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Il busto diritto accennava [...] oscillazione, il braccio [...] sinistro accostato e piegato [...] con il palmo della mano il mento, [...]. /// [...] /// Da 1 piccolo li [...] seta, ampi e morbidi, neri con la [...] non sapeva proprio che cosa fosse, magari [...] e intanto guardava i suoi di cotone [...] li tirava su fin sotto le ascelle [...] fare ai campioni perchè non si colpisce [...] gonfiava il torace e gesticolava. [...] prima che qualsiasi cosa avvenisse, [...] un [...] breve passo sulla [...] sinistra. Poi : ne muoveva [...] ampio con una lentezza studiata r per [...] battiti del cuore, per non affrettare il [...]. E un passo ancora, [...]. Di colpo la [...] leggera danza si interrompeva e [...] nuovo era [...] saldo in mezzo al quadrato, [...] gamba destra [...] il braccio [...] alto sul viso, gli occhi [...] che scrutavano, mentre respirava lento e profondo, senza , [...] mai nulla, una paura, una esitazione, la stanchezza. Si vedeva magro, alto, [...] le braccia sottili, i muscoli. Scrivevano che aveva una frusta [...] mani tanto i suoi colpi partivano veloci e quasi [...] prima del secco scontro. Però la [...] fortuna erano le gambe e [...] quelle giravano [...] sapeva [...] salvo e che sarebbe arrivato [...] fine. Giravano, un passo dietro [...] senza , peso. Sempre verso sinistra, [...]. Doveva in--tuire il momento [...] destro che scattava diritto e secco, e [...] doveva indietreggiare, un piede dopo [...] veloce, traversando in diagonale. Allora ringraziava la fame [...] cresciuto cosi magro, quattro ossa, uno scheletro [...] pochi muscoli, così alto e leggero. Un miracolo che stesse [...]. Un miracolo [...] pensava la folla, perchè [...]. Uno come lui poteva [...] facilmente. Qualcuno gridava anche per lui, [...] dare un po' di cuore alla [...] resa. Non era amato perchè [...] e non si lasciava neppure malmenare, la [...] liscia, il naso era diritto. Una foglia, che oscillava [...] vento la comandasse [...] del cielo. Lo avevano molto aiutato, [...] era [...] giusto e baciava la [...]. Ogni sfida finiva nel [...]. Ne portava il segno, [...] gli andava tutto per il verso giusto [...] sullo zigomo o [...] sopraccigliare pestata gli avevano [...] il sapore, una smorfia cupa e uno [...] tenebroso, che prima proprio non aveva, biondo [...] un po' viziato un po' molle. Flaccido sarebbe stato senza [...] che lo sospingeva. Era la fine che Benny Jones [...] promesso al suo avversario: voleva [...] là, da dove era [...]. Lui non ci stava. Sapeva che cosa era [...] carbone, [...] che manca in galleria, [...] pensando, ogni colpo, di non [...] più su. Se a girare tanto, [...] gli mancava il fiato era per quello, [...] nelle gallerie, per i fumi [...] sotto o sopra al [...] lo stesso. Cambiava la temperatura, caldo [...] provare pochi istanti dopo, quando [...] era risalito alla testa [...] i suoi occhi si [...] 9 agosto [...] è nato a Milano, [...] laureandosi in Architettura al Politecnico, e dove [...] immemorabile nella redazione [...] passando dalla Cronaca alla Politica [...] Cultura e dove adesso dirige il supplemento settimanale [...]. Ha scritto tre libri: Il [...] venditore di elefanti» (Garzanti), raccogliendo la testimonianza [...] senegalese, [...] Immigrato nel nostro Paese; Il [...] «Candido Nord» (Feltrinelli) raccontando tra realtà e memoria [...] Italiana attraverso [...] viaggio di un giornalista [...] un delitto; [...] «Tre per due» (Donzelli), [...] del romanzo le vicende di una cassiera [...] pensionato in un quartiere di una qualsiasi [...] dal parallelepipedo tutto vetri e luci del [...] Centro Commerciale. [...] alla luce naturale davanti ad [...] pianura grigia e alle colline nere [...] scorie. /// [...] /// Teneva la testa alta, [...] di carbone al posto del cuore, [...] guardava freddo il suo [...] suoi pensieri, capi la [...] rabbia. Benny Jones non riusciva a [...] a capo. Provò avanzando, la testa [...] ampie spalle, un po' curvo. Cercava corti ganci al [...] alle reni, anche se era proibito, voleva [...] della Slesia, immigrato polacco, [...] di ballare davanti a [...]