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[...] / [...] SETTEMBRE [...] mattino a scuola [...] stato il preavviso: era passata [...] segretaria con la bidella in ogni classe per annunciare [...] «questa sera parlerà il duce». Nel tardo pomeriggio mia [...] miei tre fratelli ed io andammo in [...] corso Peschiera per sentire la radio che [...] avevamo. Mi risuonano ancora oggi [...] parole di Mussolini: «La dichiarazione di guerra [...] consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e [...] Francia». Mio padre arrivò quando [...] già finito; aveva la bicicletta per mano [...] a mia madre se era vero, se [...] guerra. Mia madre non seppe [...] annuendo con la testa. Confesso che non capii [...] accadendo: tutto intorno era un gran baccano, [...] gioia, come se fossimo ad una festa. Perché mia madre [...] poche centinaia di metri [...] «Caffè [...] dove ci trovavamo, [...] il circolo rionale fascista «Amos [...]. Corso Peschiera si era [...] minuti di una grande folla. Tutti gridavano: «Viva la [...] guerra». Anch'io avrei voluto partecipare [...] fratelli, trascinati anche loro a sentire [...] discorso, ma lo sguardo [...] padre ci aveva bloccati. Avuta la conferma da [...] eravamo in guerra, senza fare commenti disse: [...] di qua, andiamo subito [...]. Imboccammo il controviale di [...] Peschiera [...] piazza Sabotino. Papà davanti, con la [...] mamma dietro, teneva per mano me e Alfio. Ezio andava [...] e [...]. La piazza era gremita [...] tante bandiere e qualche cartello, non certamente [...] gli [...] che da mesi sentivamo [...] «Suez, Nizza, Savoia, Corsica, Malta»; i territori [...] rivendicava. Non si poteva passare. Fummo costretti a sostare [...] folla. Di lì a poco [...] per arrivare un corteo e che la [...] secondo le indicazioni fornite con toni accesi [...] camicia nera, in modo tale da fare [...] che sfilavano. Alla testa del corteo [...] disteso un gigantesco tricolore largo tutta la [...] scritto: «Vincere e vinceremo! Mio padre era sofferente [...]. Qualche anno prima era [...] ulcera ma i suoi disturbi non erano [...]. [...] rimedio alle sue crisi gastriche [...] una medicina che mai dimenticava di portare con sé: [...] bicarbonato di sodio, una polverina bianca che teneva in [...] scatoletta di latta color azzurro. Appoggiata la bicicletta a) [...] liberarsi le mani dal manubrio, tirò fuori [...] dei pantaloni la scatola azzurra; [...] e non avendo a [...] con un po' d'acqua, allungò la lingua [...] quel modo la medicina. Fece una smorfia, evidentemente non [...] molto buona, e trangugiò. Non aveva ancora finito [...] quando lanciò un urlo. Le sue labbra erano segnate [...] polverina bianca. In cima al corteo [...] Walter che gesticolava come tutti gli altri, [...] parte di prossimo guerriero. Non posso esattamente immaginare [...] al momento in cui i suoi occhi [...] quasi furioso sguardo di papà. Una cosa era certa: [...] volta nella storia della nostra famiglia il [...] dei miei genitori veniva disobbedito, non aveva [...]. Non solo non usci [...] quando rientrò a casa per la cena, Walter [...] una certa enfasi che aveva poco prima [...] per partire volontario per la guerra. Non ci furono scene e [...] scomposte, soltanto una sferzante e terribile frase di mio [...] che per tutto il periodo della guerra aleggiò in [...] come una maledizione biblica e che mai nessuno [...] ricordare e ripetere. Alzandosi da tavola mentre [...] non riusciva a rendersi conto di quanto [...] puntò il dito in direzione del figlio [...] «Non mi importerà nulla se la prima [...] sparata in questa maledetta guerra sarà per [...]. Si era sentito tradito. Dopo anni di sofferenze, [...] povertà e di umiliazioni si era sentito [...]