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OGGI ho avuto una ben [...] notizia. Ma devo [...] i precedenti. Recandomi ogni pomeriggio a [...] lavoro mercenario -non posso considerare altrimenti le [...] archivista [...] compagnia di assicurazioni -da [...] anno, fra le 13 e 30 e [...] la mia auto accanto al marciapiede [...] viale solitario e alberato, [...] ogni giorno due uomini anziani, di aspetto [...] certo pensio-nati di estrazione artigiana o ope-raia, [...] quieti e tenendo al guinza-glio ognuno il [...] ani-mali non più giovani, [...] mansueto ma non servile. Ri-cordando un punto del [...] gioventù ho talvolta giocato con amici, ho [...] quartetto «la doppia coppia». Come si sa la [...] non essendo un punto alto, è [...] simpatica. E la defi-nizione mi [...]. [...] mi elargiva una quotidiana dose [...] dolcezza. Per al-cuni pomeriggi, il [...] comparso. Poi si è trasformato [...] uno soltanto dei due pensionati con i [...]. Sia [...] che i cani appaiono spaesati, [...]. [...] non passeggia, sie-de immobile su [...] panchina, i ca-ni accovacciati ai suoi piedi. Il mio ufficio ha sede [...] una zona [...] dove quasi tutti si co-noscono. Non posso fare a [...] al portiere se sa qualcosa di [...]. Una settimana fa. Un [...] ma un peso per la [...]. Con quel cane poi». Salgo in fretta le [...] irritato col portiere, di cui non [...] piaciuto il tono indifferente, [...]. Tuttavia devo di nuovo [...] il giorno dopo per sa-pere qualcosa del [...] due cani. Il cane di Remo se [...] preso lui, che già ce [...] un altro. Così finisce che la [...] tutti e due». Guardando Riccardo, i giorni [...] sembra poi così ro-busto e ferrigno come [...] portiere. La morte di Remo [...] in-curvato e come rinsecchito. Gli oc-chi spenti si [...] attimo, guardando i cani. DOPO qualche giorno non [...] Riccar-do, né, ovviamente, i cani. Sono i primi [...] e si gronda di sudore. Non posso fare a [...] al portiere, malgrado mi diventi sempre più [...]. Così una mattina il genero, [...] tipo [...] carica i cani sul Transit [...] cui commercia e li sperde a Torvaianica. /// [...] /// Quando Riccardo se ne [...] niente. /// [...] /// Ma mica so-lo quel [...]. /// [...] /// Non parla più. Non esce più. /// [...] /// Sta a casa solo, [...] risponde se qualcuno tanto per curiosità va [...] campa-nello». Vado a visitare il [...]. Il vice [...] è mio amico. Faccio con lui il [...]. Riconosco i due cani. Li hanno ac-calappiati mentre trottavano [...] verso Roma. Non posso [...] io, né [...] a Riccardo, forse fuori di [...] e certo senza mezzi per [...]. Riesco solo a ottenere [...] che non saranno gassati pri-ma [...] e che nessun di-pendente [...] li venda di nascosto a qualche pro-cacciatore [...] vivisezio-ne. Forse potrò trovare altri [...] e desiderosi di compagnia che si prendano [...] aiutando io la Protezione animali a versare [...] il vitto. La triste notizia che [...] -me [...] data il portiere come [...] che Riccardo, antico anarchico e «resistente», [...] ucciso con una vecchia [...] nessuno conosceva [...]. [...] è agli sgoccioli, let-teralmente: pioviggina. A Roma [...] insoppor-tabile, scirocco, le 20 e [...] e ancora 30 gradi, gli abiti [...] addos-so. Sto decisamente invecchiando, e [...] la pietà per gli uomini. Non sopporto più [...] estate in città. Chi dice che mai [...] a Roma come a ferragosto, mente, o [...] snobismo. Passeggio accanto a un [...] una strada di solito di gran traffico, [...]