. Sparò i suoi colpi Benny Jones. [...] minatore si chiuse, li [...] gomiti, poi allargò le braccia, lo attirò [...] lo abbracciò, lo strinse, aspettò che Benny Jones [...] per respirare, indietreggiò di colpo e fece [...]. /// [...] /// Un pugno perfetto, ma Benny Jones [...] ne soffri. Guardò [...] minatore in mezzo al [...] la gamba destra [...] il sinistro [...] del mento. Lo guardò mentre ricominciava a [...] attorno, leggero, sottile come una foglia. Aveva le braccia lunghe [...] il destro lo usava [...] Benny Jones, appena tentava [...]. Lo centrava in mezzo [...]. Come una mosca che ti [...] attorno insistente e ronza e ronza e con una [...] cerchi di [...] il guantone [...] minatore gli toglieva la vista, [...] innervosiva, lo interrompeva sul più bello. E dal pubblico ad [...]. Bocche che si spalancavano [...] che si stringevano, pugni che si agitavano. Dai, dai, fallo a [...] giù, picchia, picchia che [...] fa. Benny Jones perdeva la [...] ansimava, tirava sventole larghe pur di fare [...]. [...] minatore girava e girava, [...] girava soltanto, poi indietreggiava composto e allungava [...] e poi girava e poi allungava il [...] di Benny Jones diventava sempre più rosso [...] diventavano sempre più rossi, mentre la folla [...] suo allenatore lo chiamava [...] sta calmo, sta calmo, [...]. Ma scuoteva la testa. Secondo dopo secondo [...] minatore sentiva di [...] fare e si prendeva [...] che conosceva. Doveva continuare cosi, a [...] occhi spalancati per cogliere ogni proposito di Benny Jones [...] poi girare, schivare, scansare, arretrare il [...] a destra, [...] a sinistra e girare [...] gambe magre, leggero come una piuma e [...] sul tappeto neppure [...]. Nella casa degli immigrati [...] capitato [...] piano. La scale di legno [...] scricchiolavano appena qualcuno le sfiorava. Scricchiolavano al primo sguardo. Cosi lo scricchiolio si [...] stanza [...] minatore poteva intuire dove [...] suo coinquilino o un nuovo visitatore, se [...] pigione o quello delle tasse, se era [...] di una casa vicina che veniva a [...] ringraziare per un favore, magari con un [...] che avrebbero aperto subito e sarebbe stata [...] della casa si sarebbero avvicinati, affacciandosi con [...] insistenza, prima il naso, poi gli occhi, [...] per dire qualcosa e avrebbero brindato e [...] applaudito, [...] toccato per [...] dei loro. Solo di lui nessuno avrebbe [...] nulla, se [...] lungo le scale, se scendeva. Quando aveva cominciato con [...] il più svelto possibile, due o tre [...] però leggero, veramente leggero, volava poggiando i [...] giusto e la punta appena sfiorava il [...]. Ansimava un poco, ma [...] uguale metodico e lieve. Il cuore batteva, uno [...] intenso per abituarsi quando sul ring avrebbe [...] tutto il suo cuore, senza la speranza [...] pausa. Benny Jones non lo [...]. Lo inseguiva traversando il [...] stesse camminando in piazza, a passi larghi [...]. Brillava il, quartiere a [...] della sera. I ragazzini giocavano ancora. Chi lavorava rincasava, chi [...] sugli scalini, appoggiato allo stipite della porta [...]. Il lattaio faceva il [...] campanello. I bambini lo salutavano. La gente immigrata si [...] per con-tinuare a parlare la stessa lingua, [...] stesse abitudini di un tempo come se [...] lontana. Chi [...] su quella città e tentava [...] perchè [...] accorto che stava superando una [...] linea e, dopo quella, la [...] vita sarebbe stata solo un [...] senza fine, rischiava grosso. /// [...] /// Chi non trovava la [...] restava lì, non aveva neppure bisogno di [...]. IL QUARTIERE dei polacchi [...] stretta, costeggiata da alti palazzi senza luce. Sui tetti piatti si [...] stendere la biancheria ad asciugare o per [...]. Si poteva saltare [...] fino [...] ovest. Dalla [...] scala, uscito, doveva andare verso [...]