. /// [...] /// Lui non aveva piegato [...] fronte al fascismo, come poteva suo figlio [...] modo? Come aveva potuto prendere una decisione [...] neppure [...] prima? La [...] coerenza non aveva insegnato [...] servita nemmeno a chi più Diego Novelli [...] Torino nel 1931. Prima di diventare sindaco della [...] città ha lavorato a lungo [...] dove è entrato giovanissimo. Fondatore e direttore della [...] Novelli ha pubblicato «Dossier Fiat» (Editori Riuniti, 1970), «Inchiesta sui trasporti» in collaborazione con Michele Costa [...] 1970), «Sicilia [...] una società disgregata» [...] 1971), «Genesi [...] lettera pastorale: "Camminare insieme" [...] Pellegrino» (1972), «Spionaggio Fiat» (Editori Riuniti, 1972), «Lettere [...] (Sei, 1979), «Vivere a Torino» in collaborazione con Ezio Mauro (Editori Riuniti, 1980), «Le bombe di cartapesta» (Sei, [...]. Ha inoltre scritto la [...] «Una corona per Silvio» e il soggetto e [...] film «Trevico» Torino». Il primo [...] DIEGO [...] vicino aveva avuto modo [...] di [...] era un giovane come [...] altri, che aveva però conosciuto ben presto [...] vita. Subito messo alla prova [...] primogenito, su di lui si erano scaricate [...]. Aveva infatti solo 13 [...] a lavorare. Dopo cinque anni di [...] garzone prima nelle piccole officine del borgo, [...] Fiat [...] gli era stata offerta [...] diventare disegnatore meccanico. [...] proposta da un vicino [...] però il dimezzamento del suo salario. Fu una scelta difficile che [...] ulteriori sacrifici alla nostra squattrinata famiglia, ma imposta da [...] madre che voleva a tutti i costi dare una [...] al figlio maggiore. Qualche anno dopo capii [...] accaduto a casa mia in [...] 10 giugno 1940. Eravamo ormai abituati a [...] tempo si svolgevano di notte e di [...] degli attacchi simulati del nemico. Tutte le sere infatti [...] ogni finestra veniva coperta [...] nera per impedire alla luce di filtrare [...] lampadine della illuminazione stradale erano state colorate [...]. Anche quella sera pensavamo [...] solite prove: il capo-fabbricato (un inquilino della [...] con tanto di fascia al braccio, un [...] in testa ed un secchiello di sabbia [...] a spegnere le eventuali bombe incendiarie, impartì [...] di scendere in cantina, [...] diede retta. Tutti si riversavano sulla [...] le prove. Il cielo era tagliato [...] grandi fasci di luce pro-, dotti da [...] dalle squadre della contraerea. Per la prima volta, [...] lo spettacolo era accompagnato da un rumore [...] un po' capimmo che si trattava del [...]. Ognuno di noi cercava [...] aerei sperando che il fascio di luce [...] meglio. Improvvisamente la terra si [...] pochi secondi sentimmo in lontananza un sordo [...]. Erano cadute le prime [...]. I morti furono una quindicina [...] i feriti un centinaio. [...] ancora [...] suscitata dalla dichiarazione di [...] e la guerra non attese neppure la [...] per presentarsi e farsi conoscere. Mio padre ovviamente aveva [...] dito agli ordini del capo-fabbricato [...] impalato col naso verso il [...] nero come la pece. Mia madre, quando [...] terra tremò, ci trascinò in [...] rimanemmo un paio d'ore in [...] sacchi della segatura e la [...] legna [...] precedente/ Quanto tornammo sulla strada [...] stava discutendo animatamente con un signore [...] (una specie di esercito civile [...] da volontari). Ci mancò un! Poco [...] era riuscito a dare del [...] cori [...] sostenendo! /// [...] /// Infatti là [...] caddero quella notte, purtroppo [...] primi morti della nostra città. Rivolgendosi direttamente al Re [...] Giorgio V e al suo capo di governo Winston Churchill! Man mano che passavano [...] bombe diventavano sempre più! /// [...] /// Man mano che passavano [...] bombe diventavano sempre più! (0) (0) ![]()
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