] diven-tare ricco dalla sera al matti-no. /// [...] /// Ed eccolo il sogno [...] diven-tare ricco dalla sera al matti-no. (0) (0) ![]()
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