. LI dalla ringhiera godeva [...] gli alberi alla fine della via, gli [...] e si fermavano [...] come lui, le foglie [...] lasciando che il vento filasse via. Come in campagna, ma [...] e pareva che gli alberi facessero fatica [...] con i loro rami ossuti tesi verso [...] le sue braccia tanto erano lunghi. Sotto quegli alberi aveva [...] altri ragazzi e aveva mimato la [...] boxe, fermandosi e girando [...] sinistra. Aveva compreso [...] paura, perchè un pugno [...] volare il suo corpicino senza muscoli, asciutto [...] schiacciato il suo viso smunto. Aveva imparato a fuggire [...] e quando una volta qualcuno lo aveva [...] non dimenticò ! /// [...] /// A tutto c'è un [...] degli avversari, alla loro foga, alla loro [...]. La fatica non risparmia [...] più forti, quelli benedetti da Dio. Lui però [...] soffriva meno degli altri, [...] non sapeva dove attaccarsi ai suoi muscoli [...]. Scivolava via, quando cercava [...]. Se la scrollava di [...] scossa ripetuta come se lungo le braccia [...] e poi ricominciava passo dopo passo, la [...] vedere meglio. Benny Jones non aveva [...]. Con la rabbia nel [...] cuore non sapeva vedere e non poteva [...]. Tentava un colpo improvviso [...] magretto di un ex minatore, lo fermasse [...] stordisse, lo lasciasse alla portata dei suoi [...]. Quando sembrava riuscirci, [...] con più foga di prima. [...] con più calma di [...] e [...] sempre sulla sinistra. Poi, appena Benny Jones [...] raggiungeva con il suo diretto destro, monotono, [...] colpi di piccone che aveva dato per [...] di carbone, uno dopo [...] lo stesso battere preciso [...] aveva imparato appena sceso nella galleria di [...]. [...] esercitato da ragazzo, per risparmiare [...] a battere di precisione. La forza contava, ma [...] rotazione ampia e precisa a bersaglio del [...] efficacia al colpo. BENNY JONES respirava appoggiato [...] gambe erano -di piombo e le braccia [...]. [...] , [...] senti ancora la folla urlare «Benny, Benny», senti le bestemmie del manager dal bordo ring. Ma Benny non si [...]. Aspettava un attacco e [...] forse intuito che cosa avrebbe dovuto fare. Ma ormai era piombato [...] il sangue gli rigava la guancia. [...] minatore lo stuzzicò battendo [...] dove il sangue scendeva. Una volta due volte [...] il diretto destro. Lasciò che Benny avanzasse, [...] sulla sinistra e questa volta cambiò gioco [...] un corto gancio sinistro alla mascella di Benny. /// [...] /// Neanche lo vide Benny [...]. Lo senti e basta. Rimase II in piedi, [...]. E [...] girava e saltellava, sempre [...]. Le grida dalla sala [...] ila meraviglia era di tutti e adesso [...]. Il magro e svelto [...] provava con felicità la [...] leggerezza. Gli sembrava [...] tornato veloce come alla prima [...] quindici riprese. Ma ora doveva contare [...]. Benny Jones era immobile [...] muscoli inutili. Caricò [...] minatore polacco e riaccese [...]. Il sangue e la [...] disperata irruenza illusero i tifosi. Ma [...] non fece che un [...] Benny fini la [...] corsa contro le corde. Benny Jones si girò [...]. [...] a piccoli passi verso [...] ring, trascinando i piedi e si piazzò [...] abbassando la guardia. Alzò la testa e [...] negli occhi implorando: «Stai fermo un momento». Da piccolo desideravo fare [...]. Non so perchè, ma [...] sogno. Poi, per guadagnare molto [...] pensai di diventare pugile e [...] avevo un mito, Tony [...] il cui vero nome [...] Antoni Florian [...] nato nel 1913 da [...] negli Stati Uniti. Il padre era stato [...]. [...] divenne campione del mondo dei [...] medi ne! Ma le sue sfide più [...] furono [...] quelle, tra il [...] e il [...] contro [...] Graziano (due vittorie e una [...]. Lasciò il titolo di [...] a Marcel [...]. /// [...] /// Era chiamato [...] the man [...]. Di lui avevo letto [...] («Angeli [...] demoni del ring» di Giuseppe Signori). Benny Jones è un [...] racconto «Una bistecca», di Jack London, uno [...] miti letterari (soprattutto grazie a Martin Eden). Jack La Motta scrisse nella [...] autobiografia: «I Presidenti sono tanti. Il campione del mondo [...] medi è uno solo». /// [...] /// Il campione del mondo [...] medi è uno solo». (0) (0) ![]()
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