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Il film è come quella [...] che incombe sopra New York: [...] sarà impossibile, non [...] neanche. Se state solo leggendo [...] quindi, siete minimamente incuriositi dal cinema e [...] oggetti che continuano a chiamarsi film -non [...]. /// [...] /// [...] aleggia sopra di noi ed [...] lampante metafora che può essere [...] in molti modi, tutti giusti. [...] accanto, proviamo a [...] in chiave merceologica: un film [...] esce in 521 copie è proprio una task force [...] che si prepara a distruggere tutto senza fare prigionieri. In chiave simbolica, il [...] persino oltre: trasforma il 4 di luglio [...] planetaria, come recita il tronfio fi-nale. [...] il film inizia in modo [...] con la bandiera statunitense sulla Luna che viene sommersa [...] una gigantesca ombra: è [...] dei malvagi, in viaggio verso [...] Ter-ra. Vengono messi in contrapposizione, [...] tutto arbitrario, due atteggiamenti «filoso-fici» nei confronti [...] Spazio: [...] un lato gli americani che, come dice [...] sul-la Luna, «sono venuti in pace», [...] i mostri che arrivano [...] e distruzione. Sul fatto che poi [...] in giro per il mondo nel no-me [...] discute-re fino al 2000, ma il problema [...]. [...] Day è un film [...] più profondo del termine. Coglie [...] -nel momento del pericolo, e [...] riafferma la po-tenza. In questo senso, è un [...] tal-mente spudorato da far pensare che solo uno straniero [...] così. Un americano -almeno, un [...] briciolo di intel-ligenza e di umorismo -si [...]. Il tedesco Roland Em-merich, invece, [...] tagliato il tutto con [...] mettendo in campo una pesantezza [...] che ha titillato il nazionalismo yankee co-me mai, o [...] era successo pri-ma. È [...] della storia: Holly-wood è [...] giapponesi e il film più hollywoodiano del [...] da un regista che ha stu-diato cinema [...] Monaco [...] Baviera. La trama di [...] Day è, inutile [...] un accessorio. Do-po [...] mostrato [...] flotta che vola verso [...] Terra, Emmerich e il suo [...] (ameri-cano) Dean [...] portano [...] tre storie [...]. [...] il pilota da caccia nero Will Smith, [...] lo scienziato stravagante Jeff Gol-dblum, [...] il presidente degli Usa Bill Pullman: secondo [...] rap-presentano rispettivamente il cuo-re, il [...] e [...] del film, e si potrebbe [...] essere [...]. Di fatto congiurano, tutti [...] vittoria finale, che arriva il 4 lu-glio [...] giorno prima, gli alieni hanno distrutto le [...] pianeta. Il presidente è, di [...] personaggio più ridi-colo e al tempo stesso [...] film: la scena finale in cui monta [...] verso [...] a combattere in prima [...] è quasi sublime nella [...] protervia. Nei ci-nema americani, suscitava [...] uragani di risate e brividi di orgoglio. In questa doppiezza [...] a pensarci bene, tutta [...] questo assurdo film. La cosa più curiosa [...] Day è che, pur [...] mani la fantascienza anni Cinquanta (quella «povera», [...] paura del comu-nismo), somiglia più a un [...] catastrofico, che a un film di fantascienza [...]. Nella voluta rozzezza degli [...] artigianali, e nel colore [...] ricreato dal direttore della [...] Karl [...] (tede-sco anche lui), ricorda [...] alla [...] dai quali ri-prende la [...] giapponese che americana) delle città rase al [...]. Anche dal pun-to di [...] cosuccia va detta: è già il secondo [...] il Hollywood uccide metaforicamen-te Hillary Clinton. Il primo era Il [...]. Una storia [...] do-ve Michael Douglas era [...] Clinton», vedovo. [...] muore una first lady molto [...] Hillary, anche se il presi-dente [...] nel look -ha un passato da militare che fa [...] repubblicano. La signora Clin-ton, quella [...] da dire? [...] Day [...]