. Tutto ha un aspetto [...] che escono furtive dal par-co -è ora [...] i due o tre avventori [...] bar stranamente aperto, con [...] fer-ro smaltato e scrostato sui marcia-piedi. Degustano «spuma», una be-vanda [...] o tè freddo in [...] che sembrano provette per [...]. Tornano verso casa due coppie [...] sposi: patetici i mariti in [...] loquaci le mogli: la più [...] spinge una carrozzina con un bambino di un paio [...] ed è di nuovo incinta, il ventre gon-fio le [...] visibilmente e [...] a una sgradevole trascuratezza [...]. La strada pullula di [...]. Alcuni di loro hanno [...] pomposo, sazio, agiato con prole petulante e [...] altri famelici, guardin-ghi, persino loschi. Sembra di esse-re in [...]. Nean-che un banco di [...] a fette riesce a rallegrare il paesag-gio. Il venditore in canottiera [...] richieste. Qual-che automobile si ferma, [...] grassi scamiciati e donne agghindate che addentano [...] le guance, poi le gettano [...] in una sec-chia di [...] finiscono fuori, rischio di scivolate micidiali per [...] passano occhieg-giando per incoraggiare qualche amatore timido. MI accorgo che un [...] aperto fino a tarda sera, sembra ora [...] da una rinsec-chita siepe di mortella. Fra il chio-sco e [...] giovani molli, dallo sguardo invitante, [...] i passanti, li incoraggiano [...] della lingua. Fuori della siepe, immobile [...] robusto protettore. Un uomo at-tempato e [...]. Il protettore oltrepassa con [...] di mortella, aspetta un attimo la scelta [...] giovani, apre una porticina sul retro del [...] la coppia [...] richiu-de la porticina, aspetta [...] si compia. Per inganna-re il tempo [...] non prescelto, che uggiola e ride sguaiato. Seduto in terra davanti [...] palazzo deserto un clo-chard massaggia i suoi [...]. Svio istintivamente lo sguar-do, e [...] alle [...] spalle. Sotto un fanale uno [...] traccia in-sensati ghirigori su fogli [...]. Me ne offre uno. Sono tentato di rimbeccare, [...]. HO sempre pensato che [...] più dure e pragmatiche degli uomini. Oggi ne ho avuto [...]. Poco fa, passando davanti [...] scorto due piccoli gatti, di non più [...] uno ros-so, pronto a difendersi e a [...] e nero, trasognato, fi-ducioso nelle carezze [...] bambi-no sfuggito al controllo [...] dalla macchina per acquista-re del latte. Uno degli avventori del [...] la scena. Di ritorno, la madre [...] carezze al gatto e urla: «Massimilia-no, sudicione, [...] che schifo! Il bambino morti-ficato lascia il [...] corre verso la madre che lo spinge brusca [...] della [...] tutta lustra. Non intervengo perché ci sono, [...] ora, animali da proteggere, semmai soltanto bambini [...] di certe madri. E stamane ero andato [...] al supermarket. Una gatta avana, adulta, [...] bel cinturino intorno al collo, re-golarmente abbandonata [...] in ferie, attraversa placida la strada. Passa un auto di [...]. /// [...] /// Ne scende un giovane [...]. /// [...] /// Gli pia-ce, la solleva [...] garbo, ac-cenna a [...]. Si ac-corge che lo [...] -, teme una qualche mia censura, si [...] voce: «Nella casa che abbiamo in campagna [...]. Così li mangia». /// [...] /// Una voce di donna -la [...] una signora truccata, [...] fatuo [...] «Sei pazzo, mi-ca [...] vicino a noi». [...] si ras-segna, fa per [...] nel baga-gliaio. Intervengo: «Nel bagagliaio no, [...] non abbia aperture e non sia attrezzato [...]. [...] resta interdetto. Fa per rimettere la [...] scon-certata, in mezzo alla strada. /// [...] /// Mi farà compagnia». [...] ha un sorriso imbarazzato, forse [...] umiliato. Mentre [...] la donna si volge a [...] con fredda irrisione. La gatta è davvero [...]