. /// [...] /// Anzi 521, per [...] e non è det-to [...] non se ne aggiun-ga qualche altra. Chi ci libererà da [...] Day (si pronuncia rigorosamente [...] seconda «e»)? Il kolossal di Roland Emmerich [...] sale italiane in forme da occupazione militare, [...] resistere alla tentazione di stabilire un [...] ombra che nella finzione cinematografica si esten-de [...] Usa e la copertura a tappeto ideata [...] Fox per replicare il [...] miliardi). Ma il capo degli [...] ha risposto a stretto [...] preci-sando che le sale a disposizione oggi [...] Italia [...] 2400 e non 1200 (quindi il rapporto [...] a quattro) e che [...] a tappeto di un [...] è tipica del nostro mercato. Chi ha ragione, allora? È [...] alla «colonizzazione» holly-woodiana, alla distorsione del mercato, [...] prodotto nazionale, oppure è ine-vitabile che un [...] di [...] Day mobiliti gli esercenti [...] una guerra alla conquista della sospira-ta copia [...] previsioni del [...] La verità è che, [...] uscire, il film di Emmerich ci ha [...] «dipendenti». Si può [...] con distacco, ma è impossibile [...]. Bastava essere alla Mostra [...] giorni fa, quando [...] Day è planato sul Lido [...] gli altri titoli della giorna-ta. Il regista tedesco, il [...] due interpreti Bill Pullman e Will Smith [...] di gusto: tutti i giornalisti a fare [...] Clinton, il patriottismo risorgente, il potere planetario [...] Hollywood, [...] loro si com-portavano come dei ragazzini che [...] perfino sor-presi dalla dimensione assunta dal fenomeno. In effetti, non vale [...] troppo sul serio [...] Day, pur sapendo che, [...] holly-woodiano, il film si [...] gradi di lettura simbolica (ad esempio, come [...] la festa americana per eccel-lenza coincida con [...] pianeta dal Male venuto dallo spazio?). Naturalmente alla [...] non si fanno farsi [...]. Oggi, domani e domenica [...] della major reste-ranno eccezionalmente aperti, per registrare [...] successo annunciato. Nel suo fortilizio, simi-le [...] alieni che pilota la [...] dalla quale parto-no i [...] Osval-do De Santis sdrammatizza [...] culturale del film. La gen-te chiede di [...] Day, noi glielo diamo. Non [...] nessuna intenzione di forzare [...] prossimi due anni». [...] a valanga di oggi mira [...] a garantire una contem-poraneità ritenuta essenziale sul piano dello [...] commer-ciale. Anche perché la Fox [...] due miliardi in pubblicità, più un altro [...] stampa delle copie. Oggi la partita degli [...] nel giro di [...] settimane al massimo, le [...] esistono più, quindi si può capire la [...] fuggi» messa a punto. Non ha forse fatto [...] con [...] lanciato in 350 copie, [...] Medusa con Bambola, ormai a quota 190? E [...] che la Disney non si comporterà in [...] quando spedirà nelle sale, a fine novembre, [...] Gobbo [...] Nôtre Dame che nelle intenzioni deve re-plicare [...] Re Leone. Ci basterebbe stabilire un [...] sornione De Santis, ammettendo che intor-no al [...] Day» si è creata [...] parte di tutti. Che dovevamo fare? Non [...]. Il risultato ha del [...]. Pren-dete Civitavecchia: dove entrambi [...] hanno deciso di proiettare [...] Day, per farsi concorrenza [...]. È una febbre che sembra [...] conta-giato tutto lo Stivale, a scorrere i nomi delle [...] anche minuscole, che non hanno voluto rinunciare [...] (?) [...] da Oder-zo a Ortisei, da Calcata a Isola Liri, da Partinico a Canicattì. E che di-re di Bolzano [...] Merano, raggiunte da copie in italiano e tedesco [...] esigenze dei due gruppi linguistici? Sapremo lunedì, [...] del [...] se [...] Day infrangerà il record [...] stabilito dal Mostro di Benigni. Di sicuro non serve [...] «spauracchio»: passerà [...] senza insidiare più di [...] altri pianeti commerciali -i film italiani che [...] contemporanea sfi-dando la solita rassegnazione. /// [...] /// [...] Day plana oggi sui cinema [...] 521 copie (una sala ogni quattro se-condo [...] tante, un record assoluto, nemmeno [...] car-toni animati della Disney o Il Mostro di Benigni [...] registrato [...] del genere. Alla Fox, che distribuisce, [...] superare i 50 miliardi di incasso. Vedremo come andrà a [...]. Certo è che una [...] ha contagiato tutti: esercenti, tv, giornalisti, pubblico. /// [...] /// Finita la para-noia [...] inne-scata dal maccartismo, ci eravamo [...] a [...] dei buontemponi. Era stato Spielberg, naturalmente, [...] prima con quelle sfere lu-minose che si [...] notturne [...] giocando a acchiapparello sotto [...] di mille-naristi stile yankee, poi col brut-to [...] E. Insomma [...] della cultura odierna, già sti-gmatizzata [...] Fellini una quindi-cina di anni fa, ci aveva portato [...] considerare gli alieni come dei compagni di gioco, [...] di una buona coscienza per [...] sepolta dai detriti massicci della guerra fredda e [...] timore di quel che [...] atomica poteva portarsi dietro. Gli anni Ottanta hanno [...] esploratori spaziali col moccio al naso seguire [...] esseri dalle fat-tezze non distanti dagli incubi [...] secernenti [...] mu-cillagini poco attraenti, ma [...] benintenzio-nati. E tuttavia non sono [...] persistenza di quel rovescio della medaglia che [...] ostina-vano a trascurare: [...] di [...] Scott, La cosa di John [...] e altre pellicole in [...] stavano avvertendo che il lato oscuro della [...] ben lontano [...] stato eli-minato. E, tuttavia, in questi [...] pur sempre di un peri-colo in qualche [...] ponte di comando di [...] in una basa artica, [...] una metropoli come Los Angeles (vedi il [...] Specie mortale di Roger Donaldson), [...] come prodromo di [...] come seme che minacciava [...] mai far giungere il processo a maturazione. E la maturazione ora [...] qua: [...] Day, nel qua-le il terrore [...] rinasce a nuova vita non diversamente da certi mostri [...] rimasti nel ghiaccio per chis-sà [...] anni e un bel giorno pronti a [...] come si deve. Trattandosi di cinema e [...] è lecito domandarsi perchè ci meriteremmo di [...]. O per [...] in forma più corretta, [...] il ritorno di una tematica apparen-temente così [...] La risposta più ovvia è che di [...] cinema di fantascienza americano ha sem-pre rappresentato [...] Sovietica a suo tempo, ed in seguito [...] meno individuabile e perciò stesso ancor più [...] di una scala di valori, di riferi-menti, [...] di forme, in breve, [...] di incon-gruità giustapposte che [...] nome di postmoderno. [...] terribile della nostra contemporaneità, infatti, [...] ha forma, la [...] caratteristica preci-pua è la metamorfosi. Questo era vero anche [...] del classico [...] di Don Siegel [...] degli [...] ma mentre là il [...] e preciso (anzi, addirittura anagrafico), nei no-stri [...] mille forme e volti, persino quello -orribile [...] con la testa umana (La cosa). Con [...] Day, peral-tro, ci ritroviamo [...] revé, non un incubo [...] timore che sembra non avere le motivazioni [...] secolo fa dalla pa-ranoia [...]. La diffe-renza è che, [...] -come si diceva [...] incarna il nemico, non [...] nemico (anche se gli Usa se ne [...] un paio, e magari [...] cause), [...] viene posto sulla potenza [...]. Il Pre-sidente stesso si tira [...] le mani-che e [...]. Contro quale invasore combat-tono [...] Stati Uniti? Non è chiaro, e non lo è [...] inva-sore. /// [...] /// Insomma, mentre il cinema [...] era prodotto propagan-distico, [...] Day è un [...] up, un allenamento in [...] in cui [...] di turno sarà metafora [...] terrorista islamico o magari di un autonomista [...] Texas [...] armato fino ai denti. È in fondo questo [...] loro [...] grande come un continente, [...] Day urlano oltre la [...] «Chiunque voi siate là fuori, fatevi [...]. /// [...] /// È in fondo questo [...] loro [...] grande come un continente, [...] Day urlano oltre la [...] «Chiunque voi siate là fuori, fatevi [...]. (0) (0) ![]()
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