. Passo di nuovo di [...] bar. Naturalmente il piccolo gatto [...] non [...] più, finito chissà dove, [...] macchina, ucciso da teppisti per di-vertimento, troppo [...] per sopravvivere. Il rossic-cio è invece [...] in-sieme a gatti adulti, randagi, spela-ti, bagnati. Ha piovuto molto in [...]. Ma fa sempre un [...]. Il piccolo rossiccio ha [...] fra il pelo, tossisce, immobile fra gli [...] come loro. Passa un giovane alto, [...] inquieta, forse angosciata. Scorge il piccolo gatto. Allunga la mano attraverso [...] cancello, riesce a cattu-rare il rossiccio e [...] correndo. Lo seguo dubbioso. Fatti cinquanta metri si [...]. /// [...] /// Io non posso [...] ha già due gatti [...]. Sembra soffrire molto. Il pic-colo gatto comincia [...] energia, morde, graffia, tossisce più forte. Riporti il gatto [...] fra i suoi. /// [...] /// Non ci si possono [...] piccoli e grandi mali del mon-do», consiglio [...]. Torna me-sto e insieme [...] can-cello, depone il rossiccio, che balza fra [...] rannicchiandosi [...] fradicia di pioggia. Passo davanti al bar. La vita ha ri-preso [...]. Il venditore di angurie [...] suo esercizio. Africani ne vedo, ma [...] preti, [...] vicino isti-tuto ecclesiastico. Dentro il cancello ora [...] è asciutta. Ma non ci sono [...]. Scorgo in un angolo [...] sporcizia secca, traccia forse [...] offerto senza speranza da qualche mano uma-na. Ricor-dando un punto del [...] gioventù ho tal-volta giocato con amici, ho [...] quartetto «la doppia coppia». Come si sa la [...] non essendo un punto alto, è [...] simpatica. E la definizione mi [...]. La risposta tecnologica e [...] crisi delle ideologie Quelle simulazioni che coprono [...] lo spaesamento del naufragio seguito al declino [...] stati sostanzial-mente due gli atteggiamenti conse-guenti. Il primo è stato [...] cercato disperatamente di rifon-dare il «senso» della [...] più inquietante che essa ha prodotto: [...] del sog-getto tecnologico. Il secondo, inve-ce, prendendo [...] di-sincantata della dissoluzione dei grandi progetti di [...] scientifici), ha assunto il nichilismo come via [...] mondo e dalle «dure repli-che della storia». Entrambi gli atteg-giamenti, però, [...] tota-lizzante volontà di dominio della tecnica o [...] estetizzante del «nulla nichili-stico», eludono quella che [...] maniera inequivoca-bile la condizione [...] contemporaneo: la tragedia del [...]. Insomma, alla registrazione del [...] fon-danti [...] moderna, si risponde con [...] potenza derivante dalla tecnica, oppure con gli [...] simulazione e dissimulazione propri di un indivi-duo [...] perso ogni pas-sione per la verità. [...] più sconcertante di queste due [...] di esperire [...] odierna è che [...] chiuso nel delirio nichi-listico della [...] onnipotenza tecno-logica, risulta essere sempre di più maledettamente solo. Nella comu-nicazione elettronica del [...] nelle cure narcisistiche delle belle e sensuali [...] incessantemente esperienza della propria insoppor-tabile e vuota [...]. Fa espe-rienza, cioè, [...] che si è paurosamente [...] tra lui e gli altri, [...] lui e la comunità, tra la [...] esperienza evanescente e la vi-ta. Diventa pertanto necessario ri-stabilire [...] tra gli indi-vidui, se non si vuol [...] una forma di paralizzante con-vivenza senza futuro [...] ormai solo un [...] e vago ricordo. Questo vuol dire che [...] un futuro, cioè [...]. Bruno Forte, sacerdote e [...] Pontificia facoltà teologica [...] meridio-nale, ha provato a [...] con questo suo ultimo libro, In ascolto [...]. Filosofia e ri-velazione (Morcelliana, [...]. Confrontandosi con alcuni dei pensatori [...] significa-tivi del nostro tempo (da Hegel a [...] da Karl [...] a Jaspers, da [...] a [...] da [...] a Dostoevskij, da [...] a [...] da Nietzsche a [...] Bruno Forte ripropone con forza [...] questione [...] come questione decisiva per [...] fuori dalla condizione di disperata [...] che [...] contemporaneo. [...] secondo Forte, è oggi la [...] del pensiero. Porsi la domanda [...] è infatti la so-la [...] resta per aprirci alla ricerca del senso [...]. Una via certo piena [...]. Ma una via che deve [...] percorsa con coraggio fino in fondo: «Occorre certo essere [...] -scrive Forte -che [...] dire [...] portare alla parola, può signifi-care [...] una volta, in forma sottile, [...] nelle maglie [...] non [...] la differenza: e tuttavia la [...] non può essere elusa, perché il pensiero [...] non è indifferente, ma è [...] ne-cessaria su cui si costruisce il va-lore del nostro [...] e del nostro morire, [...] del nostro esistere». Se la questione [...] è oggi la questione [...] la questione su cui si [...] la crisi che esso vive e dove si aprono [...] possibilità di superamento dello spaesamento nel quale ci trovia-mo, [...] perché solo a partire [...] diventa effettivamente pos-sibile fondare un [...] ethos, immaginare [...] una novità storica. Ma [...] deve essere inteso veramente [...] come volto che si rivela a noi [...] irriducibile differenza. [...] è un evento, una improvvisa [...] nella nostra muta e agghiacciante identità. Io, insomma, devo assumere dentro [...] me il volto [...] so-lo così sarà possibile [...] vita ad una convivenza realmente [...] tra gli uomini, oltre il nichili-smo della tecnica e [...] individualisti-ca. Dobbiamo finalmente com-prendere che [...] è in noi. Noi possiamo ignorare [...] perché io sono [...] perché io non so-no straniero [...] me stesso. Io posso riconoscere lo [...] tale perché io lo trovo in me. Questo rapporto di alterità [...] fuori di me è possibile perché [...] è il mio socio, [...] non posso separarmi. [...] in definitiva, sono io stes-so. Ma [...] non è a nostra di-sposizione, [...] è una convivenza pacifica e garantita. [...] è ve-ramente lo straniero, [...] possiamo essere in pace o in conflitto [...] indipendente e possiede sue au-tonome ragioni. Il rapporto con lui è [...] e non è mai equi-valente. Questo rapporto ha sem-pre [...] gratuità, di do-no. Una nuova etica dunque [...] ponendosi in ascol-to delle ragioni [...]. Solo co-sì si può [...] del-la totalità individualistica [...] che si rivela nel [...]. Solo così, secondo Forte, [...] il delirio della sog-gettività narcisistica nella respon-sabilità [...] come esodo da sé senza ritorno. Solo così si può superare [...] e [...] del soggetto mo-derno e della [...] che neces-sariamente ne consegue. Le varie etiche laiche [...] sfida religiosa? Bruno Forte, sacerdote e teologo, [...] libro uscito per Morcelliana, alcuni dei pensa-tori [...] modernità, per co-struire una riflessione su [...] nella crisi delle società [...]. /// [...] /// Le varie etiche laiche [...] sfida religiosa? Bruno Forte, sacerdote e teologo, [...] libro uscito per Morcelliana, alcuni dei pensa-tori [...] modernità, per co-struire una riflessione su [...] nella crisi delle società [...]. (0) (0) ![]()
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